03 Agosto 2020

2.1. IL CAMMINO DEL SOCIALISMO TEDESCO

«Ma tu lo sai, Marx alla fine mi irrita, non lo posso tuttora mandar giù, cioè mi ci sprofondo sempre e vi posso respirare a fatica».
(Rosa Luxemburg, dalla Lettera a L. J., 9 settembre 1904, inviata dal carcere di Zwickau)5

«Il movimento operaio tedesco si era organizzato in partito solo nel 1862, per opera di Ferdinando Lassalle; esso, come scrisse Engels, “non dovrà mai dimenticare di essersi sviluppato alle spalle del movimento inglese e francese, potendosi giovare delle esperienze che quelli avevano pagate a caro prezzo, potendo evitare errori che per quelli erano stati quasi inevitabili”. Gli avvenimenti successivi dimostrarono purtroppo che tali insegnamenti e tali esperienze non furono tenuti in gran conto e che si incorse in deviazionismi ed errori, i quali, ad un certo punto, compromisero irrimediabilmente le possibilità che la situazione obbiettivo pareva offrire. Il movimento avviato dal Lassalle (del quale, in base a risultanze di documenti rinvenuti in epoca posteriore, pare accertata la successiva collusione col cancelliere Bismarck), si andò rapidamente sviluppando dopo aver assunto, nel 1863, la denominazione di Società generale degli operai tedeschi ed assunse un atteggiamento chiaramente riformista. Nella necessità di superare questa situazione di incertezza politica e di confusione furono le premesse per la costituzione di un nuovo partito socialista tedesco, che avvenne ad Eisenach, per opera soprattutto di August Bebel e Guglielmo Liebknecht.
Nel 1875 le due fazioni socialiste si unirono, nel congresso di Gotha, dando vita al Partito operaio socialdemocratico tedesco. Questa unificazione, se da un lato parve offrire aspetti positivi, in quanto rappresentò la realizzazione di un fronte almeno apparentemente compatto del proletariato tedesco, dall'altro palesò tutta l'insufficienza e l'equivoco ideologico sul quale fu costruita, giacché significò un cedimento sul piano dottrinario e politico del partito di Eisenach nei confronti delle tesi riformiste e compromissorie del gruppo Lassalle (Marx, come è noto, condannò recisamente tale unificazione con la sua Critica al Programma di Gotha). Nonostante l'atteggiamento moderato e la sostanziale adesione alla struttura sociale borghese, il partito fu ugualmente sciolto nel 1878 da Bismarck, il quale stava gradualmente attuando, in quegli anni, la sua politica autoritaria e integralista; e non poté rientrare nella legalità che nel 1890, dopo lunghe lotte nel Paese. L'anno seguente, 1891, venne tenuto un altro congresso, a Erfurt, che elaborò un nuovo progetto ideologico (il Programma di Erfurt), del quale Karl Kautsky fu il principale estensore.
Tale programma era articolato in due sezioni: la prima contemplava, in base alla teoria marxista, il trapasso dalla società capitalista a quella socialista (programma massimo); la seconda considerava una serie di limitate e graduali riforme, da attuarsi nell'ambio della società capitalista, tralasciando ogni riforma di struttura (programma minimo). Il Programma servì come schema per la maggioranza dei partiti socialisti europei, compreso quello russo; tuttavia non fu sufficiente ad impedire un nuovo scivolamento del partito tedesco verso posizioni riformistiche, con immenso danno per la nazione germanica e per l'internazionalismo democratico».
5. R. Luxemburg (a cura di L. Amodio), Scritti scelti, Einaudi, Torino 1976, p. 219.