22 Settembre 2020

1.4. JAŠIN, ESEMPIO DI “UOMO NUOVO” SOVIETICO

«Ehi, portiere, preparati a lottare. / Sei lì a guardia della porta, / Pensa che alle tue spalle c’è una frontiera». (Dalla canzone Il Portiere, 1936)
Nel calcio, le difese faranno pur vincere i campionati, ma sono gli attaccanti a far vendere i biglietti. Nell’immaginario collettivo sovietico invece l’eroe è sempre stato il portiere. Nel 1936 esce il lungometraggio Il Portiere, storia di Kandidov, un numero uno che abbandona la sua squadra per una formazione più blasonata. Dopo l’inevitabile sconfitta, Kandidov si redime e torna a giocare con i suoi ex compagni, abbandonando individualismo e gloria personale. Il film ha un successo strepitoso, così come il libro Zavist’, in cui il portiere Makarov affronta Getzke, fortissimo attaccante tedesco. Pochi anni dopo, il ruolo del portiere in URSS diventerà l’inconscia allegoria della Resistenza all’avanzata nazista.
Lev Ivanovič Jašin (Mosca, 22 ottobre 1929 – Mosca, 20 marzo 1990) è senz'altro il portiere più famoso della Storia, non solo sovietica. I suoi genitori sono operai nell’industria siderurgica, che sforna carri armati per difendere i confini occidentali dell’URSS; a 12 anni Lev inizia a lavorare proprio per rimpiazzare i colleghi impegnati al fronte. Finita la guerra, nel 1950 Jašin entra nella Dinamo Mosca, la polisportiva del Ministero per gli Affari Interni (NKVD). Una breve parentesi hockeistica gli serve per affinare lo stile, tanto che quando torna al calcio (1953-54) è stimato per la sua tecnica e ritenuto da molti il miglior portiere di tutti i tempi nella storia del calcio. Jašin è il primo portiere capace di far ripartire rapidamente l’azione, servendo i compagni con lanci lunghi e precisi. Jašin comanda la difesa, anticipa gli attaccanti e sposta in avanti il baricentro della squadra. Nel 1958 i Mondiali in Svezia sono i primi ad essere trasmessi in tutto il mondo grazie al satellite Sputnik II: in tutta Europa la gente si accalca nei bar per vedere le partite e i calciatori diventano eroi globali. Non fa eccezione Jašin, che grazie alle sue parate e all’abbigliamento total black si guadagna il soprannome di “Ragno Nero”.
Nel 1960 trascina la nazionale sovietica alla vittoria degli Europei di calcio; nel 1963 diventa l'unico portiere ad aver mai vinto il Pallone d'oro. Su 400 partite disputate circa 270 trascorrono senza subire reti. La sua fama di pararigori diventa leggendaria: si stima che ne abbia parati oltre 150 nel corso della sua carriera. Un piacere che supera quelli politici: «La gioia di veder volare Gagarin nello spazio è superata solo dalla gioia di un rigore ben parato». Per il lustro che contribuisce a dare all'URSS nel 1967 riceve l'Ordine di Lenin, la massima onorificenza nazionale sovietica. Prima di ritirarsi, nel 1971, partecipa come riserva al mondiale messicano; il 27 maggio 1971 a Mosca dà l’addio al calcio davanti a 100 mila fortunati spettatori: si racconta che oltre 700 mila persone abbiano cercato di acquistare un biglietto per la partita. Quando la Dinamo propone di ritirare la sua maglia numero 1, lo stesso Lev si oppone spiegando che ci sarebbero stati tanti nuovi portieri altrettanto meritevoli di indossarla. Nel 1989, poco prima di morire, riceve la medaglia di Eroe del lavoro socialista, il corrispettivo civile di Eroe dell'unione sovietica in campo militare. Per buona parte della sua carriera ha percepito uno stipendio mensile equivalente a quello di un sergente del KGB o di un insegnante di educazione fisica, fino ad arrivare, all'apice della carriera, a circa 200 rubli al mese; questo perché gli atleti della Dinamo Mosca (squadra del Ministero dell'Interno e unica casacca – assieme a quella della nazionale sovietica – che ha indossato durante la sua carriera) venivano finanziati e retribuiti dallo Stato in quanto suoi dipendenti. Di seguito alcuni estratti da un'intervista fatta da Paolo Andreocci alla vigilia dei Mondiali di calcio del 1982:
Andreocci: «non ha mai cambiato squadra?»
Jašin: «Mai. Ho giocato solo con la Dinamo e con la Nazionale. So che da voi le cose vanno diversamente. Da voi è normale cambiare casacca…» […]
Andreocci: «Un consiglio di Jašin ai ragazzini appassionati di calcio».
Jašin: «Giocate a pallone, ma non per diventare professionisti, non per diventare ricchi, ma per fare dello sport. Certo è un peccato che da voi non ci siano tanti impianti sportivi come da noi e in altri paesi europei».
Andreocci: «Comunque riusciamo a sfornare giocatori come Paolo Rossi».
Jašin: «Sì, Rossi è bravo, molto bravo. Ma anche noi abbiamo giocatori di quel valore. Con una differenza: che da voi un buon giocatore si compra e si vende a suon di miliardi e da noi no. Da noi non si accumula una fortuna giocando a pallone, ma se si è bravi si può coltivare la propria passione ed essere applauditi negli stadi. Ma c’è un’altra differenza: da noi sono quaranta milioni i giovani e i ragazzi che giocano al calcio, in squadre organizzate, beninteso, nei campi sportivi, e non a palletta, per strada».7
7. Fonti usate: A. Bezzi, Perché in URSS il portiere è un eroe: l’origine del mito di Lev Jašin, Zonacesarini.net, 8 gennaio 2015; L. Longhi, Storia di un eroe socialista. Jašin, oltre il Ragno Nero, Sport.sky.it, 29 novembre 2014; l'intervista di Paolo Andreocci è riportata in Un po' di storia - Lev Ivanovich Jašin, Ilnumero1.blogspot.it, 6 gennaio 2009.