27 Gennaio 2023

C.4. I CRIMINI DELL'IMPERIALISMO

«La borghesia non è in grado di rimanere ancora più a lungo la classe dominante della società e di imporre alla società le condizioni di vita della propria classe come legge regolatrice. Non è capace di dominare, perché non è capace di garantire l'esistenza al proprio schiavo neppure entro la schiavitù, perché è costretta a lasciarlo sprofondare in una situazione nella quale, invece di esser da lui nutrita, essa è costretta a nutrirlo. La società non può vivere più sotto la classe borghese, vale a dire la esistenza della classe borghese non è più compatibile con la società». (Karl Marx)
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Le ricadute dell'imperialismo sono di ogni tipo, ma sono tutte accomunate dal fatto di portare morte e miseria per la gran parte del globo. Sfogliando l'utile e dettagliata opera di K. Werner & H. Weiss, I crimini delle multinazionali si trovano bizzeffe di esempi: il più eclatante è forse dato dall'episodio avvenuto nella primavera del 2001, quando 39 tra le principali aziende farmaceutiche multinazionali citarono in giudizio il governo sudafricano per violazione di brevetto. Secondo le accuse delle multinazionali il Sudafrica sarebbe stato colpevole di aver approvato una legge che permetteva di curare i pazienti affetti da AIDS con farmaci a basso costo... La legge dell'imperialismo non conosce compassione, pietà o umanitarismo, ma solo il concetto di profitto, per ottenere i quali non ci si preoccupa di fomentare guerre, carestie e morte. Un altro esempio è quello riguardante l'azienda affiliata di Bayer, H.C. Stark, che ha acquistato per anni coltan congolese, contribuendo massicciamente, secondo le Nazioni Unite, a sostenere una guerra che dal 1998 ha ucciso più di 5,4 milioni di persone, diventando il conflitto più cruento svoltosi dopo la seconda guerra mondiale. In Iraq, fino al 1962, anno della statalizzazione, l'intera attività di estrazione era nelle mani dell'Iraq Petroleum Company IPC, di proprietà di British Petroleum (BP) ed Esso. La seconda guerra del Golfo ha portato vantaggi anche alla BP: la rivista anti-multinazionalista online CorpWatch afferma che «nelle ore e nei giorni che precedettero l'occupazione dell'Iraq da parte di USA e GB, una squadra di ingegneri della BP insegnò alle truppe come gestire i giacimenti petroliferi nell'Iraq meridionale». In segno di ricompensa, subito dopo la fine della guerra, la BP prese possesso di uno dei primi carichi di petrolio iracheno, ed è da allora in prima linea nello sfruttamento delle cospicue risorse petrolifere del paese. Nel 2008 mentre milioni di persone disperate finivano in miseria a causa dell'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, la Deutsche Bank promuoveva affari speculativi sulle derrate alimentari. Sulle buste di carta delle panetterie di Francoforte i clienti leggevano sbalorditi il seguente messaggio: «Siete contenti dell'aumento dei prezzi? Tutto il mondo parla delle materie prime - con l'Agriculture Euro Fonds avrete la possibilità di contribuire a far aumentare il valore dei sette più importanti prodotti agricoli». In seguito alle proteste del network Attac la cinica campagna pubblicitaria fu sospesa e la Deutsche Bank chiese pubblicamente scusa al mondo intero. Tuttavia la banca non smise di pubblicizzare il concetto secondo cui è possibile far soldi con la crisi delle derrate alimentari, e quindi con la fame dei poveri. La crisi dei generi alimentari è stata inasprita anche dal fatto che molti terreni coltivabili siano stati utilizzati per la produzione di biocarburanti, cioè carburanti di origine vegetale. Senza contare che per ottenere tali carburanti, soprattutto in Brasile, sono state abbattute foreste pluviali e distrutti gli ambienti naturali delle popolazioni indigene. Secondo uno studio pubblicato nel maggio 2008 da Friends of the Earth, tra le 44 banche europee oggetto della ricerca, la Deutsche Bank è stata quella che maggiormente ha contribuito al finanziamento di gruppi industriali agricoli che producono questo tipo di carburanti in America Latina.
Il professor Riccardo Moro, docente di Politiche dello sviluppo alla Statale di Milano spiega perché il cibo, come il petrolio, l’oro e altre materie prime, sia sempre più caro in un vortice che abbatte i consumi e aumenta le povertà su scala planetaria. La Banca Mondiale ha calcolato che 44 milioni di persone nel 2011 sono cadute in miseria a causa dell’aumento dei prezzi dei beni alimentari. Moro spiega che dal Dopoguerra e per quarant’anni i prezzi dei generi alimentari sono sistematicamente scesi per effetto dell’aumento della produttività e della qualità dei raccolti sommati ai sostegni pubblici all’agricoltura. È a cavallo del Duemila che la tendenza si inverte, identificando nella «speculazione sul cibo che si è scatenata sui mercati finanziari» il principale elemento responsabile di manovre che possono portare anche a rialzi del 40% in poche settimane dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità, come avvenne nell'estate del 2011.
E non si creda che l'imperialismo non riguardi gli italiani “brava gente”. Dal 1983 l'italianissima Agip opera in Angola. Qui il petrolio finanzia una selvaggia guerra civile che dura da più di 25 anni, devastando il paese e costando la vita a un milione e mezzo di persone. Più della metà del denaro versato dalle multinazionali del petrolio per i diritti di estrazione è stato impiegato in offensive militari. Ancora oggi gran parte dei petrodollari scompaiono nei canali oscuri della corruzione poiché le multinazionali si rifiutano di rilasciare informazioni sui loro pagamenti. Ci siamo limitati finora a nominare soltanto la morte provocata in maniera “invisibile” dal sistema capitalista imperialista, ma una delle manifestazione concrete con cui si manifesta è senz'altro quella della guerra.

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