28 Novembre 2022

9.1. ORIGINE E TEMI DEL PANARABISMO

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«Non c'è più una via di uscita della nostra situazione attuale se non quella di forgiare una strada verso il nostro obiettivo, con la violenza e con la forza, in un mare di sangue e in un orizzonte di fuoco ardente». (G. Nasser)
«L’islamismo, in Africa, è stato una specie di alleato contro la penetrazione europea, come da noi all’epoca dei sacerdoti locali contro la Spagna. Ha svolto un’azione positiva, c’è sempre stata lotta. Così oggi il problema religioso non si scontra con lo sviluppo rivoluzionario. Io credo però che può arrivare a scontrarsi se non si tiene nella dovuta considerazione, e che può venire utilizzato dai gruppi più reazionari. Perché la lotta di classe esiste sempre. Oggi come oggi, tuttavia, è un fattore positivo di unità nazionale». (Ernesto “Che” Guevara, da Impressioni da un viaggio in Africa, marzo 1965)121
Il panarabismo è sia un movimento politico sia un'ideologia: lo scopo principale è la visibilità sulla scena mondiale come soggetto politico autonomo dell'insieme dei popoli arabofoni. È teorizzato negli anni ’70 dell’Ottocento, ma applicato per la prima volta, diffondendosi notevolmente, a seguito della Rivoluzione Egiziana del Movimento dei Liberi Ufficiali, il cui membro più eminente è Gamal Abd el-Nasser, di cui abbiamo già parlato ma che riprendiamo in riferimento al ruolo assunto nell'ambito dell'elaborazione del panarabismo. Il suo governo in effetti ha avuto due scopi ben precisi:
1) l’unità dei paesi arabi per fronteggiare lo sfruttamento delle loro risorse da parte dei paesi neocolonialisti (panarabismo);
2) la creazione di una società più equa e giusta secondo principi socialisti (ispirati anche dalla gestione economica degli Stati direttamente nati dalla Rivoluzione d’Ottobre) ma non propriamente marxisti, ripudiando elementi come la lotta di classe e l’ateismo.
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Sebbene molti studiosi siano concordi nel definire il socialismo nasseriano molto pragmatico, un’ideologia delineata lungo il corso degli eventi, è possibile comunque fissarne analiticamente le principali istanze: il sentimento della collettività come organismo stabile e onnicomprensivo, la centralità dell’esperienza religiosa, l’importanza essenziale che il possesso della terra ha avuto per confermare un’autorità e per la gestione del potere.
Subito dopo la redazione della nuova costituzione, di ispirazione panaraba, repubblicana e socialista nel 1956, una delle prime iniziative del neo Presidente della Repubblica, Nasser, è quella di nazionalizzare la Compagnia del Canale di Suez, precedentemente di proprietà franco-britannica. Un casus belli che sfocia nella Crisi di Suez e che si risolve con un intervento dell’ONU, che ha dato però legittimità (nonostante la sconfitta militare) al governo di Nasser di esistere e di poter continuare su quella via. Il sentimento della collettività viene letto da Nasser sotto la lente del panarabismo, ideologia che avrebbe permesso alle popolazioni arabe di unirsi nello scontro con il colonialismo occidentale.
L’Egitto avrebbe dovuto assumere un ruolo guida nella diffusione tra le masse del panarabismo. Così è stato. Il successo della Rivoluzione Egiziana, e la sua stessa esistenza, sono stati di grande ispirazione per tutte le lotte anti-coloniali in Africa e in Medio Oriente.
È in quest’atmosfera che crescono di popolarità i vari leader militari dei vari paesi arabi come Gheddafi, Huseyn e al-Assad, sviluppando, a seconda del contesto, nuove forme di socialismo arabo, talvolta anche in conflitto fra di loro (come nel caso di Iraq e Siria).
Nascono inoltre partiti transnazionali con il proposito di unire i paesi arabi sotto un’unica bandiera e un unico governo: è l’esempio del Ba'ath (Partito del Risorgimento Arabo Socialista), nato prima della Rivoluzione Egiziana, ma enormemente cresciuto grazie a questa, basando la propria dottrina su cinque punti fondamentali:
1) Il Partito è un partito arabo universale: sono fondate sue sezioni negli altri paesi arabi ed esso affronta la politica di un paese soltanto dal punto di vista del supremo interesse arabo.
2) Il Partito è nazionalista: l'idea nazionalista alla quale il partito si richiama è la volontà del popolo arabo a liberarsi e unirsi, di collaborare con gli altri popoli in tutto ciò che garantisca all'umanità di procedere rettamente verso il bene e il benessere.
3) Il Partito è socialista: crede che il socialismo sia una necessità che sorge dall'intimo del nazionalismo arabo, poiché è l'ordinamento esemplare che consente al popolo arabo di attuare le sue possibilità, di schiudere nel modo più completo il suo genio, garantendo alla nazione un continuo sviluppo morale e materiale, oltre che una salda fraternità fra i suoi membri.
4) Il Partito è popolare: crede che la sovranità appartiene al popolo, sola fonte di ogni potere e comando; il valore dello Stato scaturisce dal fatto che emana dalla volontà delle masse, così come la sua sacralità è nell'estensione della libertà di quelle nello sceglierlo.
5) Il Partito è rivoluzionario: crede che le sue mete capitali circa la resurrezione della nazione araba e la costruzione del socialismo possano essere attuate soltanto per mezzo della rivoluzione e della lotta e che appoggiarsi alla lenta evoluzione e il limitarsi a riforme parziali e superficiali minaccino di sviare e abbandonare tali mete.
Nel 1966, il partito Ba'ath originale si divide in due fazioni: una metà è guidata dai siriani, che rappresentano la sinistra interna, favorevoli al socialismo arabo e molto vicini all’Unione Sovietica; un'altra metà è guidata dagli iracheni, la destra interna più improntata su una forma araba di fascismo. Entrambe le fazioni del Ba'ath mantengono (tuttora) lo stesso nome ma con una accanita rivalità, tanto che la fazione siriana sostiene la teocrazia iraniana nella Guerra Iran-Iraq. La fazione siriana è ancora oggi al governo in Siria e continua i suoi rapporti con il paese principale nato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica: la Russia. Il paese sta fronteggiando da anni una terribile guerra civile con nemici su tutti i fronti (principalmente d’ispirazione fondamentalista islamica) ma il suo Presidente, Bashar al-Assad, è rimasto al governo con l’aiuto di milizie laiche, socialiste e comuniste, oltre che con l'appoggio militare dell'Iran. Nel 2012, a fronte della guerra civile da poco iniziata, Assad ha proposto una nuova Costituzione che ripudia gli elementi socialisti del passato Ba’athista e che pone fine al monopartitismo nel paese, mantenendo comunque un governo d’impianto progressista, in coalizione con due dei Partiti Comunisti del paese. Al di là di tutti gli errori commessi nel corso degli anni dagli esponenti dei paesi panarabi e socialisti, è opportuno ricordare e valorizzare l’enorme funzione storica e geo-politica che essi hanno ricoperto o che continuano a ricoprire. Da preziosi alleati dell’Unione Sovietica a sostenitori delle lotte di liberazione anticoloniali, antimperialiste (come il supporto dato da Gheddafi all’IRA) e antirazziste, il loro ruolo storico (che va analizzato con lenti ben diverse da quelle con cui noi guardiamo la politica occidentale) è importantissimo per la storia del socialismo mondiale e per i primi passi verso la liberazione totale degli oppressi.122
121. Citato in M. Colasanti, Ernesto “Che” Guevara, cit.
122. Il presente paragrafo è stato curato da Michele De Luisi, che ha usato come fonti: H. Batatu, The Old Social Classes and the Revolutionary Movements in Iraq, P.U. Press, Princeton 1978; P. Minganti, I movimenti politici arabi, Ubaldini, Firenze 1971; C. Lo Jacono, Partiti politici e Governi in Irāq (1920-1975), Fondazione G. Agnelli di Torino, Roma 1975; R. Cascio, Gamal Abd Al-Nasser: dalla rivoluzione egiziana al sogno infranto del panarabismo, Dialoghi Mediterranei-Istitutoeuroarabo.it, n° 25, maggio 2017.

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