27 Ottobre 2021

5.2.09. LA SEMICOLONIA ITALIANA A SOVRANITÀ LIMITATA

«Bisogna restaurare l’odio di classe. Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare. Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”. A me sta a cuore un punto. Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. È il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. È un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza. Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale. È importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni». (Edoardo Sanguineti, gennaio 2007)1
Abbiamo già visto in parte quali siano state le conseguenze indirette dell'Ottobre Rosso sull'Italia: l'enorme mobilitazione sociale del “biennio rosso” (1919-1920), il fallimento del moto rivoluzionario a causa dell'insipienza della direzione politica del PSI, la reazione della borghesia con l'ascesa del fascismo e la parallela nascita del Partito Comunista d'Italia.
Vediamo ora come abbia agito l'imperialismo nel periodo della crisi del fascismo e come abbia continuato ad influenzare pesantemente le vicende politiche interne italiane durante la Prima Repubblica. Quella che segue non vuole essere una storia organica e dettagliata delle vicende italiane (le quali si danno in una certa misura scontate) ma intende porre l'attenzione su alcuni aspetti specifici spesso non abbastanza evidenziati, che mostrano come in Italia non si possa parlare di “democrazia” per il periodo repubblicano, essendo il paese rimasto costantemente sotto sovranità limitata e sotto il dominio della classe borghese. In parallelo a tutto ciò cercheremo di offrire alcuni spunti per un'interpretazione più corretta delle vicende interne al Partito Comunista Italiano nelle sue varie fasi, cercando nella sua (de-)evoluzione le cause originarie della frantumazione e crisi attuale della “sinistra” in Italia. Questa Storia riguarda tutti, comunisti e non. La verità essenziale da comprendere è che da quando è venuto meno il ruolo storico svolto dal PCI di difesa della classe lavoratrice il risultato è il seguente:
«Gli italiani stanno peggio di venti anni fa. Lo dice il Fondo monetario internazionale nel suo ultimo rapporto sull’Italia. Le conseguenze della lunga crisi economica sono state molto pesanti sui redditi: “Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa”».2
Scriveva Pietro Secchia nel 19493:
«L'esperienza delle lotte dei lavoratori di tutti i paesi, sta a dimostrare l'immensa importanza del partito del proletariato. Dall'esistenza o meno in questo o in quest'altro paese di un forte partito veramente comunista sono sempre dipesi e dipendono tutt'ora il successo o l'insuccesso delle grandi battaglie per la democrazia, per la pace e per il socialismo. “Il proletariato non ha altro strumento di lotta per il potere all'infuori dell'organizzazione. La forma suprema della sua organizzazione di classe è il Partito” (Lenin). Oggi anche gli avversari nostri più accaniti riconoscono la funzione, la forza e il carattere particolare del partito del proletariato. Sono portati anzi in certi momenti a sopravvalutarne le possibilità e talvolta ad ammirare la tenacia, lo spirito di sacrificio e la combattività dei suoi militanti.
La forza dei Partito comunista risiede nella sua dottrina, nella sua politica, nei suoi stretti e saldi legami con le masse dei lavoratori, nella sua struttura, nella sua unità, nel suo metodo democratico di direzione, nella lotta contro ogni deviazione opportunista, nella vigilanza rivoluzionaria. Il Partito comunista è un partito di tipo nuovo e di tempra particolare. Esso è il risultato non solo delle lotte e delle esperienze dei lavoratori italiani, ma è il partito costruito sulla base delle migliori esperienze internazionali, sulla base degli insegnamenti di Lenin e di Stalin».
Diventa essenziale capire che cosa sia successo a quel Partito e all'Italia nel suo complesso.
1. Citato in Redazione Contropiano, Odio di classe, Contropiano, 4 settembre 2013.
2. E. Marro, Il Fondo monetario: reddito pro capite come vent’anni fa, Corriere della Sera (web), 27 luglio 2017.
3. P. Secchia, La costruzione del Partito Comunista, Rinascita-CCDP, anno VI, n° 12, dicembre 1949.

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