05 Dicembre 2022

2. I MITI LEGGENDARI DI FIDEL CASTRO ED ERNESTO “CHE” GUEVARA

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Per il peso che hanno avuto a livello mondiale, non solo nel movimento comunista, Fidel Castro ed Ernesto “Che” Guevara meritano un approfondimento particolare.
Partiamo da Fidel Castro (Birán, 13 agosto 1926 – L'Avana, 25 novembre 2016), per il quale citiamo il giudizio di Samir Amin, che lo pone «nel Pantheon dei più grandi rivoluzionari del 20° secolo, quelli che hanno iniziato l'uscita dell'umanità dall'inferno del capitalismo imperialista».32
Ricordiamone alcuni aspetti biografici meno noti successivi al trionfo rivoluzionario:
nel 1965 diventa primo segretario del neonato Partito Comunista Cubano, nato dalla confluenza del Movimento 26 Luglio con un altro gruppo minore nel Partido unido de la revolución socialista cubana. Dopo il varo dalla nuova costituzione (febbraio 1976), è eletto in dicembre presidente del Consiglio di Stato (capo dello Stato) carica mantenuta a lungo, insieme a quelle di presidente del Consiglio dei ministri, di comandante in capo delle forze armate rivoluzionarie e di primo segretario del PCC. Presidente del movimento dei paesi non allineati dal 1979 al 1982, ha guidato al suo interno la componente più favorevole all'URSS. Dopo il crollo del blocco orientale (1989-91) ha fatto fronte alla crisi economica conseguente alla fine della cooperazione sovietica con una accentuata apertura nei confronti degli altri Stati latinoamericani e con l'orgogliosa riaffermazione di alcuni tratti tipici della rivoluzione cubana. Al peggioramento delle condizioni economiche nell'isola e all'inasprimento dell'embargo statunitense ha fatto seguito una maggiore concentrazione di poteri nelle mani del leader cubano, cui un emendamento costituzionale ha conferito la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza e, ove necessario, di assumere il controllo delle forze armate in qualità di presidente del Consiglio nazionale di difesa (1992).
Nonostante l'introduzione di parziali riforme economiche e politiche, ha continuato a rivendicare con forza la sua fedeltà ai principi del comunismo, riuscendo a sensibilizzare un numero sempre più ampio di paesi sulla necessità di porre fine all'embargo statunitense.
Nel febbraio 2008 si è dimesso dalle cariche ricoperte per quasi mezzo secolo, dopo essere stato sostituito pro tempore nell'estate 2006, per gli intervenuti problemi di salute.33
Fidel Castro muore nella capitale cubana alle ore 22.29 del 25 novembre 2016, esattamente 60 anni dopo il salpamento del Granma. Durante i nove giorni di lutto nazionale proclamati dalle autorità, il corteo funebre ha percorso al contrario il medesimo viaggio di 900 km fatto da Castro e dai rivoluzionari nel gennaio 1959, trasportandone l'urna cineraria dall'Avana a Santiago di Cuba dov'è stata sepolta. Le varie tappe del tragitto hanno visto la folla accoglierlo con commozione, ammassata lungo le strade per assistere al corteo.34
Per quanto riguarda Ernesto “Che” Guevara de la Serna (Rosario, Argentina, 1928 – Camiri, Bolivia, 1967), leggiamone l'omaggio che ne è stato dato nel giugno 2017 nel Palazzo del Governo di Bolivia alla presenza del presidente Evo Morales35:
«Nella sua vita il Che si è distinto per il suo esempio nel trattare con gli altri: era il compagno che sempre agiva come pensava, era il primo sulla linea di combattimento, il primo nel lavoro volontario, espressione genuina dell'“uomo nuovo” emergente in una società emancipata e risultato del processo di trasformazione della società. Il Che Guevara si è caratterizzato per le sue profonde convinzioni antimperialiste. Definì l'imperialismo come una logica di aggressione e saccheggio promossa dai paesi capitalisti più potenti. Un sistema prodotto dallo sfruttamento. Questo imperialismo crudele che ha devastato il Vietnam con migliaia di bombe, che ha affogato nel sangue bambini, uomini e donne, è lo stesso che oggi, sotto qualsiasi pretesto, invade paesi che hanno iniziato a pensare con la propria testa e i cui governi non si sottomettono ai suoi propositi. Questo omaggio all'89° Anniversario della nascita dell'uomo nuovo, il Comandante Che Guevara, è l'omaggio di tutti gli uomini e donne che lottano e militano nel campo popolare, nel campo rivoluzionario, in difesa dei diritti e della dignità umana, in difesa della vera libertà, per la solidarietà con tutti i popoli del mondo in lotta per la loro vera indipendenza. Il Che è stata uomo del suo tempo, immerso nei conflitti di quell'epoca, ma è anche stato un uomo di tutti i tempi, che lascia il suo esempio per la costruzione di una nuova umanità. Come disse il filosofo francese Jean Paul Sartre: “Il Che non è stato solo un intellettuale notevole, ma l'essere umano più completo della nostra epoca”. Il Che non è un'immagine del passato, né un mito che bisogna adorare, né una folkloristica maglietta nostalgica per il presente, come alcuni vorrebbero. Lottare per un mondo nuovo, come fece il Che, e conseguire una società di uomini e donne liberi in questa terra americana deve esser la lotta del presente».
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Alcuni aspetti biografici: laureatosi in medicina, vive per qualche tempo in Messico, dove entra in contatto con Castro e aderisce al suo progetto politico.
Dopo la vittoria del movimento castrista è, dal 1959 al 1960, presidente della Banca nazionale cubana, e dal febbraio 1961 ministro dell'Industria. All'inizio del 1965 rinuncia alla cittadinanza cubana e a tutti gli incarichi cumulati a Cuba, per poter dedicare tutte le sue energie, come scrive in una lettera di congedo a Castro, «al movimento rivoluzionario in un altro paese del mondo». Guevara mette così in pratica la concezione politica e strategica che è venuto maturando durante l'esperienza cubana imperniata sulla lotta armata (iniziata da piccoli nuclei di guerriglieri altamente addestrati e politicamente preparati e poi estesa alla massa della popolazione) nei paesi latinoamericani. Nel mese di ottobre del 1967, quando ormai il movimento insurrezionale da lui promosso si è gravemente indebolito, Guevara è catturato in Bolivia e ucciso.36 Riportiamo uno tra i tanti aneddoti utili a capire la profonda dimensione umana ed etica di Guevara; è il compagno Borrego che racconta:
«...poco dopo la nascita del Ministero dell'Industria ricevetti una delle prime lezioni sull'etica e sulla forma in cui doveva comportarsi un funzionario pubblico con responsabilità dirigenziali. …nella mia gioventù, aspirai sempre ad avere un'automobile propria e di una marca più o meno nota. Il Che, avendomi assegnato per il mio lavoro, un’auto statale, aveva già soddisfatto in parte il mio desiderio, ma l’aspirazione ad averla di marca, ancora mi tentava parecchio... Una delle fabbriche di sigarette più importanti de L'Avana, quando venne nazionalizzata, possedeva tra i propri beni, un'auto Jaguar, praticamente nuova. In realtà, io non ero a caccia di un'altra automobile diversa da quella che mi era stata assegnata, ma successe che il nuovo amministratore nominato, era Santiago Riera che conosceva la mia passione per le auto e l'attenzione con la quale curavo quella che stavo utilizzando in quel momento. Il mio amico amministratore un giorno mi telefonò e mi informò dell'esistenza della Jaguar suggerendomi di utilizzarla, poiché secondo lui, per la fabbrica non gli era di nessuna utilità, date le sue caratteristiche tecniche. Insistette adducendo al fatto che ero così diligente che sicuramente nessun altro compagno come me, l’avrebbe conservata così bene. Fu così che caddi nell'errore di accettare il sincero sollecito, per non dire offerta, che mi fece il mio amico amministratore. Portai la Jaguar al Ministero, ed in cambio, così come avevamo convenuto, consegnai al mio amico l’auto che mi aveva assegnato il Che. Dopo un paio di giorni alla guida della potente Jaguar, arrivai come di consueto al Ministero, posteggiai, e quando stavo scendendo dalla macchina, il Che, con la sua modesta Chevrolet del ‘60 arrivò al parcheggio. Il Comandante avanzò verso di me e guardando con disprezzo la Jaguar, mi gridò: “Pappone!”, ripetendo varie volte l’offesa. Dal momento che non capii minimamente, la ragione per la quale mi offendeva in quel modo, gli domandai quale fosse il problema. Allora mi rispose con una certa ironia specchiata in viso: “Tu sì che mi capisci, e ti avverto che ti concedo solamente un'ora per riportare quell'auto dove l’hai presa”. In quel momento mi resi conto dell'errore commesso e ovviamente, restituii immediatamente il controverso Jaguar. Ma, la cosa peggiore di tutte fu che non ebbi la possibilità di recuperare la mia precedente automobile, poiché nella fabbrica di sigarette, ne facevano un appropriato e produttivo utilizzo e questa ragione non ammetteva alcun ritorno nelle mie mani. Cosicché rimasi vari giorni chiedendo l'aiuto di alcuni amici per i miei spostamenti di routine. Continuai a lavorare come se nulla fosse successo, fino a che una mattina il Ministro mi chiamò e mi offrì un'estesa spiegazione sulla ragione del perché mi aveva dato l’ordine di restituire la Jaguar. In buona sostanza mi convinse del fatto che fosse inopportuno che un viceministro del Governo utilizzasse per il suo lavoro un’auto tanto lussuosa. Fu tale l'argomentazione sostenuta dal Che, che non solo mi convinse, ma quell’insegnamento non lo avrei mai più dimenticato. A conclusione del suo ragionamento, totalmente amichevole ed educativo, mi informò che mi aveva assegnato un'auto Chevrolet, esattamente uguale a quella da lui usata, e di chiamare il Ministro dei Trasporti che aveva già ricevuto istruzioni per consegnarmela».37
Chiudiamo con un altro aneddoto raccontato dallo stesso Fidel Castro, a testimonianza di un legame personale e politico come pochi altri nella Storia:
«Vi dirò una caratteristica del Che, una di quelle che io apprezzavo di più tra le tante che apprezzavo molto in lui: tutti i fine settimana cercava di scalare il Popocatepetl, un vulcano che si trova vicino alla capitale messicana. Preparava il suo equipaggiamento – la montagna è alta e coperta di neve perpetua – e iniziava la salita, facendo un enorme sforzo e non raggiungeva mai la cima. L’asma ostacolava il suo tentativo. Ma la settimana successiva cercava di scalare di nuovo il Popo, come lo chiamava e non ci riusciva... ma lo faceva ancora e ancora e avrebbe trascorso tutta la vita cercando di scalare il Popocatepetl, pur non riuscendo mai a conquistarne la cima. Questo rende l’idea della volontà, della sua forza spirituale, della sua costanza che era una tra le sue caratteristiche. Qual’era l’altra? L’altra era che ogni volta che mancava - quando eravamo un gruppo poco numeroso - un volontario per un compito determinato, il primo che si presentava era sempre il Che. Sono molti i ricordi che ci ha lasciato e per questo dico che è uno degli uomini più nobili, più straordinari e più disinteressati che ho mai conosciuto».38
Scopriamo meglio questi due grandi personaggi attraverso i loro discorsi e scritti.
32. S. Amin, Gloria al rivoluzionario Fidel Castro, Samiramin1931.blogspot.com-Marx21 (web), 6 gennaio 2017 [1° edizione originale 27 novembre 2016].
33. Enciclopedia Treccani, Castro Fidel, Treccani.it.
34. Wikipedia, Fidel Castro.
35. P. Medina Monasterio, Omaggio al Comandante Ernesto “Che” Guevara, CCDP, 19 giugno 2017.
36. Enciclopedia Treccani, Guevara Ernesto, Treccani.it.
37. Citato in A. Galileo, Ernesto “Che” Guevara: l’universalità di un Uomo, CCDP, 30 settembre 2010.
38. G. Minuti (a cura di), Parole di Fidel, cit.

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