28 Novembre 2022

06. L'ETIOPIA DI MENGISTU, IL CORNO D'AFRICA E LO ZAMPINO DEGLI USA

Ancora all'inizio degli anni '70 l'Etiopia è un paese assoggettato al dominio dell'imperatore feudale Haile Selassie e riceve largamente aiuti militari dagli USA. Nel tracciare i confini post-coloniali del paese, l'Etiopia aveva assoggettato la regione di Ogaden, rivendicata dalla Somalia. Ne deriva un conflitto latente in cui la Somalia si rivolge all'URSS. La situazione cambia con il crollo della monarchia etiope e l'annuncio di uno Stato marxista-leninista in Etiopia, guidato da Mengistu. Arrivano gli aiuti sovietici e la Somalia per reazione cerca l'appoggio degli Stati Uniti, che non esitano a fornire il loro sostegno in termini militari ed economici. Il leader somalo, Siad Barre, riceve dagli statunitensi quasi 200 milioni di dollari di forniture militari e circa mezzo miliardo di dollari in aiuti economici e risulta determinato a immobilizzare l'Etiopia in una guerra sfibrante che non tarda a causare l'intenso supporto sovietico al regime di Mengistu, raggiungendo nell'inverno 1977-78 il livello più alto:
«gli aerei militari da trasporto russi atterrarono al ritmo di tre all'ora per un periodo di tre mesi. Si calcola che 225 aerei parteciparono all'operazione coordinata tramite satelliti da ricognizione sovietici. Contemporaneamente 17.000 cubani vennero trasportati con ponte aereo dall'Angola, a raggiungere i 1.000 consiglieri militari sovietici e i 400 tedesco-orientali che addestravano i reparti addetti alle informazioni e alla sicurezza. […] Gruppi di ufficiali dei servizi segreti etiopici venivano mandati annualmente a seguire i corsi dell'Istituto Andropov».34
L'URSS difende la rivoluzione del 1974, sotto la direzione dei militari e degli intellettuali progressisti del DERG, che hanno rovesciato l'impero etiopico, uno dei regimi feudali più anacronistici del globo. Negli anni seguenti il DERG
l-etiopia-di-mengitsu Manifesto Sovietico: «I Popoli dell’Africa domeranno i colonizzatori!»
«ha poi tentato di far entrare “con il forcipe” la società etiopica in una modernità leggermente colorata di socialismo: riforma agraria e sviluppo cooperativo, laicizzazione di uno stato fino ad allora clericale, alfabetizzazione, pensioni per i lavoratori salariati, unità nazionale, ecc. Dal 1974 al 1980 il numero di alunni scolarizzati a livello elementare passa da 850 mila a 1 milione 400 mila e la campagna di alfabetizzazione degli adulti viene citata come esempio dall'UNICEF. Tutte le analisi degli specialisti dell'Africa lo dicono: l'Etiopia degli anni fra il 1975 e il 1980 ha conosciuto “un caso quasi unico di rivoluzione agraria africana, un rimarchevole amalgama fra la volontà di collettivizzazione socialista e il riferimento alle usanze comunitarie africane” […]. E tutti hanno registrato l'iniziale sostegno contadino, soprattutto nel sud, prima dell'ostilità di fronte alla collettivizzazione burocratica a partire dal 1984. Certo, il “terrore rosso” dal 1975 al 1980 è stato molto reale, sicuramente molto al di là delle costrizioni necessarie a un potere di stato desideroso di riforme. Gli errori sono stati numerosi, e il fallimento finale ne scaturì quando il potere si trovò isolato davanti all'insorgere di sollevazioni regionali armate, largamente sostenute dagli USA».35
L'URSS, ormai in crisi, non ha potuto venire in soccorso nella storia successiva dell'Etiopia, sconvolta soprattutto dalla tremenda carestia del 1984-85, un fenomeno purtroppo ricorrente nella storia del paese e che non si è riusciti a risolvere in pochi anni36. È storia di cronaca, come mostra nel 2015 un articolo di Repubblica37, l'annuncio di nuove carestie che affamano milioni di bambini. Non è andata molto meglio alla Somalia: la dittatura di Siad Barre (1969-91) ha causato una serie di disastrose carestie, in un paese che fino agli anni Settanta era autosufficiente per produzione di cereali. A causare il collasso dell'agricoltura locale sono stati, paradossalmente, l'accettazione di ingenti quantitativi di aiuti alimentari gratuiti e le pressioni delle agenzie americane e internazionali (compreso il FMI) a destinare le coltivazioni verso prodotti di esportazioni.38
Nel giugno 2017 il presidente eritreo Isaias Afwerki accusa gli Stati Uniti di essere gli architetti della tensione tra Eritrea ed Etiopia: «Washington ha lavorato all’epoca in modo febbrile, attraverso il Dipartimento di Stato, per inserire un cuneo tra i due popoli che hanno profondi legami storici e strategici per fomentare una crisi e gestire a proprio vantaggio la politica del Corno d’Africa». Tali accuse non stupiscono, conoscendo il modus operandi statunitense, maestri del “divide et impera”. L'anticomunismo in fondo è solo una scusa.

34. C. Andrew & O. Gordievskij, La storia segreta del KGB, cit., p. 589.
35. F. Arzalier, L'Africa delle indipendenze e del “comunismo” (1960-1998), in A.V., Il libro nero del capitalismo, cit., p. 307.
36. Per una visione complessiva dell'Etiopia da Selassié a oggi, si veda M. Hassan & G. Lalieu, Etiopia al bivio, Investigaction.org-CCDP, 3 novembre 2016.
37. Redazione La Repubblica, Etiopia, una carestia senza precedenti e oltre 4 milioni e mezzo di bambini rischiano la fine, La Repubblica (web), 22 ottobre 2015.
38. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 607-609.

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