01 Ottobre 2020

4.3. LETTERATURA BORGHESE CONTRO LETTERATURA PROLETARIA

Leggiamo ora alcuni passaggi estratti discorso al Primo Congresso degli Scrittori Sovietici, il 17 agosto 1934, in cui Andrej Ždanov132 denuncia la corruzione estetico-morale (e quindi politica) della letteratura borghese:
«Di che cosa può scrivere, che cosa sognare, a quale pathos pensare lo scrittore borghese, dove può prenderlo, questo pathos, se l’operaio dei paesi capitalistici non è sicuro del suo domani, se un contadino non sa se il giorno dopo potrà coltivare il suo pezzetto di terra oppure se ne sarà scacciato da una crisi capitalistica, se l’intellettuale non ha lavoro già oggi e ancora meno sa se lo avrà domani? Di che pathos può mai parlare lo scrittore borghese, se da un momento all’altro il mondo potrà essere sconvolto da una nuova guerra imperialistica? L’attuale stato della letteratura borghese è tale che essa non può più creare grandi opere. La decadenza e il disfacimento della letteratura, frutto della decadenza e della putrefazione dell’ordinamento capitalistico, sono una caratteristica tipica della situazione attuale della cultura e della letteratura borghese. Sono finiti ormai per sempre i tempi in cui la letteratura borghese, rispecchiando le vittorie dell’ordinamento borghese sul feudalesimo, poteva creare le grandi opere artistiche del periodo del massimo splendore del capitalismo.
Adesso assistiamo a un continuo e progressivo immeschinimento dei temi e dei talenti, degli autori e dei personaggi. In preda a un timore mortale dinanzi all’incalzare della rivoluzione proletaria, il fascismo distrugge la civiltà, riportando gli uomini ai periodi più cupi e orrendi della storia umana, dando barbaramente fuoco alle opere dei migliori scrittori. Sono caratteristici della decadenza e della putrefazione della cultura borghese i trionfi del misticismo e del clericalismo, l’infatuazione per la pornografia, mentre i personaggi “importanti” della letteratura borghese, di quella letteratura che ha venduto la sua penna al capitale, sono oggi ladri, poliziotti privati, prostitute, teppisti. Tutto questo è tipico di quei letterati che si sforzano di tenere nascosto lo stato di putrefazione dell’ordinamento borghese, che cercano inutilmente di dimostrare che non è accaduto proprio niente, che tutto va bene nel “regno di Danimarca” e non c’è niente di marcio nel mondo capitalistico. Gli esponenti della borghesia più sensibili all’attuale situazione sono invece preda del pessimismo, dell’incertezza del domani, esaltano le tenebre della notte, propongono il pessimismo quale teoria e prassi artistica. Soltanto una piccola minoranza - gli scrittori più onesti e perspicaci - cercano di trovare una via d’uscita in qualche altra direzione, di legare il proprio destino a quello del proletariato e alla sua lotta rivoluzionaria».
Questo invece il ruolo e lo stile indicati da Ždanov agli scrittori sovietici, nell'ambito dello sforzo di costruire una letteratura proletaria e popolare nell'ottica del realismo socialista:
«Il compagno Stalin ha chiamato i nostri scrittori gli “ingegneri delle anime”. Che cosa significa ciò? Che obbligo vi impone questo titolo? Ciò vuol dire, da subito, conoscere la vita del popolo per poterla rappresentare verosimilmente nelle opere d'arte, rappresentarla niente affatto in modo scolastico, morto, non semplicemente come la “realtà oggettiva”, ma rappresentare la realtà nel suo sviluppo rivoluzionario. E qui la verità e il carattere storico concreto della rappresentazione artistica devono unirsi al compito di trasformazione ideologica e di educazione dei lavoratori nello spirito del socialismo. Questo metodo della letteratura e della critica è quello che noi chiamiamo il metodo del realismo socialista. La nostra letteratura sovietica non teme l’accusa di essere tendenziosa. Sì, la letteratura sovietica è tendenziosa perché, nell’epoca della lotta di classe, non può esistere alcuna letteratura che non sia di classe, tendenziosa, o che sia apolitica. Penso che ogni letterato sovietico possa dire a qualunque ottuso borghese, a qualunque filisteo, a qualunque scrittore borghese che parli della tendenziosità della nostra letteratura: “Sì, la nostra letteratura sovietica è tendenziosa, e noi siamo orgogliosi della sua tendenziosità, perché essa consiste nel liberare i lavoratori e tutta l’umanità dal giogo dello schiavismo capitalistico”. Essere ingegnere delle anime vuol dire avere i due piedi sul suolo della vita reale. Questo significa, a sua volta, rompere con il romanticismo alla vecchia maniera, con il romanticismo che rappresentava una vita inesistente e degli eroi inesistenti, che faceva evadere il lettore dalle contraddizioni e dall’oppressione della vita reale in un mondo chimerico, in un mondo di utopia. Alla nostra letteratura, che ha i piedi posti su solide fondamenta materialiste, il romanticismo non può essere estraneo, ma è un romanticismo di tipo nuovo, il romanticismo rivoluzionario. Diciamo che il realismo socialista è il metodo fondamentale della letteratura e della critica letteraria sovietica, ma ciò presuppone che il romanticismo rivoluzionario deve entrare nella creazione letteraria come una delle sue parti costitutive, perché tutta la vita del nostro Partito, tutta la vita della classe operaia e le sue lotte uniscono il lavoro pratico più severo, più ragionato, a un eroismo e a delle prospettive grandiose. Il nostro Partito è sempre stato forte perché univa e unisce lo spirito pratico più rigoroso con le prospettive più vaste, con il cammino continuo verso l’avvenire, con la lotta per la costruzione della società comunista. La letteratura sovietica deve saper rappresentare i nostri eroi, deve saper guardare verso il nostro domani. E ciò non è prova di utopia, perché il nostro domani si prepara già oggi con un lavoro cosciente e pianificato».
132. A. Ždanov, Arte e socialismo, Cooperativa editrice nuova cultura-Zdanov.blogfree.net, Milano 1970, pp. 61-72. Da cui è tratto anche l'estratto successivo.