25 Settembre 2020

3.2. IL SUCCESSO DEI PIANI QUINQUENNALI E LO STACHANOVISMO

I piani quinquennali, pur tra grosse problematiche e contraddizioni, furono un successo senza precedenti nella Storia dell'Umanità. Per esporne in maniera più approfondita i risultati lasciamo spazio alle parole di Alberto Lombardo119:
«La Russia prerivoluzionaria era un paese molto arretrato dal punto di vista economico, sociale e culturale. Tuttavia nel 1921 alla fine della guerra civile, dopo la sconfitta dell'aggressione che 15 potenze imperialiste portarono alla neonata Repubblica dei Soviet, la produzione industriale era crollata a un terzo di quella dell'anteguerra e in particolare quella della grande industria a un quinto. Ebbene da questo punto così critico cominciò questa grande avventura, prima con la NEP, la Nuova Politica Economica, dal 1921 al 1928 che pur mantenendo saldi i mezzi di produzione principali nelle mani dello Stato sovietico, consentì l'attività privata nel piccolo commercio e nell'agricoltura. Infatti il peso del settore privato passò rispettivamente nella grande e nella piccola industria dal 4,4% del 1923/24 allo 0,9% del 1928 e dallo 87,3% al 43,8%; il commercio all'ingrosso dall'18,1% allo 0,9% e quello al dettaglio dal 66,5% al 14,3%. Invece l'agricoltura privata ancora pesava per il 98,3% fino al 1928. Questo significa che anche durante la NEP il peso del privato nell'industria e nel commercio, non solo non aumentò, ma andò diminuendo sempre di più. I grandi balzi in avanti sulla strada dello sviluppo economico si ebbero col I e col II Piano quinquennale, rispettivamente dal 1928-32 e 1933-37. In particolare col primo piano l'URSS aveva già quasi quattro volte la produzione industriale di prima della guerra mentre nel 1938 aveva raggiunto il volume pari a 9 volte, mentre le altre potenze capitaliste ristagnavano a seguito della grande crisi e le condizioni di vita dei lavoratori regredivano costantemente. Per esempio nel 1938, dopo la lunga crisi degli anni Trenta, gli USA avevano una produzione industriale di appena il 20% in più di quella dell'anteguerra, l'Inghilterra del 13%, la Francia addirittura era diminuita del 7% e anche i tanto decantati successi della statalista Germania nazista, dopo la distruzione di tutti i diritti dei lavoratori tedeschi, non portarono che a un incremento del 31%. Se all'inizio dei primi piani quinquennali l'URSS produceva un ottavo degli USA, nel 1955, dopo tutte le distruzioni provocate dalla Seconda Guerra Mondiale, già si era avvicinata moltissimo alla produzione di questo paese producendo la metà di quel paese e aveva surclassato tutte le ex grandi potenze capitaliste: l'Inghilterra da un terzo della produzione di quel paese a tre volte, la Germania da un terzo a dieci volte. Questo sforzo è stato fatto esclusivamente attraverso l'industria statale diretta centralmente che trasformò in pochi anni l'URSS da paese prevalentemente agricolo in un colosso industriale. Infatti, se nel 1913 l'industria rappresentava il 42% della produzione, già alla fine del I piano quinquennale rappresentava oltre il 70%.
Ma è anche da ricordare che il primo piano quinquennale portò alla rapida meccanizzazione e modernizzazione dell'agricoltura con produzioni moderne e non più quasi esclusivamente cerealicole. Le colture industriali passarono da 4,5 milioni di tonnellate di prima della guerra a 12 milioni. In particolare questo sforzo fu compiuto grazie alle aziende statali (sovchoz) e cooperative collettivizzate (kolchoz) che già nel 1933 rappresentavano il 65% delle aziende contadine. Naturalmente nei primi anni si dovette spingere molto l'acceleratore sullo sviluppo dell'industria pesante, perché l'URSS non aveva né tempo per aspettare, né colonie da sfruttare. Ma già dal secondo e poi ancora di più nel terzo piano quinquennale, nonostante l'assedio capitalistico, le proporzioni con l'industria di produzione dei beni di consumo si andarono riequilibrando, come anche gli economisti anticomunisti devono riconoscere, passando da una proporzione tra beni di produzione e beni di consumo che va dal 30,8% rispetto al 17,6% del primo piano, al 18,9% rispetto al 14,9% del secondo, al 15,2% contro un 11,0% del terzo. Ma la produzione sovietica non era solo quantità, ma anche qualità. Questi stessi economisti anticomunisti si lasciano sfuggire, tra la selva di considerazioni denigratorie, non solo che sulle principali riviste sovietiche degli anni Trenta ci fosse un ampio dibattito sulla qualità dei prodotti, ma che la Prima Conferenza sulla qualità industriale si tenne a Mosca nell'ottobre del 1930.
Questi grandi successi furono ottenuti soprattutto con un'organizzazione della produzione che era diretta dagli stessi lavoratori attraverso le conferenze operaie, concetto “scoperto” solo negli ultimi tempi dai capitalisti. Ricordiamo a questo proposito il minatore Aleksej Stachanov che il 31 agosto 1935 estrasse una quantità record di carbone pari a 14 volte la sua quota. Ora questo risultato non poteva essere stato ottenuto certo aumentando lo sforzo muscolare o il tempo di produzione, ma fu raggiunto attraverso una migliore organizzazione della produzione. I paesi capitalisti, che in quegli anni perseguivano il taylorismo, un'organizzazione del lavoro che riduce l'uomo ad appendice della macchina, rimasero completamente frastornati e ammirati. Il famoso periodico Time, il 16 dicembre 1935 dedicò la copertina a Stachanov e al movimento stachanovista. Nel frattempo già nel 1933 la giornata lavorativa era stata portata a sette ore. Il salario medio operaio raddoppiò dal 1933 al 1938, nello stesso periodo gli stanziamenti statali per opere sociali e culturali si moltiplicarono per 7. E questo nel momento di massimo sforzo di industrializzazione con la guerra alle porte. Considerando che sanità, istruzione erano gratuiti per tutti, la casa costava non più del 3% del reddito e gli altri beni di prima necessità erano a pochissimo prezzo, chiunque può fare il confronto non solo con la vita grama dei lavoratori nei paesi capitalistici di quel periodo, ma anche con la situazione odierna».
Approfondiamo ora la questione dello “stachanovismo”. Il brano che segue è tratto da un capitolo di un libro pubblicato negli USA nel 1999 da Sheila Fitzpatrick120. L’autrice è dichiaratamente anticomunista e dà per scontato che «il comunismo è morto» e che l’Unione Sovietica sia stata un'esperienza negativa. Tutto ciò rende paradossalmente il suo libro ancora più interessante perché molti dei fatti e avvenimenti che l’autrice racconta, convinta di mettere in cattiva luce l’Unione Sovietica, dal punto di vista delle masse popolari oppresse e sfruttate dalla borghesia e prescindendo dai commenti dell’autrice, diventano un elogio del socialismo. Un esempio è la storia di Praskovja “Pacha” Angelina:
«La stachanovista Pacha Angelina fu una di quelle che non solamente poterono studiare ma che, da come lo si vede nei suoi scritti, acquisì una cultura generale che le avrebbe permesso di ottenere dei risultati molto onorevoli ai piccoli test dell'Ogonek. Negli anni '40, avendo letto senza alcun dubbio durante la guerra dei giornali come America e The British Ally, conosceva sufficientemente bene l'estero per sapere (contrariamente a molti dei suoi contemporanei) che la mobilità sociale non era un fenomeno esclusivamente sovietico. “In questi giornali stranieri, si possono spesso leggere delle storie di 'carriere sbalorditive', di biografie 'eccezionali'. Io mi ricordo, per esempio, della descrizione entusiasta di un uomo che, secondo le parole del giornale, 'veniva dal popolo'. Era un semplice venditore di giornali, poi ha guadagnato milioni ed è diventato proprietario di parecchi giornali. Gli hanno conferito un titolo nobiliare”. Dunque, Pacha Angelina si domandava quale fosse la differenza tra il successo eclatante di un uomo come Lord Beaverbrook e il suo. La sua risposta tradisce un elemento essenziale della mentalità dell'epoca, in particolare di quelli che avevano beneficiato della politica di “promozione proletaria”: la convinzione che in Unione Sovietica questa mobilità sociale non implicava la rottura col popolo e l'esistenza di una struttura sociale gerarchizzata nella quale alcuni erano privilegiati rispetto ad altri. La particolarità del caso sovietico, secondo Pacha Angelina, era che “la mia ascensione non è un’eccezione. Poiché se questo signore, come dice giustamente il giornale, 'è uscito dal popolo', io invece mi sono innalzata con tutto il popolo”.»
120. S. Fitzpatrick, Everyday Stalinism. Ordinary Life in Extraordinary Times: Soviet Russia in the 1930s, Oxford Universitary Press-Scintilla Rossa, 1999.