24 Settembre 2020

4.1. LA TERZA INTERNAZIONALE E L'INTERNAZIONALE SINDACALE ROSSA

«Hofmannsthal rivolse a Strauss queste parole, a proposito dei detrattori del musicista:
“Abbiamo buona volontà, serietà, coerenza, il che val di più del malaugurato talento, di cui è fornito ogni briccone”». (Antonio Gramsci, Quaderni dal Carcere, Quaderno 1 [XVI], voce 145, Il talento)
Lasciamo ora spazio all'ottima presentazione storica di Michele Michelino22:
«Dopo la Rivoluzione d'Ottobre in Russia, emerge con chiarezza fra gli operai la necessità di una nuova organizzazione mondiale della lotta di classe per “fare dappertutto come in Russia”. L'URSS diventa il punto di riferimento a cui guardano con simpatia milioni di proletari in tutto il mondo. Ma nello stesso tempo si attira l'odio mortale della borghesia mondiale e dei dirigenti della II Internazionale. La mancata rivoluzione in Europa, a cominciare dalla Germania, pone Lenin ed i bolscevichi di fronte al fatto che: o la rivoluzione si fa ovunque, o prima o poi fallirà anche in URSS. Così nel Congresso di Mosca del 2-6 marzo 1919, preceduto da una lettera aperta di Lenin agli operai d'America e d'Europa (24 gennaio 1919), viene fondata la Terza Internazionale. Nel suo secondo congresso (luglio-agosto 1920), in seguito alle condizioni create dalla guerra al proletariato internazionale, la Terza Internazionale decide di fondare L'Internazionale Sindacale Rossa; contemporaneamente afferma il principio dell’ organizzazione non più per categorie professionali, ma per settori dell'industria, condannando inoltre tutti i tentativi diretti a far uscire dalle organizzazioni sindacali esistenti gli elementi più avanzati. All'Internazionale Sindacale Rossa aderì anche la CGL italiana, rappresentata nel primo congresso a Mosca (luglio 1921) dal riformista D'Aragona, il quale tuttavia continuò nella sua politica di collaborazione tra le classi. La CGL, che durante la guerra aveva visto diminuire i suoi iscritti, passò dai 249.039 tesserati del 1918 a 1.159.062 alla fine del 1919 e a 2.320163 alla fine del 1920. Tenendo conto anche degli iscritti all'USI e ai sindacati autonomi (come il sindacato ferrovieri), si può calcolare che il numero complessivo dei lavoratori organizzati salì nel 1920 a circa 3.700.000, quasi cinque volte di più rispetto all'anteguerra. All'indomani della guerra riprese anche l'agitazione femminista per la parificazione dei diritti. Durante la guerra le donne avevano sostituito gli uomini chiamati al fronte e in questo modo i fatti avevano dimostrato come ormai apparivano ingiusti e sciocchi gli antichi pregiudizi che escludevano le donne dalla società, per la loro presunta inferiorità giuridica, politica e morale. Lo sviluppo industriale aveva ormai messo in crisi la vecchia famiglia contadina e conseguentemente i pregiudizi derivanti dal vecchio modo di produzione; e le donne cominciavano ad averne coscienza. Con il maturare delle condizioni economiche si formano anche le basi per la costruzione di alcuni dei maggiori partiti moderni. Il 23 marzo del 1919 si costituisce a Milano il Movimento Fascista. Sempre nel 1919 attorno alla rivista l'Ordine Nuovo, senza un grosso seguito fuori Torino, si sviluppa il movimento politico comunista guidato da Gramsci, mentre attorno al Soviet, il giornale a cui fa capo Bordiga, si organizzano la Federazione Giovanile Socialista e la corrente comunista del PSI, facendo assumere al giornale un ruolo nazionale. Ancora in quell'anno un prete siciliano, Luigi Sturzo, fonda il Partito Popolare. Nel PSI le correnti principali che allora influenzavano il movimento operaio erano tre:
1- la corrente riformista, che costituiva la minoranza nel PSI ma che aveva in mano l'apparato centrale della CGL, della federazioni di mestiere, della Lega delle cooperative, e la maggioranza dei municipi socialisti, oltre al gruppo parlamentare;
2- la corrente massimalista, detta anche “comunista unitaria”, che era in realtà una corrente centrista: diretta da Serrati, aveva nelle mani l'apparato del PSI e la direzione del quotidiano del partito, l'Avanti!;
3- la corrente comunista astensionista (cosiddetta perché favorevole all'astensione elettorale), diretta da Amedeo Bordiga, che disponeva di numerosi gruppi e aveva l'appoggio della Federazione Giovanile Socialista.
C'era anche un'altra corrente, che però non aveva consistenza nazionale: limitata a Torino, faceva capo ad Antonio Gramsci e al gruppo torinese Ordine Nuovo e aveva la sua base nel movimento dei Consigli».
22. Per questo e il prossimo capitolo: M. Michelino, 1880-1993. Cento anni di lotte operaie, Laboratorio politico-CCDP, Napoli 1993, Seconda parte: 1900-1922. Dalle federazioni di categoria al “biennio rosso”, cap. 5 - La 3a Internazionale e l'Internazionale Sindacale Rossa.