01 Dicembre 2020

5.1. IL CAMBIAMENTO RIVOLUZIONARIO DELLA VITA QUOTIDIANA

«Finirà per sempre la prostituzione. Questa vergogna la dobbiamo al sistema economico oggi in vigore, all'esistenza della proprietà privata. Quando sparirà per sempre la proprietà privata sparirà il commercio della donna. Quindi le donne della classe lavoratrice possono smetterla di preoccuparsi, per la scomparsa della famiglia come è attualmente costituita. Sarebbe molto meglio salutare con gioia l'aurora della nuova società, che libererà la donna dalla servitù domestica, che la allevierà dal peso della maternità, una società in cui, finalmente, vedremo sparire la più terribile delle maledizioni che pesano sulla donna: la prostituzione». (Aleksandra Kollontaj)45
Al fine di comprendere meglio il pensiero di questa grande rivoluzionaria e femminista, ma anche per mettere maggiormente a fuoco l'enorme rivoluzione messa in atto sotto ogni aspetto (anche a livello culturale) dal nascente regime socialista, riportiamo ora un discorso tenuto da Aleksandra Kollontaj nel 1921, nell'ambito delle Conferenze all'università di Sverdlov sulla liberazione della donna46. Il testo è interessante non solo perché mostra come la gran parte delle rivendicazioni femministe che verranno poste dagli anni 1960 sono già qui presenti, ma anche perché paradossalmente molti di tali insegnamenti sono stati dimenticati e rimanendo le problematiche poste presenti tutt'oggi, resta imprescindibile ricollegare tali questioni con la questione di classe posta dalla struttura socio-economica dominante:
«Il lavoro obbligatorio per tutti è una componente molto importante del nuovo metodo di produzione ed abbiamo anche già dimostrato come la situazione della donna si sia modificata profondamente, grazie al lavoro obbligatorio. Oggi, analizzeremo il ruolo che ha giocato il nuovo sistema economico nella vita quotidiana, nelle abitudini, nella coscienza e nelle speranze delle persone ed analizzeremo anche le idee che sottendono a questo sistema economico, gettando così le fondamenta della società comunista. Chiunque sappia vedere ed osservare, riconosce che la vita quotidiana si è modificata profondamente. Durante gli ultimi quattro anni, la nostra repubblica operaia ha estirpato le radici stesse dell'asservimento secolare della donna. Il nostro governo sovietico mobilita le donne per la produzione e si sforza di riorganizzare la loro vita su basi interamente nuove. Si assiste alla nascita dovunque di comportamenti, di tradizioni, di punti di vista e di concezioni collettivistiche che preparano alla futura società comunista.
Una delle basi del sistema di produzione comunista, è la riorganizzazione del consumo. La regolamentazione del settore del consumo, secondo i principi comunisti, non deve limitarsi a soddisfare i bisogni dei consumatori o ripartire uniformemente le ricchezze del paese. Fin dall'autunno del 1918, abbiamo adottato in tutte le città il principio delle mense pubbliche. Le mense municipali ed i pasti gratuiti per i bambini e gli adolescenti hanno soppiantato l'economia familiare. Lo sviluppo e l'applicazione delle nostre mense pubbliche all'intera società sono rallentate purtroppo dalla nostra povertà e dalla mancanza di prodotti alimentari. Ma il principio del sistema di alimentazione collettiva è ormai entrato nella pratica e noi pianifichiamo i centri di rifornimento, anche se ci mancano ancora i viveri sufficienti per organizzare una distribuzione più razionale, pianificata e centralizzata. Gli Stati imperialistici hanno imposto al nostro paese impoverito un blocco ostinato ed efficace, impedendo la consegna dei prodotti da altri stati, prodotti di cui abbiamo bisogno e con cui potremmo assicurare la distribuzione collettiva. Ora, a dispetto di queste difficoltà, le mense pubbliche sono diventate indispensabili nella vita quotidiana della popolazione delle città e ciò, nonostante l'insufficienza e la cattiva qualità dei pasti. I prodotti alimentari non solo sono insufficienti, ma sono utilizzati male. Tuttavia, durante gli anni 1919-1920, quasi il 90% della popolazione di San Pietroburgo ed il 60% degli abitanti di Mosca frequentavano regolarmente le mense. Nel 1920, dodici milioni di cittadini, bambini compresi, hanno pranzato nelle mense pubbliche.
Va da sé che già solo per questo motivo la “vita quotidiana” delle donne ha subito modificazioni. La cucina, che ancor più asserviva la donna con figli, ha cessato di essere una condizione necessaria all'esistenza della famiglia. Senza dubbio, la cellula familiare gioca ancora un ruolo importante durante questo periodo di transizione e sarà così finché il comunismo resterà un obiettivo lontano, fino a quando le norme di comportamento borghese non saranno eliminate completamente e le basi dell'economia nazionale non saranno modificate radicalmente. Ma, nello stesso periodo di transizione, il focolare domestico comincia a perdere il suo posto d'onore. Appena saremo riusciti a soffocare la nostra povertà e la nostra fame ed avremo fermato il crollo generale delle forze produttive, ci prodigheremo a migliorare la qualità delle mense pubbliche e la cucina familiare non sarà più ridotta ad appoggio e supplemento della cucina collettiva. Perché la lavoratrice comincia già a rendersi conto del tempo che risparmia grazie ai pasti tutti pronti della mensa e se si lamenta ancora delle mense, lo fa contro l'insufficienza ed il basso valore nutritivo dei pasti che attualmente sono distribuiti. Ed è, volente o nolente, costretta a cucinare dei pasti supplementari. Se la qualità dei pasti fosse superiore, poche donne tornerebbero ai loro fornelli. Nella società borghese, la donna utilizzava la sua arte culinaria per offrire il pranzo al suo sposo, per nutrirlo, perché lui deve nutrire. Nello stato operaio la donna è riconosciuta come persona indipendente e cittadina ed è difficile immaginare che esistano da noi donne che si prestino ad affaccendarsi ai fornelli per ore, per piacere a loro marito.
Dobbiamo prodigarci a rieducare gli uomini in modo tale che imparano ad amare e ad apprezzare la loro donna non per i suoi talenti culinari, ma per la sua personalità e le sue qualità umane. Nella storia della donna la “separazione della cucina dal matrimonio” è una grande riforma, non meno importante della separazione della chiesa dallo stato. Tuttavia, nella pratica, questa separazione non è ancora avvenuta, ma fin dai primi mesi dopo la Rivoluzione, la nostra repubblica operaia ha cominciato ad organizzare le mense pubbliche. Queste mense, contrariamente all'economia domestica familiare e privata, sono un'installazione economica e razionale, che necessita di meno fatica, meno combustibile e meno prodotti alimentari. Queste esperienze pratiche sono per noi estremamente importanti e ci permettono di elaborare la linea generale di sviluppo della nostra futura politica economica. Peraltro, l'aggravamento della situazione economica ha reso più pressante la necessità di organizzare queste mense.
Le condizioni di vita ed il grado della coscienza delle donne sono influenzate naturalmente anche dalle nuove condizioni degli alloggi. In nessuno paese ci sono tanti “focolari comunitari” come nella nostra repubblica operaia. L'alloggio comunitario, la casa collettiva per famiglie ed anche per donne sole, sono largamente diffuse da noi. Chiunque aspira ad installarsi in una casa comune, del resto. Non è evidentemente per il “principio” o per convinzione (come i fourieristi della prima metà del XIX secolo che, sotto l'influenza delle idee socialiste di Fourier, organizzavano i falansteri) ma semplicemente perché è molto più facile e più comodo vivere in una casa comune piuttosto che in un alloggio privato. Le comuni ottengono legna ed elettricità a sufficienza; nella maggior parte di di esse, esiste una cucina comunitaria ed un distillatore d'acqua. I lavori di pulizia sono eseguiti dalle donne delle pulizie salariate. In certe comunità, c'è una lavanderia centrale, un asilo nido, una scuola materna. Come la crisi generale dell'economia nazionale si fa sentire, appena il combustibile diminuisce e l'acqua rischia il razionamento, ci sono sempre più persone che si aggregano in una casa comune. Le liste di attesa per i “focolari comunitari” si estendono senza tregua e gli abitanti delle comuni sono invidiati dagli abitanti degli alloggi privati. Certo, le case comunitarie sono ancora lontano dall'avere soppiantato gli alloggi privati e la grande maggioranza dei cittadini deve continuare a vivere sotto il regime dell'economia domestica e nelle cellule familiari isolate. Ma noi abbiamo deciso di sovrastare le norme sociali della vita della famiglia tradizionale. Se sotto la pressione delle condizioni economiche difficili non solo le persone sole, ma anche le famiglie vogliono installarsi nei “focolari comunitari”, ci preme allora che le comuni godano fin da ora e per le molte ragioni, della soddisfazione di numerosi cittadini.
Appena la produzione avrà preso il suo sviluppo e i “focolari comunitari” saranno migliorati, sosterranno senza problemi la concorrenza con l'economia familiare privata, dove le forze del lavoro femminile sono dilapidate. A mano a mano sempre più donne sono coscienti dei vantaggi che presenta la vita in comunità, soprattutto quelle a cui pesa il doppio carico del lavoro e della famiglia. È proprio alle donne che esercitano un'attività professionale che la vita in comunità porta aiuto e sollievo senza paragoni. La cucina comune, la lavanderia centrale, l'approvvigionamento assicurato del combustibile, acqua calda ed in elettricità, così come il lavoro delle donne delle pulizie salariate, risparmia a queste donne tutte queste faccende. Ogni donna che lavora non dovrebbe augurarsi altro che le case comunitarie si moltiplichino, per porre fine così al lavoro domestico estenuante ed improduttivo in cui è stata finora confinata.
Resta beninteso l'esistenza di donne che continuano ad aggrapparsi ostinatamente al passato. Come chi vuole dedicare allo “sposo” l'esistenza intera esclusivamente ai fornelli. Anche nelle case comuni, queste donne mantenute - spesso anche spose di lavoratori - trovano il modo di dedicare la loro vita all'arte culinaria. Ma, con l'instaurazione definitiva del metodo di produzione comunista, questi esseri sfruttati saranno condannati storicamente a sparire. L'esperienza di questi ultimi anni della Rivoluzione conferma che le case comuni rappresentano non solo la soluzione più razionale alla domanda dell'alloggio, ma facilitano insindacabilmente la vita delle donne che lavorano. Nel periodo di transizione attuale, le donne che vivono in comune dispongono già di più di tempo per occuparsi della loro famiglia e del loro mestiere. L'economia familiare individuale sparirà necessariamente, come aumenterà il numero dei “focolari comunitari” che dispongono di unità individuali pianificate secondo il gusto di ciascuno. Ed insieme a questa scomparsa, quella della famiglia borghese. Avendo smesso di essere un'unità economica della società capitalista, la famiglia non potrà esistere più sotto la forma attuale. Questa affermazione non minaccia tuttavia troppo i sostenitori della famiglia borghese, né l'economia individuale, ripiegata su se stessa. In questo periodo di transizione dal capitalismo al comunismo, nell'epoca dunque della dittatura del proletariato, una lotta violenta ed aspra è cominciata tra il consumo collettivo e l'economia familiare privata. Resta molto da fare in questo campo. Le forme di economia collettiva non riusciranno ad imporsi se la parte della popolazione direttamente coinvolta - le nostre donne lavoratrici - non partecipa attivamente al cambiamento. Sebbene i dati statistici della nostra repubblica siano ancora scarsi riguardo agli alloggi, le notizie di cui disponiamo su Mosca bastano ampiamente per permetterci di affermare l'importanza del ruolo sociale delle case comuni nelle grandi città. Così, nel 1920 a Mosca, su 23000 case, si contavano quasi 9000 foyers o case comuni, vicino al 40%.
Fin dai primi anni della sua esistenza, la repubblica dei Soviet ha creato le condizioni necessarie per liberare, lentamente, ma sicuramente, la donna dai compiti domestici. La diminuzione dell'importanza del lavoro improduttivo nell'economia domestica da parte della donna, è solamente un aspetto della problematica generale, perché la donna è anche responsabile dell'istruzione e della custodia dei bambini. Anche questo compito impegnativo inchioda la donna alla casa e l'asservisce alla famiglia. Ma, per la sua politica, il governo dei Soviet protegge la funzione sociale della maternità ed alleggerisce notevolmente la donna dal fardello dell'educazione dei bambini, riconducendolo alla collettività. Nella ricerca dei nuovi stili di vita proletari, la Repubblica Sovietica ha commesso degli errori inevitabili e ha dovuto più di una volta modificare e correggere la sua linea politica. Ma nel campo della protezione materna e della protezione del lavoro delle donne, la nostra repubblica operaia ha scelto una sola via. Ed è proprio qui che si avvera oggi, una grande e profonda rivoluzione delle tradizioni e delle opinioni perché, da una parte, abbiamo eliminato la proprietà privata dei mezzi di produzione e dall'altra, abbiamo costruito politiche famigliari in funzione dell'industrializzazione del nostro paese. Siamo riusciti senza dubbio a risolvere il problema più grande, irrisolto nella società capitalista. Così, abbiamo affrontato il problema della protezione in stretta connessione con le attività economiche più importanti: lo sviluppo delle forze produttive del paese, la riconversione e l'espansione della produzione. Per realizzare questa ricostruzione economica, bisogna liberare la forza lavoro potenziale dal lavoro improduttivo ed utilizzare razionalmente le riserve di manodopera disponibili. Questo anche perché dobbiamo badare particolarmente alle generazioni future per garantire l'esistenza della nostra repubblica operaia. Il governo apre delle prospettive assolutamente nuove attualmente. Se le accettiamo, dobbiamo accettare che i problemi dell'emancipazione della donna e della maternità si risolveranno da soli.
La cura e l'educazione delle future generazioni non sono più dei compiti privati e familiari, sono ricondotte allo stato e alla società, d'ora in poi. La madre deve essere assicurata non solo in quanto donna, ma anche perché dovendo lo stato operaio risolvere in questo periodo di transizione dei compiti economici importanti, deve liberare le donne dai compiti domestici improduttivi al servizio della famiglia, affinché possano lavorare in modo efficace - compreso l'interesse della famiglia. La salute delle donne deve essere oggetto di attenzioni particolari perché è il solo modo per garantire la crescita normale della nostra repubblica operaia. Nella società borghese, l'antagonismo di classe, il frazionamento della società in cellule familiari private e naturalmente anche il metodo di produzione capitalista impedisce di dare soluzioni al problema della madre. Al contrario, nella repubblica dei Soviet nella quale l'economia familiare privata è subordinata all'economia collettiva pubblica, la soluzione del problema della protezione materna è dettata dalle dinamiche sociali, dalla necessità e dalla vita stessa. Peraltro, la Repubblica Sovietica considera la donna come una forza lavoro viva, potenziale ed attuale. La maternità dunque ha smesso di essere da noi un affare privato, familiare; la funzione materna è una funzione importante sebbene complementare, ma è soprattutto una funzione sociale della donna. La compagna Vera P. Lebedjeva dice su questo argomento: “La madre e il bambino sono un elemento della nostra politica di inclusione delle donne nel processo di lavoro”.
Ma se vogliamo dare alle donne la possibilità di partecipare alla produzione, la collettività deve scaricarle dal pesante fardello legato alla maternità ed evitare così lo sfruttamento di questa funzione naturale per la società. Lavoro e maternità sono compatibili a partire dal momento in cui l'educazione dei bambini smette di essere un compito familiare privato per diventare un'istituzione sociale, un affare dello stato. Il nostro governo dei Soviet si preoccupa della cura e dell'educazione dei bambini. La sezione di protezione della maternità e dell'infanzia, sotto la direzione di Vera P. Lebedjeva, così come il settore dell'educazione sociale, ha assunto questo compito. La madre deve essere scaricata dal fardello della maternità e deve potere approfittare pienamente della relazione col suo bambino. Questo obiettivo è beninteso, ancora lontano dall'essere raggiunto. Nella realizzazione dei nuovi stili di vita proletari che devono liberare le donne dai loro compiti familiari, urtiamo ancora sempre contro lo stesso ostacolo: la povertà economica. Tuttavia, abbiamo messo in opera i fondamenti necessari alla soluzione del problema della maternità ed indicato la via da seguire. Non ci resta adesso che impegnarci risolutamente.
Nell'ultima conferenza, ho presentato le misure sociali e politiche prese a riguardo delle madri. Ma la repubblica operaia non si limita ad assicurare una protezione materiale e finanziaria della maternità. Si sforza innanzitutto di cambiare le condizioni di esistenza delle donne in modo tale che siano pienamente in grado di assumere la loro maternità e peraltro, protegge i bambini prodigando loro le cure necessarie alla salute ed allo sviluppo. Questo perché, fin dall'inizio della Rivoluzione, la nostra dittatura del proletariato ha intrapreso la decisione di organizzare tutto il paese in una stretta rete di organismi di protezione materna e di educazione sociale. Quando fui nominata Commissario del Popolo all'Assistenza Pubblica, la mia prima preoccupazione è stata di lavorare all'elaborazione del decreto sulla protezione materna. È per questo motivo e grazie al commissariato del popolo alla salute che creava una sezione incaricata della protezione delle madri e dei bambini e fondava il “palazzo della maternità”, sotto la direzione energica del compagna Véra P. Lebedjeva, che il sistema di protezione materna ha messo radici ed è sbocciato. Nella Russia zarista, c'erano in tutto sei consultori per le donne incinte. Oggi, se ne contano già più di 200, così come 138 centri per l'allattamento. La maternità non consiste necessariamente nel lavare i pannolini per il proprio bambino, fargli il bagno, cambiarlo ed essere inchiodata alla sua culla. Il nostro principale compito è di sgravare la donna che lavora dalle cure da dare ai bambini dunque: la funzione sociale della maternità consiste innanzitutto nel mettere al mondo dei bambini. Questo anche perché la nostra società proletaria garantisce alle donne incinte le condizioni più favorevoli al parto. La donna, da parte sua, deve osservare le regole di igiene prescritte e deve ricordarsi che durante i nove mesi di gravidanza smette in un certo modo di appartenersi ed è tutto sommato al servizio della collettività ed il suo corpo “produce” un nuovo membro per la repubblica operaia.
Un altro dovere della donna che consegue alla funzione sociale della maternità è di allattare lei stessa il suo bambino. La donna che ha nutrito il suo bambino al seno ha assolto verso lui il suo dovere sociale. Le altre cure che richiede la maternità possono allora essere date in carico dalla collettività. Tuttavia, l'istinto materno non deve essere represso. Ma perché la madre dovrebbe dispensare unicamente le sue cure ed il suo amore al proprio bambino? Non varrebbe la pena che le madri utilizzassero questo prezioso istinto in modo più intelligente, rivolgendolo, per esempio, a tutti i bambini che hanno bisogno di amore e di tenerezza? La parola d'ordine: “Sii madre non solo per il tuo bambino, ma per tutti i bambini degli operai e dei contadini” deve insegnare alle donne lavoratrici un nuovo modo di vedere la maternità. Si può accettare, per esempio, che una madre, forse anche comunista, rifiuti il suo seno ad un bambino che non ha latte di cui nutrirsi? L'umanità futura, con sentimenti e concezioni comuniste, sarà un giorno completamente estranea al comportamento egoista ed antisociale, come lo siamo noi quando leggiamo di donne delle tribù primitive che, pur amando i propri bambini, sono capaci di uccidere i bambini di una tribù straniera. E poi possiamo ammettere che una madre privi semplicemente il proprio bambino del latte del suo seno perché la maternità è per lei un carico troppo pesante? In Unione Sovietica, ahimè! il numero dei bambini abbandonati dai loro genitori non smette di crescere. Questi sono i fenomeni che siamo obbligati ad affrontare per risolvere in modo soddisfacente il problema della maternità. Ancora non siamo giunti a ciò. Nel difficile periodo di transizione che viviamo, le centinaia di migliaia di donne sono prostrate da un doppio fardello: il lavoro salariato e la maternità.
Non ci sono abbastanza foyers, asini nido per bambini, scuole materne, ed i sussidi attribuiti alle madri, non stanno al passo della crescita dei prezzi del mercato libero. Queste condizioni conducono le donne lavoratrici a temere il fardello della maternità e ad “abbandonare” i loro bambini allo stato. Ma l'incremento del numero dei bambini abbandonati significa anche che le donne non sempre hanno compreso che la maternità non è solamente un affare privato, ma che è innanzitutto un dovere sociale. Si dovrà lavorare con le donne e si dovrà prestare particolare attenzione a questo problema spiegando ai lavoratori del settore, imprenditori e lavoratori agricoli i doveri causati dalla maternità nella nostra repubblica. Nel frattempo si rafforzerà la rete per la madre e verrà migliorato il sistema di educazione sociale. Se le madri potranno facilmente conciliare lavoro e maternità, ci saranno meno bambini abbandonati. Parallelamente, bisognerà rinforzare la rete per la protezione materna e migliorare il sistema di educazione sociale. Più le madri potranno conciliare facilmente il lavoro e la maternità, meno ci saranno bambini abbandonati. Abbiamo appena detto che la maternità non significa affatto che il bambino debba restare costantemente vicino a sua madre, né che questo sia l'unico a cui lei si debba dedicare per l'educazione fisica e morale. Ma, il dovere della madre verso il bambino è anche di procurare le migliori condizioni alla sua crescita ed al suo sviluppo. Nella classe della società borghese, trovo bambini più sani e più svegli? Nelle classi più avvantaggiate si, ma in nessun caso nella classe dei poveri. A che cosa è dovuto ciò? Al fatto che le madri borghesi si dedicano interamente all'educazione dei loro bambini? Assolutamente no. Le madri borghesi scaricano volentieri la cura dei loro bambini su quelle salariate: nutrici, governanti. Solamente nelle famiglie povere le madri sono le uniche a sopportare tutto il peso della maternità. La maggior parte del tempo i loro bambini sono affidati a stessi ed alla strada che diventa il loro unico educatore. Nella classe operaia ed in generale, negli strati poveri della popolazione dei paesi borghesi i bambini restano vicino alla loro madre, ma muoiono come le mosche; per quel che riguarda un'educazione che merita questo nome, non se ne parla nemmeno. Nella società borghese, una madre cosciente e progressista si sforza di mettere a disposizione una parte dei sue compiti educatrici alla società: manda il suo bambino all'asilo nido, alla scuola, in colonia estiva. Una madre cosciente comprende naturalmente che l'educazione sociale può portare al bambino qualche cosa che non può essere sostituito dal solo amore materno. Nella società borghese, le classi abbienti accordano un grande valore all'educazione dei loro bambini che affidano alle bambinaie, alle maestre da asilo, ai medici e pedagoghi specializzati. Delle persone salariate hanno sostituito la madre nelle cure fisiche e nell'educazione morale. Queste madri hanno conservato in effetti, solamente un obbligo naturale ed inevitabile, mettere i loro bambini al mondo.
La Repubblica sovietica non strappa beninteso, con la forza i bambini alla loro madre, come i paesi borghesi affermano nella loro propaganda per descrivere gli orrori del “regime bolscevico”. Ma si sforza di creare delle istituzioni nelle quali non solo i bambini delle donne ricche, ma anche i bambini di tutte le donne possono crescere in condizioni normali e sane. Mentre le donne borghesi riversano la cura dei loro bambini sulle forza lavoro salariata, la repubblica dei Soviet vuole arrivare a ciò che ogni madre, operaia o contadina, aspira: poter andare al suo lavoro a cuor leggero, sapendo che i suoi bambini sono in buone mani al nido, all'asilo o a scuola. Queste istituzioni sociali aperte a tutti i bambini sotto sedici anni sono le condizioni necessarie per l'avvento dell'uomo nuovo. In questo ambiente naturale, pedagoghi e medici si prendono cura dei bambini spesso aiutati dalle loro stesse madri presenti nei nidi. Fin dalla loro piccola infanzia, i bambini cresciuti nei nidi e nelle scuole materne sviluppano dei caratteri e delle abitudini necessarie all'avvento del comunismo. I bambini che crescono in queste situazioni saranno di molto più attivi nel vivere in una comunità di lavoratori, di quelli in cui l'infanzia è trascorsa nella stretta sfera familiare. Vedete voi stessi i bambini che, fin dai primi anni della Rivoluzione, hanno frequentato i nidi e le case dei bambini. Questi sono bambini che hanno beneficiato di istruzione e di amorevole cura della propria classe. Questi bambini hanno acquistato un comportamento di “gruppo”, pensano ed agiscono in modo collettivistico. Piccola scena abituale in una casa di bambini: un ultimo arrivato non vuole prendere parte alle attività del suo gruppo. Gli altri bambini si radunano intorno a lui e tentano di convincerlo. L'ambiente è particolarmente agitato. “Non puoi aiutare proprio a pulire e a sistemare quando il nostro gruppo è di servizio? Non vuoi andare in passeggiata, quando tutto il nostro gruppo l'ha deciso? Sei obbligato veramente a fare tutto questo rumore, quando tutto il nostro gruppo si riposa?” Nei bambini, il senso della proprietà non esiste: “Da noi, non c'è tuo e mio, tutto è per tutti”, spiega con un'aria seria un ragazzino di quattro anni ad una bambina della stessa età. Un'altra regola fondamentale della vita di questi bambini è quella di proteggere gli oggetti che appartengono al gruppo ed essi sono pronti ad intervenire appena viene distrutto un bene comune della casa dei bambini. Ma ritorniamo ancora una volta al ruolo dalle madri.
La Repubblica sovietica ha creato dovunque, dove il bisogno si faceva sentire, degli asili per madri, ciò per proteggere la salute delle donne in quanto madri delle generazioni future. Nel 1921, c'erano 135 asili che permettevano alle ragazze madri di trovare un rifugio nel periodo più difficile della loro vita. Ma queste case sono anche aperte alle donne sposate che possono così sfuggire alla vita di famiglia e dalle sue innumerevoli preoccupazioni, durante gli ultimi mesi della loro gravidanza ed i primi mesi della vita del loro bambino. Durante le prime settimane dopo la nascita - le più importanti - la madre si potrà così occupare esclusivamente della cura del proprio bambino e contemporaneamente riposare. Più tardi, la presenza costante della madre vicino al bambino conterà molto meno. Ma sembra che, durante le prime settimane dopo la nascita, esista ancora un tipo di legame fisiologico estremamente forte tra la madre ed i bambini e quindi sarebbe nocivo dividerli. Non siete probabilmente a conoscenza del fatto che questi asili per donne, case materne, sono prese da assalto dalle donne celibi e dalle stesse donne sposate, per la semplice ragione che qui vengono curate correttamente e trovano il riposo necessario. Non è dunque assolutamente necessario fare della propaganda contro le case materne. La nostra povertà materiale ed il caos attuale in cui si trova immersa la Russia non ci permette, ahimè! di costruire altre case di questo tipo coprendo così tutta la repubblica operaia di queste vere “stazioni di soccorso” per le donne lavoratrici. Praticamente nelle campagne non c'è nessuna casa materna. Le contadine sono lasciate in generale al loro destino, niente è stato organizzato praticamente ancora per esse, eccetto i giardini estivi per i bambini. Questi ultimi permettono alle contadine di partecipare ai lavori dei campi, senza che i bambini possano patirne. Nel 1921, ci furono 689 giardini estivi per 32.180 bambini. Nelle città ci sono a disposizione delle operaie e delle impiegate nidi ed asili sul luogo di lavoro e ancora nidi ed asili di quartiere. Inutile sottolineare che queste istituzioni portano alle donne che lavorano un sollievo considerevole. La nostra più grande preoccupazione è che non ne abbiamo abbastanza. Riusciamo attualmente, appena a coprire il 10% dei bisogni reali. Per sgravare efficacemente le madri dalle preoccupazioni opprimenti legate alla maternità, la rete di educazione sociale dovrebbe comprendere altri nidi e scuole materne, scuole per i bambini di tre a sette anni e per gli altri bambini in età scolare, club di bambini, case della gioventù e colonie estive. In queste istituzioni, i bambini sono nutriti gratuitamente.
La compagna Vera Velečkina fu una pioniera particolarmente attiva in questo campo e vi dedicò la vita. La sua azione, all'epoca dei duri anni della guerra civile, ci ha aiutati salvando numerosi bambini di proletari dall'inedia e dalla morte. Questi bambini ricevettero delle razioni di latte supplementare e i più bisognosi, dei vestiti e delle scarpe. Ma queste istituzioni sociali sono insufficienti e noi non siamo riusciti che a raggiungere una piccola parte dalla popolazione. Tuttavia, non ci si può rimproverare di avere scelto una via sbagliata, perché è giusto alleggerire i genitori del pesante compito di allevare i bambini. La nostra maggiore incapacità viene piuttosto della nostra grande povertà che non ci permette di applicare interamente il programma del governo dei Soviet. Ma la direzione che abbiamo intrapreso per risolvere il problema della maternità è giusta e solo lo stato delle nostre risorse fa da ostacolo alla sua realizzazione. Per il momento i nostri tentativi sono stati modesti. Tuttavia sono stati coronati già dal successo, perché hanno rivoluzionato lo stile di vita familiare e portato un cambiamento radicale nelle relazioni tra i sessi. […] La repubblica dei Soviet deve badare che la forza di lavoro della donna non sia assorbita da un lavoro improduttivo, come la cura della casa e la cura dei bambini, ma che sia adoperata in modo giusto per la produzione delle nostre ricchezze sociali. In più, la società deve proteggere gli interessi e la salute delle madri e dei bambini, per permettere alle donne di conciliare maternità e la vita professionale. Il governo dei Soviet si sforza anche di procurare dei rifugi sicuri alle donne che vogliono separarsi dal loro marito e non sanno dove andare coi loro bambini. Non appartengono ai filantropi ed alla loro carità umiliante, ma allo Stato operaio a cui compete venire in aiuto alle donne in difficoltà ed ai loro bambini. Sono i suoi propri compagni di classe che lavorano per l'edificazione del socialismo, gli operai ed i contadini che devono sforzarsi di alleggerire la donna dal fardello della maternità. Perché la donna che lavora uguale all'uomo per il ristabilimento dell'economia ed ha partecipato alla guerra civile, ha diritto di esigere dalla collettività la presa in carico, nel momento in cui lo mette al mondo, di un futuro membro della società. Nel periodo di transizione attuale, la donna si trova collocata in una situazione particolarmente difficile, perché non esistono ancora nella Russia Sovietica che 524 istituzioni materne.
Queste istituzioni sociali sono evidentemente nettamente insufficienti. Questo è perché il partito ed il governo dei Soviet devono accordarsi su di un'attenzione doppia al problema della maternità ed ai mezzi per risolverlo. La sua risoluzione pratica beneficerà non solo le donne, ma anche tutta la nostra produzione e l'insieme dell'economia nazionale.
Alla fine di questa conferenza, aggiungiamo alcune parole su un argomento strettamente legato al problema della maternità: l'atteggiamento del repubblica sovietica rispetto all'aborto. Per la legge del 18 novembre 1920, l'interruzione della gravidanza è legalizzata. Soffriamo naturalmente altrove ed in Russia, di una penuria di forza di lavoro, che manca. Il nostro paese non è un paese sovrappopolato, ma sottopopolato e la nostra forza lavoro è contata. Come abbiamo allora potuto legalizzare l'aborto in tali condizioni? Perché il proletariato non ama praticare una politica di menzogna e di ipocrisia. Affinché le condizioni di vita resteranno precarie, le donne continueranno ad abortire. Lasciamo da parte le donne borghesi che hanno generalmente altre ragioni per abortire: per evitare di dividere l'eredità, per timore delle sofferenze della maternità, per non rovinare il proprio profilo, per incapacità a rinunciare ad una vita di piacere breve, per comodità e per egoismo. L'aborto esiste in tutti i paesi e nessuna legge fino ad oggi è riuscita ad estirparlo. Le donne trovano sempre una via d'uscita, ma il ricorso alla clandestinità distrugge la loro salute, le mette in condizione di essere a carico dello stato e diminuisce, in fin dei conti, il serbatoio di forza lavoro. Un aborto fatto da un chirurgo nelle condizioni normali è molto meno pericoloso per la donna e lei può riprendersi più velocemente per la produzione. Il governo sovietico è cosciente che l'aborto sparirà solamente quando la Russia disporrà di una vasta rete di istituzioni di protezione materna e di educazione sociale. È anche cosciente che la maternità è un dovere sociale. Ecco perché abbiamo legalizzato la pratica dell'aborto che si svolge d'ora in poi negli ospedali ed in condizioni igieniche soddisfacenti. Un altro compito della repubblica operaia è di irrobustire nelle donne l'istinto materno, da una parte creando delle istituzioni di protezione materna e dall'altra rendendo la maternità compatibile col lavoro per la collettività, eliminando così la necessità dell'aborto. Questo è il modo in cui abbiamo affrontato la soluzione di questo problema che si pone ancora, in ogni sua ampiezza, anche per le donne degli stati borghesi. Le donne degli stati borghesi lottano con accanimento contro il doppio sfruttamento conseguenza di questo terribile periodo di dopoguerra: il lavoro salariato e la maternità al servizio del capitale. Nello stato operaio, al contrario, le operaie e le contadine hanno eliminato i vecchi stili di vita che avevano ridotto le donne alla schiavitù. Le donne, con la loro partecipazione al Partito comunista, hanno contribuito ad edificare le basi di una vita interamente nuova. Ma il problema potrà essere risolto definitivamente solamente quando il lavoro delle donne sarà stato integrato completamente nella nostra economia nazionale. Nella società borghese, in compenso, dove l'economia domestica compressa all'interno dello stretto ambito famigliare, completa il sistema economico capitalista, le donne non hanno alcuna chance. La liberazione della donna può compiersi solo tramite una trasformazione radicale della vita quotidiana. E la vita quotidiana potrà essere modificata unicamente da un rinnovamento profondo dei processi di produzione, edificato sulle basi dell'economia comunista. Noi siamo oggi testimoni di questa rivoluzione nella vita quotidiana e quindi la pratica di liberazione delle donne è diventata parte integrante della nostra vita».
45. A. Kollontaj, Il comunismo e la famiglia, 1921, disponibile su https://www.marxists.org/italiano/Kollontaj/comunismo-famiglia.htm.
46. A. Kollontaj, La dittatura del proletariato: il cambiamento rivoluzionario della vita quotidiana, Conferenze all'università di Sverdlov sulla liberazione della donna – 12° Conferenza, 1921; disponibile su https://www.marxists.org/italiano/Kollontaj/conferenza.htm.