29 Settembre 2022

01. LA REPUBBLICA POPOLARE DEMOCRATICA DELLA COREA

Proclamata ufficialmente il 9 settembre 1948, la Repubblica popolare democratica di Corea prende importanti misure rivoluzionarie già all’indomani della liberazione dal dominio coloniale giapponese. Fra queste si ricordano in particolare la campagna contro l’analfabetismo lanciata nel novembre 1946, che nel giro di tre anni porta al completo sradicamento del fenomeno, e la riforma agraria attuata nel marzo 1946, che espropria le terre dei latifondisti, della borghesia compradora e degli altri complici dell’occupazione giapponese, distribuendole quasi interamente ai contadini; questi provvedimenti non sono accompagnati da un’accresciuta pressione fiscale e da limitazioni giuridiche per i contadini ricchi, che in tal modo non sono spinti ad allearsi con i proprietari terrieri e rimangono isolati dalla lotta di classe.
L’edificazione socialista è appena cominciata quando l’aggressione degli imperialisti americani si abbatte sul paese, con una media di 18 bombe sganciate su ogni chilometro quadrato di territorio, portando con sé la distruzione di 600.000 edifici, 8.700 fabbriche e 5.000 scuole, una caduta del 63% della produzione industriale, una riduzione di quattro quinti della superficie coltivata e la totale devastazione del patrimonio zootecnico del paese. Tutto questo determina un livellamento delle condizioni sociali nelle campagne e una tendenza spontanea dei contadini ad unire le forze per sopperire alla carenza di macchine agricole formando apposite cooperative; il partito asseconda il fenomeno, senza alcuna forzatura amministrativa e la collettivizzazione dell’agricoltura è portata a termine entro l’agosto 1958; all’incirca nello stesso periodo la trasformazione socialista dell’industria e del commercio privati si conclude in modo quasi interamente pacifico. La ricostruzione postbellica è completata in tre anni e dal 1954 al 1963 il volume della produzione industriale cresce ad una media annua del 34,8%; simbolo della velocità dell’industrializzazione è il cavallo alato Chollima, da cui prende il nome la mobilitazione di massa per il raggiungimento degli obiettivi del primo piano quinquennale.
In quei frangenti nascono il metodo Chongsanri e il sistema di lavoro Taean, elaborati da Kim Il Sung rispettivamente nel febbraio 1960 e nel dicembre 1961; il primo è uno stile di lavoro antiburocratico che impone ai dirigenti di ispezionare periodicamente le unità produttive per conoscerne le condizioni reali e poterle dirigere con cognizione di causa; il secondo è un metodo di gestione economica che combina gli incentivi materiali e gli stimoli morali e politici accordando la priorità ai secondi, sostituisce il sistema del direttore unico con la direzione collegiale del comitato di partito per evitare le deviazioni soggettiviste e assicurare l’alto livello scientifico dell’amministrazione e la mobilitazione politica delle masse nel lavoro. Questo affinamento dello stile direttivo è reso possibile dalla sconfitta delle frazioni antipartito di Irkutsk e di Yanan, che propugnano la cieca imitazione rispettivamente del modello sovietico e di quello cinese, nonché dall’affermazione del Juché nel lavoro ideologico.
Questo termine, coniato da Kim Il Sung nel suo discorso del 28 dicembre 1955, designa in origine l’applicazione creativa del marxismo-leninismo alla realtà coreana e assume sempre maggior importanza sullo sfondo del dissidio sino-sovietico. Il Partito del Lavoro di Corea non ha mai condiviso la svolta revisionista inaugurata dal XX Congresso del PCUS, ma fino al 1960 si oppone fermamente ai tentativi di provocare uno scisma in seno al movimento comunista internazionale. La situazione cambia allorché la crisi del Caraibi dimostra l’inaffidabilità dell’alleato sovietico, il quale nello stesso periodo intensifica le pressioni per far aderire la Corea al Comecon e subordinarla al sistema di “divisione internazionale del lavoro”; i comunisti coreani reagiscono attaccando pubblicamente il revisionismo moderno, traducendo gli articoli della stampa cinese ed enfatizzando il radicamento del Juché in tutti i settori della vita sociale. Una nuova svolta giunge quando, dopo la destituzione di Chruščëv, i nuovi dirigenti del PCUS si riconciliano con Kim Il Sung e lo scoppio della rivoluzione culturale maoista guasta i rapporti con la Cina sino alla fine del decennio, a causa delle ripetute provocazioni militari da questa inscenate alla frontiera con la Corea. Negli stessi anni aumentano anche le schermaglie con gli imperialisti americani, culminate con la cattura della nave spia Pueblo nel gennaio 1968 e con l’abbattimento di un EC-121 nell’aprile 1969.
L’estrema tensione internazionale degli anni ‘60 impongono al governo della RPDC di accrescere sensibilmente le spese militari, ma l’economia continua a svilupparsi a ritmi prodigiosi: dal 1957 al 1970 la produzione industriale aumenta in media del 19,1% all’anno, dal 1961 al 1969 il numero di trattori cresce di 3,3 volte e quello di camion di 6,4 volte; nel 1970 il paese arriva a produrre 1184 kwh di elettricità, 1975 kg carbone, 158 kg d’acciaio, 180 kg di concimi chimici e 287 kg di cemento per abitante, raggiungendo e talvolta superando il livello dei paesi industriali avanzati, mentre vengono aperti 51 nuovi istituti d’insegnamento superiore e 376 nuove scuole tecniche superiori che permettono di quadruplicare il numero dei tecnici rispetto al 1960. Questi successi economici si accompagnano ad un crollo della pressione fiscale: negli anni 1964-66 è abolita l’imposta agricola in natura e nel 1974 scompaiono tutte le restanti tasse a carico dei cittadini; liquidato il capitalismo e abbattuti i costi della burocrazia, lo Stato socialista si finanzia con i profitti delle proprie aziende e non ha più bisogno di tassare la popolazione.
La nuova Costituzione del 1972 sancisce l’avvenuta trasformazione della Corea del Nord in uno Stato socialista industriale e l’anno successivo il paese conquista saldamente l’autosufficienza alimentare. Liquidata nel 1967 l’ultima frazione antipartito e compiuta nell’essenziale l’edificazione del socialismo, negli anni ‘70-’80 è applicata la linea delle tre rivoluzioni (ideologica, tecnica e culturale) e della trasformazione dell’intera società attraverso le idee del Juché, cosicché dal 1970 al 1979 la produzione industriale aumenta in media del 15,9% annuo, quella di energia termoelettrica raddoppia e quella di cemento cresce di 2,2 volte, mentre sono create 61 nuove scuole superiori e 481 scuole specializzate di livello superiore. In particolare, nel corso del piano sessennale (1971-76) il reddito nazionale aumenta di 1,7-1,8 volte, la produzione industriale lorda di 2,5 volte e quella dell’industria meccanica e metallurgica cresce del 19,1%, la produttività del lavoro conosce una prodigiosa crescita del 155% e il raccolto si assesta sugli 8 milioni di tonnellate di grano. Dopo un anno di riaggiustamento delle proporzioni dell’economia prende avvio il secondo piano settennale (1978-84), che determina un’ulteriore crescita della produzione industriale lorda di 2,2 volte, un’ascesa del 178% nella produzione di energia elettrica, un raccolto cerealicolo di 10 milioni di tonnellate metriche e l’elettrificazione del 60% delle linee ferroviarie del paese. Il terzo piano settennale (1987-93), lanciato dopo un nuovo periodo di riequilibramento delle proporzioni e interrotto dalla crisi degli anni ‘90, permette di far crescere ancora la produzione industriale lorda di 1,5 volte, quella regionale di 1,7 volte e quella di energia elettrica di 1,3 volte, nonché di estinguere buona parte del debito estero accumulato negli anni ‘70. Il crollo del mercato socialista provoca un brusco calo del 38% nelle importazioni di petrolio e colpisce pesantemente anche quelle di fertilizzanti chimici; le coltivazioni sono devastate dalle massicce grandinate del 1994, dalle inondazioni del 1995 e dalla siccità dei due anni successivi; queste calamità naturali, unite alle condizioni commerciali e geopolitiche sfavorevoli, intaccano anche la riserva strategica di grano e provocano il collasso del sistema pubblico di distribuzione degli alimenti in alcune regioni. Benché il governo nordcoreano abbia comunicato di aver ricevuto gli aiuti di un’organizzazione non governativa già all’inizio del 1995, ancora nel 1997 l’ONU, gli Stati Uniti e la Corea del Sud negano l’esistenza della carestia, bollata come una messinscena del regime per ottenere aiuti economici gratuiti, salvo poi incolparne il sistema socialista. Indebolito dalla scomparsa di Kim Il Sung e dalla diserzione di Hwang Chang Yop, il Partito del Lavoro di Corea riesce a superare anche le durissime prove di quella che viene ricordata come l’Ardua Marcia, grazie alla direzione di Kim Jong Il, che negli anni 1990-95 svolge una dettagliata analisi delle cause della sconfitta del socialismo negli altri paesi, risponde colpo su colpo alle provocazioni degli imperialisti americani nella prima crisi nucleare coreana (conclusa dall’Accordo Quadro del 1994) e inaugura la politica del Songun: facendo perno sulle forze armate rivoluzionarie è possibile sia riparare le centrali elettriche, riattrezzare le miniere e risistemare le coltivazioni, ecc., che accrescere il potenziale auto-difensivo del paese.
La crisi alimentare è definitivamente superata negli ultimi due anni del secolo, detti della marcia forzata. Il 1º luglio 2002 sono varate alcune misure economiche per contenere il mercato nero formatosi nel decennio precedente, fra cui un aumento dei prezzi delle merci per avvicinarli ai valori reali e la creazione di mercati pubblici per controllare meglio le transazioni commerciali. Nello stesso anno Bush include la RPDC nel famigerato “Asse del male” ed essa reagisce abbandonando il TNP – anche per l’inadempienza degli impegni assunti dalla parte americana nell’Accordo Quadro – e il 9 ottobre 2006 testa il suo primo ordigno atomico. Nei colloqui a sei parti (Corea del Nord, Corea del Sud, Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone) che seguono i dirigenti nordcoreani mettono in atto una strategia diplomatica dilatoria e continuano a sviluppare il programma nucleare, eseguendo un secondo test il 25 maggio 2009.
Sul fronte interno, dopo numerose iniziative mirate contro gli speculatori dell’economia sommersa, il governo nordcoreano decurta i loro patrimoni con la riforma monetaria del 2009-10 e avvia una serie di misure per perfezionare il sistema economico socialista, che dopo vari esperimenti assumono forma definitiva il 30 maggio 2014: senza alterare la proprietà socialista dei mezzi di produzione, ora le aziende statali operano in regime di calcolo economico completo e dispongono di maggiori margini di flessibilità nella determinazione dei prezzi, onde snellire la burocrazia nella pianificazione, liquidare gli sprechi ed eliminare le basi economiche del mercato nero riequilibrando la domanda e l’offerta; d’altra parte le zone economiche speciali aperte agli investitori stranieri per ottenere know how e tecnologia avanzata, che divenute 26 nel 2013, contribuiscono solo all’1,2% delle entrate nel bilancio statale, a causa delle aspre sanzioni economiche dell’Onu e dei severi limiti che le leggi a tutela dei lavoratori e dell’ambiente frappongono a un’apertura di tipo cinese.
Accanto a queste riforme, nel marzo 2013 la leadership di Kim Jong Un ha adottato una nuova linea strategica di sviluppo parallelo delle forze armate nucleari e dell’edificazione economica, che ha consentito di incrementare in misura decisiva il potenziale deterrente del paese (test nucleari del 12 febbraio 2013, del 6 gennaio e del 9 settembre 2016 e del 3 settembre 2017, più gli innumerevoli test di missili balistici) fermando però la decennale ascesa delle spese militari e investendo i fondi così risparmiati nel miglioramento del tenore di vita della popolazione, con un’imponente opera di rinnovamento delle infrastrutture, con la costruzione dei quartieri Mirae e Ryomyong nella capitale, con l’estensione dell’obbligo scolastico a vent’anni di età (nido e giardino d’infanzia compresi) e del congedo di maternità a 240 giorni, ecc.
Secondo le stime dell’Istituto di ricerca Hyundai, nel 2016 il PIL pro capite della Corea del Nord è cresciuto del 9%, mentre nell’ultimo decennio i salari dei lavoratori del settore statale sono aumentati di 250 volte e quelli dei soci delle cooperative di 1.200 volte.1
1. Paragrafo curato da Francesco Alarico della Scala, responsabile della Korean Friendship Association (KFA) – Italia in Piemonte e Valle d’Aosta e vicedirettore del Centro studi sulle idee del Juché di Milano. Per la stesura del pezzo l'autore ha usato le seguenti fonti bibliografiche: W. G. Burchett, Ancora la Corea, Jaca Book, 1969; Kim Il Sung, Opere scelte, 5 voll., Associazione italiana per i rapporti culturali con la Repubblica popolare democratica di Corea, 1974-75; Kim Il Sung, Rapporto sull’attività del Comitato centrale al VI Congresso del Partito del lavoro di Corea, Associazione italiana per i rapporti culturali con la Repubblica popolare democratica di Corea, 1981; E. Sarzi Amadè, Geografia Mondiale, CEI, 1983; B. K. Martin, Under the Loving Care of the Fatherly Leader: North Korea and the Kim Dynasty, T. Dunne Books, 2004; A.V., Origins of North Korea's Juche: Colonialism, War, and Development, Lexington Books, 2012; F. Abt, A Capitalist in North Korea, Tuttle, 2014; Institute for Unification Education, Ministry of Unification (South Korea), Understanding North Korea: Totalitarian dictatorship, Highly centralized economies, Grand Socialist Family, Gil-Job-Ie Media, 2016; A. Fiori, Il nido del falco. Mondo e potere in Corea del Nord, Le Monnier, 2016; A.V., Enigma Corea del Nord. Storia e segreti di una nuova potenza atomica, Mondadori, 2017; A. Mercouris, Educating Trump: Putin’s task for their G20 meeting, Theduran.com, 4 luglio 2017.

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