18 Aprile 2024

11.01. LA DIFFUSIONE EDITORIALE DEL VERBO IMPERIALISTA

Utilizziamo ora un lavoro di Andrea Marinello142, del Centro di Ricerca in Bibliografia (CERB) di Bologna per mostrare come abbiano agito gli USA nel campo editoriale:
«L’esigenza di organizzare attività di propaganda […] venne affrontata dalThe CIA: democratizing the shit governo americano con l’istituzione della Central Intelligence Agency (CIA) – creata con il National Security Act del 26 luglio 1947 – e della United States Information Agency (USIA), formalmente istituita il 1° agosto 1953. La CIA nacque inizialmente con compiti di coordinamento delle strutture di intelligence e di consulenza al Consiglio di sicurezza nazionale, ma ben presto le vennero assegnati compiti di promozione delle attività clandestine contro l’URSS. Una direttiva presidenziale del 22 ottobre 1953 chiariva invece scopi e funzioni dell’USIA: “Presentare ai popoli degli altri paesi le prove, tramite tecniche di comunicazione, che gli obiettivi e le politiche degli Stati Uniti favoriscono, e faranno avanzare, le loro legittime aspirazioni di libertà, progresso e pace”. Le funzioni dell’USIA – all’estero meglio conosciuta come United States Information Service (USIS) – rientrano nell’ambito della public diplomacy americana, ovvero “il complesso delle attività volte a promuovere l’interesse nazionale degli Stati Uniti attraverso l’informazione e l’influenza dei pubblici esteri, da attuarsi tramite programmi culturali, educativi, informativi e scambi”».
L’USIA, che arriva presto ad avere migliaia di dipendenti (nel 1998 John Kleeves, alias Stefano Anelli ha conteggiato 30 mila dipendenti sparsi su 300 centrali operative in tutto il mondo, con un budget approssimativo di 3 bilioni di dollari a disposizione)143, è insomma l’organo predisposto attraverso cui diffondere l’egemonia culturale statunitense nel mondo.
Attraverso lo “Sminth-Mundt Act”, legge che autorizza i programmi di informazione a trasmettere dentro e fuori il paese, l’USIA trasmette la propria propaganda sottile attraverso Voice of America (VOA) che, nell’ambito generale del progetto «doveva essere la radio e la rete di trasmissioni tv che andava in onda in tutto il mondo. L’altra importante radio supportata era Radio Free Europe o Radio Liberty, le cui frequenze erano trasmesse in Europa e Asia mediorientale; in questo modo le informazioni erano diffuse con successo su larga scala».144 Dopo questa sintetiva presentazione torniamo all’opera di Marinello145:
«Per passare dalle intenzioni ai fatti vennero impiegati i classici strumenti della propaganda di massa, quindi trasmissioni radio (Voice of America) e materiale a stampa come riviste, libelli, volantini. Perché gli Stati Uniti divenissero un punto di riferimento per i popoli di tutto il mondo era però necessario che la cultura americana stessa venisse conosciuta, compresa e apprezzata; vennero pertanto profusi sforzi notevoli nell’insegnamento dell’inglese, nei programmi di scambio culturale e, soprattutto, vennero pianificati progetti editoriali finalizzati a promuovere e incrementare la circolazione di opere considerate rappresentative dell’american way of life, o comunque adeguate all’immagine che l’America voleva dare di sé. […] Sotto gli auspici dell’USIA, dall’inizio degli anni ‘50 furono avviati diversi progetti editoriali: fra i più importanti, il Book Translation Program, il Low-Priced Book Program ed il Public Law 480 Textbook Program. Tramite il Book Translation Program l’agenzia supportava gli editori stranieri nella pubblicazione, traduzione e diffusione di opere che illustravano “importanti aspetti della vita e della cultura americana, o che contribuivano significativamente al chiarimento delle teorie e pratiche del comunismo”. […] Perché il libro godesse di maggior visibilità, non di rado veniva inserito uno scritto di un autore locale di riconosciuta competenza».
Qui si dice abbastanza esplicitamente che l’USIA contribuì a diffondere un’immagine falsificata degli USA (non quella reale ma quella «che l’America voleva dare di sé») e a diffondere una propaganda anticomunista e antisovietica. Ricordiamo che il grande successo dell’interpretazione totalitaria dell’URSS da parte della Arendt inizia in questo periodo.
«Il programma prese avvio nel 1956, con l’idea di andare incontro al bisogno di libri nei paesi emergenti; i contenuti delle pubblicazioni riguardavano temi quali i principi fondanti della vita americana e il funzionamento delle istituzioni democratiche, ma anche letteratura, scienze e relazioni internazionali. Nel 1957 l’USIA, con il Public Law 480 Textbook Program, cominciò ad occuparsi della traduzione e distribuzione di libri didattici americani: tramite joint venture fra l’agenzia, l’editore americano e quello straniero, e talvolta anche in collaborazione con le autorità locali, venne incoraggiata la diffusione di testi scolastici a basso prezzo».
L’azione egemonica si pone sul lungo termine andando ad offrire la propria interpretazione del mondo ad ogni latitudine (i “paesi emergenti”), su ogni tema ed in particolar modo andando a dare la propria versione dei fatti nei manuali scolastici. I numeri che seguono mostrano l’impressionante mole di penetrazione nei mercati editoriali mondiali:
«Fra l’inizio degli anni ‘50 e il 1961 le opere incluse nel Book Translation Program furono 6.215, per un totale di oltre 58 milioni di copie; nello stesso periodo, nel Low-Priced Books in Translation Program vennero incluse 256 edizioni, distribuite in 5 milioni di copie, mentre tramite il Public Law 480 Textbook Program furono pubblicate 26 opere, per 142.350 copie. Nel giro di dieci anni questi progetti portarono dunque alla diffusione all’estero di 6.497 pubblicazioni, per un totale di oltre 63 milioni di copie. Nel 1971 il numero totale di edizioni patrocinate dall’USIS in tutto il mondo era salito a 19.220, distribuite in oltre 157 milioni di copie. Lo sforzo maggiore venne compiuto alla metà degli anni ‘60: nel solo 1962 si contarono 4.908.197 pubblicazioni sovvenzionate; nel 1963 la mole raddoppiò, arrivando a 10.584.841, per attestarsi su una quantità annua superiore ai 12 milioni fra il 1964 e il 1966. Dal 1967 l’impegno in tale ambito andò progressivamente riducendosi, tanto che nel 1971 i testi stampati sotto gli auspici dell’USIS si attestarono a poco più di 3 milioni. La maggior parte delle risorse veniva destinata ai mercati asiatici: dal luglio 1962 al luglio 1963 le opere promosse dall’USIS furono 96 in America Latina, 110 in Europa, 82 in Africa, 595 nel Near East e 263 nel Far East. Il dato si conferma nel tempo: fra il luglio 1963 e il luglio 1964 le edizioni patrocinate dall’USIS furono 292 in America Latina, 66 in Europa, 107 in Africa, e ben 992 in Asia, sommando i libri promossi nel Far East (319) e nel Near East (673). Nel periodo compreso fra il luglio 1970 e il luglio 1971, nella sola Asia si promosse la pubblicazione di oltre 400 opere (200 fra South Asia e Near East, 212 nel Far East), contro le 33 sovvenzionate in Europa, le 133 dell’America Latina e le 55 dell’Africa».
C’è spazio anche per l’Italia:
«Per quanto riguarda l’USIS in Italia, l’editoria italiana poté beneficiare delle attenzioni dell’agenzia fin dal principio delle sue attività: dai documenti emerge che già nel 1951 diverse opere furono pubblicate grazie all’intervento statunitense. Solo per citarne alcune, L’igiene mentale nella sanità pubblica di P. V. Lemkau e Imperialismo sovietico: la marcia della Russia verso il dominio del mondo di Ernest Carman per le edizioni Astrolabio; la Cappelli di Bologna pubblicò Storia degli Stati Uniti d’America di Charles e Mary Beard; per Longanesi venne pubblicato Ho scelto la libertà di Viktor Kravchenko; per Bompiani, Dentro l’America di John Gunther. Fra i resoconti delle attività dell’USIS è possibile individuare collaborazioni in Italia almeno fino al 1969. Non tutti i libri venivano inclusi nei programmi di sovvenzione: la diffusione di opere ritenute poco funzionali non era in alcun modo incoraggiata, come poté verificare l’editore vicentino Neri Pozza. […] I titoli pubblicati da Neri Pozza dovevano essere stati ritenuti meritevoli di supporto dagli addetti dell’Operations and Policy Research, un ente che si occupava della verifica dei testi per conto dell’USIA e provvedeva a suddividerli in sei categorie: “Maximum Promotion”, “High level normal use”, “Low level normal use”, “Normal use”, “Conditional use” e “Not suitable”. Le opere che rientravano nell’ultima categoria venivano così descritte: “Libri mal scritti, di basso livello e lavori che distorcono i fatti e riportano conclusioni non supportate non hanno spazio nel programma. Libri che sono fortemente critici verso gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti sarebbero un intralcio effettivo al programma. I libri che rientrano nella categoria sono quelli che invocano la distruzione delle istituzioni libere, promuovono o rafforzano la propaganda comunista, o sono osceni, di scarsa qualità e sensazionalisti”. […] Oltre alla casa editrice veneta, l’USIS ebbe proficui rapporti con il Mulino e Cappelli a Bologna; con Salani e La Nuova Italia a Firenze; con Guanda a Parma; con Nistri-Lischi a Pisa e con Marietti, Taylor ed Einaudi a Torino. Più numerose le collaborazioni con le case editrici milanesi (Longanesi, Mondadori, Bompiani, ecc.) e romane (Opere Nuove, Mundus, Saturnia, ecc.), rapporti che fra il 1951 ed il 1969 portarono alla pubblicazione di oltre 250 opere».
Ecco infine cosa si trova scritto nel manuale di istruzione (Launching books in foreign countries) a disposizione degli agenti dell’USIA che portano avanti il progetto:
«Tutti gli editori del mondo stampano i loro libri per raggruppamenti stagionali, o “liste”. Nella maggioranza dei paesi ci sono le liste primaverili, da gennaio a giugno, e le liste autunnali, da luglio a dicembre. È dunque astuto selezionare i titoli da sottoporre agli editori locali in qualche modo secondo le stesse modalità. […] Gli editori che sono nella fase di sviluppo di una lista stagionale sono spesso alla ricerca di “giusto un libro in più”. […] [Nella vostra lista] includete almeno sei titoli che riprendano ciascuno dei seguenti esempi:
a – Un romanzo americano meritevole.
b – Un libro che confuti i principi dello Stalinismo.
c – Un libro che illustri un importante aspetto della vita americana contemporanea.
d – Una biografia di un noto americano.
e – Un classico della letteratura degli Stati Uniti.
f – Un libro dalla nostra storia, preferibilmente uno che faccia risaltare l’importanza propria della libertà individuale nel progresso dell’America».
Così il mercato editoriale e letterario mondiale fu invaso dalla cultura statunitense e da un’ossessiva e costante sfilza di libri anticomunisti.
142. A. Marinello, L’editoria e la United States Information Agency, La fabbrica del libro. Bollettino di storia dell’editoria in Italia-Fondazionemondadori.it, anno XVII, n° 1, 2011.
143. J. Kleeves, Divi di Stato. Le balle spaziali di Hollywood, Orion-Byebyeunclesam.files.wordpress.com, n° 163, aprile 1998.
144. L. Magnolfi, A proposito dell'USIA. Ruolo dei mezzi di comunicazione negli anni '60 della guerra fredda, InStoria, n° 42, giugno 2011.
145. A. Marinello, L’editoria e la United States Information Agency, cit.

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