29 Settembre 2022

1.05. LA MEMORIA STORICA DI FIDEL CASTRO

In un'intervista di particolare interesse storico, uscita sul Granma il 14 agosto 2013, Fidel Castro19 ricorda i rapporti tra Cuba e l'URSS, e la crisi del '62. Alcuni stralci:
«Giorni critici non hanno tardato a presentarsi per la nostra Patria, a 90 miglia dal territorio continentale degli Stati Uniti, dopo che una profonda crisi ha colpito l’URSS. Dal 1° gennaio 1959 il nostro paese ha assunto il comando del proprio destino dopo 402 anni di colonialismo spagnolo e 59 come neocolonia. Non esistevamo più come indigeni che nemmeno parlavano la stessa lingua; eravamo una mescolanza di bianchi, neri ed indios che formavamo una nazione nuova con le sue virtù e i suoi difetti come tutte le altre. Inutile dire che imperavano nell’isola la tragedia della disoccupazione, il sottosviluppo e il bassissimo livello di educazione. Possedevano conoscenze inculcate dalla stampa e dalla letteratura dominante negli Stati Uniti che ignorava, se non disprezzava, i sentimenti di una nazione che ha combattuto con le armi durante decenni per l’indipendenza del paese, e alla fine perfino contro centinaia di migliaia di soldati al servizio della metropoli spagnola. Bisogna non dimenticare la storia della “Frutta Matura”, imperante nella mentalità colonialista della potente nazione vicina che ha fatto prevalere la sua forza e che negava al paese non solo il diritto a essere liberi oggi, domani e sempre, ma che pretendeva di annettere la nostra isola al territorio di quel potente paese. Quando nel porto di La Havana è esplosa la corazzata nordamericana Maine, l’esercito spagnolo, costituito da centinaia di migliaia di uomini, era già sconfitto, come un giorno i vietnamiti hanno sconfitto con l’eroismo il potente esercito dotato di sofisticati armamenti, compreso “l’Agente Arancio” (napalm), che ha leso tanti vietnamiti per tutta la vita, e Nixon, più di una volta, è stato tentato all’uso delle armi nucleari contro quel popolo eroico. Non per nulla ha lottato per ammorbidire i sovietici con le sue discussioni sulla produzione di alimenti in quel paese. Smetterei di essere trasparente se non segnalo un momento amaro delle nostre relazioni con l’URSS. Questo è derivato dalla reazione che abbiamo avuto quando abbiamo conosciuto la decisione di Nikita Chruščev sulla Crisi di Ottobre del 1962, della quale il prossimo mese di ottobre si compiranno i 51 anni. Quando abbiamo saputo che Chruščev aveva concordato con John F. Kennedy la ritirata dei missili nucleari dal paese, ho pubblicato una nota con i 5 Punti che consideravo indispensabili per un accordo. Il capo sovietico sapeva che inizialmente noi avevamo avvertito il Maresciallo capo della missilistica sovietica che a Cuba non interessava apparire come ubicazione dei missili dell’URSS, data la sua aspirazione a essere esempio per gli altri paesi dell’America Latina nella lotta per l’indipendenza dei nostri popoli. Ma nonostante questo, il Maresciallo capo di tali armi, una persona eccellente, insisteva sulla necessità di contare su qualche arma che persuadesse gli aggressori. Dato che egli insisteva sull’argomento, gli ho detto che se a loro sembrava una necessità imprescindibile per la difesa del socialismo, si trattava di una cosa diversa, perché eravamo, al di sopra di tutto, rivoluzionari. Gli ho chiesto due ore perché la Direzione della nostra Rivoluzione prendesse una decisione.
Chruščev si era comportato con Cuba a una grande altezza. Quando gli Stati Uniti hanno sospeso totalmente la quota di zucchero e hanno bloccato il nostro commercio, lui ha deciso di comprare quello che non comprava più questo paese, e agli stessi prezzi; quando mesi dopo gli USA ci hanno sospeso le quote di petrolio, l’URSS ci ha fornito la quantità necessaria di questo vitale prodotto senza il quale la nostra economia avrebbe sofferto un gran collasso: si sarebbe imposta una lotta a morte, dal momento che Cuba non si sarebbe mai arresa. I combattimenti sarebbero stati molto sanguinosi, tanto per gli aggressori come per noi. Avevamo accumulato più di 300.000 armi, comprese le 100 mila che avevamo requisito alla tirannia di Batista. Il leader sovietico aveva raggiunto un grande prestigio. A causa dell’occupazione del Canale di Suez da parte della Francia e dell’Inghilterra, le due potenze che erano proprietarie del canale, con l’appoggio di forze israeliane, hanno attaccato e occupato questa via. Chruščev ha avvertito che avrebbe usato le sue armi nucleari contro gli aggressori francesi e britannici che avevano occupato quel punto. Gli Stati Uniti, sotto la direzione di Eisenhower, non erano disposti in quel momento a essere coinvolti in una guerra. Ricordo una frase di Chruščev di quei giorni: “i nostri missili possono colpire una mosca in aria”. Non molto tempo dopo, il mondo si è visto coinvolto in un grave pericolo di guerra. Disgraziatamente è stato il più grave che si è conosciuto.
Chruščev non era un leader qualunque, durante la Grande Guerra Patria si era distinto come Commissario Capo della difesa di Stalingrado, attuale Volgograd, nella battaglia più dura che si è scatenata nel mondo con la partecipazione di 4 milioni di uomini. I nazisti hanno perso più di mezzo milione di soldati. La Crisi di Ottobre a Cuba gli è costata la carica. Nel 1964, è stato sostituito da Leonid Brežnev. Si supponeva che, anche se ad alto prezzo, gli Stati Uniti avrebbero rispettato l’impegno di non invadere Cuba. Brežnev ha sviluppato eccellenti relazioni con il nostro paese, ci ha visitato il 28 gennaio 1974, ha sviluppato il potere militare dell’Unione Sovietica, ha addestrato nella scuola militare del suo grande paese molti ufficiali delle nostre Forze Armate, ha proseguito la fornitura gratuita di armamenti militari al nostro paese, ha promosso la costruzione di una centrale elettronucleare a raffreddamento ad acqua, nella quale si applicavano le massime misure di sicurezza e ha dato appoggio agli obiettivi economici del nostro paese. Alla sua morte, il 10 novembre 1982, gli è succeduto Yuri Andropov, direttore del KGB, che ha presieduto i funerali di Brežnev ed è entrato in carica come Presidente dell’URSS. Questo era un uomo serio, così lo ritengo, e anche molto franco.
Ci ha detto che se fossimo stati attaccati dagli Stati Uniti avremmo dovuto lottare da soli. Gli abbiamo chiesto se potevano fornirci gratuitamente le armi come avevano fatto fino a quel momento. Rispose di sì. Allora gli abbiamo detto: “Non si preoccupi, ci invii le armi, che degli invasori ce ne occupiamo noi”. Su questo tema solo un minimo numero di compagni erano informati, poiché era molto pericoloso che il nemico disponesse di questa informazione. Abbiamo deciso di chiedere ad altri amici le armi sufficienti per contare su un milione di combattenti cubani. Il compagno Kim II Sung, un veterano e inattaccabile combattente, ci ha inviato 100.000 fucili AK e le relative munizioni senza percepire un centesimo. Che cosa ha contribuito a scatenare la crisi? Chruščev aveva percepito la chiara intenzione di Kennedy di invadere Cuba appena fossero state preparate le condizioni politiche e diplomatiche, specialmente dopo la schiacciante sconfitta dell’invasione mercenaria della Baia dei Porci, scortata da navi d’assalto del Corpo dei Marines e da una portaerei yankee.
I mercenari controllavano lo spazio aereo con più di 40 aerei tra bombardieri B-26, aerei da trasporto e altri d’appoggio. Un precedente attacco a sorpresa, alla principale base aerea, non ha trovato i nostri aerei allineati, ma sparsi in diversi punti, quelli che potevano muoversi e quelli a cui mancavano dei pezzi. Ne hanno colpito solo alcuni. Il giorno dell’invasione traditrice i nostri aerei erano in aria prima dell’alba in direzione di Playa Girón. Diciamo solo che un onesto scrittore nordamericano ha descritto tutto ciò come un disastro. Basti dire che alla fine di quella avventura solo due o tre dei partecipanti alla spedizione hanno potuto ritornare a Miami. L’invasione programmata dalle forze armate degli Stati Uniti contro l’isola avrebbe sofferto grandi perdite, molto superiori ai 50.000 soldati che hanno perso in Vietnam. Non avevano allora le esperienze che hanno acquisito più tardi. Si ricorderà che il 28 ottobre 1962 io ho dichiarato che non ero d’accordo con la decisione inconsulta e ignorata da Cuba che l’URSS ritirasse i suoi missili strategici, per i quali si stavano preparando le rampe di lancio, che sarebbero state in totale 42. Al leader sovietico ho spiegato che questo passo non era stato stabilito con noi, requisito essenziale dei nostri accordi. In una frase c’è l’idea: “Lei può convincermi che mi sbaglio, ma non può dirmi che mi sbaglio senza convincermi”, e ho enumerato i 5 Punti che restavano intoccabili: cessazione del Blocco economico e di tutte le misure di pressione commerciale ed economica che gli Stati Uniti esercitano in tutte le parti del mondo contro il nostro paese; cessazione di tutte le attività sovversive, del lancio e dello sbarco di armi ed esplosivi per aria e per mare, dell’organizzazione di invasioni mercenarie, dell’infiltrazione di spie e di sabotatori, di tutte le azioni che si effettuano dal territorio degli Stati Uniti e di alcuni paesi complici; cessazione degli attacchi pirata che si effettuano dalle basi esistenti negli Stati Uniti e a Puerto Rico; cessazione di tutte le violazioni del nostro spazio aereo e navale da parte di aerei e di navi da guerra nordamericani; e il ritiro dalla Base Navale di Guantanamo e la restituzione del territorio cubano occupato dagli Stati Uniti».
19. F. Castro, Las verdades objetivas y los sueños, Granma-Cubadebate.cu, 14 agosto 2013.

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