29 Settembre 2022

1.04. LE RELAZIONI TRA CUBA E L'URSS

«Come testimoniarono i crediti per centinaia di milioni di dollari concessi all'isola nel 1961-62, a Mosca l'entusiasmo per i rivoluzionari cubani crebbe a dismisura (nel 1964 uno degli assassini dello zar, morendo, avrebbe lasciato in eredità a Castro una delle pistole usate per giustiziarlo) e si cominciò a pensare a cosa si potesse fare per aiutare l'isola ancor più concretamente». (Andrea Graziosi)15
Abbiamo visto come si sono comportati gli USA verso l'ex colonia ribelle. Quale è stato invece il ruolo dell'URSS e dei paesi socialisti nelle vicende cubane? Anzitutto quello di fornire con entusiasmo cooperazione economica e sostegno alla rivoluzione popolare:
«L’entusiasmo per la Rivoluzione cubana non si era manifestato solo con applausi e ovazioni, ma anche con una solidarietà economica concreta, da parte di Unione Sovietica, Cecoslovacchia, Repubblica democratica tedesca, Cina, Corea, Repubblica democratica popolare del Vietnam e persino della Repubblica popolare della Mongolia: crediti, acquisti di zucchero a prezzi superiori a quelli del mercato capitalistico, installazione di fabbriche, di una raffineria di petrolio, di industrie siderurgiche, vendita di centrali per la generazione di corrente elettrica ecc. Inoltre, era stato garantito ai cubani l’invio di tecnici, che avevano compiuto un’analisi geologica del paese e scoperto le sue ricchezze minerarie, e quindi indotto l’apparato alla produzione di nichel e alla ricerca del petrolio ecc.»
Ecco un ricordo di Ernesto Guevara16:
«Con il primo ministro Chou En-lai abbiamo avuto una discussione, perché firmammo un comunicato congiunto; in quel comunicato congiunto, la delegazione cubana inserì un paragrafo: L’aiuto disinteressato dei paesi socialisti. Ciò provocò una lunga discussione quasi filosofica, perché essi si rifiutarono assolutamente di accettare la parola “disinteressato”. Dissero di no, che essi davano un aiuto, ma un aiuto interessato; e che era un aiuto interessato anche se mancavano gli interessi finanziari, perché Cuba è in questo momento uno dei paesi all’avanguardia della lotta contro l’imperialismo e l’imperialismo è il nemico comune di tutti i popoli, e aiutare Cuba è interesse di tutti i paesi socialisti. Non c’è bisogno di dire che l’espressione “aiuto interessato” fu cambiata in “aiuto” solamente. Ci spiegarono anche che tutti questi prestiti devono essere fatti sotto la forma di prestito, perché ciò corrisponde al diritto internazionale, al rispetto tra due paesi sovrani, ma che Cuba non aveva l’obbligo di pagarlo se non nel momento in cui potesse pagarlo: che si trovasse nella condizione di non pagarlo, non aveva alcuna importanza».
Leggiamo alcuni estratti dall'Accademia delle Scienze dell'URSS17:
«L'Unione Sovietica, fedele ai principi leninisti dell'internazionalismo socialista, si pose decisamente dalla parte di Cuba rivoluzionaria. In risposta alle sanzioni economiche del governo americano, l'URSS acquistò lo zucchero cubano e cedette a Cuba i necessari quantitativi di petrolio. Il 13 febbraio 1960 fu sottoscritto il primo accordo sovietico-cubano riguardante gli scambi commerciali e i relativi pagamenti per il 1960-1964, definito in quel momento da Fidel Castro il più vantaggioso tra tutti quelli che Cuba avesse mai sottoscritto in passato. L'accordo riguardava non solo le questioni commerciali ma prevedeva anche un aiuto tecnico per lo sviluppo industriale di Cuba e prevedeva la concessione di un credito per 100 milioni di rubli».
Di fronte alla “crisi dei missili” del 1962
«l'URSS fece tutto ciò che poteva per evitare il conflitto armato. Nel corso delle trattative intercorse alla fine di ottobre e agli inizi di novembre del 1962 tra sovietici e americani l'URSS ottenne garanzie che gli USA non avrebbero attaccato Cuba e acconsentì ad allontanare da Cuba i propri missili e i bombardieri Il-28. Per effetto degli accordi raggiunti mediante queste trattative il 21 novembre di quello stesso anno gli USA toglievano il blocco militare e navale a Cuba e annullavano tutte le misure di carattere militare prese. Il blocco economico però fu confermato».
Arriva tutta la solidarietà possibile, sotto forma di cooperazione economico-commerciale, da parte del blocco socialista:
«Lo sviluppo di rapporti commerciali ed economici con i paesi della comunità socialista, alla base dei quali fu posto il principio della parità, del reciproco vantaggio e dell'aiuto disinteressato aprì a Cuba un mercato garantito per la sua produzione e per i suoi bisogni di materie prime, di prodotti industriali e beni di consumo, le garantì la concessione di crediti e l'ottenimento di consulenza tecnica e scientifica. Il partner commerciale più importante di Cuba divenne l'Unione Sovietica verso la quale nel 1968 venne diretto il 44,3% delle sue esportazioni e il 60,9% delle importazioni; l'URSS diede a Cuba ogni aiuto economico, politico e militare. “Noi non dimenticheremo mai” affermava in occasione del I Congresso del Partito comunista cubano Fidel Castro “che senza la solidarietà internazionale, senza l'aiuto che ci è stato dato nella lotta decisiva dei nostri lavoratori dai fratelli di classe di tutto il mondo e in particolare dal grande popolo dell'Unione Sovietica, di fronte all'imperialismo arrogante e aggressivo, padrone di fatto dei destini dei popoli del nostro emisfero, i rivoluzionari cubani sarebbero stati destinati soltanto a un'eroica morte, come i comunardi parigini, ma non avremmo potuto vincere”».
Sulle relazioni tra URSS e Cuba è utile leggere criticamente anche il punto di vista di Andrew e Gordevskij18, i quali offrono, pur faziosamente, dei dati molto interessanti:
«Anche dopo la presa di potere da parte di Castro, nel gennaio 1959, Mosca continuò a dubitare della sua capacità di resistere alle pressioni degli Stati Uniti. Il partito comunista cubano (PSP) considerava il proprio supporto a Castro come una manovra tattica non dissimile dall'appoggio che in precedenza aveva dato a Batista. Invece Castro colse il PSP di sorpresa, epurò gran parte della sua vecchia leadership e usò il partito come arma per assicurarsi rapidamente il controllo di Cuba. Quindi chiese a Mosca le armi e l'assistenza occorrenti per consolidare la rivoluzione e realizzare il proprio sogno personale di divenire il Simon Bolivàr dei Caraibi. Nel luglio 1959 il capo delle informazioni di Castro, maggiore Ramiro Valdes, cominciò ad avere riunioni a Città del Messico con l'ambasciatore sovietico e la residenza del KGB. Un centinaio di consiglieri del KGB fu mandato a organizzare la sicurezza e i servizi d'informazione per il regime di Castro. Alcuni dei sovietici venivano dalle file dei ninos, figli degli esuli comunisti spagnoli che si erano sistemati in Russia dopo la guerra civile. Un veterano spagnolo, Enrique Lister Farjan, organizzò il Comitato per la Difesa della Rivoluzione, un sistema di sorveglianza intorno a Cuba per individuare eventuali movimenti controrivoluzionari. Un altro, il generale Alberto Bajar, istituì una serie di scuole per l'addestramento alla guerriglia».
Riguardo l'assistenza militare, il Cremlino «usò i cecoslovacchi come paravento, e non fu l'ultima volta. In autunno una delegazione cubana condotta da Raùl Castro giunse a Praga per discutere la possibilità di un'assistenza militare cecoslovacca».
L'impatto è positivo: «Raùl impressionò favorevolmente i cechi per il suo fervore marxista. […] Mentre era a Praga, Raùl fu invitato da ad andare a Mosca».

Nel 1960 arriva il pieno riconoscimento diplomatico al regime di Castro e viene instaurata una residenza del KGB all'Avana. Chruščev, dopo le esitazioni iniziali, offre a Cuba un
«entusiastico appoggio pubblico. Il 9 luglio, in un bellicoso discorso antiamericano, dichiarò: “Faremo di tutto per sostenere Cuba nella sua lotta... Adesso gli Stati Uniti sono meno irraggiungibili di prima”. Il giorno dopo, Che Guevara affermò con orgoglio che Cuba era difesa “dalla più grande potenza militare della storia”. Castro e i suoi luogotenenti cominciarono ad affermare nei loro discorsi che la rivoluzione cubana “non era che il primo passo per la liberazione dell'America latina”. Anche se i sovietici continuavano a nutrire qualche dubbio sull'affidabilità politica di Castro, il fatto che avesse e conservasse il potere trasformò la strategia del KGB e del Cremlino nell'America latina. La politica tradizionale di concentrarsi sui partiti comunisti ideologicamente sani fu abbandonata a favore di alleanze opportunistiche con movimenti libertari nazionali che godevano di maggiore supporto».
Qui Gordevskij, pur trattando in maniera sprezzante e politicista la manovra, conferma che il passaggio alle «alleanze opportunistiche con movimenti libertari nazionali» non significhi altro che un passaggio dall'internazionalismo socialista meccanicamente inteso ad un “internazionalismo anticolonialista”, tracciando una strategia alternativa per la liberazione dell'Umanità: una forma attiva di Resistenza antimperialista su scala globale, e non necessariamente, in una fase intermedia, l'affermazione di dittature del proletariato in tutto il mondo. L'URSS di Chruščev, dopo una stagione di oblio internazionalista dovuta ai problemi interni seguiti alla morte di Stalin, comprende la necessità di sostenere le lotte anticoloniali nel mondo, intuendo come il carattere intrinsecamente rivoluzionario del processo. Da notare come l'URSS risponda positivamente alle richieste e manovre di Castro:
«Castro, pur nutrendo un'antipatia sempre più intensa per l'ambasciatore sovietico Sergej Kudrjacev, si legò di grande amicizia personale con Aleksandr Sitov, residente del KGB. Nel marzo 1962 Castro apparve alla televisione per annunciare lo scioglimento del vecchio partito comunista cubano dalla linea dura, con cui si identificava Kudrjacev, lo invitò ad andarsene poi chiese e ottenne che fosse Sitov […] il nuovo ambasciatore».
Il che non impedisce che Castro venga accolto come un eroe in occasione della sua prima visita in URSS (1963). Le divergenze sulle modalità con cui si era arrivati alla risoluzione della crisi dei missili erano state dimenticate. Il racconto del viaggio è quasi epico:
«Indossando la tenuta verde-oliva da guerrigliero ogni volta che la temperatura lo permetteva, il carismatico Fidel arringò folle curiose ed entusiaste negli stadi, nelle fabbriche, nelle vie cittadine e in una grande riunione nella Piazza Rossa; visitò una base missilistica e la flotta sovietica, assistette alla parata del 1° maggio dall'alto delle mura del Cremlino, fu nominato Eroe dell'Unione Sovietica, venne insignito dell'Ordine di Lenin e di una stella d'oro».
Castro diventa in breve un leader capace di influenzare la leadership sovietica nel sollecitarla ad aumentare gli sforzi per la lotta antimperialista rivoluzionaria mondiale:
«Castro dichiarava che per tutti i partiti comunisti dell'America latina la strada per il potere era la via armata, non la via pacifica preferita da Mosca. Nel 1966 propagò l'eretica tesi secondo cui l'Avana, e non Mosca, deteneva la chiave della liberazione nazionale e della vittoria sull'imperialismo. In quello stesso anno, al XXIII Congresso del partito comunista sovietico, la delegazione cubana ebbe l'ardire di criticare il Cremlino perché non faceva qualcosa di più per aiutare i nordvietnamiti».
La critica resta interna al campo socialista e non sarebbe mai degenerata nella rottura. Il 23 agosto 1968 Castro si schiera apertamente dalla parte dell'URSS nella crisi cecoslovacca, arringando le folle per radio e alla TV: «Alcune delle cose che stiamo per dire qui saranno contrarie alle opinioni di molti... La Cecoslovacchia stava andando verso una situazione controrivoluzionaria, verso il capitalismo, tra le braccia dell'imperialismo». La leadership ceca è stata «in combutta con spie che lavoravano per gli yankee», e anche «con agenti della Germania Ovest e tutta quella genìa fascista e reazionaria». Castro continua ad appoggiare la dottrina di Brežnev: «Il campo socialista ha il diritto di prevenire questa [controrivoluzione] in un modo o nell'altro... Consideriamo essenziale questo punto». Anche in seguito al consolidamento dei rapporti politici, formalizzati ormai dalla fiducia reciproca piena, l'URSS decide di condonare tutti i debiti commerciali di Cuba, corrispondenti a quattro miliardi di dollari, al fine di favorirne un rapido sviluppo economico. Abbiamo già visto come da allora in avanti, il rapporto di fraterna amicizia e collaborazione tra Cuba e URSS sia andato avanti su molti fronti, in particolar modo nelle lotte condotte in Africa a vantaggio dei popoli coloniali in rivolta.
15. A. Graziosi, L'Urss dal trionfo al degrado, cit., p. 249.
16. A. Moscato (a cura di), Che Guevara, Quaderni della Fondazione «Ernesto Che Guevara», vol. 4 - Speciale sui paesi dell'Est, Massari, 2001, pp. 75-76.
17. Accademia delle Scienze dell'URSS, Storia universale, vol. XIII, cit., cap. IV.
18. C. Andrew & O. Gordevskij, La storia segreta del KGB, cit., pp. 492-494, 500, 537-540.

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