15 Luglio 2020

1. PER UN MATERIALISMO MILITANTE

Così si esprime Lenin, in uno dei suoi ultimi articoli:
«una rivista desiderosa di essere l'organo del materialismo militante deve essere un organo combattivo, innanzi tutto nel senso che deve denunciare e perseguire instancabilmente gli attuali “lacchè dell'oscurantismo clericale”, sia che agiscano in qualità di rappresentanti della scienza ufficiale o in qualità di franchi tiratori che si autodefiniscano pubblicisti “democratici di sinistra o di idee socialiste”. […] È passato molto tempo da quando Engels ha consigliato ai dirigenti del proletariato contemporaneo di tradurre — per diffonderla in massa nel popolo — la letteratura ateistica militante della fine del XVIII secolo. Con nostra vergogna, finora noi non l'abbiamo fatto […]. Talvolta si giustifica questa nostra mollezza, inattività e incapacità con ogni genere di considerazioni “magniloquenti”: per esempio, dicendo che la vecchia letteratura ateistica del XVIII secolo è invecchiata, non scientifica, puerile, ecc. Non v'è nulla di peggio di questo genere di sofismi pseudoscientifici che mascherano o un pedantismo o una incomprensione totale del marxismo.
Naturalmente, si possono trovare molte cose non scientifiche e puerili nelle opere ateistiche dei rivoluzionari del XVIII secolo, ma nessuno impedisce agli editori di queste opere di abbreviarle e di corredarle di brevi epiloghi con l'indicazione dei progressi realizzati dall'umanità nella critica scientifica delle religioni dopo la fine del XVIII secolo, menzionando le opere più recenti in questo campo, ecc. Il più grande e il peggiore degli errori che possa commettere un marxista sarebbe quello di credere che le masse popolari, composte di molti milioni di esseri umani (e soprattutto la massa dei contadini e degli artigiani) votati dalla società moderna alle tenebre, all'ignoranza e ai pregiudizi, non possano uscire da queste tenebre che attraverso la via diretta di una istruzione puramente marxista. È indispensabile fornire a queste masse i materiali più vari di propaganda ateistica, iniziarle ai fatti dei più vari campi della vita, avvicinarsi ad esse in vario modo per interessarle, risvegliarle dal loro sonno religioso, scuoterle in tutti i modi e da ogni parte, ecc. La pubblicistica ardente, viva, ingegnosa, spiritosa dei vecchi ateisti del XVIII secolo, che attaccavano apertamente la pretaglia dominante, si rivelerà sempre mille volte più adatta a risvegliare la gente dal sonno religioso che non le noiose, aride rielaborazioni del marxismo, non illustrate quasi da nessun fatto abilmente scelto, che predominano nella nostra letteratura e che (non c'è bisogno di nasconderlo) deformano spesso il marxismo. […] guardate i rappresentanti della critica scientifica moderna delle religioni. Quasi sempre questi rappresentanti della borghesia colta “completano” la propria confutazione dei pregiudizi religiosi con ragionamenti che li smascherano subito come schiavi ideologici della borghesia, come “lacchè diplomati dell'oscurantismo clericale”.»
(da Il significato del materialismo militante, Pod znamenem marxizma, 12 marzo 1922)

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