03 Luglio 2022

05. I COMPLOTTI CONTRO L'EGITTO DI NASSER

«Nel 1953 noi volevamo davvero, onestamente, collaborare con i Fratelli Musulmani perché avanzassero nel percorso giusto. Ho incontrato il consigliere generale dei Fratelli Musulmani che ha presentato le sue richieste. E cosa ha chiesto? In primo luogo mi ha chiesto di voler imporre il velo in Egitto e di ordinare alle donne di mettere il velo quando escono per strada. - Risate. Una voce dal pubblico grida: “Che lo porti lui stesso”, scatenando altre risate nell'uditorio - E io gli ho detto che era rimasto ai tempi in cui la religione governava e le donne venivano lasciate uscire solo dopo il tramonto. - Risate – A mio parere ognuno è libero di scegliere... Lui mi ha risposto: “No! Tocca a lei decidere come governatore responsabile”. Gli ho risposto: “Signore, lei ha una figlia alla facoltà di medicina e lei non indossa il velo. Perché non l'obbliga ad indossarlo?” - Risate ed applausi – “Se non è in grado di far portare il velo ad una sola figlia, che per di più è la sua, come vuole che si faccia portare il velo a 10 milioni di egiziane?” - Risate e applausi» (Il Cairo, 1953. Nasser, un anno dopo la rivoluzione del 23 luglio)28
Potrà sembrare sorprendente saperlo, ma
«all'inizio la CIA aveva appoggiato Nasser: gli aveva consegnato milioni di dollari, aveva realizzato una potente radio di Stato e gli aveva promesso l'aiuto militare ed economico dell'America. […] La sorpresa più grossa fu che Nasser smise di farsi corrompere. […] Nasser accettò di vendere cotone egiziano all'Unione Sovietica in cambio di armi. Poi, nel luglio 1956, sfidò i retaggi del colonialismo nazionalizzando la Compagnia del Canale di Suez, la società creata dagli inglesi e dai francesi per gestire quella via marittima commerciale realizzata artificialmente in Medioriente. Londra e Parigi tuonarono di sdegno. Gli inglesi proposero di assassinare Nasser e presero in considerazione l'idea di deviare il corso del Nilo per distruggere il tentativo di autogoverno economico da parte dell'Egitto. Eisenhower disse che sarebbe stato “completamente sbagliato” usare la forza bruta. La CIA preferiva una lunga e lenta campagna di sovversione contro l'Egitto».
L'organizzazione manca però di concretezza perché nel frattempo Francia e Gran Bretagna iniziano a complottare per cercare di ottenere subito la caduta di Nasser e la ripresa con la forza di Suez. Nel piano che segue viene coinvolto anche Israele, stavolta all'insaputa della CIA.29 Soltanto l'intervento attivo dell'URSS, con la minaccia di scatenare un conflitto nucleare, ha salvato l'Egitto dalla manovra militare congiunta degli imperialisti. Nel 1957 iniziano nuovi complotti per cercare di destituire Nasser. È il direttore della CIA in persona che in occasione delle sedute newyorkesi dell'ONU offre ai regnanti di Arabia Saudita e Iraq un contributo in termini organizzativi e finanziari per deporre quel leader egiziano la cui retorica sembra costituire una minaccia per l'idea stessa di monarchia. La CIA coinvolge praticamente ogni nazione alleata del Medio Oriente in diversi progetti: «tra il luglio 1957 e l'ottobre 1958, i governi e i media egiziani e siriani annunciarono la scoperta di quelle che sembravano essere otto cospirazioni diverse il cui scopo era la deposizione dell'uno o dell'altro governo, l'uccisione di Nasser, e/o impedire una possibile fusione tra le due nazioni».
Nel frattempo, dopo i fatti di Suez, nel '57 l'URSS propone la firma di una dichiarazione congiunta delle quattro grandi potenze (USA, URSS, GB e Francia) di rinunciare all'uso della forza e all'intromissione negli affari interni delle nazioni del Medio Oriente.
Si propone congiuntamente un embargo delle spedizioni di armi verso la regione, il ritiro totale delle truppe e lo smantellamento di tutte le basi straniere. Nessuna delle tre potenze imperialiste accetta quello che viene definito un “bluff” sovietico.30
Non stupisce insomma che l'Egitto diventi per anni una roccaforte dell'antimperialismo, in ottimi rapporti con il blocco socialista che ne sostiene il ruolo progressivo nella regione:
Nasser «nel 1955 provocò uno shock all'Occidente con l'annuncio di un accordo per l'acquisto di grandi quantità di armi sovietiche attraverso la Cecoslovacchia. Negoziato con tale segretezza che non ne sapeva nulla neppure l'ambasciatore egiziano a Mosca. Con un solo tratto di penna era stato cancellato il monopolio occidentale della fornitura delle armi al Medio Oriente. […] Nel 1958 Nasser fu ricevuto come un eroe nel corso di un viaggio di tre settimane in Unione Sovietica. Tutta la leadership era presente all'aeroporto per accoglierlo. Durante l'annuale parata del 1° maggio, Nasser fu l'ospite d'onore sul palco delle autorità, sopra il mausoleo di Lenin. Tornato al Cairo, Nasser disse a un'immensa folla raccolta davanti al palazzo della presidenza che l'Unione Sovietica “era un paese amico senza secondi fini” e nutriva “grande stima” per gli arabi. […] Tra il 1954 e il 1971 l'Egitto ebbe il 43% degli aiuti sovietici al Terzo Mondo».
Dopo la guerra dei sei giorni (1967) l'URSS denuncia il carattere imperialista dell'attacco israeliano all'Egitto, tronca completamente le relazioni diplomatiche con Tel Aviv e si dà da fare per ricostruire gli eserciti arabi. «Ci fu un momento in cui i consiglieri sovietici in Egitto erano più di 20.000. […] La presenza della Marina sovietica nel Mediterraneo fu fortemente potenziata, grazie alla disponibilità di strutture per le riparazioni e il rifornimento nei porti egiziani […]. Nel 1970, su richiesta di Nasser, vennero costituite anche basi aeree sovietiche minute di missili terra-aria SAM-3 e di velivoli con equipaggi russi, per rinforzare la difesa aerea egiziana». Le cose cambiano con la morte di Nasser (settembre 1970) e l'avvento di Sadat, che nel giro di pochi anni orienta la politica estera egiziana verso gli USA collaborando apertamente con la CIA.31 Per raccontare i passaggi che hanno portato l'Egitto dall'essere la punta di diamante dell'antimperialismo arabo, ad uno dei servi più fedeli di Washington, ci avvaliamo di uno scritto di Shabait32:
«Prima della guerra del 1973, Anwar el-Sadat non era soddisfatto dell’assistenza militare che riceveva dall’Unione Sovietica, la quale non era commisurata al massiccio sostegno militare fornito dagli USA ad Israele. Dopo la firma dell’accordo tra Egitto e Israele sotto la mediazione di Kissinger, Sadat optò per il campo di Washington. Egli inoltre annunciò ufficialmente che il suo paese non sarebbe più entrato in guerra con Israele e che cercava di stabilire con questo rapporti di buon vicinato, il tutto al fine di rafforzare le sue relazioni con Washington. In questo modo, Sadat si pose sotto il giogo della dominazione degli Stati Uniti. Successivamente, gli ex nemici di sempre divennero il fantoccio dell’egemonia statunitense. In un discorso pronunciato il 6 novembre 1970, per celebrare il quarantesimo giorno della morte di Nasser, Sadat ipocritamente prometteva di mantenere intatto il vasto patrimonio di Gamal Abdel Nasser. Al contrario, il 20 novembre 1977 si recò in Israele. Durante la sua visita, dichiarò in un discorso al parlamento israeliano (Knesset), di aver “messo il piede sulla amata terra di Israele per chiedere la pace e il cessate il fuoco”. Dopo la sua resa a Israele e la sua trasformazione in un lacchè degli Stati Uniti, l’allora presidente Usa, Jimmy Carter, invitò Sadat e il premier israeliano Begin a recarsi negli Stati Uniti per una visita durante la quale le due parti avrebbero firmato l’accordo definitivo di Camp David nel settembre 1978. L’accordo prevedeva il ritiro totale a tappe di Israele dalla penisola del Sinai e il rafforzamento delle relazioni diplomatiche tra Egitto e Israele. Il fatto che l’Egitto, nazione considerata la punta di lancia della lotta araba contro il sionismo, divenisse un servo di Stati Uniti e Israele, diffuse in tutto il mondo arabo e in particolare in Egitto un senso di umiliazione e vergogna. Mentre al tempo stesso, questo scenario appariva una grande vittoria diplomatica e politica degli Stati Uniti e di Israele.
Dopo che Washington ebbe fissato l’Egitto sotto il proprio dominio, impose una politica che non offrì alcuna compensazione. Gli Stati Uniti fecero del loro meglio per assicurare che l’Egitto non risultasse mai in grado di rappresentare una minaccia per Israele. Successivamente, Washington continuò a garantire che l’Egitto venisse ridotto a un paese incapace di soddisfare le proprie esigenze sia sul piano militare che economico. La prima richiesta fatta a Sadat, dopo esser caduto sotto il dominio degli Stati Uniti, fu di invertire la rotta rispetto al passato, specie in campo economico e sul terreno degli affari esteri. La politica di apertura economica perseguita da Sadat per ingraziarsi le nazioni occidentali è in profonda contraddizione con quella seguita nei venti anni precedenti. “L’economia aperta” consisteva essenzialmente nel restringere il ruolo del governo alla guida dei programmi di sviluppo e di porre tutto il settore economico nazionale sotto l’autorità del settore privato, escludendo il governo dalla gestione di tutte le istituzioni economiche. Questa politica è stata pienamente coerente con i programmi delle istituzioni finanziarie internazionali come Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, che hanno cercato di imporre la loro visione a tutti i paesi in via di sviluppo […]. Le politiche di questo tipo sono tutte incentrate sull’apertura dei mercati ai produttori occidentali, agendo così da culla per le influenze esterne, lo sfruttamento, la corruzione e altri atti di cospirazione. La politica di economia aperta di Sadat ha complessivamente silurato i principi generali della rivoluzione di luglio [23 Luglio 1952], che miravano a trasformare la condizione socio-economica del popolo e della nazione. Alcuni considerano questa sua manovra come un enorme tradimento della Rivoluzione del Popolo. Questa politica di apertura economica si è pienamente tradotta in realtà negli anni del regno di Hosni Mubarak».
Il risultato di tali operazioni è che se «sotto la leadership di Gamal Abdel Nasser, l’Egitto è stato in grado di far fronte all’85% del suo fabbisogno alimentare attraverso una rivoluzione agricola e industriale», lanciando «oltre 1.200 diversi progetti industriali, in aggiunta allo sviluppo di un’industria di armamenti pesanti per rafforzare la propria capacità di difesa», 40 anni dopo «l’Egitto è un paese incapace di fare fronte a meno del 10% delle sue esigenze alimentari divenendo il maggiore importatore mondiale di cereali […], patisce una massiccia disoccupazione e una profonda povertà dei suoi cittadini».
28. Nasser parla del suo incontro con i Fratelli Musulmani, Youtube, 30 gennaio 2016.
29. T. Weiner, CIA, cit., pp. 124-125.
30. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 140-142.
31. C. Andrew & O. Gordievskij, La storia segreta del KGB, pp. 522-529, 574.
32. Shabait, Come l’Egitto divenne una neocolonia, Michelcollon.info-CCDP, 14 marzo 2011.

cookie