20 Giugno 2021

05. IL MACCARTISMO, LE PURGHE DEGLI USA

Aiutiamoci ancora con una ricostruzione di Diego Angelo Bertozzi41 per inquadrare un fenomeno che possiamo tranquillamente ribattezzare “le purghe degli USA”:
«É nel secondo dopoguerra che la paura del comunismo genera una vera e propria caccia alle streghe all’interno del paese. Gli Stati Uniti si trovano di fronte un’Unione Sovietica forte del prestigio della vittoria sul nazismo, del sostegno del movimento comunista internazionale e di parte del movimento sindacale statunitense. Alla politica estera del containment - sotto la forma della “Dottrina Truman” - […], si accompagna all’interno una massiccia campagna politica e culturale per convincere il paese della necessità di un’assoluta sicurezza interna e della preservazione dell’ordine esistente. Il pericolo è quello della cospirazione comunista ordita da Mosca per minare il morale e l’unità della nazione, e ad alimentarla è la possibile presenza di cospiratori all’interno delle istituzioni federali. I grandi scioperi del 1945-46 che videro coinvolti quasi 8 milioni di lavoratori, con le richieste di aumento di salario, spaventano i grandi monopoli statunitensi e diventano la dimostrazione che la minaccia comunista è forte. La Camera di Commercio degli Stati Uniti si attiva dal 1946 al 1952 con la pubblicazione di una serie di opuscoli - L’infiltrazione comunista negli Stati Uniti. Sua natura e come combatterla, I comunisti nel governo. I fatti e un programma, I comunisti nei sindacati. Fatti e contromisure e, infine Comunismo: a che punto siamo? - per dimostrare che radio, cinema, teatro e televisione, mondo politico e sindacale sono sotto il controllo di Mosca.
Tutta la politica di alleanza con l’URSS è messa in discussione, tanto che alcuni deputati repubblicani fanno stampare in tre milioni di copie un volantino nel quale la stessa amministrazione Roosevelt è accusata di essere parte di un gigantesco complotto mirante a far cadere Washington nelle mani dei comunisti. Per loro è chiaro: “lo spettro rosso del comunismo è in agguato sul paese, da est a ovest, da nord a sud”.
Democratici e repubblicani sono accomunati dalla stessa politica che lega l’amministrazione Truman a quella di Eisenhower. Mettere sul banco degli imputati il solo senatore repubblicano McCarthy è una eccessiva semplificazione storica. La sua colpa fu quella di alzare troppo il tiro delle accuse. Che la minaccia sia ovunque è il democratico Truman in persona a ricordarlo: “Ci sono oggi in America molti comunisti. Sono dappertutto. Nelle fabbriche, negli uffici, nelle macellerie, negli incroci, nel mondo degli affari. E ognuno di essi porta in sé, in germe, la morte della nostra società”.
Nel marzo del 1947 il presidente succeduto a F. D. Roosevelt emana con l’Ordine esecutivo n° 9835 il Programma per la lealtà dei dipendenti federali con lo scopo di epurare dal pubblico impiego i dipendenti sleali, cioè sospetti di essere comunisti o simpatizzanti del comunismo. Il Dipartimento della Giustizia è invitato a compilare una lista delle organizzazioni giudicate totalitarie, fasciste, comuniste o generalmente sovversive. Si trovano così accomunate dalla stessa accusa associazioni e movimenti come il Partito comunista americano, il Ku Klux Klan, il Comitato per la difesa della Dichiarazione dei diritti, la Lega degli scrittori americani, gli Amici americani della natura e l’Associazione dei librai di Washington. Viene, inoltre, approntato un Security index, un elenco contenente ben 26.000 nomi di individui ritenuti politicamente pericolosi da rinchiudere in campi di concentramento in caso di emergenza. Alla luce di questo, tutt’altro che eccezionali appaiono le pubbliche denunce dei primi anni ‘50 del repubblicano McCarthy, presidente della Sottocommissione del Senato per le investigazioni, impegnato a scovare i traditori annidati nella stanza dei bottoni: “Ho con me la lista di 250 persone, una lista di nomi che sono stati segnalati al segretario di Stato in quanto membri del partito comunista e continuano tuttavia a lavorare e a decidere la politica del Dipartimento di Stato”.
Le attività della Commissione della Camera per le attività antiamericane (HUAC) e di altre commissioni portano, dal marzo 1947 al dicembre del 1952, all’apertura di 135 investigazioni sul comunismo, coinvolgendo tredici milioni di cittadini, al controllo di oltre sette milioni di dipendenti pubblici o impiegati in industrie operanti per il Governo, e all’allontanamento dal lavoro di 500 persone con l’accusa di “incerta lealtà”. Nel settembre del 1950 è approvata la legge McCarran sulla sicurezza interna che consente l’arresto, in caso di guerra o emergenza nazionale, di centinaia di migliaia di cittadini presenti in elenchi della FBI e prevede pesanti condanne per i dirigenti di organizzazioni che, pur non essendo comuniste, perseguissero non ben specificati obiettivi paralleli a quelli del partito comunista. E l’anno successivo Hoover, il direttore proprio dell’FBI, con tutta tranquillità crede possibile la deportazione in campi di concentramento di mezzo milione di cittadini americani di dubbia lealtà in caso di guerra.
Gli Stati federali e le città costituiscono propri organismi di sicurezza e arrivano ad imporre il giuramento di fedeltà ai propri dipendenti. Nel 1951 nell’Ohio è attivo un Comitato per le attività antiamericane composto da rappresentanti statali e senatori incaricati di determinare l’influenza del comunismo in Ohio. Tra il 1951 e il 1954, sotto la guida di Samuel Devine, mette sotto accusa 40 persone, la maggior parte delle quali sono studenti universitari o persone che nel corso degli anni ‘30 hanno sostenuto i programmi socialisti o comunisti per porre fine alla Grande Depressione. Per il comitato sono ben 1300 i cittadini dell’Ohio membri del Partito Comunista e quindi agenti al soldo dello straniero. Accanto alla famigerata American Legion alla caccia alle streghe partecipano anche organizzazioni ed associazioni private come i Reduci di guerra cattolici, le Figlie della rivoluzione americana, che, incoraggiate dalle pubbliche autorità, gettano sospetti sul cinema, la radio, la televisione e il mondo scolastico e universitario. I sospetti di comunismo toccano anche i libri: lavori come “Le opere scelte di Thomas Jefferson” vengono messe all’indice e bandite da una serie di direttive emanate dal Dipartimento di Stato. Contemporaneamente Hollywood produce più di quaranta film ispirati all’anticomunismo. Una battaglia a 360° che mira alla stabilimento del consenso. Fino alla metà degli anni ‘50, quando la Guerra Fredda lascia il posto alla coesistenza pacifica, la scena politica americana, come ricorda lo storico Bruno Cartosio, è dominata da un conformismo “imposto dal pervasivo clima di sospetto, dalla estrema rischiosità di ogni manifestazione di dissenso politico e dalla necessità di adattarsi”».
La conclusione di questo percorso è, il 19 agosto del 1954, il Communist Control Act, con cui si impone lo scioglimento del partito comunista locale, il CPUSA. Il CPUSA conta ancora nel 1944 su 80 mila iscritti ed è un’importante forza che agisce soprattutto nel settore sindacale. Il provvedimento viene preso al culmine dell’isterica campagna maccartista (cui partecipa anche il futuro presidente Richard Nixon) all’insegna dell’anticomunismo, che vede anche la condanna a morte dei militanti comunisti Julius ed Ethel Rosenberg e un clima di terrore con cui si ottiene un’adesione pressoché totalitaria al regime vigente.
Ogni voce dissidente è obbligata al silenzio, compresi artisti del calibro di Bertolt Brecht e Charlie Chaplin, costretti ad emigrare. Diventa impossibile lavorare per chi si professa comunista o mostra simpatie in tal senso. C'è da chiedersi in base a quale principio se i capitalisti impongono lo scioglimento dei partiti comunisti possano fregiarsi degli epiteti di “democratici” e “liberali”, mentre se i comunisti impongono lo scioglimento dei partiti capitalisti allora sono “totalitari” e “dispotici”.32
41. D. Bertozzi, Non solo J. Edgar Hoover: la caccia ai rossi negli Stati Uniti, Marx21 (web), 25 gennaio 2012.
42. Si è consultato a riguardo Wikipedia, Partito Comunista degli Stati Uniti d'America.