27 Gennaio 2023

C.1. DAL PROGRAMMA RIVOLUZIONARIO ALLA NECESSITÀ DELL'ORGANIZZAZIONE

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«I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente. Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare».
(Karl Marx & Friedrich Engels,
da Il Manifesto del Partito Comunista)
La rivoluzione del proletariato non potrà abolire d’un sol tratto la proprietà privata, ma trasformare la società a poco a poco finché sarà creata la massa dei mezzi di produzione a ciò necessaria. Si tratta di instaurare una costituzione democratica (quindi il dominio del proletariato) che servirà ad intaccare la proprietà privata e a garantire l’esistenza al proletariato. I due autori stendono un programma rivoluzionario di riforme radicali del capitalismo. Marx ed Engels ammettono la limitatezza di questi “principi” in quanto sono ben consci che essi sono storicamente determinati e quindi non applicabili in ogni circostanza storica. Tra le misure proposte ci sono comunque molti aspetti che mantengono tuttora una validità politica attualissima:
«– espropriazione graduale dei proprietari fondiari, fabbricanti, proprietari di ferrovie e armatori navali e impiego della rendita per le spese dello Stato;
– limitazione della proprietà privata mediante imposte fortemente progressive, imposte di successione (abolizione del diritto di successione), ecc;
– confisca dei beni e delle proprietà di emigrati e ribelli;
– accentramento del sistema creditizio e della finanza nelle mani dello Stato mediante una banca nazionale con monopolio esclusivo e soppressione di tutte le banche private;
– accentramento di tutti i mezzi di trasporto nelle mani della nazione;
– aumento delle fabbriche nazionali, officine, ferrovie e navi, dissodamento dei terreni incolti;
– proprietà pubblica dell’industria e dell’agricoltura organizzate secondo un piano collettivo che elimini la concorrenza tra gli operai;
– uguale obbligo di lavoro per tutti;
– unificazione dell’esercizio di agricoltura e industria per eliminare l’antagonismo tra città e campagne;
– costruzione di palazzi per abitazioni di comunità di cittadini che esercitano tanto l’industria quanto l’agricoltura (riunendo così i vantaggi tanto della vita cittadina che di quella rurale, senza condividere la unilateralità e gli svantaggi dell’una e dell’altra maniera di vivere);
– demolizione delle abitazioni e dei quartieri malsani e mal costruiti;
– istruzione pubblica e gratuita per tutti i bambini presso istituti pubblici di educazione, eliminazione del lavoro dei bambini e combinazione dell’istruzione con la produzione materiale».
In generale però si pone per il partito comunista la necessità di organizzare un “programma” di rivendicazioni immediate. Il perché lo spiega bene L'ABC del Comunismo, opera di Nikolaj Bucharin & Yevgeni Preobrazenskij:
«Ogni partito persegue determinati obiettivi, sia esso un partito di latifondisti o capitalisti che di operai o contadini. Ogni partito deve avere i suoi obiettivi, altrimenti esso perde il carattere di partito. Se è un partito che rappresenta gli interessi dei latifondisti, esso perseguirà gli obiettivi dei latifondisti: in quale modo si possa mantenere il possesso della terra, tener soggetti i contadini, vendere il grano a prezzi più alti, ottenere prezzi d’affitto superiori, e procurarsi operai agricoli a buon mercato. Un partito di capitalisti, di industriali, avrà ugualmente i suoi propri obiettivi: ottenere mano d’opera a buon mercato, tenere in freno gli operai industriali, cercare nuove clientele alle quali si possa vendere le merci ad alti prezzi, realizzare alti guadagni e a tal fine aumentare le ore di lavoro, e soprattutto creare una situazione che tolga agli operai ogni velleità di aspirare ad un ordinamento sociale nuovo: gli operai debbono vivere nella convinzione che padroni ve ne sono sempre stati e ve ne saranno anche nell’avvenire. Questi gli obiettivi degli industriali. S’intende che gli operai e contadini hanno obiettivi ben diversi, essendo ben diversi i loro interessi. Un vecchio proverbio russo dice: “Ciò che è salutare per il russo, è mortale per il tedesco”. Sarebbe più appropriata la seguente variante: “Ciò che è salutare per l’operaio, è mortale per il latifondista e per il capitalista”. Ciò significa che il lavoratore ha uno scopo, il capitalista un altro, il latifondista un altro. Ma non tutti i proprietari si occupano con assiduità ed accortezza dei loro interessi, e più di uno vive nell’ozio e nei bagordi non curandosi nemmeno di ciò che gli presenta l’amministratore. Ma vi sono anche molti operai e contadini che vivono in questa noncuranza ed apatia. Essi ti dicono: “In un modo o nell’altro si camperà la vita, che m’importa il resto? così hanno vissuto i nostri antenati e così vivremo anche noi”. Questa gente s’infischia di tutto e non comprende nemmeno i suoi propri interessi. Coloro invece che pensano al modo migliore di far valere i propri interessi si organizzano in un partito. Al partito non appartiene quindi l’intera classe, ma soltanto la sua parte migliore, la parte più energica, ed essa guida tutto il rimanente. Al partito dei lavoratori (il partito dei comunisti bolscevichi) aderiscono i migliori operai e contadini. Al partito dei latifondisti e capitalisti […] aderiscono i più energici latifondisti e capitalisti ed i loro servitori: avvocati, professori, ufficiali, generali, ecc. Ogni partito abbraccia quindi la parte più cosciente di quella classe i cui interessi esso rappresenta. Perciò un latifondista o capitalista organizzato in un partito combatterà i suoi contadini od operai con maggiore efficacia di uno non organizzato. Nello stesso modo un operaio organizzato lotterà contro il capitalista o latifondista con maggiore successo di uno non organizzato; e ciò perché egli si è reso conscio degli interessi e delle finalità della classe operaia, e conosce i metodi più efficaci e più rapidi per conseguirli. L’insieme degli obiettivi, cui un partito aspira nella difesa degli interessi della propria classe, forma il programma di questo partito. Nel programma sono formulate le aspirazioni di una data classe. Il programma del partito comunista contiene quindi le aspirazioni degli operai e dei contadini poveri. Il programma è la cosa più importante per ogni partito. Dal programma si può sempre giudicare di chi un dato partito rappresenti gli interessi».
L'esigenza quindi di un partito rivoluzionario avente una precisa ideologia ed un insieme di obiettivi (alcuni transitori e contingenti) è imprescindibile. Lo afferma Lenin: «Il proletariato non ha altro strumento di lotta per il potere all'infuori dell'organizzazione. La forma suprema della sua organizzazione di classe è il Partito».
Lo afferma Mao: «Un partito disciplinato, armato della teoria marxista-leninista, che pratica l'autocritica ed è legato alle masse popolari; un esercito sotto la direzione di tale partito; un fronte unito di tutte le classi rivoluzionarie e di tutti i gruppi rivoluzionari sotto la direzione di tale partito; ecco le tre armi principali con le quali abbiamo sconfitto il nemico».
E l'elenco potrebbe continuare a lungo. Ciò non deve in ogni caso far dimenticare che quello che conta è la presa del potere, come recita ad esempio la Piattaforma dell'Internazionale Comunista approvata al suo primo congresso, nel 1919:
«La conquista del potere politico da parte del proletariato significa l'annientamento del potere politico della borghesia. I più potenti strumenti dell'esercizio del potere da parte della borghesia sono costituiti dalla macchina statale borghese con il suo esercito borghese guidato da ufficiali junker-borghesi, la sua polizia e gendarmeria, i suoi giudici e direttori di carcere, i suoi preti, funzionari, ecc. La conquista del potere politico non significa soltanto un cambiamento della compagine ministeriale, ma l'annientamento dell'apparato statale del nemico, la conquista di una forza effettiva, il disarmo della borghesia, degli ufficiali controrivoluzionari, delle guardie bianche e l'armamento del proletariato, dei soldati rivoluzionari, della guardia rossa operaia; la destituzione di tutti i giudici borghesi e l'insediamento di tribunali proletari; l'abolizione del dominio dei funzionari statali reazionari e la creazione di nuovi organi d'amministrazione proletari. La vittoria del proletariato sta nel distruggere l'organizzazione del potere avversario e nell'organizzazione del potere proletario; sta nella distruzione del meccanismo statale borghese e nella costruzione della macchina statale proletaria. Soltanto dopo che il proletariato si sia conquistato la vittoria e abbia infranto la resistenza della borghesia esso può utilizzare i propri antichi avversari nel nuovo ordine tenendoli sotto controllo e recuperandoli gradualmente all'opera di edificazione comunista».

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