19 Ottobre 2021

1. GLI STATI DEMOCRATICO-POPOLARI DELL'EST EUROPA

Nella seconda metà degli anni Quaranta, al termine della seconda guerra mondiale, nei paesi dell'Europa orientale avvengono imponenti trasformazioni sociali, politiche ed economiche, conseguenti alla liberazione di questi paesi dal giogo nazista da parte dell'Armata Rossa. Bollare i nuovi Stati semplici “copie” del modello sovietico, come fa la storiografia liberale occidentale, è assolutamente impreciso. Serve anzitutto capire cosa intendiamo quando ci riferiamo alle “democrazie popolari”. Per Luciano Gruppi dal 1945 al 1948 assistiamo al
«passaggio dalla democrazia di tipo nuovo, o nuova democrazia, alla democrazia popolare. Avremo cioè il passaggio da una democrazia nella quale partecipano al potere, per la prima volta, i lavoratori, e che si propone sostanziali riforme economiche e sociali, ad una democrazia in cui il potere è della classe operaia e dei suoi alleati: contadini, ceti medi urbani, settori non monopolistici della borghesia capitalista. Tale democrazia si pone l'obiettivo del socialismo come compito politico attuale. È questo il regime di democrazia popolare».
Dunque un profondo rinnovamento delle strutture dello Stato che riesce ad andare oltre la nuova repubblica democratica, che già, come in Francia e in Italia, faceva piazza pulita del passato democratico-borghese per creare una nuova forma di Stato. Uno dei maggiori artefici della “democrazia popolare” è Georgij Dimitrov, che assieme a Togliatti, durante il VII Congresso dell'Internazionale Comunista, è stato il promotore della politica dei Fronti popolari antifascisti. Così egli definisce le caratteristiche di questo particolare tipo di Stato al V Congresso del Partito Comunista Bulgaro (dicembre 1948):
«Primo. […] Il carattere di democrazia popolare dello Stato è determinato da quattro caratteristiche fondamentali:
a) Lo Stato democratico popolare rappresenta il potere dei lavoratori, della stragrande maggioranza del popolo, sotto la guida della classe operaia. Ciò significa in primo luogo la distruzione del potere degli elementi capitalistici e dei grandi proprietari fondiari e l'instaurazione del potere dei lavoratori delle città e della campagna sotto la guida della classe operaia, la quale, in quanto classe più progredita della società moderna, svolge una funzione direttiva nella vita statale e sociale […]
b) Lo Stato democratico popolare è lo Stato di un periodo di transizione ed è chiamato ad assicurare lo sviluppo del paese verso il socialismo […]
c) Lo Stato democratico popolare si edifica nella collaborazione e nell'amicizia con l'Unione Sovietica, con il paese del socialismo […]
d) Lo stato democratico popolare fa parte dello schieramento antimperialista. Solo facendo parte del campo democratico antimperialista che ha alla testa il potente Stato sovietico ogni paese a democrazia popolare può assicurare la propria indipendenza, sovranità e sicurezza contro l'aggressione delle forze imperialiste. […]
Secondo. Nelle condizioni create dalla disfatta militare degli Stati fascisti aggressori, nelle condizioni del rapido aggravarsi della crisi generale del capitalismo, dell'enorme aumento della potenza dell'Unione Sovietica, il nostro paese come anche gli altri paesi a democrazia popolare, assicuratasi la stretta collaborazione con l'URSS e con le altre democrazie popolari, vede aprirsi la possibilità di realizzare il passaggio dal capitalismo al socialismo senza creare un regime sovietico, attraverso il regime di democrazia popolare, a condizione che questo regime si rafforzi e si sviluppi con l'aiuto dell'Unione Sovietica e dei paesi di democrazia popolare.
Terzo. […] Il regime della democrazia popolare, in queste particolari condizioni storiche, può e deve, come l'esperienza ha già dimostrato, esercitare con successo le funzioni della dittatura del proletariato […] Il regime di democrazia popolare sarà pure in grado di superare l'incertezza della piccola borghesia delle città e dei contadini medi, di avere il sopravvento sugli elementi capitalistici delle campagne e di unire le larghe masse lavoratrici intorno alla classe operaia per la lotta decisiva del passaggio al socialismo. […]
Quarto. I paesi di democrazia popolare, e tra questi il nostro, si sono già incamminati sulla strada del socialismo, non cessando di lottare contro le forze nemiche interne e specialmente esterne. Attualmente in questi paesi si lavora per creare le condizioni necessarie per la costruzione del socialismo, per la creazione delle basi economiche e culturali della futura società socialista. […]
Quinto. La democrazia popolare è per l'internazionalismo. Il nazionalismo è incompatibile con la democrazia popolare. […] Lottando contro le manifestazioni del nazionalismo noi abbiamo il dovere di educare i lavoratori nello spirito dell'internazionalismo proletario e della dedizione alla patria, cioè nello spirito del vero patriottismo».6
6. Il capitoletto, opera di Simone Grecu, ha come fonte L. Gruppi, Socialismo e democrazia. La teoria marxista dello Stato, Teti, Milano 1978.

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