03 Dicembre 2020

1.5. IL FIGLIO PERDUTO NELLA GUERRA

Jakov Josifovič Džugašvili, primo figlio di Josif Stalin e della prima moglie Ekaterina Svanidze, nasce nel 1907. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, mentre il padre diventa uno degli uomini più potenti del mondo, Jakov non acquista particolari privilegi. Durante la seconda guerra mondiale combatte come tutti gli altri, svolgendo regolare servizio militare nella 6° batteria d'artiglieria del 14° reggimento della 14° divisione della 20° armata dell'Armata Rossa con il grado di tenente d'artiglieria. Catturato dalla Wehrmacht il 7 luglio del 1941 durante la battaglia di Smolensk, viene portato dapprima a Hammelburg, poi nel 1942 a Lubecca e infine nel campo di concentramento di Sachsenhausen. I tedeschi pensano di scambiare l'illustre prigioniero con il feldmaresciallo Friedrich Paulus, caduto in mano sovietica dopo la battaglia di Stalingrado, ma alla proposta Stalin replica secco: «non scambio un soldato con un generale». Le circostanze della morte di Jakov Džugašvili nel campo di concentramento di Sachsenhausen non sono mai state del tutto chiarite. La dichiarazione ufficiale dei tedeschi afferma che sia morto il 14 aprile 1943 gettandosi contro la recinzione elettrificata del campo. Nel 1980 il Sunday Times ha scritto che il figlio del dittatore sovietico si sarebbe gettato contro la recinzione in seguito ad un litigio per banali motivi con dei prigionieri inglesi. Nel 2001 un articolo del Telegraph ha sostenuto che il tenente si sia suicidato dopo essere stato violentemente insultato da alcuni prigionieri polacchi oppure britannici. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dichiarato di essere in possesso di documenti che rivelano che Jakov Džugašvili sia stato fucilato dai tedeschi mentre tentava la fuga da Sachsenhausen. In ogni caso da questa vicenda si può fare al lettore una domanda: qualcuno conosce il nome dei figli di qualche capo di Stato dei paesi capitalisti che abbia mai combattuto in guerra? Nella risposta di Stalin c'è tutta la consapevolezza di essere in quel momento il padre non solo di un figlio diventato prigioniero dei tedeschi, ma di un intero popolo che è in lotta per la propria sopravvivenza. La proposta tedesca non è per lui minimamente ammissibile in nome del bene superiore di tutto il popolo e dello stesso esperimento sovietico, fondato sull'idea della radicale uguaglianza dei suoi cittadini.
Questa è l'URSS di Stalin: lontana da ogni idea di privilegio formale di casta o di classe.12
12. A. Lo Monaco, Jakov Stalin. Il figlio rinnegato del dittatore che morì in un campo di concentramento, Vanillamagazine.it, 22 ottobre 2016; A. Ginori, Il figlio di Stalin si suicidò, La Repubblica (web), 3 agosto 2000.