05 Dicembre 2020

3.7. L'OBIETTIVO FINALE: IL COMUNISMO MONDIALE

«Il fine ultimo al quale tende l’Internazionale comunista è di sostituire all’economia capitalistica mondiale il sistema mondiale del comunismo. La società comunista, preparata da tutto il corso dello sviluppo storico, è la sola via di uscita che esista per l’umanità, perché essa soltanto distrugge le contraddizioni del sistema capitalistico, che minacciano di portare l’umanità alla degenerazione e alla rovina. La società comunista sopprimerà la divisione della società in classi perché, ponendo fine all’anarchia della produzione, porrà fine a ogni specie e a ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo da parte dell’uomo. In luogo di classi di lotta, vi saranno i membri di una sola comunità mondiale del lavoro. Per la prima volta nella storia l’umanità prenderà nelle proprie mani i propri destini. Invece di disperdere nelle lotte tra le classi e tra i popoli innumerevoli vite umane e ricchezze infinite, l’umanità concentrerà tutte le sue energie nella lotta contro le forze della natura, nello sviluppo e nell’elevazione della sua propria potenza collettiva.
Sopprimendo la proprietà privata dei mezzi di produzione, trasformandoli in proprietà comune, il sistema mondiale del comunismo sostituirà alla forza elementare del mercato mondiale e della concorrenza, al cieco sviluppo della produzione sociale l’organizzazione cosciente di essa secondo un piano, diretto al soddisfacimento dei bisogni collettivi in rapido sviluppo. Ponendo fine all’anarchia della produzione e alla concorrenza, si porrà fine anche alle crisi devastatrici e alle guerre anche più devastatrici. Al colossale sperpero delle forze produttive e allo sviluppo convulsivo della società si sostituirà la distribuzione secondo un piano di tutte le sue risorse materiali e uno sviluppo economico indolore sulla base di un aumento illimitato e rapido delle forze produttive. La soppressione della proprietà privata e la sparizione delle classi porranno fine allo sfruttamento degli uni da parte degli altri. Il lavoro cesserà di essere compiuto a profitto di un nemico di classe, esso cesserà di essere soltanto un mezzo per vivere e diventerà un’esigenza primordiale e vitale; sparirà la povertà; spariranno la disuguaglianza economica tra le genti, la miseria delle classi asservite, il miserabile livello materiale di esistenza in generale; sparirà la gerarchia degli uomini nella divisione del lavoro, e con essa sparirà il contrasto tra il lavoro intellettuale e il lavoro fisico; spariranno infine tutte le conseguenze della disuguaglianza sociale dei sessi. In pari tempo spariranno anche gli organi del dominio di classe e, innanzi tutto, il potere dello Stato. Questo potere, essendo incarnazione di un dominio di classe, sparirà insieme con la scomparsa delle classi. Con esso scomparirà ogni e qualsiasi forma di costrizione. La sparizione delle classi è accompagnata dalla soppressione di ogni monopolio dell’istruzione. La cultura diventa patrimonio comune e le antiche ideologie di classe cedono il posto a una concezione scientifica materialistica del mondo. In queste condizioni diventa impossibile ogni signoria di un gruppo di uomini sugli altri, e si apre un campo enorme per la selezione collettiva e per lo sviluppo armonico di tutte le capacità di cui l’umanità è dotata. Allo sviluppo delle forze produttive non si oppone ora più nessun limite di carattere sociale. Né la proprietà privata dei mezzi di produzione, né gli interessati calcoli del profitto, né l’ignoranza delle masse mantenuta ad arte, né la povertà di esse, la quale ostacola il progresso tecnico nella società capitalistica, né le enormi spese improduttive più non esistono nella società comunista. L’utilizzazione più razionale delle forze della natura e delle condizioni naturali della produzione nelle diverse parti del mondo, la sparizione del contrasto tra la città e la campagna, contrasto il quale dipende dall’arretratezza sistematica dell’economia agraria e dal basso livello della sua tecnica, l’unione più stretta tra la scienza e la tecnica, tra la ricerca scientifica e l’applicazione pratica di essa sopra la più vasta scala sociale, l’organizzazione secondo un piano dello stesso lavoro scientifico, l’impiego dei metodi più perfezionati di calcolo statistico e di regolarizzazione della economia secondo un piano, e le potentissime molle interne di tutto il sistema, cioè i bisogni collettivi in rapido sviluppo, tutto ciò assicura un massimo di produttività al lavoro e rende libera, di conseguenza, l’energia umana per un potente sviluppo dell’arte e della scienza.
Lo sviluppo delle forze produttive della società comunista mondiale rende possibile un aumento del benessere di tutta la massa umana, una riduzione al minimo del tempo che essa dedica alla produzione materiale e provoca, di conseguenza, uno sviluppo della civiltà non mai veduto nella storia. Questa nuova civiltà dell’umanità che per la prima volta si sarà unita, superando ogni e qualsiasi confine di Stato, al contrario di ciò che avviene nel capitalismo, sarà fondata sopra chiari e limpidi rapporti tra gli uomini. Perciò essa seppellirà per sempre ogni mistica, ogni religione, pregiudizio e superstizione e darà l’impulso più potente allo svolgimento della conoscenza scientifica trionfale di tutto. Questo stadio superiore del comunismo, in cui la società comunista già si sarà sviluppata sulla propria base, in cui insieme con lo sviluppo armonico degli uomini si svilupperanno in misura enorme anche le forze produttive sociali, in cui la società avrà già scritto sulla bandiera: “Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni!”, presuppone, come sua condizione storica preliminare, uno stadio di sviluppo più basso, lo stadio del socialismo. In questo stadio la società comunista, uscita appena dalla società capitalistica, è coperta sotto tutti i rapporti, - economici, di costume e di pensiero, - dalle tare di origine della vecchia società, dai fianchi della quale essa nasce.
Le forze produttive del socialismo non sono ancora sufficientemente sviluppate per garantire una ripartizione dei prodotti del lavoro secondo i bisogni, e i prodotti vengono quindi ripartiti secondo il lavoro. La divisione del lavoro, cioè l’attribuzione di determinate funzioni lavorative a determinati gruppi di uomini, non è ancora soppressa, e in parte non è ancora eliminato il contrasto fondamentale tra il lavoro fisico e il lavoro intellettuale. In particolare, malgrado la sparizione delle classi, esistono ancora residui della vecchia divisione della società in classi e residui, quindi, del potere di Stato del proletariato, della costrizione, del diritto. Sussistono quindi tracce di ineguaglianza che ancora non sono potute sparire. Non è ancora stata soppressa né è sparita del tutto l’opposizione tra la città e la campagna. Ma tutti questi residui della vecchia società non sono né difesi né protetti da nessuna forza sociale. Essendo legati a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive, essi scompaiono nella misura in cui l’umanità, liberata dalle catene della società capitalistica, assoggetta a sé rapidamente le forze della natura, rieduca sé stessa nello spirito del comunismo e passa dal socialismo al comunismo integrale». (dal Programma dell'Internazionale Comunista elaborato al VI Congresso dell'Internazionale Comunista, 1 settembre 1928)20
20. Ibidem.