23 Ottobre 2020

4.2. LA LOTTA SUL FRONTE CULTURALE DI ANDREJ ZDANOV

Per offrire un ritratto di Andrej Ždanov utilizziamo alcune righe scritte da Aldo Calcidese131:
«“Non è il tono dei nostri cortesi critici da salotto, che Andrei Ždanov usava nella sua lotta contro i residui della vecchia cultura, ma quello stesso tono che egli usava contro i kulaki, al tempo della lotta per la collettivizzazione, contro gli hitleriani e contro i loro agenti, contro gli imperialisti americani e contro i traditori del socialismo”. (dalla prefazione del libro Politica e ideologia) L'intervento di Ždanov sulla Storia della filosofia di Alexandrov, suscitò nel mondo culturale italiano grande interesse e un ampio dibattito dimostrando la funzione di avanguardia che, anche in questo campo, svolgeva l'Unione Sovietica. Le tematiche trattate in questo testo non possono essere facilmente sintetizzabili all'interno di un articolo. Nella sua battaglia per una cultura socialista, Ždanov prende di mira certe produzioni letterarie reazionarie e decadenti. Nel 1946 Ždanov fa una dura critica alle riviste letterarie di Leningrado Zvezda e Leningrad. Ždanov rimprovera alle due riviste il fatto di avere messo le loro pagine a disposizione di due personaggi come Zosteenko e della Akhmatova. Zosteenko - dice Ždanov - ha scelto come suo tema permanente i lati più bassi e insignificanti dell'esistenza.
Questo frugare nella mediocrità dell'esistenza non è casuale “è caratteristico di tutti gli scrittori piccolo-borghesi decadenti. Vi ricordate come, nel 1934, al congresso degli scrittori sovietici, Gorki bollasse i cosiddetti letterati che non vedono più in là della fuliggine della cucina e del bagno”. Ždanov ricorda il racconto di Zosteenko, Prima dell'alba, scritto mentre divampava la guerra di liberazione dei popoli sovietici contro l'invasore nazista. “È difficile trovare nella nostra letteratura qualcosa di più ripugnante della “morale” che Zosteenko va predicando nel racconto “Prima dell'alba” dove raffigura gli uomini e se stesso come bestie immonde e lascive, senza pudore, senza coscienza. Ed egli proponeva ai lettori sovietici questa morale nel periodo in cui il nostro popolo versava il sangue in una guerra terribilmente difficile, in cui la vita dello stato sovietico era attaccata ad un filo. Ma Zosteenko, trinceratosi ad Alma-Ata, nel più remoto retroterra, non aiutò allora in nulla il popolo sovietico nella sua lotta”.
Ždanov si chiede come sia possibile che questo personaggio sia stato accolto così bene non solo dalla rivista Zvezda ma anche dalla rivista Leningrad, addirittura gli hanno messo a disposizione sale teatrali e gli hanno dato modo di occupare una funzione dirigente nella sezione di Leningrado dell'Unione degli scrittori. Ždanov si occupò anche della creazione letteraria di Anna Akhmatova.
Anna Akhmatova è una dei rappresentanti di questa palude letteraria, reazionaria e senza idee, appartiene al cosiddetto gruppo letterario degli acnmeisti, una corrente letteraria aristocratico-borghese, in un periodo in cui l'aristocrazia e la borghesia avevano i giorni contati e i poeti e gli ideologi delle classi dominanti si sforzavano di evadere dalla spiacevole realtà per levarsi nelle nebbie del misticismo religioso, nelle meschine esperienze personali e nell'indagine delle loro meschine animucce. Gli acmeisti predicavano il decadentismo, il pessimismo, la fede in un mondo soprannaturale. Gli argomenti della Akhmatova sono espressione di individualismo. Il diapason della sua poesia, una poesia da signorina irritata, che si muove tra il boudoir e l'inginocchiatoio, è straordinariamente basso. Il sentimento della fatalità, sentimento comprensibile per la coscienza sociale di un gruppo agonizzante, le esperienze mistiche unite all'erotismo, questo è il mondo spirituale dell'Akhmatova, uno dei frammenti del mondo della vecchia cultura aristocratica irrimediabilmente sprofondato nel passato del “buon tempo antico di Caterina”. Ora monaca ora sgualdrina o piuttosto monaca e sgualdrina insieme, in cui la dissolutezza è mista alla preghiera... Questa è l'Akhmatova con la sua piccola, meschina vita personale. La poesia dell'Akhmatova è assolutamente lontana dal popolo. È la poesia dei diecimila privilegiati della vecchia Russia aristocratica. L'opera dell'Akhmatova non può venire tollerata nelle nostre riviste. La nostra letteratura non è un'impresa privata destinata a soddisfare i vari gusti del mercato letterario. Noi non siamo affatto obbligati a far posto, nella nostra letteratura, a gusti e costumi che non hanno nulla in comune con la morale e le qualità del popolo sovietico”.»
131. A. Calcidese, La battaglia ideologica e culturale di Andrei Ždanov per il socialismo, CCDP, settembre 2014.