17 Maggio 2022

10. IL SACCHEGGIO SISTEMATICO DEL CONGO

Una delle storie più tragiche del XX secolo è quella del Congo di Patrice Lumumba.
Graziosi51 riporta, riguardo a Chruščev, che nel 1960 «la retorica rivoluzionaria dei nuovi leader africani e asiatici lo eccitava e il suo amore si diresse in particolare verso il Congo di Lumumba» tanto che l'URSS ribattezza “Università Lumumba” l'Università per l'amicizia tra i popoli, istituita nello stesso anno per ospitare gli studenti del “Terzo Mondo”.52
Vediamo invece il giudizio degli USA con Weiner53:
«Lumumba era stato eletto liberamente e, quando nell'estate del 1960 la sua nazione si affrancò dal brutale colonialismo belga e dichiarò la propria indipendenza, egli si appellò agli Stati Uniti per avere assistenza. Ma l'aiuto americano non arrivò mai, dato che la CIA considerava Lumumba un gonzo comunista stordito dalla droga. Così, quando i paracadutisti belgi intervennero per ristabilire il controllo della capitale, Lumumba accettò aerei, camion e “tecnici” sovietici per dare sostegno al suo traballante governo. La settimana in cui arrivarono i soldati belgi, Dulles destinò Devlin, capo della CIA di Bruxelles, ad assumere il comando dell'avamposto dell'agenzia nella capitale del Congo e a valutare l'opportunità di fare di Lumumba l'obiettivo di un'azione clandestina. Il 18 agosto, dopo aver trascorso sei settimane nel paese, Devlin spedì un cablo al quartier generale della CIA: “CONGO FRONTEGGIA CLASSICO TENTATIVO DI PRESA DEL POTERE COMUNISTA... CHE LUMUMBA SIA VERO COMUNISTA O FACCIA IL GIOCO DEI COMUNISTI... RIMANE POCO TEMPO PER INTRAPRENDERE AZIONI VOLTE A EVITARE UN'ALTRA CUBA”.
Allen Dulles riferì il succo del messaggio durante la riunione dell'NSC di quello stesso giorno. Secondo una testimonianza segreta resa davanti al Senato molti anni dopo dallo stenografo dell'NSC Robert Johnson, il presidente Eisenhower si rivolse a Dulles e disse in tono impassibile che Lumumba doveva essere eliminato. […] Sidney Gottlieb, l'esperto di chimica della CIA, portò in Congo alcune fiale di tossine letali dentro una borsa d'aereo per il bagaglio a mano che consegnò al capo della sede locale dell'organizzazione. La borsa conteneva una siringa ipodermica per iniettare le gocce letali in cibo, bevande o in un tubetto di dentifricio. Era compito di Devlin dar morte a Lumumba. […] “Domandai su ordine di chi erano state emanate quelle istruzioni” dichiarò sotto giuramento Devlin durante una testimonianza segreta declassificata nel 1998. La risposta fu “il presidente”. Devlin testimoniò di aver chiuso le tossine nella cassaforte del suo ufficio e di essersi tormentato riflettendo sul da farsi. […] A tempo debito, portò le fiale di veleno sulle rive del fiume Congo e le seppellì. Disse di vergognarsi dell'ordine di uccidere Lumumba. Sapeva che la CIA aveva a disposizione altri mezzi. L'agenzia aveva già scelto il futuro leader del Congo: Joseph Mobutu, “l'unico uomo in grado di agire con fermezza in Congo”, come Dulles dichiarò al presidente alla riunione dell'NSC del 21 settembre. La CIA gli fece avere 250.000 dollari all'inizio di ottobre, seguiti da carichi di armi e munizioni a novembre. Mobutu fece catturare Lumumba e, per citare le parole di Devlin, lo consegnò nelle mani di un “nemico giurato”. La base CIA di Elizabethville, vicino al confine con lo Zambia, riferì che “un ufficiale belga di origini fiamminghe ha giustiziato Lumumba con una scarica di mitra” due notti prima che il futuro presidente degli Stati Uniti entrasse in carica. Con il sostegno convinto della CIA, dopo cinque anni di lotte per il potere Mobutu ottenne infine il completo controllo del Congo. Fu l'alleato prediletto dell'agenzia in Africa e un canale privilegiato d'informazioni per le operazioni clandestine americane in tutto il continente durante la Guerra fredda. Nei tre decenni in cui governò, Mobutu fu uno dei dittatori più brutali e corrotti al mondo; sottrasse miliardi di dollari in entrate fiscali dagli immensi depositi di diamanti, minerali e metalli per uso bellico della nazione e compì massacri di massa per mantenere il potere».
Negli anni a seguire54 le truppe di Mobutu si sarebbero scontrate anche con il “Che”, riuscendo a sconfiggere i movimenti di guerriglia grazie ad un ingente sostegno statunitense: «Mobutu e la CIA collaboravano in grande armonia». Questi i ricordi di Gerry Gossens, numero tre dell'agenzia in Congo: «Creammo un servizio segreto congolese che riferiva alla CIA. Li guidavamo. Li gestivamo. Alla fine, con la benedizione del presidente, pagammo le spese delle loro operazioni. Ricevevamo il materiale, lo controllavamo, lo elaboravamo e lo passavamo a Mobutu». In conclusione «Mobutu otteneva tutto ciò che voleva dalla CIA – denaro e fucili, aerei e piloti, un medico personale e la sicurezza politica di un legame stretto con il governo americano – mentre la CIA costruiva le sue basi e le sue stazioni nel cuore dell'Africa». Se l'esposizione di Weiner è più recente ed aggiornata, quella di Blum55 è più completa nel riportare altri dettagli importanti: anzitutto la questione della secessione, sostenuta dal Belgio, del Katanga, proclamata un mese dopo l'indipendenza congolese. Il Katanga è la provincia più ricca di materie prime (rame, cobalto, uranio, oro, ecc.) del paese e per il Belgio l'idea di avere i propri investimenti domiciliati nel piccolo territorio governato dal compiacente Moise Tshombe, senza dover pagare le tasse al governo di Leopoldville, è decisamente allettante. Gli USA appoggiano il Belgio, non solo per avversione a Lumumba ma anche perché «un buon numero di importanti funzionari dell'amministrazione avevano legami finanziari con le ricchezze katanghesi». A condannare l'azione belga è l'URSS, insieme a molti altri paesi del blocco afroasiatico, spingendo l'ONU a intervenire, cosa che avviene con la sostituzione delle truppe belghe con forze militari ONU; ma «la cosa andava bene agli Stati Uniti perché l'ONU di Dar Hammarskjold era strettamente collegata a Washington. Gli ufficiali ONU che guidavano le operazioni in Congo erano americani che collaborarono segretamente con il dipartimento di Stato isolando il blocco sovietico […]. Lo stesso Hammarskjold era piuttosto ostile verso Lumumba».
Il 5 settembre, dopo un'estate di disordini, parte un primo tentativo di golpe («operazione di legalità opinabile») attuato dal presidente Joseph Kasavubu (che «era in mano agli uomini della CIA»), il quale destituisce Lumumba dalla carica di Primo ministro trovando il sostegno di Hammarskjold. Durante i primi anni Sessanta, per far fronte al forte sostegno del Parlamento congolese a Lumumba, la CIA «comprò e vendette con regolarità politici congolesi». Nonostante tutto Lumumba riesce a riottenere la fiducia dal Parlamento, spingendo gli USA alla soluzione estrema di progettare e sostenere il golpe militare dell'uomo forte dell'esercito Joseph Mobutu.
La destituzione non è però sufficiente. La CIA vuole Lumumba morto: «un cablogramma della CIA del 28 novembre rivela come l'Agenzia fosse coinvolta nelle operazioni per rintracciare il carismatico leader congolese. Il cablogramma parlava della collaborazione della CIA con il governo congolese per far bloccare le strade, e di truppe congolesi allertate per chiudere a Lumumba ogni possibile via di fuga».
Catturato il 1° dicembre, Lumumba è tenuto recluso fino al 17 gennaio 1961, quando viene trasferito nelle mani del secessionista Moise Tshombe che lo assassina il giorno stesso. «Nel 1978, l'ex specialista della CIA sull'Africa, John Stockwell, raccontò nel suo libro che un alto ufficiale dell'Agenzia gli aveva detto di aver guidato con il corpo di Lumumba nel baule della macchina, “cercando di decidere cosa farne”. Quel che infine ne fece non è stato ancora reso noto». Una volta risolto il problema di Lumumba gli USA devono fronteggiare la ribellione lanciata dai sostenitori del leader congolese, Gizenga e Mulele, che ottengono il sostegno dell'URSS. In breve, secondo la stessa CIA, «l'ONU e gli Stati Uniti, in un'attività strettamente coordinata, giocarono un ruolo essenziale nel significativo successo contro Gizenga». È la prima volta che le forze dell'ONU si impegnano direttamente in operazioni militari di offesa.
Per stroncare la guerriglia che infuria fino a metà degli anni '60 gli USA forniscono armi e velivoli, inviano da 100 a 200 tecnici e militari e la CIA conduce una campagna paramilitare contro gli insorti nella parte orientale del paese. Il governo fa ricorso ad un'armata mercenaria bianca composta da quasi 500 uomini, la stessa CIA usa come propri mercenari una banda che comprende americani, veterani di Cuba in esilio dopo la Baia dei Porci, rhodesiani e sudafricani, questi ultimi reclutati con l'aiuto del governo del Sudafrica. I piloti della CIA effettuano regolari missioni di bombardamento e mitragliamento a bassa quota, «benché si disse che alcuni dei cubani erano in imbarazzo per l'ordine di attaccare i civili in modo indiscriminato».
Al termine di un lustro di violenze continue, il potere finisce stabilmente nelle mani di Joseph Mobutu, un uomo fermamente sostenuto dalla CIA noto per la «crudeltà» pari solo alla «sfrenata corruzione» che lo porterà ad ammassare «una fortuna personale stimata nell'ordine di miliardi di dollari, messi al caldo nelle consuete banche svizzere, di Parigi e New York, mentre la maggioranza della popolazione soffriva di grave malnutrizione».
Nonostante a metà anni '70 Mobutu accusi gli USA di aver complottato per destituirlo, arrestando decine di funzionari statunitensi, rimane saldo il sostegno al dittatore da parte della CIA, che lo aiuta ad invadere la regione angolana della Cabinda (ricca di petrolio), lo tiene buono con mazzette da un milione e mezzo di dollari e infine, con il consenso di Carter, gli dà pieno sostegno, in un'impresa coordinata con Francia (che per l'occasione invia anche 14 cacciabombardieri Mirage), Belgio, Marocco, Egitto e Sudan, per stroncare la rivolta del gruppo tribale zairese dei Lunda (o Balunda) nel 1977-78.
Che fine ha fatto Mobutu56? Se ancora nel 1988 George Bush spende parole di riguardo nei confronti del più efferato dittatore africano, definendolo «il più valido alleato di Washington in centro Africa», la conclusione della guerra fredda comporta la fine del suo regno, obbligato dallo stesso Occidente ad aprire al multipartitismo (1990) e poi spazzato via dalla rivolta dei ribelli di Laurent Désiré Kabila, che rovesciano definitivamente la dittatura, facendo sprofondare il paese in un'anarchia su cui si innestano le multinazionali interessate a mantenere il controllo dell'estrazione di risorse fondamentali: oggi la Repubblica Democratica del Congo (chiamatasi Zaire per anni in ossequio al desiderio di Mobutu di «africanizzare» il paese)
«è il terzo produttore mondiale di diamanti, anche se poi la maggior parte della produzione viene utilizzata per usi industriali, molto meno per la gioielleria. Inoltre, gode della seconda foresta pluviale al mondo per dimensioni, con spazi immensi di terreno fertile, oltre che infinite risorse idriche. E poi le gigantesche quantità di rame, cobalto, diamanti, oro, zinco, ma soprattutto coltan, il minerale preziosissimo indispensabile per la vorace industria della telefonia cellulare. Senza dimenticare il petrolio, che partecipa in misura non indifferente alla costruzione della ricchezza del paese. C'è da aggiungere inoltre le principali colture commerciali, come il cacao, il caffè, il cotone, l’olio di palma, il tè, la gomma, lo zucchero, la corteccia di china, e ancora mais, riso, patate e anacardi. Tutte ricchezze che però - come succede in quasi tutte le nazioni africane - non vengono redistribuite equamente, ma finiscono nei conti esteri degli uomini di un apparato politico corrotto e rapace».57
Il problema però non è solo il ceto politico, perché come spiega un'inchiesta dell'Espresso,
«Il futuro è dell'industria mineraria, ovvero del saccheggio autorizzato e su larga scala sempre ad opera degli stessi paesi. Da qualche anno sono arrivate le multinazionali. Il governo del presidente Kabila ha concluso moltissimi contratti di concessione a compagnie che vengono da Canada, Stati Uniti, Cina, India, Malesia, Inghilterra e Belgio».58
51. A. Graziosi, L'URSS dal trionfo al degrado, cit., p. 243.
52. E. Hobsbawm, Il secolo breve, cit., pp. 507-508.
53. Tim Weiner, CIA, cit., pp. 157-158.
54. Ivi, pp. 273.
55. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 235-244, 381-389.
56. Per un ritratto del dittatore: A. Antonini, Mobutu: il regime indifendibile, Peacelink.it, 12 aprile 2005.
57. C. Ciavoni, Congo, le vere ragioni della guerra dei finti ribelli, La Repubblica (web), 24 aprile 2017.
58. J. Arbarello, Chi ruba i tesori del Congo, L'Espresso (web), 2 gennaio 2012.

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