13 Novembre 2019

3. LE DONNE RUSSE PRIMA DELLA RIVOLUZIONE

Riportiamo ampi stralci di un articolo realizzato dal Partito dei Lavoratori di Tunisia20, che mostra la condizione delle donne nell'epoca zarista, il loro ruolo crescente nei conflitti attraverso una progressiva presa di coscienza e la conseguente azione durante la Rivoluzione:
«Alla vigilia della rivoluzione, nonostante la Russia fosse ancora un paese agricolo, lo sviluppo del capitalismo portò alla nascita della classe operaia. Essa era composta prevalentemente da contadini convertiti all’industria. In seguito, con la partenza degli uomini per la guerra, le donne aumenteranno in numero sempre maggiore la loro presenza nelle fabbriche e nel settore manufatturiero, e ciò determinerà una sempre più attiva loro partecipazione al periodo prerivoluzionario e alla rivoluzione stessa.
La situazione delle donne lavoratrici. Ma se le condizioni degli operai erano terribili quelle delle operaie erano addirittura peggiori. Alla vigilia della guerra e nonostante le lotte, i manovali lavoravano ancora 12 ore al giorno. La giornata lavorativa delle donne poteva arrivare anche a 14 ore. Il congedo di maternità non era riconosciuto e le donne in gravidanza continuavano a lavorare fino alle prime contrazioni. Molto spesso le operaie partorivano sul luogo di lavoro, senza protezione e assistenza medica per paura di essere licenziate a causa della loro condizione. Trentamila donne morivano ogni anno in Russia a causa del parto. Il salario delle operaie era il 50% minore rispetto a quello degli uomini. L’analfabetismo era più diffuso tra le donne e le molestie sessuali erano la regola. Con il movimento rivoluzionario del 1905-1906 le richieste delle operaie cominciarono a prendere forma. Tutti i settori lavorativi con una grande concentrazione femminile cominciarono a individuare queste esigenze (congedo di maternità di dieci settimane, interruzioni per l’allattamento del bambino, asili nido nelle fabbriche). Per questi motivi, il giovane movimento operaio Russo diventerà difensore delle esigenze specifiche delle operaie e ne farà parte integrante del suo programma di lotta. Alexandra Kollontaj ha scritto:

“Il movimento delle operaie è per sua natura una parte del movimento operaio in generale: in tutte le sommosse nelle fabbriche e in tutte le rivolte sgradite dallo zarismo, le donne hanno lottato in parte uguale al fianco degli operai. “La rivolta di Aprile” nel 1895, nella fabbrica di Joroslav, fu condotta con l’aiuto e l’influenza delle tessitrici. Negli scioperi economici del 1894-96 a San Pietroburgo e nello sciopero storico dei tessili nel 1896, i lavoratori maschi e femmine si coordinarono insieme all’unanimità. Nei conflitti e negli scioperi la donna proletaria, oppressa, timida e senza diritti imparò improvvisamente ad alzarsi ed a camminare dritta. La partecipazione al movimento operaio rese l’operaia più vicina alla sua liberazione non solo come lavoratrice, ma anche come donna, moglie, madre e casalinga”.
Il ruolo delle donne nel movimento sociale e politico (1905–1913). Inoltre, nonostante queste condizioni di lavoro disumane o forse a causa loro, le donne non esitarono ad unirsi al movimento rivoluzionario, in tutte le sue forme. Alcuni esempi lo dimostrano. Nel movimento populista, tra 43 militanti condannati per azioni “terroristiche”, 21 erano donne. Le donne rappresentarono il 14% dei membri del partito socialista rivoluzionario. Erano meno numerose nel PSODR (10 delegate su 171 al 6° congresso del partito, agosto 1917), reclutate inizialmente nella classe media, poi tra i settori avanzati della classe operaia (stampa, ferrovie, ecc.). Soprattutto lo dimostrano i diversi tentativi per creare organizzazioni specifiche per le donne. Così, nel 1905 nacque l’Unione delle donne per l’uguaglianza dei diritti. I suoi membri furono reclutati nella classe media e tra le intellettuali (giornaliste, insegnanti, ecc.); l‘organizzazione era mista, ed alcuni elementi provenivano dalla borghesia liberale.
L’Unione conobbe un rapido sviluppo. In pochi mesi, essa contava 30 gruppi locali in 19 città. Nel Maggio 1905, l’Unione fece il suo primo congresso e produsse il suo programma:
-unità delle donne di tutti gli strati sociali nella lotta contro l’autocrazia;
-per una forma di governo repubblicano;
-suffragio universale senza distinzione di sesso, nazionalità o religione;
-autonomia nazionale per i popoli non russi;
-parità tra i sessi davanti la legge;
-uguali diritti per le contadine in ogni riforma agraria;
-protezione sociale per le operaie, attraverso diverse leggi:
-la riforma delle leggi relative alla prostituzione.

Ma dopo la sconfitta della rivolta di Mosca, il regime zarista imporrà il terrore. La repressione condizionerà le lotte degli operai e delle organizzazioni sindacali. Le lotte operaie rallentarono. Nel 1905 c’erano più di 1,8 milioni scioperi politici, nel 1906 erano 651.000 e solo 8000 nel 1909. Anche l’iscrizione ai sindacati avrà un calo. Nel 1907 il Sindacato Teh aveva 245.000 iscritti, nel 1908 ne aveva 40.000 e nel 1910 solo 13.000. Con il particolare sviluppo economico in Russia, il movimento operaio conoscerà una nuova crescita dal 1910-1911. Si trattava soprattutto di scioperi economici, ma i settori più avanzati della classe operaia stavano organizzando scioperi politici, e le operaie erano presenti con maggiore forza rispetto al 1905 e conquistarono le loro richieste: il periodo di maternità, gli spogliatoi con l‘acqua, gli aumenti salariali e soprattutto, sempre più scioperi avevano luogo come risposta ad abusi sessuali e umiliazioni.
La mobilitazione e l’aumento del numero delle donne nell’industria. Tra il 1914 e il 1917 il numero di operai a Pietrogrado andava da 242.000 a 400.000 (3,4 milioni lo stesso anno in Russia, gli operai di Pietrogrado rappresentavano il 10% di essi) Le donne salariate erano circa 130.000, 83.000 erano casalinghe. Nel 1914 rappresentavano un quarto della forza lavoro industriale e circa il 40% nel 1917. La mobilitazione aveva modificato la forza proletaria rinnovandola del 40%, con molte donne provenienti dalle campagne. A Pietrogrado l’industria del ferro impiegava 2/3 degli operai. Le donne rappresentavano 1/5 dei salariati ed erano impiegate nella produzione di massa di proiettili, bombe e altre armi. Le industrie tessili impiegavano, circa 1/4 della forza lavoro della città, la maggior parte di cui erano donne non qualificate. Tuttavia le donne hanno dovuto affrontare molte difficoltà.
Le difficoltà di organizzazione delle donne e i primi anni di lavoro bolscevico tra le donne. Infatti la società russa aveva molti pregiudizi contro le donne. Alla vigilia della rivoluzione i contadini costituivano l’80% della popolazione, una massa appena uscita fuori dalla servitù della gleba. Le loro vite in campagna erano ancora governate dalle istituzioni tradizionali, segnate da una rigida gerarchia patriarcale. Le istituzioni della comunità determinavano la ripartizione delle proprietà del villaggio e dei mezzi di sussistenza di ognuno perpetuando il degrado delle donne. Ascoltiamo la testimonianza di questa contadina:
“In campagna la donna è considerata come una bestia da soma. Lavora tutta la vita per suo marito e per tutta la sua famiglia, sopporta i colpi, e tutti i tipi di umiliazioni, senza poter andare da nessuna parte perché vincolata dal matrimonio”.

Nel 1914 le donne costituiscono il terzo della forza lavoro industriale, non grande, ma notevole. Per i bolscevichi, il lavoro tra le donne è diventato una necessità cruciale. Quelle che rimangono sotto il giogo della tradizione e della famiglia, isolate dal movimento sociale e politico, possono formare un contenitore di arretratezza sociale. Iniziarono così a rivolgersi alle operaie direttamente nelle fabbriche. Il programma dei bolscevichi rispondeva a tutte le aspettative delle donne, con richieste come “a parità di lavoro, parità di retribuzione”, congedi di maternità pagati ed asili nido nella fabbrica. Il partito tentava di difendere le operaie da abusi e violenze coniugali. Lottò contro ogni forma di discriminazione e oppressione dovunque, svolgendo il ruolo di un tribunale popolare, come spiegò Lenin nel Che fare? (1902). Il partito iniziò a costruire organizzazioni transitorie e fondò quotidiani specifici come Rabotnica (l’operaia), che ebbe un grande successo. Il giornale organizzava incontri e proteste di massa a Pietrogrado contro la guerra e l’aumento dei prezzi, le due questioni che interessavano particolarmente gli operai. Il lavoro di propaganda del giornale Rabotnica divenne sempre più centrale per i bolscevichi. Il suo comitato di redazione comprendeva alcune famose militanti come Krupskaja, Ines Armand, Stahl, Kollontaj, Eliazarova, Kudeli, Samoilova, Nikolajeva e altre operaie di Petrogrado. Queste donne si dedicarono totalmente alla causa rivoluzionaria. Svolsero un ruolo centrale nell’organizzazione delle operaie e nello sviluppo della rivoluzione. Ogni fabbrica aveva uno o più rappresentanti all’interno del comitato di redazione di Rabotnica. Facevano una riunione ogni settimana e discutevano dei rapporti provenienti dalle diverse sedi. Rabotnica contribuì a sensibilizzare le organizzazioni politiche e sindacali, sull’importanza del lavoro tra le donne.
Dopo la rivoluzione di Febbraio, i militanti del partito lottarono all'interno dei sindacati contro la proposta, per combattere la disoccupazione, di licenziamento delle donne sposate i cui partner lavoravano, perché la videro come una minaccia per l’unità politica del proletariato. Prima della rivoluzione, centinaia di donne si erano unite al partito bolscevico partecipando a tutti gli aspetti del lavoro del partito, legali o clandestini, occupando posizioni di responsabilità nei comitati locali del partito, o come agenti di connessione, agitatrici e propagandiste. Tuttavia queste militanti operaie, spesso non solo affrontavano i datori di lavoro, ma dovevano anche combattere contro i pregiudizi sessisti provenienti dai loro stessi compagni uomini. Questo è ciò che una militante operaia ha scritto nel giornale dei lavoratori della conciatura delle pelli sul comportamento maschile:
“Invece di sostenere e lavorare fianco a fianco con le donne, essi si comportano come se noi donne non fossimo membri della stessa famiglia dei lavoratori e talvolta non volevano neanche avere niente a che fare con noi. Quando la questione bruciante della disoccupazione aumenta, si assicurano che gli uomini rimangano e che le donne perdano i loro lavori, sperando che le donne non siano capaci di ribellarsi poiché deboli e prive di organizzazione. Quando le donne hanno cercato di parlare e spiegare che gli uomini si sbagliano e che dobbiamo trovare soluzioni insieme, gli uomini si rifiutano di farci parlare e non ci ascoltano. È difficile per le donne, anche per le più consapevoli, combattere in tali condizioni. Soprattutto quando la massa delle donne non capisce e non vuole ascoltarci”.
In aggiunta a queste difficoltà, la lotta contro il movimento femminista che provò a influenzare il movimento delle donne russe. Infatti, fin dal primo coinvolgimento delle donne nei movimenti sociali e politici, si confrontarono due concezioni opposte: per i marxisti l’oppressione delle donne ha origine nella società classista e potrebbe essere sradicata solo con la distruzione della proprietà privata dei mezzi di produzione. L’ingresso delle donne nel proletariato apre la strada alla loro liberazione: essendo integrate nella produzione, dà loro il necessario potere sociale per cambiare, insieme ai compagni di lavoro maschi il sistema capitalistico, e ha trovato le basi dell’indipendenza sociale delle donne, liberate dai vincoli dell’istituzione della famiglia. Il marxismo non si concilia con il femminismo borghese essenzialmente sulla questione di conoscere dove risiede la divisione principale della società: le femministe sostengono che è tra uomini e donne; per i marxisti, è tra le classi, cioè tra gli sfruttatori e gli sfruttati. Una donna lavoratrice ha più cose in comune con i suoi compagni di lavoro maschi che con il suo capo donna, e l’emancipazione delle donne è il compito di tutta la classe operaia. Nel 1913 Alexandra Kollontaj riassume il disaccordo come segue:
“la questione delle donne, secondo le femministe, è una questione di 'diritti e giustizia'. Secondo le donne proletarie la questione delle donne è una questione di 'una fetta di pane da mangiare'. L’emancipazione della donna e lo sviluppo delle sue esigenze e richieste verranno soddisfatte solo se si unisce all‘esercito della popolazione libera dal salario. Non ci sono donne indipendenti. La questione delle donne è apparsa come elemento integrato nel problema sociale del nostro tempo. La liberazione della donna come membro della società, come lavoratrice, come individuo, come sposa e come madre è possibile solo con la soluzione allo stesso tempo della questione sociale in generale e con la trasformazione fondamentale dell’attuale ordine sociale”.
1917, la Rivoluzione. Da Febbraio a Settembre furono create le organizzazioni sindacali nelle industrie tessili e alimentari. Nel settore tessile le donne rappresentavano il 66% del numero totale e il 7% degli iscritti. Nonostante questo, la scarsa rappresentazione delle donne in tutti i sindacati, i soviet e le commissioni è un dato di fatto. Una lavoratrice descrive così, la sua realtà di donna che si trova di fronte a pregiudizi sessisti:
“I lavoratori maschi tradizionalisti non riuscivano a immaginare che una donna è in grado di organizzare masse popolari. Così mettevano in ridicolo le donne lavoratrici elette, come se fossero selvagge dicendo: 'hai visto questo? Questi sono i nostri rappresentanti eletti'”.
E questo ha sollevato nuovamente la questione delle organizzazioni femminili: si possono organizzare separatamente? I leader del partito hanno diversi punti di vista. In una famosa lettera, Lenin scrisse a Klara Zetkin:
“Non possiamo esercitare la dittatura del proletariato senza avere i milioni di donne con noi. Non possiamo avviare la costruzione del comunismo senza di loro. Dobbiamo trovare i modi per raggiungerle: ...le nostre idee organizzative derivano dalle nostre concezioni ideologiche. Non vogliamo avere organizzazioni separate di donne comuniste. Le donne comuniste appartengono al partito allo stesso modo degli uomini comunisti. Esse hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Ma dobbiamo affrontare la realtà. Il partito deve avere delle strutture specifiche in grado di mobilitare le grandi masse di donne”.

Nel marzo 1917, i bolscevichi crearono un ufficio a Pietrogrado per promuovere il lavoro tra le donne. E grazie alla loro ostinazione, le donne scalarono i vertici del partito e ricevettero l’invito al congresso sul lavoro a Pietrogrado, in modo da poter discutere il metodo migliore per mobilitare e organizzare le donne nel movimento rivoluzionario. Nello stesso periodo, Lenin scrisse molti articoli su come definire nuove strategie e modelli di organizzazioni transitorie per avvicinare le lavoratrici al socialismo. Il congresso fu prima ritardato, perché la questione della presa del potere da parte dei Bolscevichi era urgente. Ma si svolse comunque tra la fine del 1917 e l’inizio del 1918 attraverso i soviet. Quindi la partecipazione massiccia e attiva delle donne nel processo rivoluzionario provocò profondi cambiamenti alle loro condizioni. La nuova Russia sovietica consentì la rapida conquista dei diritti civili che il capitalismo non avrebbe mai potuto garantire in quel momento. La partecipazione delle lavoratrici alla diretta gestione della produzione e dei servizi, attraverso i soviet, aprì la possibilità di una vera emancipazione delle donne».
20. Partito dei Lavoratori di Tunisia, Il ruolo delle donne nella grande Rivoluzione d'Ottobre, Teoria e Prassi, n° 29, settembre 2017, disponibile su https://lists.riseup.net/www/d_read/piattaforma_comunista/Teoria%20e%20Prassi/TP29_leggero.pdf. Originariamente pubblicato su Unità e Lotta, n° 34, organo della CIPOML.