24 Settembre 2020

1. DALLA GIOVENTÙ ALL'INGRESSO NEL PARTITO BOLSCEVICO

Per presentare il Trockij “pre-1917” lasciamo spazio alle righe poco note di Sayers e Kahn2:
«Lev Trockij aveva cominciato la sua carriera come dissidente, come elemento di estrema sinistra in seno al movimento rivoluzionario del suo paese natale. Il nome Trockij era uno pseudonimo. Era nato Lev Davidovič Bronstein in una benestante famiglia della classe media di Janovka, un piccolo villaggio di contadini vicino Cherson, Russia meridionale, nel 1879. La sua prima ambizione era di diventare uno scrittore. “Ai miei occhi”, scrisse Trockij nella sua autobiografia, La mia vita, “scrittori, giornalisti e artisti lottavano sempre per un mondo più attraente di qualsiasi altro, un mondo aperto all'eletto”. Il giovane Trockij iniziò a lavorare a una commedia e frequentava i salotti letterari di Odessa con stivali a tacchi alti, con un grembiule blu da artista, un cappello di paglia in testa e un bastone nero. Mentre era ancora studente si unì a un gruppo di radicali bohémien. A diciotto anni fu arrestato dalla polizia zarista per aver diffuso pubblicazioni radicali e venne esiliato in Siberia insieme ad altre centinaia di studenti e rivoluzionari. Fuggì dall'esilio nell'autunno del 1902 e andò a vivere all'estero, dove avrebbe passato gran parte della sua vita come agitatore e cospiratore tra gli émigré russi e i socialisti cosmopoliti delle capitali europee. Per i primi mesi del 1903 Trockij fu membro della redazione di Iskra, il giornale marxista che Lenin dirigeva in esilio a Londra. In seguito alla divisione tra bolscevichi e menscevichi che ebbe luogo quell'estate all'interno del movimento marxista russo, Trockij si affiliò agli oppositori politici di Lenin, i menscevichi. Il talento letterario, la retorica fiammeggiante, la personalità dominante e la propensione all'auto-mitizzazione gli fecero presto guadagnare la reputazione del più brillante agitatore menscevico. Visitò le colonie degli studenti radicali russi a Bruxelles, Parigi, Liegi, in Svizzera e in Germania, attaccando Lenin e gli altri bolscevichi che chiedevano un partito rivoluzionario disciplinato e altamente organizzato per guidare la lotta contro lo zarismo. In un pamphlet dal titolo Il nostro compito politico, pubblicato nel 1904, Trockij accusò Lenin di voler imporre un “regime da caserma” sui radicali russi. Con un linguaggio sorprendentemente simile a quello che in seguito avrebbe usato nei suoi attacchi a Stalin, il giovane Trockij denunciò Lenin come “il leader dell'ala reazionaria del nostro partito”.
Nel 1905, dopo la sconfitta della Russia nella guerra contro il Giappone, i proletari e i contadini insorsero nella “prima” abortita Rivoluzione russa. Trockij si affrettò a tornare in Russia e divenne un membro di primo piano del soviet di San Pietroburgo controllato dai menscevichi. Trockij si trovò a suo agio nella frenetica atmosfera di intrighi, nell'intenso conflitto politico e nella sensazione del potere imminente. A ventisei anni emerse da quell'esperienza convito di essere destinato a diventare il leader della Rivoluzione russa: parlava già nei termini del suo “destino” e della sua “intuizione rivoluzionaria”. Anni dopo, in La mia vita, scrisse:
Arrivai in Russia nell'estate del 1905; gli altri leader émigré non arrivarono prima di ottobre e novembre. Tra i compagni russi non ce n'era uno dal quale avrei potuto imparare qualcosa. Al contrario, dovetti assumere io stesso il ruolo del maestro. […] In ottobre mi gettai a capofitto in quell'immenso vortice che, in senso personale, fu la prova più grande per i miei poteri. Le decisioni dovevano essere prese sotto il fuoco. Qui non posso fare a meno di notare che presi quelle decisioni piuttosto spontaneamente. […] Sentivo con sicurezza che i miei anni di apprendistato erano finiti. […] Negli anni che seguirono imparai come impara un maestro, non un allievo. […] Nessuna grande opera è possibile senza intuizione. […] Gli eventi del 1905 mi rivelarono, credo, questa intuizione rivoluzionaria, e mi permisero di affidarmi al suo stabile supporto per il resto della mia vita. […] In tutta coscienza, non posso accusarmi di alcun serio errore di giudizio sulla valutazione della situazione politica e nelle sue prospettive rivoluzionarie”.
Di nuovo all'estero dopo la sconfitta della Rivoluzione del 1905, Trockij stabilì il suo quartier generale politico a Vienna e, criticando Lenin come “candidato al ruolo di dittatore”, lanciò una campagna di propaganda per costruire il proprio movimento e promuovere se stesso come “rivoluzionario internazionalista”. Da Vienna si spostò senza sosta in Romania, Svizzera, Francia, Turchia, arruolando seguaci e stabilendo solidi legami con i socialisti europei e la sinistra radicale. Gradualmente e con insistenza, si costruì tra gli émigré menscevichi, i socialisti rivoluzionari e gli intellettuali bohémien la reputazione di principale rivale di Lenin all'interno del movimento rivoluzionario russo. “L'intero edificio del leninismo”, scrisse in una lettera confidenziale al leader menscevico Čeidze il 23 febbraio 1913, “è attualmente costruito sulla menzogna e la falsificazione e porta in sé il germe avvelenato della propria decomposizione”. Trockij arrivò a dire ai suoi complici menscevichi che secondo lui Lenin non era altro che uno “sfruttatore professionista di ogni arretratezza del movimento operaio russo”.
Il crollo del regime zarista nel marzo 1917 sorprese Trockij a New York, impegnato a pubblicare un giornale russo radicale, il Novyj Mir, in collaborazione con il suo amico e avversario di Lenin, Nikolaj Bucharin, un emigrato politico russo ultra-sinistro descritto come “un biondo Machiavelli in una giacca di cuoio”. Trockij si affrettò a fissare il suo ritorno in Russia. Il viaggio fu interrotto allorché le autorità canadesi lo arrestarono a Halifax. Dopo un fermo di un mese, fu rilasciato su richiesta del governo provvisorio russo e si imbarcò per Pietrogrado. II governo britannico aveva deciso di lasciar tornare Trockij in Russia. Secondo le memorie dell'agente Bruce Lockhart, i servizi segreti ritenevano di poter trarre profitto dai “dissensi fra Trockij e Lenin”. Trockij giunse a Pietrogrado in maggio. Cercò in un primo tempo di creare un proprio partito rivoluzionario: un blocco composto di ex emigrati e di elementi dell'estrema sinistra, provenienti da partiti radicali diversi. Ma ben presto fu chiaro che il movimento di Trockij non aveva possibilità di sviluppo. Il partito bolscevico aveva l'appoggio delle masse rivoluzionarie. Nell'agosto del 1917 Trockij compì un salto politico sensazionale. Dopo quattordici anni di opposizione a Lenin e ai bolscevichi, Trockij chiese di entrare nel Partito Bolscevico. Più volte Lenin aveva ammonito di stare in guardia contro Trockij e le sue ambizioni personali; ma ora, nella lotta cruciale per la creazione di un governo sovietico, la politica di Lenin richiedeva un fronte unico di tutte le fazioni, di tutti i gruppi e partiti rivoluzionari. Trockij era il portavoce di un vasto gruppo. Fuori della Russia il suo nome era più conosciuto di quello di qualsiasi altro capo rivoluzionario russo, a eccezione di Lenin. Inoltre, le sue doti eccezionali di oratore, agitatore e organizzatore potevano essere usate con grande vantaggio dei bolscevichi. La domanda di ammissione al Partito Bolscevico presentata da Trockij fu accettata. È significativo che Trockij fece il suo ingresso nel Partito in modo teatrale. Portò con sé nel partito tutto il suo seguito di dissidenti di sinistra. Secondo l'espressione scherzosa di Lenin, sembrava di venire a un accordo con una “grande potenza”. Trockij divenne segretario del soviet di Pietrogrado, nel quale aveva fatto la sua prima apparizione rivoluzionaria nel 1905. Al momento della formazione del primo governo sovietico come coalizione di bolscevichi, socialisti-rivoluzionari di sinistra ed ex menscevichi, Trockij ebbe il Commissariato agli Affari Esteri. La sua familiarità con le lingue straniere e la sua vasta conoscenza degli altri paesi lo rendevano adatto a tale carica».
Sul lavoro politico di Trockij come oratore e organizzatore del Soviet di Pietrogrado, di membro del Comitato Centrale del Partito Bolscevico e di organizzatore dell'Armata Rossa, si è già detto quanto basta nei capitoli precedenti (vd cap. 1).
2. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cit., cap. 15, paragrafo 1 – Un ribelle tra i rivoluzionari.