02 Agosto 2021

10. LE LEZIONI APPRESE DALLA FINE DELL'URSS

«Occorrerà ancora un periodo di tempo abbastanza lungo per decidere il risultato della lotta ideologica tra il socialismo e il capitalismo nel nostro paese. La ragione di ciò sta nel fatto che l'influenza della borghesia e degli intellettuali che provengono dalla vecchia società continuerà ancora a lungo nel nostro paese, così come la loro ideologia di classe. Se non si afferra bene questo punto e, a maggior ragione, se non lo si comprende affatto, si commetteranno errori gravissimi e non si riconoscerà la necessità della lotta sul piano ideologico».
(Mao Tse-tung, da Della giusta soluzione delle contraddizioni nel popolo, 27 febbraio 1957)
«Nel nostro paese, l'ideologia borghese e piccolo borghese, le idee antimarxiste sussisteranno ancora a lungo. Nel complesso, da noi, il sistema socialista è stato instaurato. Per l'essenziale, noi abbiamo concluso la trasformazione della proprietà dei mezzi di produzione, ma sul fronte politico e sul fronte ideologico la vittoria non è ancora completa. Sul piano ideologico, il problema di sapere chi avrà la meglio, il proletariato o la borghesia, non è ancora veramente risolto. Noi dovremo condurre una lunga lotta contro l'ideologia borghese e piccolo-borghese. Sarebbe un errore non comprendere questo punto, rinunciare alla lotta ideologica. Ogni idea errata, ogni erba velenosa, ogni genio malefico devono venire sottoposti alla critica: non bisogna mai lasciar loro libero campo. Ma questa critica dev'essere fondata completamente sull'argomentazione, deve essere analitica e convincente, non deve essere brutale, burocratica, metafisica o dogmatica». (Mao Tse-tung, da Intervento alla conferenza nazionali del Partito Comunista Cinese sul lavoro di propaganda, 12 marzo 1957)
Il percorso intrapreso dalla Cina post-maoista è estremamente rischioso: lo sviluppo, seppur tattico, delle forze produttive fondato su rapporti di produzione capitalistici, con un'ampia liberalizzazione nell'accesso di aziende private multinazionali nel paese, comporta la necessità di mantenere saldamente il potere politico nelle mani del Partito Comunista.
Rimangono rischi notevoli anche in questo caso: innanzitutto la degenerazione ideologica di massa, ossia il rischio di una rivoluzione passiva sul piano dell'egemonia culturale, con l'abbandono di istanze critiche verso il sistema capitalistico da parte del complesso della società; in secondo luogo, strettamente intrecciato ad esso e dalle conseguenze immediate più importanti, la necessità di evitare una degenerazione ideologica interna verso forme di revisionismo che minino la natura ideologica marxista-leninista del Partito.
La dirigenza cinese è ben cosciente di tali problematiche e non si stanca di denunciare i rischi dell'ideologia capitalista occidentale, come è stato messo in rilievo dal New York Times che nel 2013 ha pubblicato un documento segreto interno al PCC:
«Ci sono sette idee “sovversive” di stampo occidentale che minacciano la società cinese. Ad elencarle è un documento segreto stilato dal Partito comunista cinese […]. Fra questi pericoli, spiccano alcuni spauracchi storici dell’ideologia comunista, come il neo liberalismo economico [ossia il liberismo, ndr] e le critiche “nichiliste” sul passato del partito comunista. Ma il Documento numero 9 cita anche la promozione della “democrazia costituzionale occidentale” e dei “valori universali” in merito ai diritti umani, l’indipendenza dei media e la partecipazione della società civile. [sul perché tali aspetti vengano condannati si veda il capitolo relativo a Le tecniche imperialiste dell'egemonia culturale, ndr] “Le forze occidentali ostili alla Cina e i dissidenti cercano di infiltrare costantemente la sfera ideologica”, si legge nel documento. Il testo, scrive il quotidiano, è stato messo a punto in aprile ed ha chiaramente l’imprimatur del leader del partito e presidente cinese Xi Jinping».91
Il modo migliore per prevenire tali pericoli ideologici è identificato dal PCC nella promozione della cultura marxista fin dall'ambito scolastico92:
«Sviluppare il senso politico delle nuove generazioni: sembrerebbe questa in sintesi la priorità della Repubblica Popolare Cinese. Nell’ambito infatti di una due giorni di riunioni sull’educazione politica nelle scuole cinesi conclusasi pochi giorni fa, il presidente Xi Jinping ha ribadito l’importanza di integrare negli studi liceali il lavoro ideologico, sottolineando la necessità di una ferma leadership del Partito Comunista Cinese (PCC) nell’educazione superiore, poiché essa rappresenta un fattore chiave del potenziale di sviluppo dell’immenso paese asiatico. In tal senso l’indicazione di lavoro più concreta è quella di costruire, in ciascun istituto scolastico, delle cellule del Partito. L’istruzione superiore porta su di sé la grande responsabilità di coltivare i successori alla causa socialista, ha spiegato il leader cinese, il quale ha esplicitamente indicato la necessità strategica per lo Stato di investire nelle università affinché esse possano competere ed arrivare ai primi posti nelle graduatorie accademiche internazionali. In pratica mentre l’Occidente, oltre a riempire le proprie facoltà di scienziati borghesi, taglia i fondi alla ricerca universitaria; la Cina risponde con scienziati dichiaratamente comunisti e continuando a investire ingenti somme di denaro nella formazione. Gli istituti scolastici della Repubblica Popolare “sottostanno alla direzione del Partito Comunista Cinese”, ha chiarito Xi senza tanti giri di parole e “l’educazione superiore deve essere guidata dal marxismo”. Gli studenti “dovrebbero essere incoraggiati a integrare i propri ideali e le proprie ambizioni all’interno della causa nazionale”. Insomma quasi una parafrasi del famoso detto leninista: “fate della nazione la causa del popolo e la causa del popolo sarà quella della nazione”! Il lavoro ideologico “deve avere come focus gli studenti, avere cura di loro, essere al loro servizio, aiutandoli a migliorare la propria consapevolezza politica e qualità umanistica”, ha spiegato il presidente cinese riprendendo una massima maoista di un tempo che solo in Europa pare lontano. Il tutto nell’ottica di consentire ai giovani cinesi di sviluppare sia le competenze sia l’integrità morale. Gli studenti – ha aggiunto ancora Xi – “devono sviluppare un senso di convinzione e fiducia nei più alti ideali comunisti e nel socialismo con caratteristiche cinesi”, invitando le direzioni dei licei a rafforzare l’insegnamento teorico in ambito ideologico attraverso riforme didattiche per rendere l’educazione politica più attraente alle nuove generazioni. Nel contempo Xi ha invitato i funzionari del Partito Comunista a relazionarsi con maggiore regolarità e umiltà con gli intellettuali e di ascoltare le loro opinioni».
Chiudiamo questa rassegna con un'analisi realizzata da Alberto Ferretti93, che pone l'attenzione sui rischi insiti al fenomeno della corruzione ma anche sulla lezione appresa dalla caduta dell'URSS da parte della dirigenza cinese:
«Con uno sguardo al presente, rispetto alla questione delle riforme in seno al socialismo, possiamo dire che l’esperienza cinese – vero e proprio laboratorio di innovazioni pratiche e riforme all’interno del Sistema socialista – prova che l’inclusione cosciente di elementi capitalistici nel più vasto quadro dell’economia pianificata non solo può contribuire positivamente a migliorare i meccanismi economici della parte pubblica dell’economia, ma la preponderanza della parte pubblica aiuta quella privata a non estremizzarsi verso la predazione finanziaria ed essere più performante a sua volta, in un rapporto dialettico positivo se controllato da un Partito saldo nei principi e competente tecnocraticamente. Il capitale, in questo contesto, tende a seguire fiduciosamente gli investimenti di Stato e si radica in attività industriali produttive, invece di perdersi nei rivoli del commercio illegale e della speculazione. Per questo il PCC e la nuova dirigenza unita intorno al Segretario Xi Jinping, ha identificato nella corruzione il potenziale elemento disgregatore del sistema. Questa corruzione si era sviluppata negli anni dello sviluppo “disordinato e anarchico”, il laissez-faire rappresentato dal periodo di Hu Jintao al governo. Il PCC ha studiato e fatto tesoro degli errori dell’URSS, appena descritti, commessi al tornante storico dell’adattamento del socialismo alle mutate condizioni storiche degli anni ’80 e alla sfida rappresentata dal capitalismo neo-liberista trionfante all’epoca. Il socialismo cinese attuale si impernia su queste due tendenze economiche, ma a differenza dell’URSS, gli elementi capitalistici emersi gradualmente e ufficializzati non possono che adeguarsi all’egemonia del proletariato che detiene le redini del potere politico, e prendere la forma non già di elemento disgregatore e distruttivo, ma di elemento gregario e leale. Non certo perché sono capitalisti cinesi siano buoni, ma perché non hanno scelta: arricchirsi sì, ma con le regole scritte e all’interno dei limiti concessi dal Partito, non contro il Partito e lo Stato. Come abbiamo avuto modo di dire […] questa è la sfida propria alla Cina contemporanea in questa fase storica, ed è su questo aspetto – ossia quello delle riforme all’interno del quadro socialista, siano esse nel senso del mercato o nel senso di una socializzazione più spinta – che senza dubbio l’URSS e la sua dirigenza hanno fallito. Tuttavia la loro opera ha fornito preziosi elementi di riflessione per la pratica politica degli Stati socialisti odierni – che possono contare su quell’esperienza, purtroppo finita male (anche perché l’URSS fu il primo Stato operaio a ritrovarsi ad affrontare problemi economici di tale portata, per i quali non aveva alcun appiglio storico a cui fare riferimento nel risolverli) – nell’orientarsi e sopravvivere nel tornante storico attuale in cui il capitalismo è ancora il sistema di produzione prevalente su scala globale».
La vera sfida sarà riuscire a mantenere un gruppo dirigente realmente comunista finché non si sarà riusciti ad adempiere effettivamente alla società socialista e comunista, come recita il preambolo dello Statuto del Partito Comunista Cinese94:
«I più alti ideali comunisti perseguiti dai comunisti cinesi non potranno essere realizzati se non quando la società socialista sarà pienamente sviluppata e assai avanzata. Lo sviluppo e il miglioramento del sistema socialista è un processo storico di lunga durata. Sin quando i comunisti cinesi sosterranno i principi fondamentali del Marxismo-Leninismo e seguiranno la via corrispondente alle specifiche condizioni della Cina e volontariamente scelta dal popolo cinese, la causa socialista in Cina sarà coronata dalla vittoria finale. […] La Cina si trova ora nella prima tappa del socialismo e vi rimarrà per un lungo periodo. Si tratta di una tappa storica che non può fare a meno della modernizzazione socialista in una Cina che è arretrata economicamente e culturalmente. Essa durerà più di un centinaio di anni».
91. Redazione Il Fatto Quotidiano, Cina, le sette idee occidentali che vogliono sovvertire la società comunista, Il Fatto Quotidiano (web), 20 agosto 2013.

92. Redazione Sinistra.ch, L’educazione superiore deve essere guidata dal marxismo: il leader cinese Xi Jinping investe nella scuola!, Sinistra.ch, 27 dicembre 2016.

93. A. Ferretti, Il socialismo tradito. Le cause della caduta dell'URSS, cit.

94. Citato in P. Theuret, Cina-USA: lo scontro del XXI secolo, Marx21 (web), 1 marzo 2005.