11 Luglio 2020

3.4. MISOGINIA E MITOLOGIA

«Il giudeo-cristianesimo non ha tuttavia il monopolio dell’antifemminismo: se si eccettuano le religioni siriane equivoche dove il prete si castrava in onore delle divinità femminili, ovunque in quel tempo, in Egitto e in Grecia, in Cina e in Messico, in Persia e in Tibet, tutte le mitologie accusavano la prima donna del primo peccato. Ugualmente, scartando le stravaganze indiane che mettevano la donna sotto una femmina di cammello, si compiva un curioso florilegio saccheggiando i libri sacri di tutti i paesi! Le religioni manichee affermavano due principi immutabili: l’uno buono, d’essenza maschile, che generava l’ordine e la luce; l’altro cattivo, dunque femminile, che partoriva il caos e la notte. Il primo aveva il Sole per simbolo, il secondo la Luna, astro malefico. Non ci dobbiamo troppo meravigliare, se le religioni sono un sogno ordinario per le donne, esse sono dogmatizzate dall’uomo e codificate a proprio beneficio. La misoginia delle religioni ha un’origine comune: il subcosciente maschile. Per scagionare Dio dal male e dalla morte - nozioni incompatibili con la divinità, essenza irreprensibile - egli carica la sua compagna del peccato originale: “Non sono stato io, è stata lei” dice Adamo.
L’Islam. Il Corano afferma il principio d’inferiorità sociale della donna: “Gli uomini sono superiori alle donne per le qualità per cui Dio li ha posti al di sopra di esse, e perché gli uomini impiegano i loro beni per dare la dote alle femmine. Le donne virtuose sono obbedienti e sottomesse […]”.
Le donne restano a casa al fine di educare i bambini e di fare i lavori domestici mentre gli uomini sono destinati al mondo esterno. Esse hanno bisogno della protezione dell’uomo poiché, sole, non hanno vita sociale. Solo l’uomo può avere l’iniziativa di ripudiare. Lo scopo del matrimonio è di rendere lecita la sessualità. Riguardo all’adulterio, il Corano fa una distinzione secondo che esso sia commesso da un uomo o dalla sua compagna: la donna è confinata in casa fino a quando la morte non la chiami o che Allah decida diversamente; l’uomo sarà perdonato se avrà dato prova di pentimento. Due parole sull’escissione e le mutilazioni sessuali. “Nel corso della mia vita ho vissuto con dolori al ventre insopportabili. E la sera delle mie nozze ho avuto un tale male che sono svenuta”. Questa giovane algerina è ancora traumatizzata. Il sesso escisso d’una donna è come una ferita costantemente bagnata di alcool. Ma in Africa nessuno mette in relazione questo tipo di dolore con l’escissione. Altrove, le donne non possono confrontarsi perché non parlano mai tra di loro. Quando una madre o un bebè muoiono durante il parto, si dice che “è Dio che l’ha voluto, che le donne sono nate per soffrire”.»6
6. Ibidem.

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