05 Dicembre 2022

2.2. IL “LIBRETTO ROSSO” DI CASTRO

Castro non ha mai elaborato un “libretto rosso” sul modello di quello di Mao. Senza volerlo “canonizzare” facendone un Vangelo, si ritiene utile tramandare tali insegnamenti.


Sulla democrazia:
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«La democrazia per me significa che innanzitutto i governi operino intimamente vincolati con il popolo, nascano dal popolo, abbiano l'appoggio del popolo, e si consacrino interamente a lavorare e a lottare per il popolo e per gli interessi del popolo. Per me democrazia implica la difesa di tutti i diritti dei cittadini, fra essi il diritto all'indipendenza, il diritto alla libertà, il diritto alla dignità nazionale, il diritto all'onore; per me democrazia significa la fraternità fra gli uomini, l'uguaglianza vera fra gli uomini, l'uguaglianza delle opportunità per tutti gli uomini, per ogni essere umano che nasce, per ogni intelligenza che esiste. E dico che la democrazia borghese capitalista non contiene nessuno di questi elementi, perché, mi chiedo, come si può parlare di democrazia in un paese dove c'è una minoranza con immense fortune e altri che non hanno nulla; qual è l'uguaglianza, la fraternità che può esistere fra il mendicante e il miliardario, quali diritti hanno i poveri, gli espropriati, gli sfruttati. Quindi si tratta di un vecchio trucco del capitalismo, una vecchia menzogna, una vecchia storia; quello che hanno fatto è di stabilire un sistema di dominazione utilizzando tutti i mezzi della ricchezza, tutti i mezzi della pubblicità, con tutti gli strumenti nelle mani di una classe che mantiene la discriminazione e l'esclusione del resto della società alla vera partecipazione e alla vera possibilità di esercitare i suoi diritti».40
Sull'imperialismo degli USA:
«Sarebbe un’illusione, un’illusione nella quale non può assolutamente cadere l’attuale generazione e le nuove generazioni, l’idea che già tutto il periodo difficile per la Rivoluzione e per la Patria è passato. L’imperialismo non ha rinunciato all’idea di liquidare il socialismo in Cuba. L’imperialismo non ha rinunciato all’idea di liquidare l’ideologia rivoluzionaria in Cuba. L’imperialismo non ha rinunciato all’idea di liquidare la nostra Rivoluzione. L’imperialismo può darsi che cambi tattiche, cambi le armi, ma l’imperialismo yankee è troppo arrogante, troppo prepotente, troppo superbo per rinunciare all’idea di sconfiggere la Rivoluzione cubana, per rinunciare all’idea di liquidare il socialismo in Cuba». (8 gennaio 1989)41
«Se dici sì, ti uccido. Se dici no, è lo stesso, in ogni caso ti uccido. È la strategia di Machiavelli che l’impero utilizza con Cuba. Non c’è bisogno di dare spiegazioni, né chiedere scusa o perdono. Sono necessari nervi d’acciaio in questi tempi di genocidio, e Cuba li possiede. L’impero lo sa». (23 luglio 2008)42
Sul marxismo:
«Chi ha detto che il marxismo è rinuncia ai sentimenti umani, al cameratismo, all'amore per il compagno, al rispetto per il compagno, alla considerazione per il compagno? Chi ha detto che il marxismo è non avere anima, non avere sentimenti? Se fu proprio l'amore per l'uomo che generò il marxismo; fu l'amore per l'uomo, per l'umanità, fu il desiderio di combattere l'infelicità del proletariato, il desiderio di combattere la miseria, l'ingiustizia. Il calvario e il continuo sfruttamento subìto dal proletariato, che fa sorgere dalla mente di Karl Marx il marxismo, esattamente quando il marxismo poteva sorgere, quando poteva sorgere una possibilità reale e, più che una possibilità reale, la necessità storica della rivoluzione sociale di cui fu interprete Karl Marx. Ma che cosa lo fece essere interprete, se non la ricchezza di sentimenti umani di uomini come lui, come Engels, come Lenin?»43
Sul suo completamento dato dal leninismo:
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«Quando in qualche località ci sono dei problemi, non è che il marxismo-leninismo manchi d’invincibile forza, è che non sono stati applicati correttamente i principi del marxismo-leninismo. E se noi stessi diciamo che non siamo stati perfetti rivoluzionari, non siamo stati perfetti nell’applicazione di questi principi, quello che però possiamo dire è che siamo stati onesti e abbiamo cercato d’essere conseguenti. Ma questa cosa del nostro paese, a lato degli Stati Uniti, un paese tanto ricco e tanto poderoso, che ha tanto influito e per tanto tempo nella nostra Patria e sul nostro popolo, e che oggi incontra uno scoglio come Cuba, incontra una roccia come Cuba, la si può solo comprendere alla luce dei principi del marxismo-leninismo. Il ruolo del Partito, il suo vincolo con le masse, l’applicazione corretta di questi principi, l’assenza di favoritismo, la giusta attuazione, la considerazione del merito, la direzione collettiva, il centralismo democratico, l’onestà, la coscienza, la disciplina, oltre allo straordinario contenuto sociale ed umano dell’opera rivoluzionaria: questi sono i fattori, e non c’è nessun mistero in questo, che hanno dato queste forze enormi alla nostra Rivoluzione». (dicembre 1980)
Sul dovere dei rivoluzionari:
«Come Partito Rivoluzionario Cubano dell’indipendenza, oggi il nostro Partito dirige la Rivoluzione. Militare nel Partito non è fonte di privilegi, ma di sacrificio e di dedizione totale alla causa rivoluzionaria. Per questo vi entrano i migliori figli della classe operaia e del popolo, sempre con attenzione alla qualità e non alla quantità. Le sue radici sono le migliori tradizioni della storia del nostro popolo; la sua ideologia è quella della classe operaia: il marxismo-leninismo. Il Partito è depositario del potere politico e garanzia presente e futura della purezza, il consolidamento, la continuità e l’avanzare della Rivoluzione. Se nei tempi incerti del 26 di luglio e nei primi vent’anni della Rivoluzione gli uomini hanno giocato individualmente un ruolo decisivo, questo ruolo oggi lo disimpegna il Partito. Gli uomini muoiono ma il Partito è immortale. Consolidarlo, elevare la sua autorità, la sua disciplina, perfezionare i suoi metodi di direzione, il suo carattere democratico, e ed elevare il livello culturale e politico dei suoi quadri e militanti, è un dovere obbligatorio di tutti i rivoluzionari». (26 luglio 1973)
Sul Partito Comunista:
«C’è gente che preferirebbe morire per opportunismo, prima di ricordare d’aver militato in un Partito Comunista, che ha paura per aver militato in un Partito Comunista, che ha paura dell’immenso onore d’aver militato in un Partito Comunista. Perché militare in un Partito Comunista, quali siano gli errori che commette questo Partito, sarà sempre il più grande onore, perché non è lo stesso militare in un partito dei poveri che nei partiti e nei club dei milionari e dei saccheggiatori. Di qualsiasi errore si potranno accusare i comunisti, meno che d’essere sfruttatori dell’uomo sull’uomo, meno che d’aver appoggiato lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo». (luglio 1991)
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«Nel mondo di oggi c’è solo una forma superiore d’essere rivoluzionario: essere comunista, perché il comunista incarna l’idea dell’indipendenza, l’idea della libertà e l’idea della vera giustizia e uguaglianza tra gli uomini. Incarna qualcosa di più, l’idea dell’internazionalismo, cioè la fraternità, la solidarietà e la cooperazione tra tutti gli uomini e i popoli del mondo. E quando si uniscono le idee dell’indipendenza, la libertà, l’uguaglianza, la giustizia e la fraternità tra gli uomini e i popoli, queste idee sono invincibili. Il Partito esiste solo per il popolo e con il popolo. I metodi burocratici e lo spirito Piccolo borghese sono assolutamente lontani dai suoi principi. Tra i quadri, i militanti e il popolo devono esistere dei vincoli più stretti e indissolubili, basati fondamentalmente nell’esempio e la fiducia che il rivoluzionario vive e muore per il suo popolo. L’autoritarismo, la demagogia, l’autosufficienza, la vanità, l’irresponsabilità, sono inconcepibili in un comunista. Lo spirito fraterno e umano dev’essere una delle sue caratteristiche fondamentali e, al di sopra di tutto, la coscienza internazionalista, che non esclude il più profondo patriottismo, ma sa tener presente che al di sopra dell’individuo c’è la Patria, e al disopra della Patria c’è l’umanità». (17 dicembre 1980)
«Il ruolo del Partito, il suo ruolo essenziale come avanguardia della Rivoluzione, è far marciare avanti lo sviluppo economico del paese. Far marciare avanti la produzione perché la Rivoluzione si fa per questo, per soddisfare le necessità materiali e culturali del popolo. Per questo e per questo si fa la Rivoluzione, e non dobbiamo dimenticarcelo mai nemmeno un giorno […] E sempre, sempre, come una questione essenziale, come una questione fondamentale, prima di tutto e al di sopra di tutto, il popolo prima di tutto e al disopra di tutto, i sentimenti e le opinioni del popolo lavoratore, le opinioni delle masse di lavoratori. E noi, tutti gli uomini del Partito e tutti dirigenti della Rivoluzione, dobbiamo sempre tener presente questo principio». (ottobre 1964)
Sui rischi ambientali e sul progresso per l'umanità:
«La liberazione, il progresso e la pace della Patria sono indissolubilmente uniti, nel nostro concetto, alla liberazione, al progresso e alla pace di tutta l’umanità. L’anarchia, le guerre, lo sviluppo disuguale, le favolose risorse investite nelle armi ed i rischi di oggi minacciano l’umanità e sono frutti naturali del capitalismo. Solo una distribuzione giusta delle forze produttive, della tecnica, la scienza e dei mezzi di vita; solo un utilizzo sempre più razionale delle risorse naturali; solo il coordinamento più stretto degli sforzi di tutti i popoli della terra, cioè solo il socialismo può salvare l’umanità dai pericoli più spaventosi che la minacciano: l’esaurimento delle risorse naturali, che sono limitate, la contaminazione progressiva dell’ambiente, la crescita senza controllo della popolazione, la fame desolante e le guerre catastrofiche». (2 dicembre 1976)
Come Sankara, anche Castro ha denunciato il debito estero come arma dell'imperialismo, come si spiega in questo articolo44:
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«nel 1985 il Comandante della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, affermava che se i governi non avessero agito in maniera congiunta, attaccando il problema alla radice, il debito estero che le nazioni latinoamericane avevano contratto con gli istituti finanziari nordamericani, si sarebbe convertito in un’ipoteca eterna, insostenibile e impagabile. “Noi diciamo: è impagabile. Non può essere pagato per ragioni matematiche, economiche. Noi diciamo anche: è impossibile politicamente.
I governi non sono nelle condizioni, in nessun paese dell’America Latina, di applicare queste misure (dall’alto costo sociale) del Fondo Monetario Internazionale
”, queste le parole pronunciate da Fidel Castro in occasione dell’incontro sul debito estero dell’America Latina e dei Caraibi, che ebbe luogo il 5 agosto del 1985 a L’Avana. Il Comandante cubano definì il debito estero un cancro “che si moltiplica, invade l’organismo e lo uccide; che richiede un’operazione chirurgica”. “L’imperialismo ha creato questa malattia, l’imperialismo ha creato questo cancro che dev’essere estirpato chirurgicamente, totalmente. Non vedo altra soluzione”, spiegò nel suo discorso. Per Castro la soluzione a questo male non risiede solo nell’abolizione o nella cancellazione del debito, ma necessita dell’unione dei popoli in via di sviluppo, per poter far fronte all’imperialismo e ai suoi intenti di dominio e sfruttamento.
“Noi proponiamo due cose correlate: l’abolizione del debito e la creazione di un Nuovo Ordine Economico Internazionale”. “È importante essere consapevoli – ha poi spiegato Fidel – che questa non è una lotta solo dell’America Latina, ma di tutto il Terzo Mondo. Abbiamo gli stessi problemi, ma l’America Latina può guidare questa lotta. Perché ha sviluppo sociale, più sviluppo politico; una migliore struttura sociale, milioni di intellettuali, professionisti, decine di milioni di operai, contadini, un alto livello di preparazione politica”.
30 anni dopo questo discorso, l’America Latina e i Caraibi hanno unito i loro sforzi per promuovere l’unione tra i popoli, e possono fare affidamento su meccanismi d’integrazione e cooperazione, come l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nuestra America (ALBA), l’alleanza energetica Petrocaribe, che permettono di accrescere lo sviluppo sociale, politico, economico e culturale della regione».
40. F. Castro, La democrazia cubana, Isole.ecn.org.
41. Questa è una delle tante citazioni che sono state pubblicate da Granma International (web) tra il gennaio e il maggio 2011, raccolte e tradotte da Gioia Minuti in G. Minuti (a cura di), Parole di Fidel, cit. Laddove in questo capitolo non siano specificamente indicate fonti alternative, si rimanda a tale riferimento. Tutti i discorsi di Fidel Castro sono disponibili in lingua originale su Fidelcastro.cu.
42. F. Castro, La strategia di Machiavelli, Italia-cuba.it, 23 luglio 2008.
43. Citato in E. “Che” Guevara, Il Partito Marxista-Leninista, publicato per la Dirección Nacional del Partido Unido de la Revolución Socialista de Cuba, La Havana-CCDP, 1963, Prefazione.
44. Redazione Librered.net, Fidel nell’85: «Il debito estero è un meccanismo di estorsione», Albainformazione.com, 16 luglio 2015.

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