23 Ottobre 2020

5.1. LE CRITICHE ALLA COSTITUZIONE E LE RISPOSTE DI STALIN

La Costituzione del 1936 ricevette svariate critiche in Occidente. Lasciamo spazio alle parole dello stesso Stalin che le riassume, presentandole nei loro contenuti essenziali e vi risponde direttamente nel Rapporto presentato all'VIII congresso straordinario dei Soviet dell'URSS, tenutosi il 25 novembre 1936137:
«I primi indizi di reazione della stampa straniera al progetto di Costituzione si sono espressi in una tendenza ben determinata a fare il silenzio attorno al progetto di Costituzione. Mi riferisco in questo caso alla stampa più reazionaria, fascista. Questo gruppo di critici ha ritenuto fosse meglio far semplicemente il silenzio attorno al progetto di Costituzione, presentare le cose come se un progetto non ci fosse mai stato e non ci fosse al mondo. Si potrebbe dire che il silenzio non è una critica. Ma non è vero. La congiura del silenzio come mezzo particolare di ignorare i fatti, è pure una forma di critica, stupida e ridicola, è vero, ma nondimeno una forma di critica. Ma con la congiura del silenzio non hanno avuto successo. In fin dei conti, sono stati costretti ad aprir la valvola e comunicare al mondo che, per quanto la cosa possa far dispiacere, il progetto di Costituzione dell'URSS esiste, purtroppo, e non solo esiste, ma incomincia anche a esercitare un'influenza perniciosa sui cervelli. E non poteva accadere altrimenti, perché esiste pure nel mondo un'opinione pubblica, esistono dei lettori, degli uomini viventi, i quali vogliono conoscere la verità dei fatti; e tenerli a lungo nelle morse dell'inganno non è assolutamente possibile. Con la frode non si va lontano...
Il secondo gruppo di critici riconosce che, effettivamente, esiste nel mondo un progetto di Costituzione, ma ritiene che il progetto non presenti un grande interesse, perché esso sarebbe, in sostanza, non un progetto di Costituzione, ma un pezzo di carta, una vuota promessa, fatta allo scopo di compiere una certa manovra e d'ingannare la gente; e aggiungono che un miglior progetto l'URSS non poteva darlo, del resto, perché l'URSS stessa non è uno Stato, ma in tutto e per tutto una semplice espressione geografica, e siccome non è uno Stato, per questo la sua Costituzione non può essere una vera Costituzione. […] Che cosa si può dire di questi critici, con licenza parlando? In uno dei suoi racconti il grande scrittore russo Stcedrin presenta un tipo di burocrate dalla testa dura, molto limitato e ottuso, ma sicuro di sé, zelante fino all'eccesso. Dopo avere, nella regione a lui “confidata”, fatto regnare “l'ordine e il silenzio” sterminando migliaia di abitanti e bruciando decine di città, questo burocrate si guarda attorno e scorge all'orizzonte l'America, paese, naturalmente, poco conosciuto, dove esistono, a quanto pare, certe libertà che turbano il popolo, e dove lo Stato viene governato con altri metodi. Il burocrate scorge l'America e monta in furia: Che paese è mai questo? Donde mai è saltato fuori? Che ragione ha di esistere? Naturalmente, lo scoprirono, per caso, alcuni secoli fa, ma non si può dunque far in modo di ricoprirlo di nuovo, e che non se ne senta mai più parlare? E, detto questo, decreta: “Ricoprire di nuovo l'America”! È già da un pezzo che l'URSS è un pruno negli occhi di questi signori. Da diciannove anni l'URSS si erge come un faro, infondendo nella classe operaia di tutto il mondo l'aspirazione alla libertà e provocando il furore dei nemici della classe operaia. Ed ecco che questa URSS, a quanto pare, non si accontenta di esistere semplicemente, ma si sviluppa anche, e non solo si sviluppa, ma prospera, e non solo prospera, ma redige persino un progetto di nuova Costituzione, progetto che esalta gli spiriti, che infonde nuove speranze alle classi oppresse. […] Che paese è questo, urlano essi, che ragione ha di esistere? E se lo hanno scoperto nell'ottobre 1917, perché non si può ricoprirlo di nuovo, e che non se ne senta mai più parlare? E detto questo, decretano: -Ricoprire di nuovo l'URSS, proclamare ai quattro venti che l'URSS, come Stato, non esiste, che l'URSS non è niente altro che una semplice espressione geografica! […]
Il terzo gruppo di critici non è alieno dal riconoscere certi meriti al progetto di Costituzione; lo considera un fenomeno positivo, ma, vedete, dubita molto che parecchie delle sue disposizioni possano essere tradotte in atto, perché è convinto che queste disposizioni sono, in generale, irrealizzabili e devono restare sulla carta. Sono, per dirla senza asprezza, degli scettici. Di questi scettici ve ne sono in tutti i paesi. Bisogna dire che non è la prima volta che ci incontriamo con essi. Quando i bolscevichi presero il potere, nel 1917, gli scettici dicevano: i bolscevichi, sì, non sono gente cattiva; ma al potere non se la caveranno, faranno fiasco. In realtà, invece, è risultato che non sono i bolscevichi che hanno fatto fiasco, ma gli scettici. Durante la guerra civile e l'intervento straniero, questo gruppo di scettici diceva: il potere sovietico, naturalmente, non è una brutta cosa, ma Denikin e Kolčak, più gli stranieri, finiranno per averne ragione. In realtà, invece, è risultato che anche qui gli scettici avevano fatto male i loro conti. Allorché il potere sovietico pubblicò il primo piano quinquennale, gli scettici di nuovo comparvero sulla scena, dicendo: il piano quinquennale, evidentemente, è una bella cosa; ma è ben difficile sia realizzabile; è probabile che i bolscevichi non se la caveranno con il piano quinquennale. I fatti, invece, hanno dimostrato che gli scettici, ancora una volta, non l'avevano imbroccata: il piano quinquennale è stato realizzato in quattro anni. Lo stesso si deve dire del progetto della nuova Costituzione e della critica che ne fanno gli scettici. Il progetto era appena pubblicato, che questo gruppo di critici è ricomparso sulla scena con il suo lugubre scetticismo, coi suoi dubbi circa la possibilità di realizzare alcune disposizioni della Costituzione. Non c'è nessuna ragione di dubitare che anche in questo caso gli scettici faranno fiasco, che faranno fiasco adesso come hanno fatto fiasco più di una volta nel passato.
Il quarto gruppo di critici, attaccando il progetto della nuova Costituzione, lo caratterizza come uno “scarto a destra”, come una “rinuncia alla dittatura del proletariato”, come la “liquidazione del regime bolscevico”. “I bolscevichi sono scivolati a destra, è un fatto”, — dicono essi in toni diversi. […] Che cosa si può dire di questi critici, con licenza parlando? Se l'allargamento della base della dittatura della classe operaia, e la trasformazione della dittatura in un sistema più agile, e quindi, più potente di direzione politica della società, vengono interpretati da costoro non come un rafforzamento della dittatura della classe operaia, ma come un indebolimento di essa, o perfino come una rinuncia ad essa, allora è lecito domandare: ma sanno, in generale, questi signori, che cosa è la dittatura della classe operaia? Se la sanzione legislativa della vittoria del socialismo, la sanzione legislativa dei successi dell'industrializzazione, della collettivizzazione e della democratizzazione vengono chiamate da costoro “scarto a destra”, allora è lecito domandare: ma, sanno, in generale, questi signori, che differenza c'è tra la sinistra e la destra? […]
Infine, ancora un gruppo di critici. Se il gruppo precedente accusa il progetto di Costituzione di rinunciare alla dittatura della classe operaia, questo gruppo lo accusa, al contrario, di non cambiare nulla allo “stato di cose esistente nell'URSS, di lasciare intatta la dittatura della classe operaia, di non ammettere la libertà dei partiti politici e di mantenere in vigore l'attuale posizione dirigente del partito dei comunisti nell'URSS”. Questo gruppo di critici considera, inoltre, che l'assenza di libertà per i partiti nell'URSS è un indice di violazione dei principii del democratismo. Debbo riconoscere che il progetto della nuova Costituzione mantiene effettivamente in vigore il regime della dittatura della classe operaia, così come conserva senza modificazioni l'attuale posizione dirigente del Partito comunista dell'URSS. Se gli egregi critici considerano che questa sia una deficienza del progetto di Costituzione, non c'è che da rammaricarsene. Noi, bolscevichi, consideriamo che questo è un merito del progetto di Costituzione. Per quanto concerne la libertà dei diversi partiti politici, noi siamo a questo proposito d'opinione alquanto diversa. Il partito è una parte della classe, la sua avanguardia. Diversi partiti, e quindi, libertà per i partiti, possono esistere soltanto in una società in cui esistono classi antagonistiche, gli interessi delle quali sono ostili e irreconciliabili, in cui esistono, ad esempio, capitalisti e operai, grandi proprietari fondiari e contadini, kulaki e contadini poveri, ecc. Ma nell'URSS non vi sono più classi come le classi dei capitalisti, dei grandi proprietari fondiari, dei kulaki, ecc. Nell'URSS vi sono solo due classi: gli operai e i contadini, i cui interessi non solo non sono ostili, ma al contrario, sono affini. Quindi nell'URSS non vi è terreno per l'esistenza di parecchi partiti, e neanche, di conseguenza, per la libertà di questi partiti. Nell'URSS vi è terreno per un solo partito: il partito comunista. Nell'URSS può esistere un solo partito: il partito dei comunisti, che difende coraggiosamente e fino all'ultimo gl'interessi degli operai e dei contadini. E che esso non difenda male gl'interessi di queste classi è cosa assolutamente fuori dubbio. Parlano di democrazia. Ma che cos'è la democrazia? La democrazia, nei paesi capitalistici, dove esistono delle classi antagonistiche, è, in ultima analisi, la democrazia per i forti, la democrazia per la minoranza abbiente. La democrazia nell'URSS, al contrario, è la democrazia per i lavoratori, vale a dire la democrazia per tutti. Ma da questo deriva che i principii del democratismo non sono violati dal progetto della nuova Costituzione dell'URSS, bensì dalle Costituzioni borghesi. Ecco perché io penso che la Costituzione dell'URSS è nel mondo l'unica Costituzione democratica sino all'ultimo. Così stanno le cose per quanto riguarda i critici borghesi del progetto della nuova Costituzione dell'URSS».
137. Il testo integrale è disponibile in I. V. Stalin, Principi del leninismo, Samonà e Savelli, Città di Castello 1970, pp. 175-200. Il testo corrisponde al capitolo La critica borghese del progetto di Costituzione. Si è qui usata la traduzione messa a disposizione da Associazione Stalin, La Costituzione sovietica del 1936, cit.