18 Ottobre 2021

1.2. BIOGRAFIA UFFICIALE DI BREZNEV

«Il popolo sovietico dovrebbe vivere in pace, così da poter lavorare tranquillamente». (L. I. Brežnev, 1964)
Proviamo a ricostruire la biografia di Leonìd Il'ìč Brežnev , (Kamenskoe, 19 dicembre 1906 – Mosca, 10 novembre 1982) al fine di capirne i tratti peculiari sia a livello personale che politico. Nato in Ucraina, figlio di un operaio metallurgico, nonostante fosse di famiglia russa, ha mantenuto la pronuncia e le abitudini ucraine per l'intera vita. Come molti ragazzi appartenenti alla classe operaia, negli anni successivi alla rivoluzione russa riceve un'educazione tecnica, prima in economia agraria, poi in metallurgia. Diplomatosi nell'Istituto di studi metallurgici di Dneprodzerźinsk e laureatosi in ingegneria metallurgica, lavora per qualche tempo in alcune industrie del ferro e dell'acciaio nell'Ucraina orientale. Si unisce alle organizzazioni giovanili del PCUS, il Komsomol, nel 1923, e diventa membro del partito stesso nel 1931. Nel 1935-1936 Brežnev parte per il servizio militare e dopo l'addestramento alla scuola carristi diventa commissario politico in una compagnia di cavalleria corazzata. Nel 1936 è anche direttore dell'Istituto Superiore Tecnico di Studi Metallurgici di Dneprodzerźinsk, prima di essere trasferito al capoluogo della regione, Dnepropetrovsk. Qui, nel 1939, diventa segretario di partito, incaricato di gestire le importanti industrie militari della città. Nel giugno 1941 la Germania nazista invade l'Unione Sovietica e Brežnev è immediatamente richiamato alle armi. Si occupa dell'evacuazione delle fabbriche di Dnepropetrovsk nell'Est russo, prima che la città cada in mano tedesca il 26 agosto, e in ottobre è riassegnato come commissario politico a capo dell'amministrazione per l'intero Fronte Meridionale, col grado di Commissario di brigata. Nel 1942, con l'Ucraina completamente in mano tedesca, Brežnev è inviato in Caucaso come capo dell'amministrazione politica del fronte transcaucasico. Nell'aprile 1943 è capo del dipartimento politico della XVIII armata, successivamente inserita nel I fronte ucraino, quando l'Armata Rossa riprende l'iniziativa e comincia l'avanzata verso occidente sul territorio ucraino. Il commissario politico del Fronte, suo diretto superiore, è Nikita Chruščev, che diventa un importante alleato nella carriera di Brežnev. Alla fine della guerra in Europa Brežnev occupa la posizione di capo commissario politico del IV Fronte Ucraino, quello che entra a Praga dopo la resa tedesca.
Nell'agosto 1946 Brežnev lascia l'Armata Rossa col grado di maggior generale: è stato commissario politico per l'intera durata del conflitto, e si è occupato pochissimo di incarichi di comando militare vero e proprio. Dopo aver lavorato su alcuni progetti per la ricostruzione in Ucraina, torna alla vita civile come primo segretario a Dnepropetrovsk. Nel 1950 è eletto deputato del Soviet Supremo, il parlamento dell'URSS; nello stesso anno, gli viene conferito l'incarico di primo segretario del PCM nella RSS Moldava, da poco assorbita nell'Unione Sovietica dopo l'annessione alla Romania. Nel 1952 diventa membro del Comitato Centrale del Partito Comunista e successivamente del Presidium. Quando Stalin muore nel marzo del 1953, come risultante della decisione del XXIII congresso del PCUS, viene abolito il Presidium, la cui funzione è assolta dal Politbjuro, mentre il primo segretario del partito assume la vecchia veste di segretario generale. Anche se Brežnev non vi è incluso, è comunque nominato capo del Direttorato Politico dell'Esercito e della Marina, con il grado di tenente generale. Nel 1955 viene nominato primo segretario del partito in Kazakhstan, una posizione a sua volta molto importante. Nel febbraio del 1956 Brežnev è richiamato a Mosca, promosso a membro candidato del Politbjuro, incaricato dell'industria degli armamenti, del programma spaziale, dell'industria pesante e della loro amministrazione. In quei momenti, come membro dell'entourage di Chruščev, lo supporta nella lotta contro la vecchia guardia leninista della leadership di partito. A seguito della sconfitta della vecchia guardia Brežnev diventa un membro pieno del Politbjuro.
Nel 1959 Brežnev diventa secondo segretario del Comitato centrale e nel maggio 1960 è promosso a presidente del Presidium del Soviet Supremo e reso nominalmente capo dello Stato. Anche se il vero potere è nelle mani di Chruščev, segretario di partito, la posizione presidenziale permette a Brežnev di viaggiare all'estero, iniziando a sviluppare il gusto, se non il vizio, per i ricchi abiti occidentali e le automobili. Diventa primo segretario del Comitato Centrale del PCUS nel 1964 (nel 1966 sarà segretario generale), in seguito alla “deposizione” di Chruščev. Alla carica di primo ministro un tempo tenuta da Chruščev è nominato Aleksej Kosygin. Nello stesso anno Brežnev cede la carica di Presidente dell'URSS ad Anastas Mikojan ma la riprende nel 1977, cumulandola alla carica di Primo Segretario del PCUS ed acquisendo una posizione di dominio de facto. Dopo aver subito un grave ictus nel maggio 1982, avendo rifiutato di abbandonare il potere, mantiene ogni incarico fino al sopraggiungere della morte avvenuta il 10 novembre 1982 a causa di un infarto cardiaco. La notizia della sua morte viene ufficialmente diffusa l'11 novembre simultaneamente attraverso la radio e la televisione sovietica: l'annuncio televisivo viene letto da Igor Kirillov con le lacrime agli occhi, alle 11,00 del mattino (ora di Mosca). Dopo cinque giorni di lutto nazionale, si tengono i solenni funerali di Stato cui partecipano 32 capi di Stato, 15 capi di governo, 14 ministri degli Esteri e quattro principi. Brežnev viene poi sepolto nella necropoli delle mura del Cremlino. Brežnev, soprattutto in età avanzata, ha sviluppato una predilezione particolare per ogni tipo di decorazione e titolo, che lo ha portato ad accumulare un numero di cariche e di onori, anche attribuiti senza i necessari requisiti, superiore a quello di tutti gli altri dirigenti sovietici. Tutt'oggi rimane l'unica persona della storia ad avere ricevuto 8 volte l'ordine di Lenin.
5. Ci avvaliamo di Wikipedia, Leonid Il'ič Brežnev e di A. Graziosi, L'URSS dal trionfo al degrado, cit., p. 297.

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