17 Maggio 2022

1.11. LA RESISTENZA E LE “RIFORME” DOPO LA CADUTA DELL'URSS

«Negli ultimi mesi Fidel Castro ha difeso l'autonomia delle sue scelte di politica interna, marcando nettamente le distanze dalla perestrojka». (Fiammetta Cucurnia, 31 marzo 1989)27

Oggi possiamo affermare che la Resistenza cubana successiva al crollo dell'URSS è stata non solo gloriosa e straordinaria, ma indispensabile per dare l'esempio a tutta l'America Latina, come spiega Ramon Mantovani28:
«Cuba resiste alla più grande crisi conosciuta nella sua storia. È la guerra fredda e la barbara aggressione continua da parte degli USA ad averla costretta ad un rapporto di dipendenza economica e tecnologica dall’URSS. Sebbene sia riuscita a mantenere viva la “febbre rivoluzionaria”, che ispirerà tutta la sua politica estera e di solidarietà internazionalista, in autonomia e a volte in contrasto con l’URSS, il rapporto di dipendenza economica ed energetica, lo scarso sviluppo industriale e la produzione agricola non ispirata all’autosufficienza in favore di poche produzioni nella divisione internazionale del lavoro interna al campo socialista, la espongono al rischio del crollo quando viene sciolto il COMECON.
Basti pensare che nel volgere di pochi giorni si passa da una “tonnellata di zucchero contro una tonnellata di petrolio” a “sette tonnellate di zucchero contro una tonnellata di petrolio”. E senza crediti. Il “periodo especial” nonostante il dramma della scarsità di risorse di tutti i tipi, e perfino di pezzi di ricambio elementari per i pochi macchinari agricoli ed industriali, è concepito e portato avanti con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare le conquiste sociali della rivoluzione. Sanità e istruzione in primo luogo. E senza mettere in discussione la solidarietà attiva dello stato cubano verso tutti i paesi del terzo mondo. Di fronte ad un’inusitata recrudescenza dell’aggressione USA, come la legge Helms Burton, Cuba non cede esattamente su ciò che la differenzia ormai dal resto del mondo: i diritti sociali del popolo sono una variabile indipendente da qualsiasi traversia economica, da qualsiasi apertura al capitale straniero, e non sono sacrificabili per salvare lo stato e il potere politico.
Contro ogni aspettativa “occidentale” il popolo cubano capisce bene i motivi delle ingiuste difficoltà e resiste, proprio perché avverte che esiste un legame indissolubile tra il potere politico e i contenuti sociali della rivoluzione. Cuba è la dimostrazione che “un altro mondo è possibile”. Non mancano problemi, limiti, errori, ma Cuba esiste e resiste per se stessa e per tutti coloro che nel mondo lottano contro il capitalismo. Ed infatti in tutto il mondo nasce e cresce una solidarietà di proporzioni gigantesche. E in America Latina cresce il prestigio della rivoluzione cubana presso tutti i popoli. Si può dire che senza la resistenza di Cuba nulla sarebbe stato uguale negli avvenimenti che hanno poi partorito la “primavera latino-americana”».
Quando Cuba annuncia la possibilità di fare delle riforme, specie in ambito economico, alcuni iniziano a gridare al tradimento del socialismo. In realtà Cuba è sempre stata diffidente verso le riforme di Gorbačev, mentre sembra aver colto le potenzialità offerte dal modello cinese, da cui prende spunto comunque con molta prudenza. Thomas Kenny29 spiega come la dirigenza sembri aver appreso la necessità che queste riforme rimangano entro certi determinati paletti, avendo assimilato la lezione appresa dalla caduta dell'URSS:
«Roger Keeran ed io abbiamo visitato Cuba nel 2011 e 2014. I due articoli scritti dopo questi viaggi - e lo studio delle recenti riforme cubane - hanno rafforzato la nostra conclusione che queste lezioni ci sono. Ma Cuba sembra averle imparate.
Ovviamente, l'Unione Sovietica e Cuba rappresentano due paesi completamente diversi, con storie e situazioni molto diverse. Una differenza significativa è stata il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba. Sebbene l'Unione Sovietica abbia pure lei sperimentato un blocco economico per due decenni, quello contro Cuba è durato più a lungo ed è costato relativamente di più. Ora, in oltre cinquanta anni, il blocco è costato ai cubani, secondo stime conservative, più di 104 miliardi di dollari a prezzi correnti e, se si tiene conto della svalutazione del dollaro nei confronti del prezzo dell'oro, 975 miliardi di dollari. Senza il blocco, lo standard di vita cubano oggi potrebbe eguagliare quello dell'Europa occidentale. Tuttavia, ci sono leggi generali dell'edificazione socialista. Nonostante le ovvie differenze, Cuba e l'Unione Sovietica condividono alcune caratteristiche.
Sia l'Unione Sovietica che Cuba avevano economie basate sulla proprietà pubblica e la pianificazione centralizzata e la direzione politica di un partito comunista; sia la società sovietica nel 1985 che la società cubana nel 2011 hanno affrontato alcuni problemi simili, anche se in misura diversa. Ad esempio, entrambe le società avevano due valute, una valuta forte orientata al commercio internazionale e una valuta nazionale. La valuta forte sovietica, il cui uso era illegale per la maggior parte dei cittadini, era limitata ai turisti, ai diplomatici e a pochi altri ed era utilizzata solo in negozi riservati a questo tipo di valuta. La valuta forte cubana, invece, non è illegale, e molti cubani la guadagnano legalmente lavorando nel settore turistico, come bonus in alcuni luoghi di lavoro, o ricevendola legalmente come rimesse dei parenti all'estero. L'esistenza di due valute crea più problemi a Cuba di quanto è accaduto in Unione Sovietica. In Unione Sovietica, nel 1983, Yuri Andropov avviò delle riforme economiche con dibattiti nei luoghi di lavoro.
Sotto Gorbačev, però, grado e tenore della discussione delle modifiche assunsero soprattutto la forma di pubbliche relazioni e di opportunità fotografiche. Le grandi discussioni, l'incoraggiamento della critica e la costruzione del consenso erano per lo più assenti dal processo di riforma di Gorbačev.
Il nostro libro ha dimostrato che minare la proprietà socialista, la pianificazione, le prestazioni sociali e l'internazionalismo richiese l'erosione simultanea dell'autorità del Partito comunista e delle istituzioni della democrazia socialista. Se del “buono” è venuto della caduta sovietica, è che Cuba ha imparato questa lezione. Cuba ha tradotto e pubblicato il nostro libro Socialism Betrayed (Socialismo Traicionado) nel 2014, con la prefazione di uno dei Cinque cubani ora liberi, Ramon Labanino e siamo stati invitati a parlarne alla Fiera del Libro dell'Avana».
27. F. Cucurnia, Gorbaciov vola verso Cuba un baluardo anti–perestrojka, La Repubblica, 31 marzo 1989.
28. R. Mantovani, L’America Latina e il socialismo del XXI secolo, cit.
29. T. Kenny (intervista a), Lezioni di socialismo del XX secolo, Mltoday.com-CCDP, 30 marzo 2015.

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