07 Febbraio 2023

C.7. IL PARLAMENTO USATO COME MEZZO RIVOLUZIONARIO

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«Cretinismo parlamentare, infermità che riempie gli sfortunati che ne sono vittime della convinzione solenne che tutto il mondo, la sua storia e il suo avvenire, sono retti e determinati dalla maggioranza dei voti di quel particolare consesso rappresentativo che ha l'onore di annoverarli tra i suoi membri, e che qualsiasi cosa accada fuori delle pareti di questo edificio, - guerre, rivoluzioni, costruzioni di ferrovie, colonizzazione di intieri nuovi continenti, scoperta dell'oro di California, canali dell'America centrale, eserciti russi, e tutto quanto ancora può in qualsiasi modo pretendere di esercitare un'influenza sui destini dell'umanità,- non conta nulla in confronto con gli eventi incommensurabili legati all'importante questione, qualunque essa sia, che in quel momento occupa l'attenzione dell'onorevole loro assemblea».
(Karl Marx & Friedrich Engels, da Rivoluzione e controrivoluzione in Germania)
Quanto basta però a Lenin per rifiutare una “verginità” politica che non desterebbe problemi alla borghesia (ma che sembra confacersi più ai preti e ai moralisti) per calarsi nei meandri spesso sporchi e malsani della politica borghese, se ciò è utile alla causa:
«Voi siete in dovere di non scendere al livello delle masse, al livello degli strati arretrati della classe. Questo è incontestabile. Voi avete il dovere di dir loro l’amara verità. Voi avete il dovere di chiamare pregiudizi i loro pregiudizi democratici borghesi e parlamentari. Ma nello stesso tempo avete il dovere di considerare ponderatamente lo stato effettivo della coscienza e della maturità della classe tutta intera (e non soltanto della sua avanguardia comunista), di tutte quante le masse lavoratrici (e non soltanto di singoli elementi avanzati). […] la partecipazione alle elezioni parlamentari e alla lotta dalla tribuna parlamentare è obbligatoria per il partito del proletariato rivoluzionario, precisamente al fine di educare gli stati arretrati della propria classe, precisamente al fine di risvegliare e di illuminare le masse rurali, non evolute, oppresse, ignoranti. Finché voi non siete in grado di sciogliere il Parlamento borghese e le istituzioni reazionarie di ogni tipo, voi avete l’obbligo di lavorare nel seno di tali istituzioni appunto perché là vi sono ancora degli operai ingannati dai preti e dall’ambiente dei piccoli centri sperduti; altrimenti rischiate di essere soltanto dei chiacchieroni».
Il che d'altronde non vuol dire che i comunisti debbano svendere la propria identità o il proprio programma per entrare nei parlamenti borghesi, anzi: «ogni deputato comunista al parlamento deve essere penetrato dall'idea che egli non è per nulla un legislatore, che cerca un compromesso con altri legislatori, ma un agitatore del partito inviato nel campo nemico per applicarvi la decisione del partito» afferma Bucharin.
Lenin non esita a dichiarare sprezzante che «la potenza del capitale è tutto, la Borsa è tutto, mentre il parlamento, le elezioni, sono un gioco da marionette, di pupazzi», al quale pure occorre partecipare, ma unicamente come mezzo, mai bensì come fine ultimo, che resta sempre l'obiettivo rivoluzionario della presa del potere, la qual cosa non si identifica necessariamente con il raggiungimento della maggioranza elettorale, ma con il raggiungimento di uno stadio di consenso sociale, politico e culturale tale da riuscire a trascinare, guidandole, le masse verso l'abbattimento delle istituzioni borghesi. Così Lenin rispondeva al compagno Bordiga, noto per la sua teoria astensionistica (di non partecipare cioè alle elezioni per eleggere i membri delle istituzioni borghesi), portata tutt'oggi avanti da alcuni gruppi minoritari della sinistra comunista:
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«Solo quando si è membri del parlamento borghese si può combattere - partendo dalle condizioni storiche esistenti - la società borghese e il parlamentarismo. Lo stesso mezzo che la borghesia utilizza nella lotta deve essere adoperato - s'intende per fini del tutto diversi - anche dal proletariato. Voi non potete contestare che sia così; ma, se volete contestarlo, dovete prescindere dalle esperienze di tutti gli avvenimenti rivoluzionari del mondo. […] Bisogna sapere in che modo si può distruggere il parlamento. Se poteste distruggerlo in tutti i paesi con una insurrezione armata, sarebbe una gran bella cosa. Voi sapete che in Russia abbiamo dimostrato, non soltanto in teoria, ma anche in pratica, la nostra volontà di distruggere il parlamento borghese. Ma voi avete dimenticato che ciò è impossibile senza una preparazione abbastanza lunga e che, nella maggioranza dei paesi, è ancora impossibile distruggere il parlamento di un sol colpo. Noi siamo costretti a condurre anche nel parlamento la lotta per la distruzione del parlamento. Voi sostituite la vostra volontà rivoluzionaria alle condizioni che determinano l'orientamento politico di tutte le classi della società contemporanea, e perciò dimenticate che noi, per distruggere il parlamento borghese in Russia, abbiamo dovuto dapprima convocare l'Assemblea Costituente, per giunta quando già avevamo vinto. […] In tutti i paesi capitalistici esistono elementi arretrati della classe operaia i quali sono convinti che il parlamento sia una vera rappresentanza del popolo e non vedono che vi si fa uso di mezzi poco puliti. Si dice che il parlamento è uno strumento della borghesia per ingannare le masse. Ma questo argomento si ritorce contro voi e le vostre tesi. Come mostrerete alle masse effettivamente arretrate e ingannate dalla borghesia il vero carattere del parlamento? Come smaschererete tale o talaltra manovra parlamentare, la posizione di tale o talaltro partito, se non entrate nel parlamento, se siete fuori del parlamento? Se siete dei marxisti, dovete riconoscere che i rapporti fra le classi nella società capitalistica e i rapporti tra i partiti sono strettamente legati. Ripeto: come dimostrerete tutto questo se non siete membri del parlamento, se rifiutate di svolgere un'azione parlamentare? […] Si è detto che partecipando alla lotta parlamentare perdiamo molto tempo. Ma è possibile immaginare un'altra istituzione alla quale tutte le classi siano interessate in egual misura che al parlamento? Un'istituzione simile non può essere creata artificialmente. Se tutte le classi sono spinte a partecipare alla lotta parlamentare, vuol dire che gli interessi e i conflitti si riflettono effettivamente nel parlamento. Se fosse subito possibile organizzare dovunque e d'un tratto uno sciopero generale per abbattere di colpo il capitalismo, la rivoluzione sarebbe già avvenuta in diversi paesi. Ma bisogna tener conto dei fatti, e per ora il parlamento è ancora un'arena della lotta di classe».
In base allo stesso ragionamento Lenin ritiene imprescindibile la presenza organizzata dei comunisti nei sindacati, anche i più reazionari:
«Quando incominciò a svilupparsi la forma suprema dell’unione di classe dei proletari, il partito rivoluzionario del proletariato […] i sindacati incominciarono inevitabilmente a rivelare alcuni tratti reazionari, un certo angusto spirito corporativo, una certa propensione all’apoliticismo, una certa fossilizzazione, ecc. Ma il proletariato, in nessun paese del mondo, non si è sviluppato, né poteva svilupparsi altrimenti che per mezzo dei sindacati, per mezzo dell’azione reciproca tra sindacati e partito della classe operaia. […] il partito deve ancor più, in una forma nuova e non soltanto come prima, educare i sindacati e dirigerli, senza però dimenticare, nel tempo stesso, che essi sono, e per molto ancora resteranno, una necessaria “scuola di comunismo” e una scuola preparatoria per la realizzazione, da parte dei proletari, della loro dittatura; una unione necessaria degli operai per il graduale passaggio dell’amministrazione di tutta l’economia del paese nelle mani della classe operaia (e non di singole professioni), e quindi nelle mani di tutti i lavoratori. […] In Occidente, i menscevichi di colà si sono “annidati” molto più solidamente nei sindacati; là si è formato uno strato, molto più forte che da noi, di “aristocrazia operaia” corporativistica, gretta, egoista, sordida, interessata, piccolo borghese, di mentalità imperialista, asservita e corrotta dall’imperialismo. Ciò è incontestabile. La lotta […] nell’Europa occidentale è incomparabilmente più difficile della lotta contro i nostri menscevichi, i quali rappresentano un tipo sociale e politico del tutto analogo. Questa lotta deve essere condotta senza pietà e, come noi abbiamo fatto, deve essere necessariamente continuata fino a coprire di vergogna, fino a estirpare completamente dai sindacati tutti i capi incorreggibili dell’opportunismo e del socialsciovinismo. Non si può conquistare il potere politico (e non si deve tentare di prenderlo) fino a quando tale lotta non sia stata portata a un certo grado, e questo “certo grado” non sarà lo stesso nei diversi paesi e in circostanze diverse; e soltanto dei dirigenti politici del proletariato, riflessivi, competenti ed esperti, possono determinarlo esattamente in ogni singolo paese».

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