28 Novembre 2022

8.3. LA LOTTA ARMATA DELL'OLP E IL SOSTEGNO DELL'URSS

«Trockij odiava che gli si ricordasse che era ebreo. Ogni qualvolta qualcuno andava da lui per chiedergli di aiutare altri ebrei, esplodeva rabbiosamente e insisteva di non essere un ebreo, ma un internazionalista. In un'occasione disse che il destino degli ebrei lo riguardava tanto poco quanto il destino dei bulgari». (Richard Pipes)109

«Un partito politico rivoluzionario dovrebbe essere avanguardia e guida delle masse. A tal fine, i suoi aderenti devono raggiungere un livello di coscienza, di volontà di lotta e di correttezza di comportamento adeguati allo scopo. Ne consegue che se un membro del partito perde questa caratteristica essenziale, è il partito intero a perdere la propria capacità direttiva […]. Se scompare il confine organizzativo che separa il membro del partito dal cittadino qualunque, allora il partito ha perduto la sua posizione di avanguardia e di guida nei confronti delle masse». (dallo Statuto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina)110
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Identificato il carattere imperialista di Israele, diventa facile capire le ragioni della lotta armata palestinese, diventata il fulcro simbolico della Resistenza antimperialista del mondo arabo contro l'Occidente. A portare avanti il conflitto, facendo ricorso a quello che da alcuni è chiamato “terrorismo”, da altri “resistenza”, è stata soprattutto a partire dagli anni '70 l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP, fondata nel 1964 dalla Lega Araba sulla spinta determinante di Nasser), che riunisce in un fronte le principali organizzazioni politiche palestinesi. Tra queste c'è il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, l'organizzazione marxista-leninista più nota e importante tra quelle laiche e di sinistra (non a caso attivamente sostenuta dall'URSS)111, la quale ha però abbandonato l'OLP nel 2000.
Assieme a Fatah, il FPLP è l'organizzazione più consistente. L'OLP è in grado dagli anni '70 di mettere in atto una serie di azioni militari e di guerriglia di indubbia efficacia mediatica, moderandosi progressivamente nell'utilizzo di metodi terroristici in seguito al riconoscimento internazionale ottenuto nel 1974. Da allora è considerato il legittimo rappresentante della causa palestinese. È di scarso interesse storico giudicare le tattiche usate dall'OLP, che in un contesto drammatico e sanguinoso ha sicuramente compiuto molti errori. È necessario però mostrare la validità complessiva di questa lotta, alla quale bisogna rendere omaggio, in misura pari a quella di ogni altro movimento partigiano di liberazione nazionale.112
Non è un caso che oltre al FPLP, l'URSS abbia sostenuto attivamente l'intero OLP, garantendo l'addestramento militare ai suoi guerriglieri, rifornendoli di armi e avviando una collaborazione tra i rispettivi servizi d'informazione e di sicurezza (alcuni palestinesi vengono anche reclutati direttamente nel KGB). Anche la Romania di Ceausescu fornisce supporto logistico ad Arafat, garantendo passaporti, apparecchiature di sorveglianza elettronica e armi. L'URSS non ha mai accettato l'etichetta di organizzazione terroristica per l'OLP, anzi nel 1975 Radio Mosca dichiara: «Il comando dell'OLP ha adottato di recente misure decisive per combattere il terrorismo. Nella sua giusta lotta, l'OLP opera con maturità e realismo. È ben noto che l'attività terroristica non rientra in alcun modo tra gli strumenti della lotta rivoluzionaria; al contrario, essa reca grave danno alla stessa».
Ciononostante la leadership sovietica non manca nei colloqui privati con l'OLP di consigliare la maggiore riduzione possibile di azioni che possano essere interpretate come terroristiche dall'Occidente. Dato che a livello militare la superiorità di Israele nella regione è evidente, l'obiettivo è porre la questione in termini politici. Oltre al lavoro diplomatico di appoggio alle risoluzioni dell'ONU che condannano Israele, l'URSS organizza una serie di iniziative internazionali tese a rafforzare la credibilità internazionale dell'OLP, ad esempio riuscendo a far invitare Arafat a una riunione dell'Internazionale Socialista nel 1979 e svolgendo una generale offensiva diplomatica che convince nel 1980 i paesi della Comunità Europea (ma non gli Stati Uniti) a richiedere la partecipazione dell'OLP ai negoziati di pace in Medio Oriente.113
Il legame tra URSS, OLP e lotta per la libertà palestinese è così organico che in tempi recenti ci si è spinti perfino a ritenere che la stessa realizzazione dell'OLP sia stata una pura invenzione dei sovietici.114 Quel che è certo è che l'URSS è sempre stata coerentemente a fianco del popolo palestinese, offrendogli un supporto fondamentale. Nel 1982 Breznev espone in sei punti la proposta politica sovietica per giungere ad una pace giusta e duratura in Medio Oriente:
«1. È necessario rispettare rigorosamente il principio dell'inammissibilità della rapina di territori per mezzo dell'aggressione armata. Ciò significa che tutti i territori occupati da Israele sin dal 1967: il Golan, la Cisgiordania, Gaza e i territori libanesi devono essere restituiti agli arabi. I confini tra Israele e i suoi vicini arabi devono essere dichiarati inviolabili.
2. Bisogna garantire il diritto irrinunciabile del popolo arabo di Palestina all'autodeterminazione e alla formazione di uno Stato indipendente nei territori palestinesi liberati dall'occupazione israeliana: in Cisgiordania e a Gaza. Ai profughi palestinesi va concessa la possibilità, prevista nelle delibere dell'ONU, di ritornare nella loro patria e di esigere un compenso per le proprietà abbandonate.
3. La parte orientale di Gerusalemme occupata nel 1967 da Israele e sede di uno dei più importanti luoghi sacri dell'islam deve essere restituita e diventare parte integrante dello Stato palestinese. In tutta Gerusalemme va garantita la libertà d'accesso dei credenti ai luoghi santi delle tre religioni.
4. Deve essere garantito il diritto di tutti gli Stati della zona a un'esistenza sicura ed indipendente ovviamente in osservanza della piena reciprocità, perchè è escluso che si garantisca la sicurezza di qualcuno a costo di qualcun altro.
5. Bisogna che cessi lo stato di guerra si concluda la pace tra gli Stati arabi e Israele. Questo significa però che tutte le parti coinvolte nel conflitto si devono assumere l'obbligo di rispettare la sovranità. L'indipendenza e l'integrità territoriale dei vicini e di comporre eventuali controversie con mezzi pacifici, per via di negoziati.
6. È necessario elaborare ed approvare delle garanzie internazionali per questo accordo. Il ruolo dei garanti potrebbe essere attribuito ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU o all'intero Consiglio di sicurezza. Un accordo così ampio, giusto e duraturo può essere elaborato e realizzato soltanto attraverso sforzi collettivi con la partecipazione di tutte le parti interessate, tra cui naturalmente l'OLP, in quanto unica rappresentante legittima del popolo arabo di Palestina».
109. R. Pipes, I tre perché della rivoluzione russa, cit., pp. 91-92.
110. Per approfondire: V. Evangelisti, I primi anni del Fronte Popolare della Palestina, Palestinarossa.it, 1987.
111. A. Graziosi, L'URSS dal trionfo al degrado, cit., p. 413.
112. Sull'OLP: G. Sisinni, Arafat e la causa palestinese, Storia in network, n° 200, giugno 2013; Enciclopedia De Agostini, OLP, Sapere.it; Enciclopedia Treccani, OLP, Dizionario di Storia 2010, Treccani.it.
113. C. Andrew & O. Gordievskij, La storia segreta del KGB, cit., pp. 576-579.
114. J. Bergman, La menzogna sovietico-palestinese, Gatestoneinstitute.org, 8 dicembre 2016.

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