02 Dicembre 2020

1.4. SUSLOV, L'IDEOLOGO DELL'URSS NEGLI ANNI DELLA GUERRA FREDDA

Michail Andreevič Suslov (Oblast' di Ul'janovsk, 21 novembre 1902 – Mosca, 25 gennaio 1982) nato da famiglia contadina, dal 1918 al 1920 lavora nel comitato dei poveri del villaggio natale e nella Gioventù comunista del distretto di Chvalynsk. Membro del partito dal 1921, frequenta dapprima una facoltà operaia e poi l'istituto di economia G. Plechanov di Mosca. Segretario del partito a Rostov negli anni 1937-39, viene eletto al Comitato centrale nel 1941; durante la guerra, segretario a Stavropol′, organizza la lotta partigiana nelle retrovie tedesche. Sul successivo percorso politico sono preziose le righe scritte da Medvedev9, che spiegano bene il ruolo di primo piano ricoperto da Suslov nella storia successiva dell'URSS:
«Dopo la liberazione delle repubbliche baltiche dall'occupazione tedesca, nel 1944, la guerra civile imperversò nella regione […]. In questo periodo Suslov era considerato il principale emissario di Stalin non solo in Lituania ma anche nelle circostanti repubbliche baltiche. […] fu in questo periodo che Stalin arrivò a conoscere bene Suslov e poté apprezzarne l'abilità e la fedeltà. Suslov continuò a lavorare in Lituania fino alla fine del febbraio 1946 e passò i due anni successivi svolgendo missioni segrete per Stalin, delle quali si sa pochissimo. […] non vi furono più sue apparizioni pubbliche fino al 21 gennaio 1948, quando gli fu inaspettatamente concesso lo speciale onore di tenere il discorso principale alla cerimonia di commemorazione in occasione del XXIV anniversario della morte di Lenin. […] Suslov fu chiamato da Stalin al Cremlino sei volte nel 1947 e venti nel 1948. […] Nel 1947, in base all'analisi di una fotografia dei leader sovietici a una seduta del Soviet supremo dell'URSS pubblicata il 21 giugno, Suslov fu promosso al dodicesimo posto, primo dopo gli undici membri del Politbjuro.
Si sapeva che Suslov era stato nominato all'Orgbjuro del Comitato centrale nel marzo 1946, di cui allora facevano parte quindici membri. In questo periodo Suslov fu ufficialmente inserito nello staff del dipartimento generale del Comitato centrale, anziché in quello ideologico. […] Suslov fu anche coinvolto nella creazione del Cominform nel 1947. […] Fu solo dopo la morte di Stalin che Suslov dedicò interamente la sua attenzione al lavoro ideologico. Ma come unico segretario del Comitato centrale che si occupasse di ideologia, fu in grado di estendere considerevolmente la propria influenza. Perfino l'Amministrazione politica dell'esercito sovietico, gestita da Ščerbakov durante la guerra, finì sotto il controllo del suo dipartimento. Sue responsabilità erano le relazioni sovietiche con gli altri paesi del blocco socialista oltre a tutte le questioni relative alla censura Istituzioni scolastiche e culturali, la stampa e gli organismi editoriali, la radio e la televisione, e perfino la stessa storiografia finirono sotto la sua autorità, e l'elenco potrebbe continuare. Suslov fu indubbiamente il comandante in capo della Guerra fredda. Comunque, nonostante il fatto che avesse un'enorme influenza sulla vita dell'intero paese, per certi versi maggiore di quella di alcuni membri del Politbjuro come Andreev, Vorosilov o Kaganovič, Suslov non divenne neppure membro candidato. Evidentemente, anteponeva il potere vero all'eminenza pubblica. Mentre la lotta per il potere andava avanti, la sua posizione conservava una maggiore stabilità finché lui rimaneva al di fuori del Politbjuro, considerando soprattutto il suo speciale alleato interno a esso, ossia lo stesso Stalin. […] Ma quando capì che il suo tempo stava per scadere, il più anziano dei due fu pronto a lasciare spazio al suo più giovane luogotenente.
Dopo la morte di Stalin, Suslov conservò le sue cariche principali nell'apparato del Comitato centrale. Nel 1956 fu lui a essere mandato dal Comitato centrale in Ungheria come “commissario” politico quando si decise di sostenere l'intervento militare con l'installazione di una nuova leadership e la restaurazione del Partito comunista ungherese. Suslov appoggiò Chruščev nel suo conflitto con Malenkov perché considerava quest'ultimo pericoloso per il futuro del paese. Alla fine, però, Suslov cominciò a dedicarsi a cauti preparativi per la rimozione di Chruščev. Questi poté pronunciare il suo ben noto discorso sul “culto della personalità” al XX congresso dopo la morte di Stalin. Ma fu in presenza di Chruščev che nell'ottobre 1964 Suslov presentò il rapporto sul “culto della personalità” dello stesso Chruščev a una riunione allargata del Presidium del Comitato centrale. Quando Chruščev fu costretto a dimettersi, praticamente ogni critica su Stalin cessò. […] Quando Aleksej Kosygin divenne presidente del Consiglio dei ministri, Brežnev non interferì quasi mai con il suo lavoro. Capiva poco di problemi ideologici ed era una persona nel complesso incapace di una sostenuta attività o di un lavoro sistematico. Anche se Brežnev non tardò a ristabilire il ruolo dell'organismo politico chiave, il Politbjuro, e a restaurare per se stesso la carica di segretario generale, il lavoro normale dell'apparato del Comitato centrale fu diretto da Suslov. Al momento del novantesimo anniversario della nascita di Stalin, nel 1969, Suslov varò una serie di misure che costituivano una parziale riabilitazione. Durante l'intero periodo successivo, fino alla sua morte all'inizio del 1982, Suslov occupò il secondo posto nella gerarchia del partito e ottenne il titolo ufficioso di “ideologo capo del partito comunista”. Nella misura in cui l'Unione Sovietica era uno stato ideologico, il leader ideologico dell'URSS durante l'intero periodo post-chruščeviano fu nei fatti Suslov. […] Suslov morì il 25 gennaio 1982. Gli furono tributati onori funebri quali non erano stati concessi a nessun altro leader, dopo i funerali di Stalin. Brežnev non cercò neppure di nascondere le lacrime. Sapeva chi era stato il segretario generale occulto del PCUS dopo la morte di Stalin».
Secondo Andrea Graziosi10, Suslov, è un «uomo forte» che ha la fama meritata di «conservatore», un «figlio del regime» che «preferiva restare nell'ombra e agire con cautela, era noto per la sua doppiezza, ma anche per la sua determinata difesa del partito e dei suoi quadri, anche di quelli di cui magari non condivideva le idee, nei confronti delle altre grandi burocrazie sovietiche (lo stato, l'esercito e il Kgb)». Oltre a lui gli altri uomini forti e capaci del nuovo gruppo dirigente sarebbero Selepin, Podgornij, Andropov e Kosygin. Per Graziosi Kosygin è «l'uomo più capace», in quanto riformatore e vero «numero due del regime», formalmente primo ministro fino al 1980. In generale però per lo storico italiano il gruppo dirigente avrebbe riflettuto una qualità «non eccelsa» e nessuna delle sue componenti avrebbe avuto «un progetto sul futuro del paese»11.
9. Z. A. Medvedev & R. A. Medvedev, Stalin sconosciuto, cit., pp. 68-70.
10. A. Graziosi, L'URSS dal trionfo al degrado, cit., pp. 300-303.
11. Per le informazioni generiche su Suslov sono stati usati anche Enciclopedia Treccani, Suslov, Michail Andreevič, a cura di Domenico Caccamo, Enciclopedia Italiana, IV Appendice (1981), Treccani.it, e Wikipedia, Michail Andreevič Suslov.