02 Agosto 2021

7.2. L'ESPANSIONE DELL'ECONOMIA SOMMERSA

«Questa seconda economia ombra – di contrabbando, o sommersa – che si sviluppava all’interno dell’economia socialista, se da una parte approfittava dei difetti operativi della pianificazione, dall’altra contribuiva a disgregare le forze produttive, in un rapporto dialettico. Alimentava cioè dei canali paralleli illegali, base materiale di una corruzione nei livelli del partito e del governo, e in una ventina d’anni – verso la fine degli anni ’70 appunto – aveva giocoforza creato, come ogni settore economico in ascesa fa, una base sociale, per quanto esigua numericamente, abbastanza influente, perché legata a una parte (diremmo la parte malata) della burocrazia statale e di governo. Per di più, il Gosplan (l’ente statale preposto alla redazione dei piani quinquennali) si ritrovava nella surreale situazione di non poter integrare – poiché non li conosceva, o poiché faceva comodo ignorarne l’esistenza in mancanza di chiare direttive politiche – i dati provenienti da questi settori più o meno informali, e non controllando realmente l’attività di certe cooperative che formalmente si iscrivevano nel sistema pianificato ma che in realtà procedevano a lenti spostamenti delle merci da un settore legale a quello paralegale del mercato nero, basava una parte degli obiettivi macroeconomici su dati incompleti o errati. Come risultato potevano esservi previsioni completamente irrealistiche su certi obiettivi di produzione, che i responsabili degli stabilimenti si prodigavano però a “raggiungere” falsificando a loro volta la contabilità di risultato, con un potenziale circolo vizioso permanente che si radicava nell’amministrazione dell’economia sovietica. L’allocazione delle risorse era allora per forza inesatta e sviata sulla base di una fotografia della situazione economica che non rispondeva al 100% alla reale composizione dell’economia. In mancanza di rettifiche sostanziali, tale situazione non poteva che peggiorare e i problemi inasprirsi di anno in anno. In pratica, questa incontrollata liberalizzazione di fatto di alcuni strati economici – ripetiamo di un’esigua ma crescente parte dell’economia che si estendeva come un bubbone perché fuori dal controllo del partito e dello Stato, il quale colpevolmente rifiutava di prestarvi l’attenzione dovuta (ossia legalizzarla per controllarne i flussi o vietarla) – creava le condizioni oggettive dell’emergenza di interessi proto-capitalistici in certe fasce sociali che tiravano non solo sostentamento, ma arricchimento (cosa inedita nel sistema sovietico) da un’attività economica assimilabile al capitalismo, ma costretta e ristretta dall’intelaiatura collettivista e socialista della quasi totalità dell’economia sovietica».79
79. Ibidem.