17 Settembre 2021

7.5. IL PREMIO NOBEL LIU XIAOBO, “DIFENSORE DEI DIRITTI UMANI”

«Il bilancio della Rivoluzione cinese è di ben altro spessore e non teme confronti proprio a partire dai tanto evocati “diritti umani”. Il più importante di questi diritti, quello del cibo, è stato risolto da alcuni decenni in una nazione che prima della liberazione era devastata da micidiali carestie: “Le razioni alimentari pro-capite sono più alte in Cina che negli Stati Uniti” ricordava già 10 anni fa, il 29/12/1999 su La Stampa di Torino, Neal D. Barnard. Ma anche gli altri “diritti umani”, istruzione, lavoro, sanità, casa, sono in espansione assai più rapida di quanto lo siano in altri paesi di capitalismo globalizzato. Mentre nel resto del mondo la distanza tra ricchi e poveri è in continua, scandalosa crescita, in Cina la tendenza è di segno contrario: nel rapporto con i più ricchi i poveri diventano sempre meno poveri. A fare la differenza è ancora una volta il colore rosso del potere politico. Se è vero che il comunismo, inteso come “sistema”, non è ancora nato in nessun paese al mondo, Cina inclusa, il partito politico al potere a Pechino sta dimostrando di saper fare egregiamente il suo lavoro in questa fase di transizione senza perdere di vista il punto d’approdo finale. Con buona pace di coloro che si auto consolano all'idea che il comunismo in tutte le sue versioni sia morto e seppellito». (Sergio Ricaldone)52
Sempre sulla questione della “repressione” del dissenso interno, anche la Cina è stata accusata dall'Occidente imperialista di non rispettare i diritti umani e di bistrattare gli oppositori politici e culturali. Barry Sautman (Università di Hong Kong per la Scienza e la Tecnologia) e Yan Hairong (Università Politecnica di Hong Kong)53, affrontano il caso specifico di Liu Xiaobo, a cui è stato assegnato un premio Nobel per la pace nel 2010 con evidente significato polemico nei confronti della “dittatura” cinese:
«Nelle ultime settimane, le posizioni politiche del Premio Nobel Liu Xiaobo sono state ridotte alla storia di un eroico individuo che ha lottato per i diritti umani e la democrazia. Le sue visioni vengono in gran parte omesse per evitare un discussione su di esse. Il risultato è una discussione unidirezionale. Per esempio, nel giro di tre settimane sono stati pubblicati a Hong Kong più di 5000 articoli su Liu, di cui solo 10 critici su di lui o sul Premio Nobel. In Cina, prima del Nobel, la maggioranza della popolazione non conosceva o non dava importanza a Liu. Secondo quanto scrive Andrew Jacobs in un articolo sull'International Herald Tribune, un “sondaggio ufficiale condotto tra gli studenti universitari dopo l'assegnazione del Nobel, ha rilevato che l'85% non sa nulla di Liu e di Charta 08”. […]
L'imprigionamento di Liu non è per nulla necessario. Se le posizioni politiche di Liu fossero conosciute, la maggior parte della popolazione non vorrebbe dargli un premio, perché è un campione della guerra, non della pace. Egli ha appoggiato l'invasione dell'Iraq e dell'Afghanistan. In un saggio del 2001 ha applaudito in retrospettiva le guerre del Vietnam e di Corea. Tutti questi conflitti hanno causato la violazione di massa di diritti umani, eppure nell'articolo Lezioni dalla Guerra Fredda, Liu sostiene che “Il mondo libero guidato dagli USA ha combattuto quasi tutti i regimi contrari ai diritti umani […] Le maggiori guerre in cui sono stati coinvolti gli USA sono tutte eticamente difendibili”. Durante la campagna presidenziale del 2004, Liu ha caldamente elogiato George Bush per la sua guerra contro l'Iraq e ha condannato il candidato democratico Kerry per non avere sostenuto abbastanza le guerre statunitensi: “Le accuse infamanti di Kerry non possono cancellare gli straordinari risultati di Bush nell'antiterrorismo. Tuttavia, è necessario prendere altri rischi per assicurarsi di abbattere Saddam Hussein, sapendo che non agire porterebbe a rischi ancora più grandi. Questo è dimostrato dalla seconda guerra mondiale e dall'11 Settembre! Non c'è discussione, la guerra contro Saddam Hussein è giusta! La decisione del Presidente Bush è giusta!
Liu ha anche lodato la posizione di Israele nel conflitto mediorientale. Ha dato ai palestinesi la colpa del conflitto Israele/Palestina, li considera “spesso dei provocatori”. Liu ha sostenuto l'occidentalizzazione totale della Cina. In un'intervista del 1988 ha dichiarato che “scegliere l'occidentalizzazione è scegliere di essere umani”. Ha attaccato il documentario televisivo River Elegy per non aver criticato abbastanza la cultura cinese e non aver sostenuto in maniera abbastanza entusiasta l'occidentalizzazione: “Se l'avessi fatto io, avrei mostrato quanto buoni a nulla, codardi e completamente fottuti siano i cinesi in realtà”. Liu considerava una sfortuna che il suo monolinguismo lo legasse a qualcosa di “realmente ottenebreato e filisteo” come la sfera culturale cinese. Il ricercatore di Harvard Lin Tongqi ha fatto notare che in uno dei libri di Liu dei primi anni '90 ci sono “pungenti attacchi al carattere nazionale cinese”. In una nota dichiarazione del 1988, Liu ha detto: “Ci sono voluti 100 anni Perché Hong Kong diventasse com'è ora. Date le dimensioni della Cina, ci vorranno certamente 300 anni di colonizzazione per farla diventare com'è Hong Kong oggi. Dubito che 300 anni siano abbastanza”. Confermando questo sentimento sulla rivista Open nel 2006, ha aggiunto che il progresso in Cina dipende dall'occidentalizzazione: più occidentalizzazione, più progresso. I sostenitori di Liu scusano il suo colonialismo come una provocazione, ma è logicamente allineato al suo sostegno all'occidentalizzazione totale e alle guerre a guida statunitense. Liu, nella sua Charta 08, sostiene un sistema politico in stile occidentale in Cina, la privatizzazione di tutte le imprese e della terra. Non sorprende che l'organizzazione di cui ha fatto parte abbia ricevuto sostegno finanziario dal governo statunitense attraverso il National Endowment for Democracy. Molti studi mostrano però che nei paesi con un basso livello di ricchezza che compiono la transizione verso la democrazia elettorale non necessariamente si realizza uno stato di diritto. Spesso i risultati sono instabilità e bassi livelli di sviluppo. La democrazia elettorale non assicura neanche il buon governo. In queste condizioni, non assicura neanche la sua stessa esistenza. In nessuno dei paesi post comunisti o nei paesi in via di sviluppo si è vista la privatizzazione equa che Liu proclama di volere. Le privatizzazioni nell'est europeo hanno spesso portato a massicci furti della proprietà pubblica da parte degli oligarchi e sono diventate profondamente impopolari, con forti maggioranze in tutti i paesi post comunisti che vogliono un'inversione di tendenza. Le privatizzazioni sono malviste anche in India, in America Latina e nella stessa Cina, mentre gli studi sulle privatizzazioni in molte parti del mondo mostrano l'effetto dannoso per lo sviluppo. La privatizzazione della terra in Cina creerebbe velocemente un accentramento della proprietà creando contadini senza terra. Quarant'anni fa il comitato per il Premio Nobel ha elevato lo scrittore Alexander Solženicyn – già imprigionato come simbolo di libertà contro il regime sovietico. Come con Liu, il comitato non conosceva o ha deciso di ignorare le visioni classicamente reazionarie di Solženicyn: sosteneva una sua versione dell'autoritarismo, odiava gli ebrei, denunciava gli USA per non aver messo abbastanza sforzi nella guerra in Vietnam, condannava Amnesty International perché troppo liberale, sosteneva il dittatore fascista spagnolo Francisco Franco. Il Premio Nobel è un premio per una politica di un certo tipo. Il direttore dell'Istituto Norvegese per il Nobel ha dichiarato che il Comitato per il Nobel ha spesso selezionati “coloro che si sono esposti contro i dittatori comunisti a Mosca e a Pechino”. Il filoso francese Jean-Paul Sartre ha riconosciuto il ruolo del Nobel nella guerra fredda e ha rifiutato il premio nel 1964 dichiarando: “In questa situazione, il Premio Nobel è oggettivamente un riconoscimento agli scrittori dell'ovest e ai ribelli dell'est”».
52. S. Ricaldone, 1949: nasce la Repubblica Popolare cinese, cit.
53. B. Sautman & Y. Hairong, Do supporters of Nobel winner Liu Xiaobo really know what he stands for?, The Guardian (web), 15 dicembre 2010.