07 Febbraio 2023

D.1. IL CANTIERE APERTO LASCIATO DA MARX ED ENGELS

Marx ed Engels, se avevano fatto un'analisi della società capitalistica mai così dettagliata e precisa, non avevano usato altrettanta solerzia per descrivere quali fattezze dovesse avere la futura società socialista, né tantomeno avevano saputo fornire un dettagliato modello di organizzazione che dovesse fungere da base di lotta per il proletariato. Queste “carenze” sono spiegabili per molteplici motivi. Innanzitutto occorre ricordare il carattere multiforme ed eterogeneo delle ricerche marxiane (ed engelsiane), capaci di affrontare le tematiche più varie (filosofia, economia, politica, società, cultura, scienze) con la medesima scioltezza, ma non sempre con la stessa capacità e volontà di trarre conclusioni affrettate. Il “cantiere” teorico che ne è risultato (ciò vale soprattutto per l'opera di Marx) è quindi da considerare un campo che lascia molti interrogativi aperti, che successivamente Engels e i suoi seguaci hanno tentato di “chiudere” per dare risposte politiche concrete e necessarie per la battaglia politica contingente. Ciò ha portato molti a vedere in Engels l'iniziatore del “marxismo”, una volgarizzazione degenerata del pensiero “marxiano”. Il dibattito tra gli studiosi resta tuttora aperto alle diverse interpretazioni, ma occorre senz'altro stare attenti a ridimensionare troppo la figura teorica di primo piano di Engels, il quale in ogni opera scritta, Marx ancora vivente, trovava il pieno assenso di quest'ultimo. È significativo quindi che entrambi rimanessero fedeli fino all'ultimo non solo alla teoria del materialismo storico (la concezione della storia come storia di lotta di classe), ma anche a quella del materialismo dialettico. In tal senso occorre valutare il rifiuto di Marx «di prescrivere ricette per l'osteria dell'avvenire», alla domanda postagli su come dovesse organizzarsi l'eventuale stato socialista dopo la presa del potere. Ugualmente Engels rispondeva così a chi gli poneva la stessa domanda: «a mio parere, la cosiddetta “società socialista” non è qualcosa di immutabile. Come ogni altra formazione sociale, dev'essere concepita come una società in uno stato costante di movimento e trasformazione».
In questo senso occorre valutare la famosa affermazione contenuta nell'Ideologia Tedesca secondo cui «il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». Queste formule molto vaghe danno il senso dell'astrattezza pratica in cui si trovarono i comunisti nel momento in cui per la prima volta, nel 1917, dovettero costruire una società socialista in Russia.

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