04 Agosto 2020

2.1. IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA: UN PRIMO PASSO

«Il Manifesto Comunista, scritto nel 1848 da Marx ed Engels, cominciava a mettere in discussione la famiglia borghese. In risposta a quelli che accusavano i comunisti di voler porre fine all’istituzione familiare borghese, nella quale la donna era sottomessa al ruolo di semplice strumento di riproduzione, Marx argomentava:
“Su che base si fonda l’attuale famiglia borghese? Sul capitale, sul profitto individuale. La famiglia, nella sua forma acquisita, non esiste che per la borghesia; ma essa ha per corollario la completa assenza della famiglia e la prostituzione pubblica alle quali sono costretti i proletari. […] Le declamazioni della borghesia sulla famiglia e l’educazione, sui dolci legami che uniscono il bambino ai suoi genitori, sono vieppiù nauseanti nella misura in cui la grande industria distrugge ogni legame familiare per il proletario e trasforma i bambini in semplici articoli di commercio, in semplici strumenti di lavoro. […] Nella sua moglie il borghese non vede che uno strumento di riproduzione. Egli sente dire che gli strumenti di produzione devono essere di proprietà comune e arriva naturalmente alla conclusione che le mogli stesse condivideranno la sorte della socializzazione. Non suppone che si tratti appunto di sottrarre la donna al suo attuale ruolo di semplice strumento di riproduzione. Niente di più grottesco, del resto, che l’orrore ultra moralista che ispira ai nostri borghesi la presunta comunanza ufficiale delle donne che verrebbe professata dai comunisti. I comunisti non hanno bisogno di introdurla, essa è quasi sempre esistita. I nostri borghesi, non paghi di avere a loro disposizione le mogli e le figlie dei proletari, senza menzionare la prostituzione ufficiale, traggono il più grande piacere nel corrompere le loro rispettive spose. Il matrimonio borghese è, in realtà, la comunanza delle donne sposate. Tutt’al più si potrebbero quindi accusare i comunisti di voler contrapporre a una comunanza di donne ipocritamente dissimulata una comunanza franca e ufficiale. È del resto evidente che, con l’abolizione degli attuali rapporti di produzione, scomparirà la comunanza delle donne che da essi deriva, ovvero la prostituzione ufficiale e non ufficiale”.
La linea sostenuta qui e in tutti gli ulteriori documenti sulla donna prodotti da Marx ed Engels è quella che traccia la distanza tra il socialismo utopico e il socialismo scientifico. I socialisti utopisti pre-marxisti, come Fourier e Owen, furono a loro volta ardenti difensori dell’emancipazione della donna. Ma il loro socialismo, come le loro teorie sulla famiglia e sulla donna, si basava su principi morali e desideri astratti, e non sulla comprensione delle leggi storiche e della lotta di classe basata sulla crescente capacità produttiva dell’umanità. Il marxismo ha fornito, per la prima volta, una base materialista scientifica non solo per il socialismo, ma anche per la causa della liberazione della donna. Ha spiegato le origini della sua oppressione, la sua relazione con un sistema di produzione basato sulla proprietà privata e su una società divisa tra una classe che possiede ricchezza e una classe produttrice di ricchezza. Il marxismo ha spiegato il ruolo della famiglia all’interno di una società divisa in classi come un contratto economico, e nella sua funzione primordiale di perpetuare il capitalismo e l’oppressione della donna. Ha fatto di più: ha aperto il cammino alla liberazione della donna. Ha spiegato come l’abolizione della proprietà privata può fornire le basi materiali per trasferire all’insieme della società tutte le responsabilità sociali che ricadono oggigiorno sulla famiglia individuale, come la cura dei bambini, degli anziani, dei malati, l’alimentazione, l’abbigliamento e l’educazione. Liberate da questi pesi, le donne avrebbero la possibilità di rompere con la servitù domestica e coltivare pienamente le loro capacità come membri creativi e produttivi della società, e non solamente come riproduttrici. La costrizione economica sulla quale poggia la famiglia nella società borghese, così come la conosciamo, sparirà e le relazioni umane saranno trasformate in relazioni libere, di persone libere. In questo modo il marxismo ha eliminato il carattere utopico del socialismo e della lotta per la liberazione della donna, dimostrando che il capitalismo stesso genera una forza, il proletariato, abbastanza potente da distruggerlo. Per la prima volta i socialisti potevano smettere di sognare una società nuova e migliore e iniziare ad organizzarsi per ottenerla».15
15. Ibidem.