20 Giugno 2021

7.2. IL PARTITO E LA FEDELTÀ AL MARXISMO-LENINISMO

«Per quanto la Cina popolare abbia ormai alle spalle lo “stato di eccezione”, e con questo anche i campi di lavoro, e sia impegnata a tutelare progressivamente maggiori libertà, non diventerà mai il luogo della competizione fra partiti. La democrazia – si tratta della posizione ufficiale cinese – è il frutto di un percorso storico interno, delle diverse condizioni di ogni paese, e non il portato di imposizioni esterne. Si parla certo di democrazia nelle riflessioni anche più attuali che riporto nel testo, di un minimo di competizione tra candidati a livello base, ma l'accento è posto più sull'aspetto consultivo e cooperativo tra partiti e settori della società che non mettono in discussione il sistema socialista. Si punta quindi a creare un sistema di democrazia consultiva con procedure razionali e a maglia larga nella quale sia moltiplicati i canali tra governo e organizzazioni sociali e gruppi di cittadini». (Diego Bertozzi)40
Quando gli opinionisti affermano che la Cina sia ormai un sistema capitalista dovrebbero chiedersi perché tutti i principali leader ribadiscano costantemente l'orizzonte ultimo del socialismo, ammettendo che il ricorso a strumenti e pratiche dell'economia di mercato mutuate dal capitalismo sia solo tattico e temporaneo, non strategico e definitivo.
In un discorso del 1985 ecco quanto afferma Deng Xiaoping:
«Noi dobbiamo imparare dai popoli dei paesi capitalistici. Dobbiamo far uso della scienza e della tecnologia che essi hanno sviluppato, e di quegli elementi della loro conoscenza ed esperienza accumulata che possono essere adattati al nostro uso. Mentre importeremo tecnologia avanzata e altre cose per noi utili dai paesi capitalistici – in modo selettivo e pianificato – non impareremo mai né importeremo mai il sistema capitalista».41
Così invece Jiang Zemin, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese dal 1989 al 2002, in un rapporto congressuale del 2001:
«Non dobbiamo perdere di vista il fatto che il nostro paese si trova e si troverà ancora per molto tempo in una fase inferiore del socialismo. Così, lo stato di benessere che abbiamo raggiunto si situa ancora ad un livello basso, ciò che denota le lacune dovute a grandi ineguaglianze dello sviluppo: la contraddizione fra i bisogni culturali e materiali crescenti del popolo e il ritardo della produzione sociale costituisce sempre la principale contraddizione della nostra società... Il dualismo città-campagna resta immutato... le popolazioni povere sono ancora numerose... La spinta demografica rimane tuttora forte... Dobbiamo far fronte, continuamente, alle pressioni cui siamo soggetti a causa della superiorità dei paesi sviluppati nei settori della scienza, economia, tecnologia...»42
Di seguito Hu Jintao, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese dal 2002 al 2012, in un discorso tenuto all'Assemblea Nazionale del Popolo a Pechino, il 1° luglio 2011:
«I comunisti cinesi credono fermamente che la teoria fondamentale del marxismo è una teoria scientifica. Hanno la ferma convinzione che il marxismo deve essere arricchito e svilupparsi senza sosta in rapporto a come si approfondisce la pratica. Non considerano il marxismo come un dogma rigido, stereotipato e svuotato di ogni senso. Per il marxismo la pratica reale è la fonte della teoria. […] il sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi è una dottrina corretta che guida il nostro Partito e il nostro popolo sulla via del socialismo con caratteristiche cinesi per realizzare il grande rinnovamento della nostra nazione. Il nostro Partito, che ha saputo sempre combinare i principi fondamentali del marxismo con la realtà cinese, ha creato due grandi teorie nel corso del processo di sinizzazione del marxismo. Una è quella di Mao Tse-tung che, in quanto marxismo-leninismo applicato e sviluppato in Cina, ha dato in maniera sistematica una risposta alla questione relativa al modo di compiere tanto la rivoluzione di nuova democrazia quanto la rivoluzione socialista in un vasto paese orientale semi-coloniale e semi-feudale, e ha proceduto a delle ricerche laboriose per sapere quale tipo di socialismo noi dovevamo costruire e come dovevamo farlo. Formulando delle idee innovatrici, essa ha arricchito il tesoro marxista con un nuovo apporto. L’altra è costituita dal sistema teorico del socialismo con caratteristiche cinesi. Essa è nei fatti un sistema scientifico creato a partire dalla teoria di Deng Xiaoping, dall’importante pensiero delle Tre Rappresentanze e da una serie di innovazioni strategiche maggiori, tra le quali il concetto di sviluppo scientifico. In quanto evoluzione del pensiero di Mao Tse-tung, essa ha egualmente dato in maniera sistematica una risposta ad una serie di questioni importanti, quali “che tipo di socialismo si deve costruire in un grande paese in via di sviluppo come la Cina che conta più di un miliardo di abitanti?”, “come edificare il socialismo?”, “che tipo di partito dobbiamo costruire e in che modo dobbiamo farlo?”»43
Per quanto riguarda Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista Cinese dal 2012 (al momento in cui si scrive tuttora in carica), nel 2011 si esprime così:
«I dirigenti ed i quadri del partito devono dare grande importanza allo studio delle teorie marxiste e applicarle creativamente nell’analizzare e risolvere i problemi pratici del paese. I quadri politici non possono agire senza la guida della filosofia marxista, degli strumenti del materialismo dialettico e del materialismo storico nell’effettuare giudizi adeguati sulle diverse situazioni, nel mantenere la mente fredda nelle situazioni più complesse. […] La purezza ideologica richiede che tutte le organizzazioni, gli iscritti e i dirigenti del Partito continuino ad assumere come proprio principio guida il marxismo e i raggiungimenti [teorici] dell’adattamento del marxismo alle condizioni cinesi; che mantengano incrollabile la convinzione negli ideali del socialismo e del comunismo; che seguano la linea ideologica marxista del “ricercare la verità attraverso i fatti”; che resistano strenuamente alla penetrazione di idee anti-marxiste; e che assumano una posizione contro le idee erronee che vanno contro i principi del marxismo. […] Rafforzare lo sviluppo del Partito e preservare la sua purezza costituiscono un fondamentale e persistente sforzo che richiederà azione continua e innovazione nel corso della pratica».44
Il Partito Comunista Cinese è senz'altro il più grande e potente partito politico del mondo: nel 2016 è arrivato a contare circa 88 milioni di iscritti, governa il paese più popoloso del mondo, leader globale in termini di PIL assoluto e cardine del fronte BRICS che si oppone alle politiche imperialiste degli USA. Il 1° luglio 2016, nel giorno del 95° anniversario dalla fondazione del partito, il presidente Xi Jinping si rivolge ai milioni di iscritti con un appello a seguire le sue radici marxiste per consentire al paese di proseguire sulla strada del «grande ringiovanimento», un tema centrale dell'amministrazione di Pechino. «La storia ci dice che la scelta del popolo cinese di affidare al Partito Comunista la guida verso il grande ringiovanimento della civiltà é stata giusta e che anche il percorso del Partito verso lo sviluppo di un socialismo con caratteristiche cinesi è corretto», ha detto Xi durante il suo discorso nella Grande Sala del Popolo a Pechino. Il discorso, trasmesso in tv, é stato uno dei più lunghi della sua presidenza, in cui Xi ha presentato la sua ideologia ortodossa a scapito di quelle maggiori riforme che qualcuno si aspettava sulla scia della sua ascesa al potere avvenuta nel 2012. «Il marxismo deve essere il principio guida di base fondamentale», ha proseguito il presidente, «o il Partito perderebbe la sua anima e la sua direzione». Da notare che l'adesione al PCC non è automatica. Su 22 milioni di cinesi che hanno richiesto l'adesione al Partito nel 2015, meno di due milioni sono stati accettati. L'adesione al Partito è aperta alle classi sociali che collaborano alla costruzione del “socialismo con caratteristiche cinesi”; quindi anche i «capitalisti patriottici». Nel 2015 la categoria più numerosa tra i membri del Partito è stata quella dei contadini col 29,6% del totale mentre gli operai sono poco più dell'8%.
Circa il 14% dei membri ricadono nella categoria di professionisti autonomi, manager e personale tecnico di imprese private e pubbliche. L'8% sono dipendenti statali e dell'apparato del Partito, il 10% fa parte di quadri amministrativi. Il restante è diviso tra il grande numero di studenti e categorie minori. Durante la presidenza di Xi Jinping è stata lanciata una grande campagna contro la corruzione nel Partito che ha portato all'espulsione di molto membri che usavano la loro posizione per vantaggi personali, anche ai massimi livelli, come testimonia la recente espulsione di Sun Zhencai, membro dell'Ufficio Politico.
Mentre la vulgata riporta che essere membri del Partito porti molti vantaggi a fronte di poche ore di attività politica al mese, va ricordato anche che chi fa parte del Partito è sottoposto a un regime legale più restrittivo rispetto al resto della società.45
40. D. A. Bertozzi, Cina, nuova potenza egemone neoliberista o socialista e cooperativa?, cit.
41. Citato in D. A. Bertozzi, La Cina della riforma, cit., p. 50.
42. Citato in A. Curatoli, Il PCC e il nuovo Marco Polo, Aginform-CCDP, n° 31, gennaio 2003.
43. Redazione La Cina Rossa, Il PCC, il marxismo ed il socialismo, Lacinarossa.net-Marx21 (web), 2 marzo 2012.
44. Citato in Redazione La Cina Rossa, Il PCC e il marxismo, Marx21 (web), 9 novembre 2012.
45. Fonti usate: Accademia delle Scienze dell'URSS, Storia universale, vol. VII, cit., cap. Il movimento del 4 maggio, cit.; AFP, China’s Communist Party now larger than the population of Germany, Scmp.com, 30 giugno 2015; Redazione ANSA, Cina: Xi, marxismo può salvare Partito, Ansa, 1 luglio 2016.