30 Novembre 2021

8. LA REPUBBLICA SOCIALISTA CECOSLOVACCA

La Cecoslovacchia nasce come stato indipendente all’indomani della prima guerra mondiale, dopo la dissoluzione del vecchio Impero austro-ungarico.
Fino al 1938 mantiene un regime statuale di tipo democratico-borghese, con diritti ed organizzazione dello Stato di tipo liberale. Nel fatidico '38 è obbligata a cedere diversi territori (i Sudeti) alla Germania nazista in base agli Accordi di Monaco.
La politica di appeasement (accomodamento) negli intenti delle potenze “democratiche” dell’Occidente avrebbe dovuto placare gli animi bellicisti tedeschi e salvare la pace, ma la cessione dei Sudeti, l’incorporazione di Boemia e Moravia (le regioni occidentali, corrispondenti all’attuale Repubblica Ceca) nel Terzo Reich e la creazione di uno stato fantoccio in Slovacchia sono solamente il prologo della seconda guerra mondiale. Con la vittoriosa avanzata dell’Armata Rossa, il territorio cecoslovacco viene progressivamente liberato. Il 9 maggio 1945 le truppe sovietiche liberano Praga, accolte festosamente dalla popolazione.74 Con la liberazione da parte dell’Armata Rossa cresce l’influenza dei comunisti e delle forze progressiste. Viene formato un Fronte Nazionale composto da tutti i partiti antifascisti, in cui i partiti del movimento operaio hanno la maggioranza. La Cecoslovacchia diventa una «democrazia di tipo nuovo», e le classi lavoratrici accedono al potere e al governo dello Stato. Alle elezioni politiche del 1946 il Partito Comunista di Cecoslovacchia ottiene il 38% ed è il primo partito a livello nazionale.
Il segretario del Partito, Klement Gottwald, diventa Primo ministro e i comunisti ottengono diversi ministeri chiave. Nel febbraio 1948 la Cecoslovacchia democratica e popolare rischia di subire un colpo di Stato da parte delle forze reazionarie, che non vedevano di buon occhio i comunisti e l’amicizia con l’Unione Sovietica. Questo viene sventato dalla mobilitazione comunista della classe operaia e del popolo.75
Nel maggio del 1948 viene emanata una nuova Costituzione che per la prima volta introduce i diritti sociali e culturali all’interno delle garanzie costituzionali:
«la Repubblica Cecoslovacca è uno Stato democratico popolare che edifica il socialismo, uno Stato unitario di due nazioni slave, i Cèchi e gli Slovacchi, che godono uguali diritti». Questo riconoscimento della parità di diritti si concretizzò con la creazione del Consiglio Nazionale Slovacco, quale organo legislativo, e del Corpo dei Commissari quale organo esecutivo del potere statale in Slovacchia. La Costituzione assicurò il diritto al lavoro, una giusta ricompensa per il lavoro compiuto e il diritto al riposo. Essa stabilì che il sistema economico della Repubblica doveva basarsi sulla nazionalizzazione delle ricchezze minerarie, dell’industria, del commercio all’ingrosso e della finanza e sulla proprietà della terra secondo il principio: «la terra appartiene a chi la lavora». La Costituzione garantì ai contadini la proprietà privata della terra fino a 50 ettari. Essa sancì la difesa delle piccole e medie imprese e l’inalienabilità della proprietà personale. Assicurò anche l’assoluta uguaglianza di diritti degli uomini e delle donne (alle donne è assicurato un uguale diritto di accesso all’istruzione e a qualsiasi professione, ufficio e carica; esse ricevono inoltre uguale retribuzione per uguale lavoro); fu eliminata qualsiasi discriminazione nazionale, religiosa o razziale. Tutte le scuole furono dichiarate istituzioni statali e a tutti i cittadini fu assicurato il diritto alla istruzione. La Costituzione sancì il potere dei Comitati Nazionali (locali, distrettuali e regionali) quali organi locali del potere statale. Fu solamente con questi provvedimenti che il principio, già contemplato nella Costituzione della Repubblica d’anteguerra, secondo il quale il popolo è l’unica fonte del potere statale, cessò di essere una semplice frase e si trasformò in realtà»76.
Le elezioni del 30 maggio sanciscono la vittoria del Fronte Nazionale di comunisti, socialdemocratici, democratici e altre forze socialiste e patriottiche. Nel giugno '48 i socialdemocratici decidono a maggioranza di confluire all’interno del Partito Comunista Cecoslovacco. A differenza di altre democrazie popolari questo non avviene con la fusione delle due organizzazioni in un partito nuovo (quale è il caso del Partito dell’Unità Socialista di Germania – la SED – nella Repubblica Democratica Tedesca) ma con la semplice confluenza. La Cecoslovacchia degli anni Cinquanta è un paese in ricostruzione che si avvia verso la costruzione del socialismo. Il piano biennale del 1947-1948 e il successivo piano quinquennale 1949-1953 cambiano il volto del paese: sorgono nuove abitazioni, nuove industrie (sia pesanti che leggere), l’agricoltura viene in parte collettivizzata ed organizzata con metodi all’avanguardia. Risorge la vita culturale e sociale del paese, ma questa volta a disposizione delle masse lavoratrici del paese che prima ne erano escluse. La scuola, l’università e la sanità diventano servizi pubblici e gratuiti.77 Dopo la morte di Gottwald nel 1953, viene eletto segretario Antonin Novotny. Nel 1960 viene approvata una nuova Costituzione di tipo socialista: la Cecoslovacchia è la prima democrazia popolare (e il secondo Stato al mondo) a dichiarare avvenuta l’edificazione del socialismo78. Nel 1968 la Repubblica Socialista Cecoslovacca assume un carattere federale: Cechia e Slovacchia diventano due Repubbliche (non più due regioni dello stesso Stato unitario)79 e viene garantita a livello costituzionale la proprietà socialista dei mezzi di produzione, distinta in proprietà statale e proprietà cooperativa. Il 1968 è anche l’anno dell’elezione di Alexander Dubcek a segretario del Partito Comunista e della cosiddetta “Primavera di Praga”, una delle questioni storicamente più dibattute all’interno del movimento operaio. Obiettivo di Dubcek e del suo gruppo dirigente è un «socialismo dal volto umano». Una restaurazione del capitalismo, un cedimento verso la socialdemocrazia, come sostengono i sovietici? Oppure un tentativo di riforma interna al sistema socialista, per riavviare una «via nazionale» al socialismo, come sostiene la leadership cecoslovacca? Il dibattito all’interno del movimento comunista è tuttora aperto. L’intervento del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia divide il movimento comunista mondiale: importanti condanne vengono da Jugoslavia (Tito visita Praga pochi giorni prima dell’ingresso delle truppe sovietiche), Romania, Cina, oltre che da diversi partiti comunisti occidentali, tra cui il PCI. Gli anni Settanta e gli anni Ottanta sono il periodo della cosiddetta “normalizzazione”, caratterizzato dalla repressione all’interno della società del Partito dei riformatori della “Primavera di Praga”. È in questo periodo che emergono le forze della reazione, i liberali e gli anticomunisti, che contribuiranno a determinare la fine del socialismo in Cecoslovacchia. Il movimento noto come Charta 77, a cui contribuisce Vaclav Havel (feroce anticomunista che diventa presidente della Cecoslovacchia dopo le elezioni del 1990), gioca un ruolo molto importante nelle proteste che porteranno alla cosiddetta “Rivoluzione di velluto”. Dal 1990 al 1992 il governo di Havel smantella il sistema socialista e restaura il capitalismo. Nel 1993 avviene la separazione finale tra Cechi e Slovacchi e la creazione di due Repubbliche (capitaliste) separate. Entrambe completano la controrivoluzione capitalista entrando nella NATO.
La Cecoslovacchia è stato probabilmente uno degli esperimenti più avanzati di socialismo, assieme alla Repubblica Democratica Tedesca. Il popolo cecoslovacco, guidato dai comunisti e dalle forze progressive, ha combattuto sia il fascismo che il capitalismo, portando avanti un progetto di transizione (poi avvenuta) verso il socialismo. È però anche un caso fortemente problematico, dove si sono scontrati più volte le questioni dell'indipendenza nazionale, della transizione al socialismo e della libertà in una società socialista. Il compito di analizzare questi problemi spetta ai comunisti del XXI secolo.80
74. A. Höbel, Togliatti, la “democrazia di tipo nuovo”, la Costituente. Un’elaborazione di lunga durata, intervento al convegno Togliatti e la Costituzione della Repubblica democratica fondata sul lavoro, “Futura Umanità. Per la storia e la memoria del PCI”-Marx21 (web), Roma, 8 novembre 2013.
75. Vedi J. Veselj, Praga 1948, Editori Riuniti, Roma 1960. In proposito è interessante anche confrontare G. S. Wheeler, Contraddizioni del socialismo: economia e democrazia in Cecoslovacchia, Coines, Roma 1976, p. 23. Quest’autore, che successivamente ha appoggiato la “primavera di Praga”, riconosce la presenza di forze reazionarie che «spingevano per un ritorno all’industria privata e alla formazione, come in Italia e in Francia, di un governo di coalizione che facesse a meno dei comunisti», con un forte ruolo degli Stati Uniti.
76. Vedi F. Kavka, Panorama della storia cecoslovacca, Orbis, Praga 1960, p. 168.
77. Sul tema: J. Dvoracek & A. Novak (a cura di), Dieci anni della nuova Cecoslovacchia, Orbis, Praga 1955.
79. E. Bakke, The principle of national self-determination in Czechoslovak constitutions 1920–1992, Folk.uio.no.
80. La presentazione appena letta è opera di Simone Grecu.

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