13 Novembre 2019

1. IL BIENNIO ROSSO IN EUROPA E LA GRANDE PAURA DELLA BORGHESIA

«Tutta l'Europa è pervasa dallo spirito della rivoluzione... L'ordine attuale nei suoi aspetti politici, sociali ed economici è contestato dalle masse popolari da un capo all'altro dell'Europa».
(Marzo 1919. Lloyd George, Primo Ministro del Regno Unito,
rivolgendosi a Georges Clemenceau, Presidente francese)1
«Le vecchie classi non vogliono cedere nulla e se cedono qualche cosa lo fanno con l'intenzione di guadagnare tempo e preparare la controffensiva». (Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno 1 [XVI], voce 44, Direzione politica di classe prima e dopo l'andata al governo)
Al termine della Prima guerra mondiale ovunque in Europa si trovano crisi economica, inflazione, indebitamento statale, dissesto finanziario e uno scontento tale che esplode nelle tensioni sociali del “Biennio Rosso” (1919-20): in tutta Europa scoppiano scioperi ed agitazioni operaie che ottengono aumenti salariali e la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Le lotte non si erano però limitate solo alle rivendicazioni sindacali: in molti casi il potere nelle fabbriche viene sovvertito da consigli operai, nati spontaneamente sul modello dei soviet russi. Vediamo sinteticamente il quadro europeo.
Austria: il partito socialdemocratico è il più votato alle elezioni per l'Assemblea costituente nel 1919, ma si mantiene entro i limiti della democrazia parlamentare e fa fallire l'insurrezione tentata a Vienna dai comunisti.
Francia: il Paese è colpito da un'ondata di scioperi e agitazioni che raggiungono il punto più alto nel maggio 1920; tuttavia le elezioni politiche del novembre 1919 vedono la vittoria dei partiti borghesi. La maggioranza del Partito socialista aderisce al Comintern, segnando così la nascita del Partito Comunista Francese.
Germania: si instaura una maggioranza schiacciante della SPD che però stronca la rivolta comunista della Lega di Spartaco nel 1919. Si formano repubbliche dei consigli a Brema e Monaco, si tentano tentativi rivoluzionari nella Ruhr e ad Essen, dove il consiglio operaio delibera la socializzazione dell'industria del carbone.
Gran Bretagna: nel luglio 1920 nasce il Partito Comunista di Gran Bretagna. Hanno luogo notevoli lotte operaie che hanno carattere prevalentemente sindacale più che politico, anche se non mancano iniziative di lavoratori portuali e sindacati per impedire e danneggiare l'impegno bellico britannico contro la Russia sovietica.
Ungheria: il 21 marzo 1919, dopo due mesi di rivolte operaie, viene proclamata la Repubblica Ungherese dei Soviet, sotto la guida di Béla Kun. La repubblica resiste però pochi mesi: ad agosto viene abbattuta e in novembre l'ammiraglio Horthy instaura la sua dittatura.
Italia: è uno dei Paesi che più si avvicina alla Rivoluzione, tra occupazioni di fabbriche, scioperi, manifestazioni. La rivoluzione non ha luogo per la linea moderata scelta dalla CGL e per l'incapacità politica del PSI di dirigere il movimento operaio. Non è questa la sede per approfondire nel dettaglio le ragioni del fallimento del PSI, per comprendere le quali servirebbe uno sguardo organico alla storia precedente dell'intera organizzazione, da sempre caratterizzata da una dialettica tra un marxismo ortodosso rivoluzionario e una linea revisionista in senso riformista e parlamentarista, in parallelo alla Seconda Internazionale dell'epoca. Da queste constatazioni nascerà il 21 gennaio 1921 il Partito Comunista d'Italia aderente al Comintern ma nel frattempo il Paese entrerà nel “biennio nero”, ossia alla reazione borghese che porterà al potere il fascismo.2

1. C. Andrew & O. Gordievskij, La storia segreta del KGB, cit., p. 82.
2. Per questo e altri capitoli tesi alla diretta ricostruzione storica si rimanda alla manualistica, in particolare A. Desideri & M. Themelly, Storia e storiografia, voll. 2-3, cit. Sulla storia delle origini del PSI è consigliato il classico G. Arfé, Storia del socialismo italiano (1892-1926), Einaudi, Torino 1965, con particolare attenzione però agli ultimi capitoli, dove l'appartenenza politica socialista porta l'autore ad esprimere una scarsa comprensione dialettica per le ragioni dei comunisti e dei terzinternazionalisti, privilegiando per il periodo del dopoguerra un'ottica “socialista liberale”. Sulla storia dei comunisti in questi anni rimane insuperata l'opera P. Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, 5 voll., Einaudi, Torino 1967-1975. Qui si fa riferimento all'edizione popolare in 8 volumi L'Unità-Einaudi, Roma 1990.