05 Dicembre 2020

4. LA CONTRORIVOLUZIONE IN URSS

Abbiamo già visto le fasi finali della vita di Stalin, il discorso tenuto al Partito nel 1952 e le modalità misteriose con cui è morto. Riprendiamo ora questi eventi con un taglio politico, riportando un giudizio70 che sostiene l'avvento di un vero e proprio tentativo controrivoluzionario in atto per impedire il prosieguo delle politiche intraprese da Stalin:
«Il dibattito puramente ideologico sul revisionismo è servito da cortina fumogena di un avvenimento, l'apertura di una fase controrivoluzionaria in URSS, che andava nel contempo anche spiegato sia rispetto alla sua concreta dinamica che alle caratteristiche delle forze che in questo processo sono intervenute. Lo abbiamo sempre detto e ripetuto che non bastano gli anatemi, bisogna capire la natura delle forze in campo e i dati oggettivi. Per aprire uno squarcio nella comprensione degli avvenimenti dobbiamo partire dal 1952, dal XIX congresso del PCUS, che si svolge pochi mesi prima della morte di Stalin, dal 5 al 14 ottobre. Il congresso non registra nessun intervento di Stalin se si fa eccezione di un breve saluto pronunciato il 14 ottobre e rivolto principalmente agli ospiti stranieri. Tenendo conto che il XIX congresso è il primo che si svolge dopo la guerra (l'ultimo, il XVIII, si era svolto nel 1939), il fatto che Stalin si limiti a un saluto è assai singolare. Eppure Stalin non aveva rinunciato ad affrontare i nodi che la situazione poneva dopo la vittoria sul nazismo, l'estendersi in Europa del socialismo, la vittoria della rivoluzione cinese, la realizzazione dell'atomica. Il nodo, ancora una volta, è il partito, la sua natura e il suo ruolo.
La relazione affidata a Malenkov, che è la vera relazione del congresso e che si tiene in apertura, il 5 ottobre, affronta in modo deciso la questione del rinnovamento del partito. Il messaggio è chiaro e noi qui riproduciamo la parte della relazione di Malenkov dedicata appunto al rinnovamento del partito. La questione non si limita a una semplice esortazione, ma, ironia della sorte, è proprio Chruščev a presentare le modifiche allo statuto, nelle quali vengono proposti con puntualità tutti cambiamenti nelle modalità di funzionamento delle strutture in modo da corrispondere a criteri di partecipazione e di chiarezza dei ruoli dei membri del partito. Anche di questa relazione pubblichiamo il testo. Tra le proposte, quella che chiarisce che la discussione sul partito non si limita ai quadri intermedi, c'è la eliminazione dell'ufficio politico e la istituzione del presidium del partito che deve gestirlo tra un congresso e l'altro. Questa scelta rompe lo schema chiuso e rappresenta, come si vedrà successivamente, una sfida alla vecchia nomenclatura ritenuta incapace di affrontare i nuovi passaggi storici. Le cose dette da Malenkov al congresso sul partito e la modifica dello statuto diventano più chiare con l'intervento di Stalin al CC del PCUS subito dopo la chiusura del congresso. Precisamente due giorni dopo, il 16 ottobre 1952.
Qui Stalin dice le cose con molta chiarezza, non solo rispetto all'allargamento del numero dei membri del CC e del Presidium, ma anche affermando che se anche il congresso è andato bene l'unità del partito in realtà non c'è. E su che cosa non esiste questa unità? Appunto sul rinnovamento. Difatti nel corso della riunione vengono non solo ridicolizzati e chiamati in causa personaggi come Molotov e Mikojan, ma si dà un giudizio sulla vecchia guardia ritenuta incapace di tenere le redini del partito e del governo. Per questo c'è la necessità del rinnovamento e contro questo si organizza la resistenza che sfocerà con il XX congresso.
Nell'intervento di Stalin non si parla solo di rinnovamento. Stalin propone di non essere più rieletto segretario generale del partito e capo del governo. Perchè? Il tono con cui egli propone la sua non rielezione non è quello di chi ritiene di dover passare le consegna ad altri. Il tono è fortemente polemico e crea panico. Chi si vuol prendere la responsabilità di procedere senza l'appoggio di Stalin? Questo spiega perchè il CC rielegge Stalin a viva forza anche se egli non rimane convinto dell'appoggio dei suoi estimatori. A questo punto la domanda è: perchè Stalin si trova in minoranza dentro il gruppo dirigente del partito e chi sono quelli che apriranno il processo contro di lui al XX congresso? Inutile risalire alle vecchie trame, qui si tratta in sostanza del gruppo dirigente storico. È tra Stalin e questo gruppo che si apre la divergenza, una cosa che Stalin non aveva messo in conto. Egli rimane un rivoluzionario e pensa in modo rivoluzionario ai passaggi futuri, mentre la vecchia nomenclatura pensa a una fase di assestamento e di gestione del presente. Ma i problemi da affrontare non erano di ordinaria amministrazione. Le prospettive di guerra, la riorganizzazione del campo socialista, il modificarsi dei rapporti mondiali a favore dell'URSS, non potevano essere affrontati senza un asse strategico che avesse come base il rafforzamento del socialismo nel mondo e la capacità di tener testa all'imperialismo. Agli amministratori del socialismo realizzato non interessa però il futuro, ma il presente, ciò che hanno materialmente a disposizione. La contro rivoluzione non scopre però le carte. Bisogna aspettare e se possibile facilitare la scomparsa di Stalin prima di tentare sortite. Anche perchè a livello di massa il prestigio di Stalin è inattaccabile.
L'aumento del servilismo e l'elogio sperticato al capo coprono una realtà di intrighi. Stalin lo aveva capito e si preparava alla grande sterzata, ma in meno di 5 mesi arriva la morte. Naturale o procurata, come certi fatti poco chiari sul suo decesso fanno intravedere, ivi compreso il complotto dei medici. È lo stesso Chruščev che nel 'rapporto segreto' ammette che i destini di personaggi come lui potevano volgere al peggio e di questo egli e i suoi sodali erano molto preoccupati. Fu solo intrigo? Certamente la risposta non può essere così semplicistica. Intanto entra in ballo la concezione rivoluzionaria con cui Stalin aveva impostato i passaggi storici dal 1924 in poi. Il partito come forzatura dell'esistente per proiettarsi verso le trasformazioni necessarie, secondo un processo di sviluppo verso il comunismo. Fino agli anni '50 i salti furono realizzati mantenendo fermo il concorso popolare, la sostanziale unità del partito e la disciplina ferrea nelle strutture sociali e istituzionali. Il discorso al CC del partito, quello del 16 ottobre 1952, dimostra che la situazione era mutata e si trovava di fronte ad un bivio. O Stalin riusciva ad effettuare il nuovo passaggio anche contro una parte del partito e degli stessi vertici, oppure sarebbe entrata in crisi la sua leadership. Vivo Stalin questa seconda ipotesi era improbabile, ma i tempi della industrializzazione rapida, della trasformazione delle campagne, della grande guerra patriottica, erano alle spalle e la vicenda Chruščeviana dimostra che certe disponibilità non potevano considerarsi acquisite. La linea di condotta, per essere vincente, deve saldarsi alla spinta oggettiva che ne dimostra la possibilità di realizzazione, ma questo non si è potuto verificare per il venir meno di Stalin che muore a meno di 5 mesi dal XIX congresso. Alla sua morte le forze della controrivoluzione erano già pronte, come dimostra la fucilazione di Berija».
70. Associazione Stalin, La contro rivoluzione in URSS. Fatti e interpretazioni, Associazionestalin.it, cap. Premessa.