27 Settembre 2022

5. LA REPUBBLICA POPOLARE DI POLONIA

La storia e l’analisi della Repubblica Popolare di Polonia sono argomenti controversi al centro del dibattito degli storici e dei politologi.

La Polonia, che già di per sé vanta una storia complessa e travagliata, si trova nel secondo dopoguerra a fare i conti con un sistema politico, quello comunista, che non riusce mai, al contrario degli altri paesi del patto di Varsavia, a decollare completamente. Causa di ciò è anche una classe dirigente quasi mai all’altezza delle sfide storiche. La Polonia, che sin dall’inizio del ‘900 si connota come paese strenuamente anticomunista, si trova ben presto a fare i conti con le mire espansionistiche della Germania nazista, a cui Pilsudsky cerca inizialmente di mettere freno proponendo alla Francia una guerra preventiva contro la Germania, salvo poi firmare con quest'ultima un trattato di non belligeranza nel 1935. Va ricordato che la Polonia è tra le prime nazioni ad opporsi militarmente alla neonata Russia Sovietica. Quella stessa Polonia che clandestinamente aveva dato molto al movimento operaio internazionale, dando i natali all’eroe dell’Ottobre Rosso Feliks Dzeržinskij e a Rosa Luxemburg. Eppure nonostante la forza che il partito Socialdemocratico Polacco riesce ad ottenere nei primi anni, le manovre del governo nei confronti dei comunisti sono sempre all’insegna della violenza e della repressione. Sin dai primi anni di vita del movimento comunista polacco, la questione patriottica e nazionale è al centro delle divergenze sfociate poi nello scontro ideologico tra la Luxemburg e Lenin: quest’ultimo rifiuta un'immediata indipendenza polacca in quanto questa sarebbe stata, in quel particolare periodo storico, tutta a vantaggio della borghesia, rimandandola a quando la situazione internazionale avrebbe potuto garantire al movimento operaio polacco il giusto appoggio nelle lotte; dall’altra parte la Luxemburg fa dell’indipendentismo polacco contro l’impero russo uno dei suoi cavalli di battaglia. La questione “nazionale”, che spesso sfocia in sentimenti nazionalisti e conservatori, è una costante della storia recente della Polonia. In seguito alla conquista e all’occupazione operata dalla Germania hitleriana ai danni della Polonia nel 1939, questa si ritrova nel 1945 totalmente devastata. La stessa capitale Varsavia viene rasa al suolo dai tedeschi come ripicca per la grande rivolta patriottica ed antifascista che vede nel 1944 i polacchi sollevarsi in armi contro gli invasori. Gli storici, pur vedendo nella rivolta un momento di alto eroismo dal parte del popolo polacco, ne hanno criticato l’avventatezza: le truppe sovietiche non erano molto distanti da Varsavia ma vivevano una situazione di stallo in seguito alle pesanti perdite subite nelle battaglie del fronte orientale; un'attesa dell’intervento sovietico con una congiunzione delle forze avrebbe probabilmente evitato alla Polonia devastazioni e rappresaglie operate dai tedeschi. Si conta che tra il 1939 ed il 1945 abbia perso la vita più del 20% della popolazione polacca. Il governo comunista che si instaura in Polonia al termine del conflitto mondiale è figlio di una serie di abili mediazioni politiche operate da Stalin verso gli alleati, portando questi ultimi a riconoscere come legittimo governo quello voluto da Mosca a sfavore di quello di stampo liberale che si trovava in esilio a Londra. Il sentimento antirusso, ultracattolico ed anticomunista del popolo polacco si oppone sin da subito all’idea di una Polonia comunista: ciò crea non pochi problemi al movimento rivoluzionario, che tramite la piccola costituzione del 1947 e agli sforzi dell’Unione Sovietica riesce con il Partito Operaio Polacco a conquistare il potere nonostante le avversità. La scissione tra Stalin e Tito del 1948 ha grandi ripercussioni in Polonia, dove una grossa parte del Partito Operaio trova nella via titoista la giusta fusione tra tendenze patriottiche ed indipendentiste e il socialismo. L’intervento di Stalin porta ben presto all’eliminazione dello zoccolo duro titoista nel partito; in quell’occasione, con l’accusa di deviazionismo e nazionalismo, viene incarcerato il futuro leader polacco Gomulka. Bierut, che si trova a capo del neonato Stato socialista polacco, inizia subito una forte opera di riforma del sistema economico, rinforzando l’industria statale e ridistribuendo le terre dei latifondisti ai lavoratori agricoli. Queste manovre richiedono un grande sforzo, vista la situazione disastrosa con cui la Polonia è uscita dalla guerra. Il Maresciallo polacco-sovietico Rokossowski è in questi anni uno dei protagonisti della storia polacca. Eroe vittorioso di molte battaglie, riscuote le simpatie dei sovietici in quanto fortemente allineato con il Cremlino, tanto quanto dei polacchi che vedono in lui la riproposizione delle figure militari eroiche della storia polacca. In questi primi anni i polacchi iniziano a rivalutare il sistema socialista da loro tanto avversato: la redistribuzione della ricchezza e gli sforzi per la ricostruzione sono esempi lampanti di come i comunisti cerchino di far rinascere la Polonia dalle sue stesse ceneri.
I veri problemi iniziano con la persecuzione da parte del governo ai danni della Chiesa cattolica, istituzione per la quale i polacchi provano storicamente (tuttora) un profondo senso di appartenenza e venerazione. Durante il processo di destalinizzazione è Edward Ochab l’uomo favorito da Chruščev per rimpiazzare Bierut. L’esperienza di Ochab, del tutto trascurabile, dura pochi mesi. Di peso ben più importante è quella del suo successore Gomulka. Il pensiero di Gomulka si allinea su posizioni fortemente nazionalistiche, nonostante proprio Varsavia sia scelta come sede per la firma del Patto di cooperazione tra le repubbliche socialiste. La via nazionale al socialismo polacco inaugurata da Gomulka porta ad allontanare molti sovietici dalla Polonia; tra questi anche il Maresciallo Rokossowski. I fatti di Poznan del 1956, dove un gran numero di operai polacchi che manifestano contro il governo vengono repressi nel sangue, fanno calare il livello di gradimento di Gomulka, che non riuscirà più a recuperare un consenso popolare di massa. Il leader polacco cerca in tutti i modi di mantenere saldo il potere arrivando a dare il via a riforme liberali, bloccando le collettivizzazioni ed allentando il controllo sulla Chiesa. Queste manovre, operate in fretta e furia per bloccare il malcontento, saranno tra le prime cause della crisi economica polacca. Il blocco delle collettivizzazioni restituisce ai contadini piccolissime porzioni di terra che non sono in grado di lavorare, visto che tutti i precedenti sforzi erano stati compiuti al fine di perfezionare le cooperative agricole e non i singoli produttori. La scarsissima presenza di un'industria atta a soddisfare i beni di consumo unita ad una forsennata ricerca dell’industrializzazione pesante costituiscono le prime avvisaglie della crisi nera che avrebbe affamato per molti anni la Polonia. Gomulka continua la sua opera di liberalizzazione sfrenata, salvo poi fare un passo indietro negli anni '60 in cui torna, convinto di aver ormai conquistato il favore del popolo, ad una forte repressione dell’opposizione. Nel 1968 in Polonia si sollevano voci di protesta contro il governo. Viene evitata la strage perché sia Gomulka che Brežnev vi si oppongono per motivi ben precisi: il primo non vuole ripetere gli errori del 1956, il secondo non vuole rischiare l’accendersi di un focolaio a Varsavia nello stesso momento in cui scoppiava la rivolta a Praga.
Un massiccio aumento dei prezzi per i beni di prima necessità fa scoppiare disordini in tutta la Polonia. Gomulka ordina di aprire il fuoco sui manifestanti: è la goccia che fa traboccare il vaso. Brežnev spinge molto affinchè Gomulka sia deposto, vedendo in lui e nella sua scellerata politica di repressione la scintilla che avrebbe fatto esplodere la bomba anticomunista. Gomulka viene sostituito dal giovane Gierek, dirigente comunista dell’Alta Slesia che si era contraddistinto per una particolare energia politica e per avere delle idee chiare e precise sulla ripresa della Polonia, ormai caduta nel baratro più nero.
Gierek si ritrova così nel 1970 a capo dello Stato polacco e cerca di mettere fine alla crisi facendo ricorso a cospicui prestiti da parte del mondo occidentale. La produzione dei beni di consumo, la forte esportazione di carbone e una serie di riforme economiche, simili a quelle ungheresi di Kádár, fanno respirare la Polonia che sembra avviarsi verso la fine della crisi. È un'illusione: la valanga di debiti contratti da Gierek obbliga il governo a rialzare i prezzi delle derrate alimentari, inoltre le crisi energetiche che si susseguono negli anni '70 portano la Polonia a vedersi dimezzare le entrate garantite dall’esportazione di carbone, su cui Gierek aveva puntato tantissimo. L’elezione a papa di Giovanni Paolo II nel 1979, la corruzione dilagante e l’incapacità di Gierek di far capo alla crisi creata dalla progressiva accumulazione di debiti spingono il sistema polacco sull’orlo del fallimento. Nel 1980 nasce a Danzica il sindacato cattolico Solidarnosc, che diverrà una spina nel fianco dei comunisti in Polonia. Nel 1981 il Generale Jaruzelski assume la guida del Partito Operaio Unificato Polacco. Tra le prime manovre attuate l’espulsione e il bando di Gierek e dei suoi seguaci, rei di aver condotto la Polonia sull’orlo del fallimento. Jaruzelski si ritrova nel 1981 un prodotto nazionale lordo calato del 20%, una forte carenza di cibo (ormai razionato) oltre che una serie di problemi del tutto inusuali per un paese comunista come la mancanza di alloggi per i lavoratori. Jaruzelski blocca molti degli investimenti fatti da Gierek nel decennio precedente al fine di trovare i fondi per risolvere i problemi di un paese che si trova il cappio dei creditori intorno al collo, oltre che una serie di sanzioni da parte dei paesi occidentali che cercano di cavalcare l’onda del malcontento al fine di rovesciare il sistema socialista. Jaruzelski è costretto ad utilizzare, con pochi benefici, tutta la valuta straniera dello Stato per ripagare almeno una parte dei debiti; in questo periodo prende il via il progetto Pewex, una serie di negozi dove è possibile acquistare solo con valuta straniera, al fine di riempire le casse statali. La crisi economica, la corruzione, il malcontento e il razionamento anche dei beni essenziali come pane, zucchero e farina spingono nel 1981 Jaruzelski a proclamare la legge marziale. Nei piani di Jaruzelski non è assolutamente una manovra per prendere il potere, ma uno strumento per ristabilire l’ordine e cercare di risolvere, almeno laddove possibile, i problemi della Polonia. Nel 1988 Jaruzelski apre al dialogo con la Chiesa e con il sindacato Solidarnosc, sino ad allora vittima di repressioni. Con un'abile manovra di realpolitik, Jaruzelski aveva evitato con la legge marziale un molto probabile intervento sovietico in Polonia e con gli accordi della tavola rotonda di fine anni '80 garantisce alla Polonia una via d’uscita “pulita” da un sistema, quello comunista, che si era dimostrato in quel caso specifico fallimentare e non riformabile. Lech Walesa, leader di Solidarnosc, vince le elezioni del 1992 sciogliendo la Repubblica Popolare. In breve tempo, sull’onda della delusione popolare per il comunismo, gli americani allungano le loro mani sulla Polonia, che viene da qualcuno definita, tra il serio e il faceto, uno Stato americano collocato in Europa. Il fallimento del comunismo in Polonia è causato principalmente da una pessima classe dirigente e da una serie di problematiche economiche mai risolte. Jaruzelski, la cui adesione alla causa comunista è fuori dubbio, si trova costretto dal contesto a traghettare la Polonia verso un nuovo sistema, rendendosi conto egli stesso che i problemi nati in seno alla RPP siano ormai irrisolvibili.
Ad oggi Jaruzelski viene ricordato da un certo numero di polacchi come colui che ha salvato la Polonia da un'invasione armata sovietica. Se questa fosse in programma o meno non è dato saperlo. Sicuramente però le gravissime condizioni dei lavoratori polacchi erano sotto gli occhi di tutti. La situazione non pare d'altronde sia migliorata più di tanto per le classi popolari più disagiate negli anni del post-comunismo, come spiega Marcello Graziosi:
«Il governo di unità nazionale guidato da Mazowiecki, esponente di Solidarnosc, si è caratterizzato per una vera e propria terapia d’urto verso il libero mercato su basi capitalistiche, attraverso un piano di austerità ben peggiore di quelli precedentemente adottati dal POUP ed una totale subalternità alle esigenze del capitalismo di rapina delle potenze occidentali, provocando la crisi più grave che la storia della Polonia ricordi. Forse seconda solamente alla spartizione tra Russia, Austria e Prussia della seconda metà del XVIII secolo. […] Nel marzo 1999, con grande soddisfazione del governo di centro-destra di Buzek, ma anche del presidente Kwasnewski, la Polonia è entrata a far parte della Nato, sostenendo incondizionatamente l’aggressione contro la Repubblica Federale Jugoslava».
Nell'ambito dell'aggressione anglo-statunitense contro l’Iraq, la Polonia è stata «l’unico paese dell’area ad aver inviato un proprio contingente militare nel paese illegalmente occupato». Infine, a seguito di un referendum popolare, il paese ha deciso di aderire all'Unione Europa, entrandovi dal 2004. Per dirla con Drewski,
«i partiti polacchi di oggi non si trovano realmente posizionati in funzione degli interessi reali ed attuali delle differenti classi sociali. Essi cercano un “allargamento di consensi” partendo dalle istanze che si sono imposte nel momento dello smantellamento del socialismo ufficiale, il liberalismo ed il nazional-cattolicesimo… il dibattito politico è nettamente meno diversificato rispetto alla società, poiché la sinistra guarda largamente al centro. Numerosi polacchi sono tentati dall’astensionismo o sono esitanti tra un centro-sinistra eccessivamente liberale ai loro occhi e troppo laico, ed una destra eccessivamente oscurantista ma che si dichiara sociale».
Se la Polonia comunista non è stata un successo, quella che è venuta dopo appare anche peggiore.55
55. Fonti bibliografiche usate per la stesura di questo paragrafo, curato da Francesco Trinchera: W. Gomulka, Socialismo e Democrazia in Polonia, Editori Riuniti, Roma 1957; B. Bierut, Polonia democrazia popolare, Rinascita, Roma 1954; W. Gomulka, La Polonia all’ONU, Editori Riuniti, Roma 1961; D. Tosi & V. Vitelli (a cura di), Vecchia e nuova pianificazione economica in Polonia, Feltrinelli, Milano 1960; A.V., 8° Plenum del Comitato Centrale del Partito operaio unificato polacco, Feltrinelli, Milano 1957; W. Jaruzelski, Così un lungo cammino. Memorie, Rizzoli, Milano 1992; I. Loga Sowinski, I sindacati nella Polonia popolare, CGIL, Roma 1960; C. La Mantia, Polonia, Unicopli, Milano 2006; A.V., Gierek e gli operai polacchi, La Nuova Italia, Firenze 1973; J. Lerski, Historical Dictionary of Poland. 966-1945, Greenwood, 1992; F. Trinchera, Ordini militari e civili della Repubblica popolare di Polonia, Autopubblicazione, giugno 2017; M. Graziosi, Polonia: Dove la “terza via” è una realtà, CCDP, 4 novembre 2003.

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