23 Gennaio 2020

8. CONCLUSIONI POLITICHE SUL “TROCKIJSMO”

«Credo che occorra distinguere tra Trockij e odierno trockijsmo. Di Trockij parlo nel mio libro come del “geniale organizzatore dell’Armata rossa” (è per questo che sono stato criticato dagli stalinisti più ortodossi); negli anni successivi egli ha avuto però un ruolo funesto nello scatenare quella che definisco la “terza guerra civile” (la guerra civile nell’ambito del gruppo dirigente bolscevico). Nonostante ciò e nonostante i suoi errori teorici, possiamo nel complesso inserire Trockij nell’ambito di una grande tragedia storica (il “processo di apprendimento” nella costruzione della nuova società). Ben diversamente stanno le cose per gli odierni trockijsti. Ho incontrati in America Latina trockijsti che accusano Castro di non aver appoggiato a sufficienza la rivoluzione al di fuori di Cuba! Un paese che deve lottare duramente per impedire l’esportazione della controrivoluzione a partire da Washington viene accusato di non impegnarsi a sufficienza per l’esportazione della rivoluzione! È solo idiozia? Una cosa è certa: non abbiamo alcuna esperienza storica di paesi in cui i trockijsti abbiano conquistato il potere o si siano avvicinati a tale obiettivo: è solo un caso?»
(Domenico Losurdo)30
Quello tra Stalin e Trockij è un dissidio ideologico e politico tra due protagonisti della rivoluzione bolscevica che si sviluppa in un preciso momento storico, di cui bisogna tener conto con onestà intellettuale. Stalin, subito dopo la vittoria della rivoluzione antimperialista, è costretto a contrastare la furia poderosa e rabbiosa di tutte le maggiori potenze capitaliste, intenzionate a stroncare quella rivoluzione, la prima nella Storia che diventava l’esempio per altri Stati e continenti del mondo.
Non solo: era in corso in Russia una guerra civile e una grave carestia che, con l’appoggio esterno, rischiava di liquidare la neonata rivoluzione sovietica. La guerra civile russa (1918-21) provocò 7 milioni di morti, soprattutto a causa della diffusa carestia: lo Stato sovietico usciva debolissimo e stremato dalla guerra dello Zar e dalla sua politica.
La tesi di Stalin (che in questo accoglie istanze diffuse presenti nel Partito) – difesa prioritaria della neonata rivoluzione in Russia – deriva da questa esigenza vitale e conquista perciò la maggioranza quasi totale del partito. È davvero incomprensibile tutto ciò?
La tesi di Trockij – rivoluzione mondiale permanente e globale – per quanto attraente, è apparsa alla maggioranza del partito astratta, prematura ed impraticabile nel contesto dato, tanto più se la rivoluzione bolscevica fosse stata annientata dagli attacchi esterni ed interni (la borghesia russa sconfitta tentava la sua rivincita).
Le due tesi, come si comprende, erano antitetiche, solo una doveva e poteva prevalere, e così fu. Speculare su questo legittimo e naturale dissidio politico – come fanno imperialisti, revisionisti e trockijsti – è strumentale e inaccettabile, perché la storia non si fa con i “se” o i “ma”, ma con i fatti e le decisioni maggioritarie.
È documentato: Trockij, espulso dal partito per “frazionismo” e poi esule, ha trovato il suo bersaglio principale non negli imperialisti aggressori, ma in Stalin e nella Rivoluzione bolscevica. Molti suoi scritti e discorsi hanno messo in dubbio la possibilità della Rivoluzione sovietica di sostenersi, fino al punto di lanciare accuse personali contro Stalin e il suo stesso partito, dal quale fu espulso con decisione maggioritaria.
Ma il “frazionismo” di Trockij continuò cercando con ogni mezzo, anche il più bieco, di ribaltare la situazione politica, mettendo in grave rischio la sopravvivenza dell'URSS e diventando il principale responsabile dell'ondata di terrore scatenatasi con le Grandi Purghe.
Il trockijsmo si è rivelato, se non volontariamente, oggettivamente un fattore controrivoluzionario alleato dell'imperialismo. Si tenga conto che ci siamo limitati in questo capitolo, per quanto riguarda Trockij, a far parlare i suoi stessi scritti.
Molto materiale è stato pubblicato in altri luoghi per mostrare come Trockij abbia stretto personalmente un accordo con la Germania nazista nell'ottica comune di rovesciare il governo di Stalin. Chi sia interessato ad approfondire questo aspetto, che si basa primariamente sui resoconti dei processi di Mosca e delle confessioni degli imputati, può leggere i convincenti capitoli centrali dell'opera di Sayers e Kahn31, oppure un testo di recente pubblicazione come Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trockij e i nazisti32.
Alla luce della realtà storica Stalin ha avuto ragione: ha salvato la rivoluzione bolscevica dagli attacchi esterni ed interni, ha sconfitto il nazismo invasore di Hitler, ha edificato un'URSS potente, contenendo e contrastando l’egemonia invasiva degli USA e della NATO nel mondo negli anni del dopoguerra.
Le lotte vittoriose di liberazione anti-coloniali, le rivoluzioni comuniste vittoriose (Cina e Corea del Nord, Europa orientale, ecc.), la diffusione delle idee comuniste nel mondo hanno avuto nell’URSS di Stalin il primo esempio vincente e un sostegno ideale e materiale decisivo.
È forse colpa di Stalin (morto), se le rivoluzioni socialiste non hanno avuto poi una decisiva vittoria planetaria? Non si può non constatare però la permanenza del ruolo anticomunista del trockijsmo nella prosecuzione dell'azione politica e culturale nel secondo '900.
Pur in assenza di un peso politico rilevante a livello delle proprie organizzazioni autonome esso è riuscito, utilizzando una fraseologia solo apparentemente leninista, sul lungo termine a penetrare con il proprio revisionismo buona parte del marxismo occidentale, accompagnando la propria azione a quella della borghesia e della socialdemocrazia, interessate a demolire anzitutto culturalmente e poi politicamente l'impianto del “socialismo reale”.
30. D. Losurdo, Intervento su Trotzkysmo e movimento comunista internazionale, sezione Il Forum incontra Domenico Losurdo, Socialismoxxi.forumcommunity.net, 19 maggio 2009.
31. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, capp. 16-20.
32. D. Burgio, M. Leoni, R. Sidoli, Il volo di Pjatakov. La collaborazione tattica tra Trockij e i nazisti, Pgreco Mimesis, Milano 2017.