29 Settembre 2022

2.5. IL PENSIERO DI GUEVARA SU URSS, STALIN E TROCKISMO

Ernesto Guevara è uno “stalinista” o un “trockijsta”? La questione è stata molto discussa. La verità è che in tutti i suoi scritti il “Che” ha sempre difeso l'URSS di Stalin e avuto quanto meno dubbi e perplessità sul ruolo giocato da Trockij e dai trockijsti. Così si esprime il “Che” in una lettera a sua zia Beatriz del 10 dicembre 1953, pochi mesi dopo la morte di Stalin:
«A El Paso ho avuto l’opportunità di passare attraverso i domini della United Fruit convincendomi ancora una volta quanto sia terribile la piovra capitalista. Ho giurato davanti a una foto del vecchio e compianto compagno Stalin non riposare fino a quando questa piovra capitalista non sarà annientata».54
In questi anni talvolta si firma nelle lettere, un po' scherzosamente, “Stalin II”.
Durante la preparazione della rivolta, Guevara legge diverse opere di Stalin, scontrandosi anche con alcuni compagni:
«Carlo Franqui, in qualità di collegamento con il Movimento a Cuba, fa visita ai detenuti nel carcere e si trova davanti un giovane argentino, che chiamano Che, che legge I principi del leninismo di Stalin. Non riesce a trattenersi e gli chiede se ha letto il rapporto di Nikita Chruščev al XX Congresso sui crimini di Stalin. Il Che gli domanda allora se lui crede alle fandonie del capitalismo. La discussione si accende e deve intervenire Fidel per mediare».55
Nel novembre 1960, in viaggio a Mosca, insiste nel deporre un omaggio floreale sulla tomba di Stalin, in spregio alla destalinizzazione avviata 4 anni prima da Chruščev nonché alle proteste dello stesso ambasciatore cubano che lo accompagna56. Nel 1961 afferma:
«Ogni rivoluzione comporta, lo si voglia o no, piaccia o no, una parte inevitabile di stalinismo, perché ogni rivoluzione deve fronteggiare l’accerchiamento capitalista. Noi abbiamo dovuto imparare in poco tempo cos’è il blocco economico, la sovversione, il sabotaggio e la guerra psicologica che l’imperialismo può condurre contro un paese rivoluzionario. Noi sappiamo che è una necessità assoluta difendersi dall’accerchiamento imperialista, e l’invasione del 17 aprile ci ricorda che nessuna misura, nessun sacrificio è superfluo su questo terreno».57
Quando i sovietici accusano di trockijsmo Guevara per la sua insistenza radicale sull'impegno internazionalista, il “Che” ribatte così l'importanza del pluralismo delle idee interno ad una logica di democrazia socialista, ma anche di netta contrarietà al trockijsmo:
«Io credo solo una cosa, ed è che si deve avere la capacità sufficiente per distruggere tutte le idee contrarie su un determinato argomento oppure lasciare che le opinioni si esprimano... Non è possibile distruggere le opinioni a bastonate e questo è proprio ciò che uccide tutto lo sviluppo, lo sviluppo libero dell’intelligenza. Ora, è vero che dal pensiero di Trockij si possono ricavare una serie di cose. Io credo che nelle questioni fondamentali su cui si fondava, Trockij commetteva degli errori; credo che il suo comportamento posteriore fu erroneo e negli ultimi tempi anche oscuro».58
Tra gli scritti postumi dei suoi appunti si è trovata infine la seguente affermazione:
«Nei presunti errori di Stalin è la differenza tra un atteggiamento rivoluzionario e uno revisionista. Il primo vede il pericolo nei rapporti di mercato e cerca di bloccare loro il passo cozzando con ciò che gli si oppone; la nuova direzione, invece, cede agli impulsi della sovrastruttura e accentua l’azione del mercato, teorizzando allo scopo che lo sfruttamento totale di queste leve economiche conduce al comunismo. Sono poche le voci che si oppongono pubblicamente, mostrando in tal modo il tremendo crimine storico di Stalin: aver disprezzato l’educazione comunista e istituito il culto illimitato dell’autorità».59
In un altro passo il “Che” denuncia anche la politica del “realismo socialista”; egli non lesina insomma critiche a nessuno, anche se appare evidente che il suo giudizio sia molto più benevolo verso l'URSS di Stalin, piuttosto che sul sistema di Chruščev e Brežnev, criticando la deriva revisionista soprattutto dal punto di vista economico (per la quale ha polemizzato anche sulla NEP, oltre che sulle riforme chruščeviane) e della politica estera (la politica sbagliata della “coesistenza pacifica” così come intesa da Chruščev).
Per approfondire ulteriori elementi meno noti leggiamo ora quanto afferma un sito trockijsta della Quarta Internazionale in un documento dal titolo eloquente (Trockismo contro castrismo). Dalla lettura emerge nettamente l'opinione estremamente negativa non solo di Guevara, ma più in generale del governo, Castro compreso, sul trockijsmo60:
«Peter Taaffe, il capo del Committee for a Workers’ International, ha recentemente affermato che “Castro nega recisamente (ma a torto, come ha indicato Celia Hart) che Guevara nutrisse 'simpatie trotskiste'”. Castro deve ben saperlo. Nella sua autobiografia (scritta insieme a Ignacio Ramonet) Castro rispose a una domanda dell’intervistatore dicendo di Guevara: “In verità non l’ho mai sentito parlare di Trockij. Era leninista e in qualche misura riconosceva persino dei meriti a Stalin, riguardo all’industrializzazione e cose del genere”».
Inoltre «Guevara caratterizzava la formazione dell’Opposizione di sinistra trockijsta contro […] Stalin, come “controrivoluzionaria”». Infine:
«Lo spartiacque che segnò il consolidamento della burocrazia fu l’arresto dei membri dell’organizzazione trockijsta cubana, il Partito operaio rivoluzionario (Por), che apparteneva a una tendenza internazionale guidata da Juan Posadas. Nel maggio del 1961 il governo dell’Avana sequestrò il giornale del Por, Voz Proletaria e distrusse le lastre tipografiche di un’edizione de La rivoluzione permanente di Trockij. Dal novembre del 1963, cinque militanti di spicco del Por furono arrestati. Erano accusati di diffondere un giornale illegale e di appoggiare il rovesciamento del governo e di criticare Fidel Castro. Furono condannati a nove anni e passarono più di un anno e mezzo in prigione. Nel corso di un viaggio a Cuba nel 1964, un sostenitore di Spartacist affrontò personalmente Guevara sugli arresti. Il compagno insistette sul fatto che le critiche di persone che si battevano per la difesa incondizionata della rivoluzione dovevano essere trattate politicamente e non sopprimendone le idee. Guevara rispose: “Sono d’accordo con quello che dici, ma i trockijsti cubani non sono interni alla rivoluzione, sono solo 'divisionisti'. […] Non dico che siano agenti della Cia, non lo sappiamo. Non hanno mai appoggiato la rivoluzione”. Era in realtà un persecutore ben cosciente dei trockijsti. Nel 1961 attaccò ripetutamente i compagni del Por nel tentativo di costruire un singolo partito (stalinista) unificato a Cuba».
Per suffragare ulteriormente le affermazioni fatte qui sopra riportiamo alcuni stralci di un saggio elaborato da Roberto Sarti[8], di evidente simpatie trockijste, che aggiunge altri elementi interessanti per comprendere la natura leninista di Guevara, fortemente polemica negli scritti inediti verso le tendenze revisioniste dell'URSS degli anni '60.
Da segnalare la critica sugli errori imputabili soprattutto ad un eccesso di volontarismo:
«I rivoluzionari cubani, non avendo altro modello a cui ispirarsi, applicano quello suggerito dai consiglieri sovietici. In quei primi anni Che Guevara è sinceramente convinto che quella sia la strada da perseguire ed esistono numerose testimonianze al riguardo. Prendiamo l’esempio del Regolamento de la Empresa consolidada elaborato dal Che quando era ministro dell’Industria. Si può leggere che al direttore, nominato dal Ministero, spetta “di conoscere e amministrare in tutte le sue fasi di pianificazione, organizzazione, realizzazione e controllo, tutte le funzioni e i compiti dell’impresa consolidata, come di amministrare i suoi mezzi e i suoi impianti e tutto ciò che le concerne, e rappresentarla in ogni circostanza”. […] Ecco la prima impressione del Che in visita in Urss: “Anche io, arrivando in Unione Sovietica, mi sono sorpreso perché una delle cose che si nota di più è l’enorme libertà che c’è […] l’enorme libertà di pensiero, l’enorme libertà che ha ciascuno di svilupparsi secondo le proprie capacità ed il proprio temperamento”. […] Queste parole furono pronunciate nel 1961 […]. Uno dei meccanismi più importanti nel suo modello di organizzazione della società era costituito dall’emulazione socialista, vale a dire lo stakhanovismo, considerata come “un’arma per aumentare la produzione ed uno strumento per elevare la coscienza delle masse”. […] Guevara […] darà sempre più importanza al volontarismo, allo sviluppo dell’uomo nuovo, come si può notare in uno dei suoi scritti più famosi: Il Socialismo e l’uomo a Cuba. […] sulla questione dei sindacati: “Di una cosa sono sicuro, ed è che il sindacato è un freno che va distrutto, ma non con il sistema di esaurirlo: bisogna distruggerlo come si dovrebbe distruggere lo Stato in un momento”. […] La necessità di estendere la rivoluzione è una delle principali intuizioni del Che, che mal si concilia con la “coesistenza pacifica”, propugnata da Chruščev. Per Guevara il socialismo in un solo paese era semplicemente impossibile. Gli inediti rivelano una posizione durissima di Guevara: “L’internazionalismo è rimpiazzato dallo sciovinismo (da poca potenza o da piccolo paese), o dalla sottomissione all’Urss, mantenendo le discrepanze tra altre democrazie popolari (Comecon)”. […]
Gli ultimi anni del Che sono caratterizzati da una crescente sfiducia sul ruolo dei paesi del “socialismo reale”, e gli inediti inseriscono in un contesto ancora più chiaro il suo discorso al Secondo Seminario Economico Afroasiatico, svoltosi ad Algeri nel febbraio 1965: “Come si può parlare di 'reciproca utilità' quando si vendono ai prezzi del mercato mondiale le materie prime che costano sudore e sangue e patimenti ai paesi arretrati, e si comprano ai prezzi del mercato mondiale le macchine prodotte dalle grandi fabbriche automatizzate di adesso? Se stabiliamo questo tipo di relazione tra i due gruppi di nazioni, dobbiamo convenire che i paesi socialisti sono, in un certo modo, complici dello sfruttamento imperialista. […] I paesi socialisti hanno il dovere morale di farla finita con la loro tacita complicità con i paesi occidentali sfruttatori”.
[…] Insieme a questi ragionamenti troviamo una critica pungente alla burocrazia, definita “un freno per l’azione rivoluzionaria”, ma anche “un acido corrosivo che snatura […] l’economia, l’educazione, la cultura e i servizi pubblici”, al punto che “ci danneggia più dell’imperialismo stesso”. […] Entra in conflitto, come abbiamo visto, con la burocrazia sovietica su questi e su diversi altri temi. Ma pensare che fosse diventato “trockijsta”, come alcuni storici “alternativi” pretendono, non corrisponde alla realtà. Significa commettere un torto alla stessa figura di Ernesto Guevara, che aveva elevato l’onestà e il rigore intellettuale a (giusti) principi. Guevara era un rivoluzionario che stava riflettendo profondamente sulle sue esperienze politiche e sulle prospettive per la rivoluzione. Nell’ultimo periodo della sua vita legge Trockij, come rivelano i suoi quaderni ritrovati a La Paz, concentrandosi su libri come La rivoluzione tradita e Storia della Rivoluzione russa, di cui ricopia pagine intere. Ma la sua riflessione rimarrà incompleta. […] Nel tentativo di creare “due, tre, cento Vietnam” Guevara generalizzò i metodi sperimentati nella rivoluzione cubana. La lotta si doveva sviluppare fuori dalle città, il partito non doveva strutturarsi come avanguardia della classe operaia. Queste teorie portarono in molti paesi dell’America Latina a strappare dalle fabbriche e dalle città i militanti delle organizzazioni rivoluzionarie al fine di concentrarli nelle campagne, persino in paesi ad alto tasso di industrializzazione come Uruguay od Argentina! Era il “fochismo”, teoria così riassunta nelle parole del Che: “Non è sempre necessario aspettare che si diano tutte le condizioni per la rivoluzione; il focolaio insurrezionale può crearle”. […] La storia del movimento operaio dimostra proprio il contrario: i rivoluzionari intervengono nelle rivoluzioni, non le creano».
Riguardo alle letture boliviane, si segnala l'opera Prima di morire62, in cui si raccolgono gli appunti e le note di lettura di Ernesto “Che” Guevara che si sono trovati negli ultimi diari e quaderni che il combattente porta con sé nel proprio zaino durante la fatale spedizione in Bolivia. Tale opera è utile per ricostruire non solo gli interessi culturali e le sottolineature, ossia i passaggi su cui espresse le maggiori riflessioni, un “Che” nel pieno della sua maturità, ma anche perché offrono anche alcune sue brevi riflessioni su alcune opere da lui lette in quel periodo. Un esempio gustoso è offerto dalla sua lettura de I Marxisti di Charles Wright Mills, su cui Guevara si esprime con il seguente sprezzante giudizio: «È un libro utile per l'ampia e alquanto imparziale serie di citazioni. Le opinioni dell'autore sono pervase da un antistalinismo di vecchia data, di tipo trockijsta; benché alcune considerazioni siano giuste e acute, manca di profondità e si limita soltanto a registrare il fatto, o avanza ipotesi superficiali. È un chiaro esempio dell'intellettualità liberale di sinistra nordamericana». In generale emerge come continui la lettura dei “classici”: Marx, Engels, Lenin, Stalin e certamente anche Trockij, sulla cui Storia della Rivoluzione russa l'autore ha scritto:
«È un libro appassionante ma di cui è impossibile stilare una critica poiché va considerato che lo storiografo è anche protagonista degli eventi. Comunque, fa luce su tutta una serie di eventi della grande rivoluzione che erano rimasti offuscati dal mito. Al tempo stesso, fa affermazioni isolate la cui validità resta ancora oggi assoluta. In definitiva, se tralasciamo la personalità dell'autore e ci atteniamo al libro, questo va considerato una fonte di primaria importanza per lo studio della Rivoluzione russa».
54. P. I. Taibo II, Senza perdere la tenerezza, cit., p. 75
55. Ivi, pp. 128-129.
56. Ivi, cit., p. 424.
57. A. Moscato (a cura di), Che Guevara, Quaderni della Fondazione «Ernesto Che Guevara», vol. 4, cit., p. 38.
58. Centro Che Guevara/El Mate (Argentina) (a cura di), Che Guevara, Quaderni della Fondazione «Ernesto Che Guevara», vol. 3 – Speciale sull'Argentina, Massari, 2000, p. 16.
59. A. Moscato (a cura di), Che Guevara, Quaderni della Fondazione «Ernesto Che Guevara», vol. 4, cit., p. 84.
60. Spartacist League, Trotskismo contro castrismo. Difendere la Rivoluzione cubana! Per la rivoluzione politica operaia!, Spartaco, n° 70, ottobre 2008 [1° edizione originale Workers Vanguard, n° 915, 23 maggio 2008].
61. S. Sarti, Note sul pensiero del Che, Siporcuba.it.
62. E. “Che” Guevara, Prima di Morire, cit.

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