29 Settembre 2022

1.09. UNA CAPITALE DELLA CULTURA E DELLO SPORT

Sull'esempio dell'URSS, anche Cuba ha dedicato grande attenzione allo sport, intendendolo in maniera completamente diversa rispetto ai paesi capitalisti.
Lo spiega Marzio Castagnedi24 in un articolo del 2005:
«Bastano i semplici numeri e le nude cifre del medagliere dei recentissimi mondiali di atletica di Helsinki, per aprire un ventaglio di considerazioni e di conclusioni molto chiare. Vediamo. Primi gli Usa, il ricco colosso da 300 milioni di abitanti, poi a distanza la Russia da 160 milioni di anime ma orfana delle medaglie di nazioni un tempo nell'Unione Sovietica, come per esempio Bielorussia e Ucraina. Al terzo posto la sorprendente squadra dell'Etiopia con notevoli vittorie di squadra sia femminile che maschile ma che fa medaglie nelle sole gare di fondo dei 5 e 10 mila metri. Chi spunta poi al quarto posto assoluto nel medagliere mondiale? Ma Cuba, la sensazionale e formidabile squadra cubana espressione di una piccola isola del Terzo mondo di 11 milioni di abitanti. Cuba quarta, con due ori, tra cui il nuovo primato mondiale del lancio del giavellotto femminile di Osleidys Menendez, e con quattro secondi posti d'argento uno dei quali, quello del nuovo talento Moya nell'alto, aveva l'oro fino all'ultimissimo salto del russo Krymarenko. Il tutto sotto gli occhi del mito cubano Javier Sotomayor a cui appartiene da dieci anni il non avvicinato record mondiale del salto in alto con 2 meri e 45. Cuba quarta, dunque, su oltre 160 nazioni partecipanti e 40 andate a medaglie. Cuba che lascia dietro grandi nazioni come Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Giappone, Polonia e il colosso Cina (una sola medaglia d'argento) per non parlare di squadre titolate come Australia, Canada, la padrona di casa Finlandia e la “piccola Italia”, tutte a fondo classifica con una sola striminzita medaglietta di bronzo. […] Se usciamo dai mondiali di atletica e pensiamo alle Olimpiadi che contengono tutti gli sport, le conclusioni non sono poi molto diverse. Basterebbe prendere le ultime quattro edizioni dei Giochi Olimpici da Barcellona '92 ad Atlanta '96, a Sidney 2000 e Atene 2004. Se si fanno le somme e le medie dei risultati si trova Cuba nelle prime dieci potenze sportive al mondo e con in più un record fantastico come l'incredibile quinto posto assoluto ai Giochi di Barcellona. Tutto ciò, ripetiamo, opera di un piccolo paese povero dei poveri Caraibi, di una piccola nazione sottoposta per motivi di discriminazione e persecuzione politica, a una quantità di blocchi ed embarghi. Da quello economico e commerciale a quelli diplomatici e culturali. Ma ancora una volta Cuba risponde coi risultati e coi fatti di un popolo vivo, intelligente e colto. Ecco la parola chiave è proprio “cultura”. Cuba ottiene i risultati perché ha cultura. Sport come servizio sociale, completamente gratuito, sport aperto a tutti e praticato collettivamente, e poi la guida di vere e proprie scuole. È da questa base che poi emergono le individualità eccellenti. Scriveva il Corriere della Sera di lunedì 15 agosto, che “la Menendez e la Calatayud portano a Cuba premi per 260 mila dollari; un po' resteranno giustamente a loro, ma buona parte di quelle vincite andranno a finanziare la scuola superiore di sport cubana”. Ecco, appunto, senso sociale, scuole, istituzioni pubbliche, maestri istruttori e allenatori esperti, atleti generosi e impegnati in allenamenti costanti e seri. Lo sport, dunque, come servizio sociale di massa e come uno degli aspetti della cultura complessiva di un paese. Tra i commentatori televisivi delle ultime Olimpiadi di un anno fa ad Atene, l'ultimo giorno il professor Dal Monte se ne uscì con una sua speciale classifica commisurando la quantità di medaglie vinte dalle squadre alla popolazione complessiva di ciascuna nazione. Il ballottaggio si restrinse alla fine tra Australia (25 milioni di abitanti) e Cuba. Ma alla fine prevalse Cuba, con il miglior rapporto tra l'alto numero di medaglie vinte e la sua bassa quantità di popolazione. In pratica il professor Dal Monte dimostrò che Cuba non solo esprime una delle migliori formazioni olimpiche in assoluto, ma che è anche in proporzione la “maggior potenza sportiva mondiale”. Piaccia o no, non si tratta di opinioni ma di fatti, dati obiettivi, statistiche più volte confermate. D'altra parte, girando per esempio per la città dell'Avana, queste realtà si vedono ad occhio. Se passate davanti al palazzo dello Sport, poi scoprite che percorrendo un buon chilometro dell'avenida di Rancho Boyero e poi svoltando a sinistra per un altro chilometro dell'avenida de Santa Catalina, esiste una vera e propria distesa verde con decine di campi all'aperto per fare ginnastica, atletica, baseball, calcio, pallacanestro, pallavolo. In altre strade e vie centrali della capitale cubana succede di imbattersi in campi sportivi più o meno improvvisati. […] Sto parlando di impianti sparsi per la città, impianti semplici non recintati e con attrezzature modeste aperti sempre a tutti e a disposizione della popolazione sia per puro svago e divertimento che per qualche allenamento specifico.
Gli impianti sportivi ufficiali della città dell'Avana, quelli veri e professionali con stadio Olimpico, velodromo, campi da tennis ecc. stanno tutti all'Avana del Este nella vera e propria “ciudad deportiva” che fu sede dei Giochi Panamericani alla fine degli anni '80. Ma ancora in città le sorprese non mancano. Una volta notai, stando in una spaghetteria-pizzeria all'aperto in Playa in calle Tercera, alcuni lavori in un'area adiacente vicino a una scuola. Tornai una settimana dopo e vidi un grande scavo in corso, e infine dopo un'altra settimana mi trovai di fronte a una bella piscina di 33 metri a sette corsie nuova di pacca e con palazzina-spogliatoio. Così, in due settimane, la scuola elementare e media s'era fatta la piscina a disposizione di 400 scolari. Ecco dunque le strutture che sono alla base dei risultati: sport di massa come cultura popolare e scuole d'alto livello di specializzazione. È così poi che un piccolo paese di 11 milioni di abitanti arriva quarto ai mondiali di atletica o ottavo alle Olimpiadi. E ciò non avviene solo negli sport. Avviene anche negli studi artistici, per esempio all'Isa (Istituto Superior de Arte) o nel Conservatorio del Teatro Roldàn, alla scuola Internazionale di Cinema e tv, alla scuola del Ballet Nacional de Cuba, o alla scuola di Scienze Mediche dell'Avana che sforna ogni anno alcune migliaia di nuovi giovani medici di molti paesi dell'America Latina. Laurea in medicina completamente gratis. Questa è Cuba. Eppure, non c'è giornale o rivista o radio o tv italiana che voglia fare un viaggetto nell'isola delle Antille per documentare questi innegabili successi (poi indiscutibilmente rispecchiati e confermati in statistiche, risultati e classifiche). Che Cuba sia in proporzione la maggior potenza sportiva mondiale, lo ha dimostrato il professor Dal Monte, non lo imponiamo noi. No, alla stampa italiana Cuba interessa solo saltuariamente, soprattutto quando c'è qualche problema da sfruttare con sciacallaggio giornalistico per fini politici. Noi insistiamo nelle nostre tesi che sono dimostrate con precise e reali documentazioni. E rilanciamo l'idea ai direttori dei giornali sportivi e non. Mandate a Cuba qualche serio cronista a verificare come si fa a stare in cima alle graduatorie dello sport e della cultura. Ci sono tanti paesi che ne hanno tanto bisogno!»
Particolarmente simbolica è la storia del pugile Teófilo Stevenson, medaglia d'oro nei Pesi Massimi alle Olimpiadi 1972, 1976, 1980 (nel 1984 non può partecipare per via del boicottaggio attuato dal blocco socialista), rimanendo imbattuto per 11 anni. Sull'onda di un successo mediatico enorme, rifiuta 5 milioni di dollari per passare allo sport professionistico, vietato a Cuba, e sfidare Mohammed Alì. Ha spiegato così il motivo: «cosa valgono cinque milioni di dollari, quando ho l’amore di otto milioni di cubani?»25
24. M. Castagnedi, Cuba capitale della cultura dello sport, CCDP, 11 settembre 2005.
25. N. Pucci, Teofilo Stevenson, che rinunciò al denaro per l’amore di Cuba, Sport660.wordpress.com, 19 giugno 2016.

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