05 Dicembre 2022

6. LA REPUBBLICA SOCIALISTA DI ROMANIA

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Sorvolando sull’indubbio interesse che lo studio dei socialismi europei ricopre per gli storici, tre sono i casi che nel corso degli ultimi anni hanno attirato il maggiore interesse: il socialismo della DDR, fiore all’occhiello del sistema socialista europeo; il caso ungherese, con la sua ricetta economica che coniuga elementi di libero mercato e controllo socialista dei mezzi di produzione; il socialismo rumeno, con le sue caratteristiche più uniche che rare, che forse solo in certi elementi dell’attuale RPD di Corea si possono riscontrare.
La Romania socialista, soprattutto sotto la leadership di Ceaușescu, coniuga elementi di fortissimo patriottismo e tradizionalismo (in tal senso rientrano il divieto di aborto introdotto nel 1966 e le politiche “matrimonialiste” tese ad incoraggiare un incremento demografico) con i dettami propri della società socialista, il tutto condito con una forte base di indipendentismo ed autonomismo che trovano un posto d’onore nel palcoscenico della diplomazia internazionale. La Romania di inizio '900 è un paese dalla vita politica piuttosto travagliata: dalle rivolte contadine di inizio secolo a quelle degli operai petroliferi dei primi anni '10, il movimento rivoluzionario sembra avere ottime basi per attecchire, purtroppo però le radici non hanno mai trovato quel terreno fertile sperato. La repressione monarchica e militare e l’ondata di antisemitismo cavalcata da gruppi fascisti (come quello legionario di Corneliu Z. Codreanu) tagliano ben presto le gambe ad un movimento operaio e socialdemocratico diviso e litigioso. Gli anni della seconda guerra mondiale, con la dittatura fascista e filo-hitleriana di Antonescu, danno il colpo di grazia apparentemente definitivo. La storia dimostra invece che il comunismo rumeno è duro a morire. Anni di carcere e rappresaglie non fermano i giovani comunisti romeni (tra cui figura un giovanissimo Ceaușescu, contraddistintosi per ritornare sempre sul campo di battaglia nonostante carcere e torture) che soprattutto grazie alla politica dei “fronti” inaugurata dopo il '45 da Stalin si ritrovano al potere in un paese arretrato ma con forti tendenze popolari da incanalare nell’edificazione del socialismo, per non ricommettere quegli errori di inizio secolo che avevano favorito l'incontro tra il popolo rumeno e il fascismo. La conquista del potere si ottiene con la vittoria schiacciante alle elezioni del '46 (oltre l’80% delle preferenze) e la nascita di un governo di transizione, quello di Groza, che ignora completamente il potere reale di Michele I, che cerca di bloccare in ogni modo l’ascesa dei comunisti. Azione vana. Nel '47 Michele è costretto ad abdicare e nel '48 la nuova costituzione sancisce la nascita della Repubblica Popolare di Romania.
Il primo leader è Gheorghi Gheorghiu-Dej, uomo di grande intelligenza e flessibilità, che riesce, caso più unico che raro, a sopravvivere ai cambi di governo favoriti da Chruščev negli anni '50. I primi anni di Dej si contraddistinguono per una serie di riforme atte a migliorare le condizioni di lavoro e l’economia della Romania. Ancora più peso acquista, durante il suo governo, la faida nata in seno al partito comunista tra lui, Vasile Luca ed Ana Pauker. Dej sostiene una linea molto più indipendentista da Mosca, progettando per la Romania l’ottenimento di una rapida autonomia; d’altro avviso sono la Pauker e Luca, molto più ortodossi ed allineati alle politiche di Stalin. In questi anni alla guida del ministero dell’agricoltura c'è un giovane Ceaușescu, delfino e protetto di Dej sin dai tempi del carcere. Il ministero dell’agricoltura è in quegli anni un ministero chiave all’interno del conflitto tra le fazioni di Dej e di Luca-Pauker. Stalin richiede alla Romania un rapido sviluppo agricolo, vedendo il paese come potenziale granaio dell’orbita socialista; inoltre la Romania, che al contrario di Polonia e Cecoslovacchia non è stata vittima di Hitler ma sua alleata nelle carneficine della guerra, ha molti conti in sospeso da pagare. Nonostante l’aiuto apportato ai sovietici dai gruppi partigiani della Brigata Vladimirescu, le aggressioni operate all’Ucraina e alla Moldavia dagli uomini di Antonescu erano ancora impresse nella memoria. Dej non condivide più di tanto l’idea di un rapido sviluppo agricolo, preferendo puntare molto di più sull’industria pesante al fine di rendere la Romania presto indipendente dalle importazioni. La fazione di Dej vince mettendo la Pauker e Luca da parte dopo una serie di condanne. Alla morte di Stalin ciò fa molto comodo a Dej che, di fronte alle richieste chruščeviane di un cambio di governo, ha gioco facile a rispondere: «Destalinizzazione? L’abbiamo iniziata quando Stalin era ancora in vita, Pauker e Luca le dicono niente?». Dej non è comunque un anti-stalinista, è anzi tra i maggiori critici di Chruščev e del XX Congresso del PCUS, ma la sua guerra intestina contro la Pauker e Luca gli permettono di uscire con la faccia pulita dall’opera di destalinizzazione, utilizzando i due come capri espiatori per gli eccessi di cui Chruščev accusava Stalin. Molto interessante è l’operato di Dej riguardo ai rapporti con l’Ungheria, in seguito alla controrivoluzione ungherese del 1956: Nagy si era infatti rifugiato a Bucarest, salvo poi essere restituito all’Ungheria per essere processato con la promessa (mantenuta) da parte di Kádár di condannare ogni forma di annessione della Transilvania alle terre ungheresi. Dej muore nel 1965 a Mosca in circostanze mai chiarite: sicuramente la sua posizione ortodossa non era ben vista dalla Russia riformista di Chruščev.
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Gli succede Nicolae Ceaușescu, che si caratterizza subito per una serie di riforme improntate a migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e per un’apertura al dialogo che porta la Romania non solo a riconoscere la Germania Ovest ed Israele, ma ad intrattenere rapporti anche con il FMI ed altre istituzioni avverse ai sistemi socialisti. Le manovre di Ceaușescu hanno due fini ben nascosti: da una parte la volontà (spesso realizzata) di trasformare la Romania in un mediatore diplomatico internazionale; dall’altra quella di costringere ad emigrare verso l’America ed Israele delle vere e proprie lobby ebraiche, rimaste ancorate sulle posizioni estremiste della Pauker e che tramavano per una presa del potere che avrebbe portato la Romania su posizioni estremamente ortodosse come quelle vigenti in Albania. Ceaușescu ribadisce spesso che il socialismo non può realizzarsi in Romania senza attingere dalla sua gloriosa storia passata. Le effigi di figure come Tudor Vladimirescu, Stefan Cel Mare, Ion Cuza, Decebal, Burebista e Traiano campeggiano al fianco di quelle di Marx, Engels e Lenin. Rapporti molto prolifici vengono stretti con la Corea di Kim Il-Sung, realtà politica che ispira moltissimo il governo di Ceaușescu. Con le Tesi di Luglio infatti Ceaușescu cerca di replicare la Rivoluzione Culturale Cinese e l’ideologia Juche in salsa romena. Gli anni '70 sono caratterizzati anche da grandiose opere architettoniche come la totale ricostruzione di Bucarest (danneggiata dal terremoto del 1977), lo sviluppo di energie ecosostenibili e un forte programma di industrializzazione, oltre che dal rafforzamento di una politica diplomatica autonoma: Ceaușescu, nonostante la Romania sia un membro del Patto di Varsavia, non solo si rifiuta di inviare truppe a Praga nel '68, ma condanna con una serie di discorsi l’URSS e le sue scelte. I problemi iniziano negli anni ’80: i forti debiti contratti dalla Romania con i paesi occidentali, aventi come fine quello di creare un grande Stato romeno, costringono Ceaușescu ad una serie di manovre indirizzate verso l’austerity. Il pagamento del debito avrebbe significato una Romania libera dai creditori che avrebbe potuto godere delle opere realizzate con i soldi ottenuti in prestito. La caduta di Ceaușescu coincide con la fine del pagamento del debito; la prima riforma prevista da Ceaușescu sarebbe dovuta essere un aumento degli stipendi per gli operai. La glasnost e la perestrojka volute da Gorbačev trovano in Ceaușescu un critico ed acerrimo rivale. Se sul finire degli anni ’80 tutti i sistemi socialisti crollano spesso senza colpo ferire, in Romania il potere è ben saldo nelle mani del “Conducator”. Il KGB di Gorbačev, di comune accordo con la CIA, interviene pesantemente per rovesciare il legittimo governo. In quei giorni Ceaușescu, ritornato da poco da un viaggio diplomatico in Iran, paragona la situazione romena a quella di Panama, dove gli americani hanno rovesciato violentemente il governo di Noriega da loro precedentemente imposto. Allo stesso modo i sovietici, che tanto avevano fatto nel '45 per la realizzazione e il sostegno alla causa comunista romena, ora cercano di annullarla. La rivolta farsa del 1989 è orchestrata in gran parte dai corpi militari romeni e dal KGB. Ad insaputa di Ceaușescu i generali ordinano di far fuoco sulla folla, che da quel momento inizia una spietata caccia al comunista. In realtà in quel clima di anarchia, in cui gli agenti della CIA riversano per le strade i cadaveri degli obitori spacciandoli per vittime della Securitate (una madre ritrova il proprio figlio morto di infarto pochi giorni prima per strada mentre la gente urla «Ceaușescu l’ha fatto sparare ora davanti ai miei occhi»), la caccia al comunista diventa una scusa per la risoluzione di faccende personali. È curioso il caso tragicomico di Targoviste in cui un dirigente comunista viene scaraventato giù dal balcone con l’accusa di essere un informatore della Securitate: in realtà il dirigente aveva una sola colpa: quella di intendersela con la moglie del suo aguzzino.
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Nei giorni antecedenti al natale 1989 Ceaușescu, fischiato dalla folla aizzatagli contro dai militari, è costretto ad una rocambolesca fuga in elicottero che termina nella caserma di Targoviste, dove viene fucilato il giorno di Natale insieme alla moglie dopo un processo farsa tenuto dagli stessi alti ranghi delle forze armate romene. Molti i misteri rimasti su quei giorni.
È comune dire in Romania: “chi ha sparato dopo Natale?” In quei giorni, quando l’ormai dissolta Securitate ha posato le armi e l’esercito non difende più Ceaușescu, anonimi individui in divisa ed addirittura mezzi militari come elicotteri, compaiono dal nulla sparando all’impazzata su folla ed edifici. Ad ora non si ha risposta; si ipotizza siano uomini del KGB inviati a gettare benzina sul fuoco. Altro caso strano è quello di una misteriosa valigetta portata da Elena Ceaușescu ed affidata ad un dottore in viaggio verso Targoviste.
Del dottore si sono perse le tracce, così come della valigetta; la sua auto è ritrovata abbandonata sulla via di Targoviste. Vasile Milea, generale fedele a Ceaușescu, viene trovato morto, si dice suicida, nel suo ufficio, ma la verità non è mai stata appurata.
L’autista che porta i Ceaușescu in auto verso la caserma di Targoviste ha scritto un libro di memorie su quei giorni con le sue “verità”: il manoscritto scompare pochi giorni dopo essere consegnato all’editore. Il potere in Romania è preso dagli alti ranghi dell’esercito e da personaggi oscuri come Ion Iliescu, che iniziano presto una campagna di privatizzazioni forsennate che conducono il paese a svendere tutto per pochi soldi a un manipolo di oligarchi, fino a diventare una delle realtà sociali e politiche più povere ed in crisi d’Europa.
Della Repubblica Socialista Romena nata nel 1965 rimangono industrie e fabbriche (ora in disuso), una rete ferroviaria (allora tra le più moderne d’Europa) rimasta ferma al 1989, il canale Danubio-Mar Nero e tutta una serie di opere di irrigazione, un ottimo sistema scolastico e sanitario (smantellato dai governi liberali), una flotta da pesca oceanica, centrali idroelettriche, impianti petrolchimici e tutta una serie di misteri irrisolti. Un recente sondaggio indica che 2 rumeni su 3 rimpiangono Nicolae Ceaușescu. Intanto dilaga la piaga della povertà, che costringe migliaia di romeni all’immigrazione, mentre la corruzione dei gruppi politici arricchisce quei pochi che dal 1989 fanno della Romania il proprio parco giochi.67
67. Fonti bibliografiche usate per la stesura di questo capitolo, curato da Francesco Trinchera: G. C. Cartianu, La fine dei Ceaușescu. Morire ammazzati come bestie selvatiche, Aliberti, Reggio Emilia 2012; M. Costa, Conducator. L'edificazione del socialismo romeno, All'insegna del Veltro, Parma 2012; A.V., Romania 1933, le lotte dei ferrovieri e degli operai del petrolio, Editori Riuniti, Roma 1974; A.V,. Romania 1907, la grande rivolta contadina, Editori Riuniti, Roma 1975; I. Popescu-Puturi (a cura di), Cento anni di indipendenza della Romania. 1877-1977, Editori Riuniti, Roma 1977; A.V., Il Congresso dei consigli operai di Romania, Editori Riuniti, Roma 1977; A.V., La Romania nella guerra antihitleriana. 23 agosto 1944 - 12 maggio 1945, Editori Riuniti, Roma 1969; A.V., 80° anniversario della fondazione del partito della classe operaia in Romania, Editori Riuniti, Roma 1975; I. Alexandrescu (a cura di), Classe operaia e movimento contadino in Romania, Editori Riuniti, Roma 1974; A.V., La Romania negli anni del socialismo, 1948-1978, Editori Riuniti, Roma 1982; N. Ceaușescu, Momenti di storia del popolo romeno, Editori Riuniti, Roma 1978; N. Ceaușescu, Sviluppo economico e democrazia socialista in Romania, Editori Riuniti, Roma 1973; N. Ceaușescu, Il nuovo corso Ceaușescu. Per un mondo più giusto, SugarCo, Milano 1979; N. Ceaușescu, Romania socialismo collaborazione pace, Carlo Logo-Settegiorni, Pistoia 1988; N. Ceaușescu, Cambiare il mondo, SugarCo, Milano 1977; N. Ceaușescu, La Romania sulla via verso il socialismo e nella lotta contro l’imperialismo, Edizioni del Calendario, Milano 1971; N. Ceaușescu, Scritti scelti 1971-1979, 9 voll., Edizioni del Calendario, Milano 1972-1980; N. Ceaușescu, Scritti scelti 1980-1981, 2 voll., Editori Riuniti, Roma 1981-1982; A. Biagini, Storia della Romania contemporanea, Bompiani, Milano 2004; A. Otetea, Storia del popolo romeno, Editori Riuniti, Roma 1981; A. Panebianco Santi, La Romania di Ceaușescu, Rubbettino, Soneria Mannelli (CZ), 2000; G. L. Berti, Ceaușescu e Il Ruolo Internazionale di Piccoli e Medi Stati, Edimez, Roma 1982; S. Bottoni, Transilvania rossa. Il comunismo romeno e la questione nazionale, Carocci, Roma 2007; F. Zavatti, Comunisti per caso. Regime e consenso in Romania durante e dopo la Guerra fredda, Mimesis, Milano 2014; K. W. Treptow & M. Popa (a cura di), Historical Dictionary of Romania, Scarecrow Press, Londra 1996; A.V., Classe Operai ed Unità d’Azione in Romania, Editori Riuniti, Roma 1976.

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