27 Gennaio 2023

D.2. DALLA FALSA IDEOLOGIA ALLA COSCIENZA DI CLASSE

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«Il diritto dell'uomo alla proprietà privata è dunque il diritto di godere a proprio arbitrio, senza riguardo agli altri uomini, indipendentemente dalla società, della propria sostanza e di disporre di essa, il diritto all'egoismo. Questa libertà individuale, come questa utilizzazione della medesima, costituiscono il fondamento della società civile. Essa lascia che ogni uomo trovi nell'altro non già la realizzazione, ma piuttosto il limite della sua libertà». (Karl Marx, da Sulla Questione Ebraica)
Un discorso simile occorre farlo su un altro tema: quello dell'organizzazione. In tempi recenti intellettuali di primo piano come Rossana Rossanda e Jacques Textier hanno sottolineato l'ambiguità del concetto di “partito” all'epoca di Marx, evidenziando quindi la carenza della proposta politica di cui furono propositori i due autori del Manifesto del Partito Comunista. La critica non è del tutto priva di fondamento. A colmare entrambe le lacune entra in campo il genio teorico di Vladimir Lenin, il primo uomo che seppe mettere in pratica a livello teorico prima ancora che pratico sia il modello di una vittoriosa organizzazione del proletariato, sia la costruzione di uno società socialista (anche se per poco tempo, lasciando di fatto già dal 1922 il compito al PCUS). Fondamentali a riguardo sono le opere Che fare? e Stato e Rivoluzione. Prima però di capire come Lenin affronti queste tematiche occorre fare nuovamente un passo indietro approfondendo alcuni concetti fondamentali dell'opera di Marx ed Engels, riguardanti le modalità con cui si formano le idee negli individui e possano quindi convincere a lottare per la rivoluzione. Il nucleo del materialismo storico, l'abbiamo visto, consiste nello sviluppo della lotta di classe perpetuato nei secoli fin dallo sviluppo delle originarie forze di produzione più rudimentali. È convinzione dei due autori che per capire la natura dei fenomeni storico-sociali bisogni entrare nella struttura della società (lo scheletro che sostiene l’intero organismo sociale) che è l’insieme dei rapporti di produzione organizzati secondo un modo storicamente definito. Sulla base di questa struttura economica si poggia il resto dell’organismo sociale (la sovrastruttura, alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale) che si compone di vari livelli tra cui rapporti giuridici, politici, ideologie, arte, cultura, religione, filosofia, diritto, morale, ed in particolare lo Stato.
La forma organizzativa dello Stato è condizionata dal modo di produzione e l’orientamento dello Stato è influenzato dalla classe dominante, che ne sfrutta a proprio vantaggio il monopolio dell’uso della forza. Il rapporto tra struttura e sovrastruttura non è meccanico ma dialettico, cioè la sovrastruttura non si limita ad essere influenzata dalla struttura, ma retroagisce su quest’ultima, modificandola. La struttura dei rapporti di produzione è in ultima istanza l’elemento dominante. La concezione sociologica di Marx si basa su tre concetti principali: totalità, prevalenza dei rapporti di produzione e movimento. La Società può essere compresa solo in una dimensione totale: gli aspetti che la compongono non hanno tutti la stessa importanza (i rapporti di produzione rappresentano l’elemento determinante in ultima istanza). Questa totalità non può essere intesa in modo statico, ma come organismo in continua trasformazione. Questo concetto di movimento è alla base della concezione materialista della Storia (su cui a sua volta si basa la teoria della rivoluzione comunista). Marx ed Engels indicano come “ideologia” (connotando il termine con un significato negativo) la fittizia autonomia della sovrastruttura dalla struttura. È ideologico credere che la sovrastruttura possa giustificare la situazione esistente (al contrario «le idee dominanti sono le idee delle classi dominanti»). L’ideologia è il modo di vedere la realtà della classe sociale dominante. Ideologica è ogni concezione che voglia rivestire di idee e principi astratti la concreta realtà dei fatti materiali, mascherandoli e dandone una surrettizia giustificazione. In definitiva, l’ideologia nasce dalla separazione di teoria e prassi. L’ideologia borghese tenta in tutti i modi di screditare e di “confutare” la dialettica materialista: le classi dominanti difendono l’idealismo filosofico e cercano di inculcare l’idea dell’immutabilità dello stato di cose presenti. A questo scopo, in contrasto con la scienza (che è senza dubbio dalla parte della dialettica materialista) si servono delle religioni (che Marx chiamava “oppio dei popoli”) e di ogni tipo di superstizione. Per Marx il pensiero e la prassi non possono essere isolati: il pensiero non può verificare sè stesso astrattamente; occorre che sia l'attività pratica, volta allo scopo, a verificare la verità delle idee. È questo il difetto di tutta la filosofia: quello di essersi limitata a cercare di conoscere la realtà, a interpretare il mondo, mentre ora, come Marx afferma nell’undicesima e ultima Tesi su Feuerbach (testo dell’aprile 1845 che inaugura la filosofia della prassi), «si tratta di trasformarlo». Per comprendere il processo storico più che prestare attenzione a idee e cultura bisogna indagare i modi di produzione. Marx infatti dedicherà gran parte della sua vita allo studio del modo di produzione capitalistico. In questo senso i tre libri (due dei quali pubblicati postumi sotto l'egida e la revisione di Engels) del Capitale diventano un'opera miliare non solo del marxismo, ma di tutta la scienza economica moderna.
La concezione materialistica della storia pone quindi il socialismo su basi scientifiche perché analizza il processo storico e le condizioni reali che gli apriranno la strada. Il problema però si pone nel momento in cui occorre riuscire a trasmettere (e convincere) della giustezza di tali tesi la maggioranza del proletariato, che vive convinta nelle menzogne e in una “falsa coscienza” raccontategli dalla borghesia. In uno splendido passo de L'ABC del Comunismo Bucharin e Preobrazenskij sintetizzano così la questione, che mostra tutta la sua attualità:
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«Fra i mezzi di asservimento spirituale della classe operaia di cui dispone lo Stato capitalistico sarebbero da menzionare i tre più importanti: la scuola di Stato, la chiesa di Stato e la stampa di Stato o sovvenzionata dallo Stato. La borghesia capisce di non poter reprimere le masse operaie colla sola forza brutale. Essa vede che è necessario annebbiarne anche il cervello. Lo Stato borghese considera l'operaio come bestia da soma, che deve lavorare, ma deve essere messa anche nella impossibilità di mordere. Perciò non soltanto lo si sferza e si uccide quando esso morde, ma lo si addomestica come nei serragli. Perciò lo Stato capitalistico eleva specialisti per l'incretinimento e l'addomesticamento del proletariato: insegnanti borghesi e professori, preti e vescovi, pennaiuoli e giornalisti borghesi. Questi specialisti insegnano ai bambini sin dalla prima infanzia ad ubbidire al capitale, a disprezzare ed odiare i “ribelli”. Si raccontano ai bambini delle favole sulla rivoluzione e sui movimenti rivoluzionari, e si glorificano gli imperatori, i re, gli industriali ecc. I preti, al soldo dello Stato, predicano dal pulpito che “ogni potere è istituito da Dio”. I giornali borghesi ripetono giorno per giorno questa menzogna ai proletari (i giornali proletari vengono di solito soppressi dallo stato capitalista). Come possono gli operai in tali condizioni uscire dal pantano?»
Il problema principale consiste infatti nel far prendere alla classe proletaria coscienza della propria condizione di subalternità (tramite la coscienza di classe passare cioè dall’essere solo “classe in sé” a diventare “classe per sé”) e dei suoi comuni obiettivi. Solo così si unirebbe per rovesciare il capitalismo.

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