03 Agosto 2020

4.3 L'ULTIMO DISCORSO AL PARTITO

Dopo aver letto le critiche postume di Togliatti, vediamo ora l'importante discorso tenuto da Stalin al Plenum del Comitato Centrale del PCUS il 16 ottobre 1952. Pronunciato due giorni dopo la chiusura del XIX Congresso, il discorso è riportato nel resoconto stenografico della seduta ad opera di L. N. Efremov ed è rimasto inedito fino al 13 gennaio 2000 quando è stato pubblicato da Sovietskaja Rossija35. È di estrema importanza per mostrare da un lato come lo stesso Stalin non volesse continuare ad essere il leader, dall'altro perché evidenzia le divisioni interne al Partito, preludio dei torbidi che si verificheranno in seguito con la stessa morte di Stalin:
«Si è svolto dunque il congresso del partito. I lavori del congresso sono andati bene e a molti può sembrare che tra noi ci sia la più completa unità. E invece questa unità non c'è. Alcuni esprimono disaccordo con le nostre decisioni. Si chiedono perchè abbiamo sensibilmente allargato la composizione del CC. Ma non è forse chiaro che occorreva introdurre forze nuove nel CC? Noi siamo vecchi, moriremo tutti, e allora, non dobbiamo forse pensare a chi consegneremo il testimone della nostra grande causa? Chi la porterà avanti? Per questo occorrono persone, esponenti politici più giovani, fedeli. E cosa significa far crescere un esponente politico, uno statista? Per questo ci vuole un grande impegno. Occorrono dieci, anzi quindici anni per preparare un uomo di stato. Ma non basta soltanto desiderarlo. È possibile preparare uomini politici ideologicamente temprati soltanto nell'attività pratica, nel lavoro quotidiano per applicare la linea generale del partito, per vincere l'opposizione di ogni genere di elementi opportunisti ostili, che tendono a frenare e minare l'opera di costruzione del socialismo. Gli esponenti politici di esperienza leninista, educati dal nostro partito, dovranno sconfiggere nella lotta questi tentativi ostili e conseguire il pieno successo nel raggiungimento dei nostri grandi obiettivi. Non è forse chiaro che bisogna elevare il ruolo del partito, dei comitati di partito? Come si può trascurare il miglioramento del lavoro del partito tra le masse, come ci ha insegnato Lenin? Tutto ciò richiede un afflusso di forze giovani e fresche nel CC, che è il quartier generale dirigente del nostro partito. E così abbiamo fatto, seguendo le indicazioni di Lenin. Ecco perchè abbiamo allargato la composizione del CC. E anche il partito si è un poco ingrandito. Ci chiedono perchè abbiamo liberato da importanti incarichi ministeriali illustri esponenti del partito e dello stato. Cosa possiamo dire a questo proposito? Abbiamo liberato Molotov, Kaganovič, Vorosilov ed altri dai loro incarichi ministeriali e li abbiamo sostituiti con nuovi funzionari. Perchè? Su quale base? Il lavoro di ministro è un lavoro duro. Richiede grande energia, concrete conoscenze e salute. Ecco perchè abbiamo liberato alcuni compagni meritevoli dagli incarichi ricoperti e abbiamo nominato al loro posto funzionari nuovi, più qualificati e intraprendenti. Sono persone giovani, piene di forza e di energia. Dobbiamo appoggiarli nel loro impegnativo lavoro.
Per quanto riguarda questi illustri esponenti politici e statisti, essi rimarranno tali, illustri esponenti politici e statisti. Li abbiamo nominati vicepresidenti del Consiglio dei Ministri. E così neppure io so quanti sono i miei vice. Non possiamo non considerare il non corretto comportamento di alcuni illustri esponenti politici, se parliamo dell'unità nelle nostre azioni. Mi riferisco ai compagni Molotov e Mikojan. Molotov è un compagno fedele alla nostra causa. Se lo chiami, sono certo che senza il minimo tentennamento egli sacrificherà la vita per il partito. Ma non si possono ignorare certe sue azioni poco degne. Il compagno Molotov, nostro ministro degli esteri, in un ricevimento diplomatico, “tradito da qualche bicchierino” ha dato all'ambasciatore inglese il consenso alla pubblicazione nel nostro paese di giornali e riviste borghesi. Perchè? Su quali basi ha ritenuto di dover dare questo consenso? Forse non è chiaro che la borghesia è il nostro nemico di classe e che la diffusione della stampa borghese tra i cittadini sovietici non può fare nient'altro che danno? Se facessimo questo passo sbagliato esso eserciterebbe un'influenza dannosa, negativa sulle menti e sulla visione del mondo dei cittadini sovietici, porterebbe all'indebolimento della nostra ideologia comunista e al rafforzamento dell'ideologia borghese. Questo è il primo errore politico del compagno Molotov. E che significa poi la proposta del compagno Molotov di dare la Crimea agli ebrei? Questo è un grave errore del compagno Molotov. Perchè lo ha fatto? Come ha potuto farlo?
Su quali basi il compagno Molotov ha formulato una simile proposta? Da noi già esiste la repubblica autonoma degli ebrei. Non basta forse? Che questa repubblica si sviluppi. E il compagno Molotov non deve fare l'avvocato di pretese illegittime degli ebrei sulla nostra Crimea Sovietica. Il compagno Molotov si comporta in modo scorretto per un membro del Politbjuro. E noi respingiamo categoricamente le sue proposte cervellotiche. Il compagno Molotov ha una così alta considerazione della propria consorte, che non facciamo in tempo a prendere una decisione nel Politbjuro su questo o quel problema politico e la cosa viene rapidamente a conoscenza della compagna Zemcuzina. Sembra che un filo invisibile colleghi il Politbjuro con la consorte di Molotov Zemcuzina e i suoi amici. E lei è circondata di amici di cui non ci si può fidare. È evidente che questo comportamento di un membro del Politbjuro è inammissibile. Passiamo ora al compagno Mikojan. Egli arriva a contestare l'aumento dell'imposta agricola sui contadini. Chi è il nostro Anastas Mikojan? Cosa non gli è chiaro? Il mužik è nostro debitore. Ai contadini ci lega una solida alleanza. Abbiamo concesso la terra ai colcos per l'eternità. Essi debbono dare allo stato il dovuto. Perciò non si può essere d'accordo con il compagno Mikojan».
A. J. Mikojan sale alla tribuna e si giustifica rimandando a certi conti economici. Stalin (interrompendo Mikojan): «Mikojan è un novello Frumkin. Guardate, si confonde da sè e vuole confondere anche noi in queste chiare questioni di principio».
V. I. Molotov sale alla tribuna, ammette i suoi errori, si giustifica e assicura che è stato e resterà un fedele discepolo di Stalin. Stalin (interrompendo Molotov): «Sciocchezze! Io non ho discepoli. Tutti noi siamo discepoli del grande Lenin».
Stalin propone di risolvere le questioni organizzative, di eleggere gli organi dirigenti del partito. Al posto del politbjuro si elegge il presidium del partito sensibilmente allargato, nonchè la Segreteria del CC del PCUS composta in tutto da 36 persone. Nell'elenco, dice Stalin, ci sono tutti i membri del vecchio Politbjuro ad eccezione di A. A. Andreev. Quanto allo spettabile Andreev è tutto chiaro, egli è diventato completamente sordo, non sente niente, non può lavorare, deve curarsi.
Voce dalla sala: «Bisogna eleggere il compagno Stalin Segretario Generale del CC del PCUS».
Stalin: «No! Liberatemi dagli incarichi di Segretario Generale del CC del PCUS e presidente del Consiglio dei Ministri dell'URSS».
G. N. Malenkov (dalla tribuna): «Compagni! Dobbiamo chiedere tutti al compagno Stalin, nostra guida e maestro, all'unanimità e all'unisono, di essere ancora Segretario Generale del CC del PCUS!»
Stalin (dalla tribuna): «Al Plenum del CC non servono gli applausi. Bisogna risolvere i problemi senza emozioni, in modo pratico. E io chiedo di essere liberato dagli incarichi di Segretario Generale del CC del PCUS e presidente del Consiglio dei Ministri dell'URSS. Io sono ormai vecchio. Non leggo i documenti. Eleggetevi un altro Segretario».
S. K. Timošenko: «Compagno Stalin! Il popolo non capirà. Noi tutti come un sol uomo vi eleggiamo nostro dirigente, Segretario Generale del CC del PCUS. Non può esserci un'altra soluzione».
Tutti si alzano in piedi e applaudono calorosamente, appoggiando Timošenko. Stalin rimane a lungo in piedi guardando la sala, poi fa con la mano un gesto di disappunto e si siede. La redazione di Sovietskaja Rossija commenta con queste note il brano appena letto:
«L'affermazione di Stalin sulla mancanza della piena unità in seno alla dirigenza del partito ebbe un'evidente conferma dopo la sua morte. Il gruppo che prese il sopravvento, ignorando le norme della democrazia di partito e sovietica, restrinse drasticamente la composizione degli organismi dirigenti e fece di tutto per sbarazzarsi delle forze giovani e altamente qualificate promosse dal XIX congresso del PCUS. Quando parla degli amici della moglie di Molotov, P.S. Zemcuzina, Stalin si riferisce ai circoli nazionalistici ebraici, sui quali l'allora ambasciatore di Israele in URSS Golda Meir esercitava una notevole influenza. Frumkin M. I., menzionato da Stalin, si iscrisse al partito dal 1898 e dopo la rivoluzione d'Ottobre fu vicecommissario del popolo per le derrate alimentari, presidente del comitato rivoluzionario della Siberia, commissario del popolo al commercio con l'estero e commissario del popolo per le finanze. Fu esponente attivo dell'opposizione di destra».
35. Il discorso è stato pubblicato e reso disponibile su Associazionestalin.it.